Te l’avevo detto

Quando ero piccolo guardavo un cartone animato che si chiamava “Wheelie and the Chopper Bunch”: in un mondo popolato solo da automobili e motociclette Wheelie era una piccola wolkswagen che non parlava mai ma si esprimeva solo con il clacson.

Come nemico Wheelie aveva la banda di moto capitanata da Chopper, che provava a combinarne di tutti i colori al protagonista ma ogni volta falliva miseramente.

La moto più piccina (si chiamava Scrambles) ad ogni fallimento avvisava Chopper dicendogli: “Te l’avevo deeeetto iiiio” e Chopper mestamente rispondeva sempre: “Lo so, lo so, cicabum cicaba“.

Sarà lo scandalo Wolkswagen che mi ha fatto venire in mente questo ricordo?

Sarà la vecchiaia che avanza e già mi trovo sulla strada dei nostalgici?

O sarà che Domenica sera ci sarà un servizio di Report sul mondo dei prodotti senza glutine?

Che c’entra?

C’entra perché prima di aver visto il servizio (che andrà in onda domani sera) già mi sento Scrambles: il fastidioso “Te l’avevo detto” magari non lo dico ma non posso non pensarlo.

E poi ho qui tutto l’archivio del blog a ricordarmi, se ne avessi bisogno, che del ridicolo mercato dei prodotti senza glutine noi di Celiachiamo ne parliamo dal primo giorno, prima ancora di aver venduto anche un solo grissino, appena ricevuto via email il primo listino, appena incontrato il primo agente, quando ancora non sapevamo se lanciare o meno il sito che poi ci ha portato dove siamo oggi.

Come faccio a sapere di cosa parlerà il servizio, non avendolo ancora visto?

“Ho le mie fonti”, dicono i cronisti bravi.

Io che bravo non sono neanche in matematica, ci metto comunque poco a fare 2+2.
Report farà passare il celiaco per un privilegiato:

uno che a fronte di un sacco di possibilità di trovare prodotti senza glutine ovunque, si fa rimborsare dallo Stato biscottini da 100 euro al kg, costa alla comunità un sacco di soldi per questa sorta di vezzo alimentare, e tra l’altro mangia pure un sacco di schifezze perché questi prodotti che dovrebbero essere la sua cura in realtà sono pieni zeppi di schifezze.

Ovviamente se punti l’occhio di bue solamente su un personaggio, il pubblico pensa che si tratti di un monologo. Se si accendessero tutte le luci invece…

Così è come apparirà il celiaco: non importa il fatto che la frase di sopra sia un’accozzaglia di mezze verità ben più complesse di come sono state presentate.

Il celiaco è un privilegiato. Punto. Questo è il messaggio che deve passare.

Come alle elementari in cui ci facevano fare i pensierini, scompongo l’accozzaglia di sopra per spiegarmi meglio.

Il celiaco è uno che ha possibilità di trovare ovunque prodotti senza glutine

Sono anni che si tira la volata ai supermercati, che si fanno leggi per “l’ampliamento delle modalità di erogazione dei prodotti senza glutine”. Lobbies (i colossi della GDO, Grande Distribuzione Organizzata) interessate ad accogliere altre lobbies (i produttori di alimenti senza glutine).

Il celiaco come cliente civetta, ossia quello che poi compra anche tuuutto il resto: viene per acquistare i prodotti senza glutine, magari non li paga perché deposita in cassa la ricetta, e poi compra scatolame, cosmetici, salumi, e tutto il ventaglio di prodotti che hanno oggi i supermarket.

Inoltre adesso ci sono anche i sensibili al glutine, gli allergici, i folgorati dalla dieta senza glutine che giocano bene a tennis, a rugby, e si fanno dei selfie da paura solo grazie alla loro nuova alimentazione, quindi il gluten free è ancora più trasversale (e quindi interessante) sia per chi produce che per chi vende.

Il supermercato deve rendere popolare e interessante qualsiasi prodotto.

Il produttore questo lo sa bene, quindi o crea linee di produzione simili a quelle della farmacia per piazzare al supermercato lo stesso prodotto (o un prodotto quasi identico) a un prezzo più vicino a quello del fratello glutinoso di scaffale, oppure applica al supermercato un listino che prevede un prezzo pubblico del prodotto decisamente più basso.

