Stacca la Spiga


Da quando abbiamo aperto il Celiachiamo LAB tutti i giorni viviamo l’esperienza diretta di quanto sia morto il “senza glutine” come è stato concepito fino ad oggi.

Nel nostro nuovo punto vendita di Via della Magliana 183 a Roma su uno spazio di 400 metri quadrati abbiamo allestito un supermercato tutto gluten free ed un vero e proprio laboratorio artigianale mono dedicato alle preparazioni senza glutine.
In pratica nella prima parte del negozio diamo spazio ad oltre 1500 prodotti di tutte le aziende del settore, e nella seconda parte ci sono i banconi dove esponiamo tutti i giorni pane fresco, pizza tonda ed al taglio, fritti espressi, biscotteria, dolci di ogni tipo, ecc.
Tutto artigianale di nostra produzione nella grande cucina che abbiamo allestito nel locale stesso.

I clienti spendono le ricette ASL di cui gode ogni celiaco diagnosticato acquistando i prodotti confezionati della prima parte del negozio, e possono anche prendere una ciambella o una bomba appena fritta, un pezzo di pizza, un vassoio di mignon, ordinare una torta personalizzata, ecc assaggiando i tantissimi prodotti che realizziamo tutti i giorni.
I prodotti di nostra realizzazione sono a pagamento, ed hanno gli stessi prezzi di un buon prodotto con glutine.
La nostra pizza margherita costa 5 euro ed è realizzata con pomodoro San Marzano DOP, fiordilatte italiano, olio extravergine d’oliva, ecc.
Tutta la nostra pasticceria costa 22€/kg, i supplì 1 euro, ecc.

Non facciamo beneficienza.

Utilizziamo tutta ingredientistica di livello (burro belga, olio di semi di girasole per le fritture, cioccolato puro sudamericano, niente grassi idrogenati, ecc) ma vi assicuro che sul fresco guadagniamo molto di più che nella vendita del prodotto confezionato.
Se facciamo un buon prodotto lo decide il cliente, su questo quindi non ci esprimiamo.

Okok lo so che questa prima parte sembra uno spottone esagerato al nuovo nato in casa Celiachiamo (e forse lo è…) ma questa introduzione serviva a creare un comune terreno di base su cui ragionare.
Tutti i clienti, nessuno escluso, si lamentano del fatto che la ricetta è spendibile solo sui prodotti confezionati, che sono meno buoni dei nostri e pieni zeppe di schifezze, oltre a costare molto di più.
Si sentono per così dire schiavi delle ricette, ma la stragrande maggioranza, visti i tempi non certo economicamente felici, preferisce prendere gratuitamente un prodotto scarso piuttosto che pagare di tasca sua un buon prodotto.

Chi non ci conosce potrebbe credere che da negozianti e produttori ci stiamo lamentando di questo.
Chi ci conosce sa che invece il nostro approccio al senza glutine è estremamente sereno, che scherziamo sul “tirchio celiaco” e che la complessità della questione prezzi-canali di distribuzione-libertà di spesa della ricetta è molto più ampia di quanto possa contenere un post di un blog.

Celiachiamo è da sempre, non da oggi, contro il privilegio delle ricette.

Esatto ho detto “privilegio” e sarà questo il termine che verrà strumentalizzato nei commenti qui in calce e su Facebook o sugli altri social network su cui verrà condiviso questo post.
Solitamente ci dicono che noi mangiamo sulla salute dei celiaci, che i privilegi sono ben altri, che considerato questo nostro pensiero eretico ci faranno pipì su tutte le vetrine dei nostri negozi, che l’AIC andrà sempre e nei secoli ringraziata per questo contributo, ecc ecc.
Tutto normale, ci abbiamo fatto il callo e così come ce ne siamo sempre fregati delle lobby farmaceutiche continuiamo a non provare interesse per chi non ha la minima idea di cosa sia un “mercato”, vorrebbe mutuabile anche la birra e le scarpe della Nike, e mangia tutti i giorni prodotti a cui manca il glutine ma c’è dentro tutto il resto.

Il doppio confezionamento farmacie-supermercati non fa aprire gli occhi a queste persone, un viaggio oltre i confini dell’Italia non è mai stato fatto e se fosse fatto comunque non svelerebbe dinamiche banali ai più…ma evidentemente non a tutti.
Io consiglio di staccare la spiga a queste aziende di furfanti, ma di celiaci che fanno scelte di acquisto etiche, puntano sempre e solo sul bio, sull’autoproduzione, sull’etichetta corta, sulle aziende che non li prendono per il culo, sui negozianti e farmacisti che rispettano le normative, ecc, non ne conosco poi tantissimi.
Tanti si lamentano dei prezzi e tutti demandano all’associazione italiana celiachia la propria rappresentanza per la calmierazione degli stessi.
Tanti annuiscono interessati quando spieghi cosa sono i mono e digliceridi degli acidi grassi e poi in cassa ti portano dei prodotti che solo il Ministero della Salute di un paese ridicolo come il nostro può considerare “dietoterapeutici”.
Tanti si lamentano che non arrivano a fine mese e poi scopri che “anche il fratellino mangia i suoi prodotti”, che “a casa la pasta la facciamo per tutti senza glutine”, che “quei polletti surgelati ce li mangiamo tutti i Giovedì”, ecc.

A me sta bene tutto, ma considero queste cose un privilegio, forse perché non sono celiaco-centrico, forse perché conosco altre patologie, e forse perché ho un senso dello Stato (quello con la S maiuscola) un pochino diverso da quello di tanti.

Ecco, nel nuovo Celiachiamo LAB nello stesso contesto di fruizione vedi queste due energie parallele: la voglia di normalità e l’adagiamento sul privilegio, l’eterna lamentela e l’eterna incapacità di contestualizzare perché lo Stato preferisce finanziare il celiaco con queste porcherie piuttosto che curare le patologie di una celiachia non seguita.

Vedi il famoso popolo bue.

Fortunatamente con tante e sempre più numerose eccezioni.
Tante persone che stanno capendo che la distribuzione controllata del prodotto gluten free è strategicamente studiata per dar da mangiare ai soliti noti, che la ricetta è causa dei prezzi artificialmente gonfiati, che non c’è volontà di ricontrollo delle ricette perché si scoperchierebbe il vaso di Pandora, che nel mucchio di aziende truffaldine ce ne sono alcune che realizzano ancora prodotti di qualità, che un prodotto è senza glutine non se lo dice l’associazione italiana celiachia, ma se a fronte di analisi specifiche si può dimostrare che quel prodotto ha un contenuto di glutine inferiore alle 20 ppm, che non è possibile paragonare stabilimenti di produzione monodedicati al senza glutine con ristoranti e pizzerie che hanno fattto “un corso professionalizzante” di 2 ore ed hanno ricevuto la divina investitura di “locale informato”.

Ho sempre più clienti che donano ai meno fortunati l’eccedenza di ricetta che tutti i mesi non spenderebbero.
Altro che “non arrivo a fine mese”.