Chi proverebbe mai a mangiare pasta senza glutine se costasse 10 euro al kg come in farmacia?

Neanche un Tweet della Canalis potrebbe convincerti.

Prima o poi qualcuno si accorgerà che i produttori notificano al Ministero della Salute italiano un prezzo artificialmente alto, visto che esistono canali (e Stati) in cui il prodotto costa meno.

“Ve l’avevo detto io!”

Il celiaco si fa rimborsare dallo Stato biscottini da 100 euro al kg: che il senza glutine notificato abbia superato la soglia della follia è cosa nota a molti.

Chi vi scrive denuncia i prezzi vergognosi credo più o meno dai tempi della Bibbia di Gutenberg.

Esistono anche prodotti che il Ministero (leggi le tre scimmiette non vedo - non sento - non parlo) accetta di rendere rimborsabili dal SSN a prezzi del genere.

Tecnicamente considera anche come “salva vita” i nuggets di pollo panato, le mousse pistacchio e cioccolato bianco oppure i crumble alle pere.

Prima o poi qualcuno si accorgerà che il mercato è andato in vacca e che nessuno ha mai vigilato né messo un freno a questo ennesimo aspetto ridicolo: aziende che notificano a carico della collettività a prezzi artificialmente alti prodotti “senza glutine” che neanche con un volo pindarico puoi considerare salvavita o anche solo fondamentali per l’alimentazione di chicchessia, celiaci compresi.

“Ve l’avevo detto io!”

Il celiaco costa alla comunità un sacco di soldi per questa sorta di vezzo alimentare

In questi anni la celiachia è stata de-responsabilizzata.

Basta fare un corso di 2 ore e l’AIC ti passa la spada da una parte e dell’altra della testa, ti rende cavaliere della spiga sbarrata e ti permette di banchettare alla tavola rotonda del senza glutine.

Doppio forno, doppia cucina, superfici sanificate, haccp, schede tecniche dei prodotti, tracciabilità dei lotti, contro analisi, ecc ecc? Tutte cazzate.

Metti fuori dalla tua gelateria un bel cartello con scritto “Gelato Senza Glutine” ed il gioco è fatto.

Sì ma le garanzie? Cazzo te frega, io ho fatto il corso AIC.

Il fatto che hai in laboratorio coni con glutine e contamini tutto, che hai un unico mantecatore in cui passano gusti glutinosi (tipo tiramisù, biscotto, chesecake, ecc) e poi gusti senza glutine che ovviamente diventano contaminati, non conta nulla. Sei una “gelateria informata!”.

I topping, tutti quegli zuccherini colorati (pieni zeppi di amido di frumento), gli aromi, le paste di base, la frutta a guscio contaminata da cereali glutinosi.

Basta un bel pennarello e con la scritta “gelato senza glutine” hai risolto ogni problema.

Ed il celiaco medio si sbrodola di complimenti su facebook perché vede che cambi la paletta quando servi uno sglutinato come lui.

Grossi complimenti e intestino salvo se vedi arrivare in una pizzeria una bella pizza fumante con una bandierina piazzata nel cornicione.

Ha la bandierina, ergo è senza glutine!

Che spettacolo.

Io auguro a tutti i celiaci di non avere mai la necessità di lavorare un Sabato in una pizzeria e di non aver mai visto quante sono in realtà 20 ppm di glutine.

Magari tra qualche giorno sì, ma oggi non mi va proprio di fare centinaia di esempi della contaminazione di una “pizzeria informata”.

Ribadisco solo che le garanzie sono altre, che se il glutine entra il glutine esce e che la celiachia è una roba seria, altro che bandierina, doppio forno e altre cazzate che vi hanno raccontato.

Tu magna, nce pensà.

Siediti pure al tavolo di quel ristorante il cui cameriere ti chiede “quanto sei celiaca”.

Fidati ovviamente del ristoratore che ha sempre un figlio celiaco: devi sapere che per osmosi, tutto il suo staff sa come trattare un celiaco con le stesse attenzioni che ha lui in casa con sua figlia.

E poi che differenza c’è tra la cucina di una casa e quella di un ristorante?

“Qui è tutto senza glicine signorì. Semo pieni de ciriaci. Me sa che sto a diventà ciliaco pure io”

Il senza glutine è diventato terreno di conquista per tutti; i NAS, lo dico per esperienza, quando entrano in laboratori monodedicati alle produzioni senza glutine brancolano nel buio, non sanno cosa controllare: chiedono aiuto a te che dovresti essere il controllato. Tu gli fai vedere la struttura, le garanzie reali e non formali, le schede tecniche, le analisi, ecc ecc e loro invece di uscire da casa tua e andare a far chiudere le altre strutture che hanno controllato fino a quel momento, ti fanno i complimenti per “la serietà di approccio, per la struttura messa su a regola d’arte e per i protocolli seguiti”.

Confidenzialmente ti dicono “magari ci trovassimo sempre a dover controllare strutture del genere”.

Tu te li guardi quasi con tenerezza e gli confessi che chiunque se gioca a pallone con i bambini vince anche senza essere Maradona.

“Lo so Dottò…”

- Non sono dottore.

“E’ uguale dottò, mica possiamo far chiudere tutti per un paio di celiaci che si sentono male”.

Come fai a difendere il “senza glutine” (quello vero) se l’Associazione Italiana Celiachia sponsorizza intere giornate dedicate contemporaneamente a celiaci, vegetariani, allergici, vegani, fan del bio, intolleranti al lattosio, ecc ecc?

Chiamano tutto questo “Wellness”: un bel minestrone in cui si appiattiscono le differenze, si asseverano scelte alimentari a obblighi, mode a costrizioni, trend momentanei a condizioni strutturali.

Alcuni clienti (che ci conoscono evidentemente poco) ci hanno chiesto perché non partecipiamo a questi eventi.

Noi rispondiamo sempre che il circo non ci piace né da attori né da spettatori.

De-responsabilizzare il senza glutine significa anche questo.

Qui non è questione di avvicinare le persone alla normalità del senza glutine.

Ve lo dice uno che sulla normalità del senza glutine ci ha costruito un suo presente.
Se si perde di vista la serietà del tutto, mi si perdoni il francesismo, va tutto a puttane.

Se Report farà vedere questi aspetti e non ne farà vedere altri, non farà niente di diverso dal mostrare quello che gli avete voluto mostrare.

Ancora una volta, sempre con più amarezza, mi tocca dire “Ve l’avevo detto io!”.

L’ultimo pensierino che estrapolo dalla frase di parecchie righe fa è:

Il celiaco mangia pure un sacco di schifezze perché questi prodotti che dovrebbero essere la sua cura in realtà sono pieni zeppi di schifezze.

Se verrà fatto un servizio in cui un professore, un nutrizionista, ecc (non serve un luminare, credetemi) prenderà in mano un qualsiasi prodotto senza glutine sviscerandone l’etichetta dannosa, ecco che sopra questa torta strumentale chiamata “privilegio” spunterà la ciliegina rossa fiammante.

Non mi dilungo sugli aspetti nutrizionali dei prodotti senza glutine, sui grassi idrogenati, sugli oli di scarsa qualità, gli emulsionanti, la curva glicemica, i conservanti, gli antimuffa, ecc: lo faccio tutti i giorni e sono diventato noioso anche a me stesso, figuriamoci a quegli eroi che sono arrivati a leggere fin qui.

Quello che voglio dire è che se non sarà il prossimo servizio di Report a sputtanare il settore, prima o poi l’occhio di bue verrà sparato anche solo su uno degli aspetti trattati in questo post (e a ben vedere nell’intero blog celiachiamo).

Se non si cambia rotta nella migliore delle ipotesi verrà tolta la ricetta ai celiaci (cosa che come sapete non ci fa strappare gli ultimi capelli che ci rimangono).

Sembra essere questa la paura principale del celiaco medio.

Il problema è esattamente questo: se lo “speriamo non ci tolgano la ricetta” è il mantra spaventoso dei celiaci, vuol dire che siamo veramente all’amaro, perché la frutta ce la siamo già mangiata.

Se la priorità non è un sistema di garanzie per il celiaco, un percorso dietetico assistito seriamente, una spinta all’alimentazione naturalmente priva di glutine, alla realizzazione di prodotti sani, la nascita e crescita di strutture idonee a servire un celiaco fornendogli garanzie reali e non formali, allora non c’è né presente né futuro per nessun celiaco.

Se la priorità non è comprendere che il senza glutine è una cosa seria (e anche se apparirò arrogante aggiungo che non è da tutti) e che non si tratta di una moda, uno stile di vita, una prova, un trend, una voga alimentare, sarà sempre più normale prendere per il culo i celiaci trattandoli come dei fissati.

Il contraltare non è necessariamente essere considerati malati.

Porca miseria, noi di Celiachiamo lo dimostriamo tutti i giorni che il celiaco può mangiare in sicurezza, circondato da amici non celiaci, cose buone per tutti e sane per tutti. Vieni ad uno dei nostri tavolini a dare del malato a chi sta addentando un pezzo di pizza al taglio: vedi quanto ci mettono a mandarti a quel paese spernacchiandoti in coro.

E poi non ci siamo mica solo noi: se tantissimi fanno senza glutine senza garanzie e senza qualità, in pochi (ma buonissimi) stanno iniziando a servire al meglio il celiaco. Speriamo siano sempre di più.

Se si continuerà ad alimentare il minestrone senza glutine-bio-paleodieta-vegan-dieta del gruppo sanguigno-vegetariano-allergie-intolleranze alimentari e chi più ne ha più ne metta, non si farà un servizio al celiaco, ma al contrario si appiattiranno le differenze e il contributo dello Stato ai celiaci li farà sembrare, come anticipato, dei privilegiati.

Se i celiaci stessi continueranno a foraggiare questi circhi, demandando la loro rappresentanza sempre e solo ad associazioni che stentano oramai a rappresentare anche loro stesse, è all’interno del minestrone che il celiaco finirà bollito.

Se il celiaco sarà sempre e solo rappresentato come “quello che basta che non mangia il frumento” o come quello che ora che la quinoa va di moda sembra pure fico se mangia gluten free, i non celiaci non sapranno mai che esiste anche la mia cliente Alessandra che ha perso 3 bimbi: 3 aborti a causa della celiachia non diagnosticata; non considererà reale Marco, il nostro amico e cliente che a 40 anni ha, come gli ha detto il suo medico, “le ossa di un 90enne” perché ha scoperto la celiachia grazie, per così dire, ad un tamponamento in cui pur cadendo da fermo con il suo motorino ha avuto molteplici fratture scomposte a causa di una osteoporosi mica da ridere.
Nessuno farà mai un servizio su Giada e sui tanti altri clienti di Celiachiamo che senza quei 100 euro al mese, di questi tempi, avrebbero davvero tante difficoltà a dar da mangiare al loro bimbo.
Di questo non frega un cazzo a nessuno, perché è una guerra tra poveri quella che ci portano a combattere.

Se si continuerà a non puntare sull’alimentazione naturalmente priva di glutine ma continueremo a spendere soldi (pubblici e non) su pesce panato, gelati, patatine e cioccolatini, non capendo che il benessere del celiaco si chiama farina di ceci, bistecca alla fiorentina, rombo al forno con le patate, pomodori al riso, zuppa di lenticchie, ecc non solo non faremo l’interesse del celiaco, ma sarà sempre più difficile continuare a dire che si ha a cuore il celiaco quando in realtà la ricetta mensile è un finanziamento ai produttori di schifezze mutuabili, non certo un contributo al regime alimentare dei celiaci.

Se l’interesse fosse il benessere del celiaco, come diciamo da sempre, lo Stato passerebbe sotto ricetta carne, pesce, frutta, verdura, legumi e cereali permessi.

La realtà, come tutti sappiamo, è molto diversa.

Tutte queste cose, purtroppo, Report non le racconterà.

Questa volta se Scrambles avviserà tutti noi con il suo “Ve l’avevo detto io!” non ci resterà che rispondergli: “Lo so, lo so, cicabum cicaba“.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

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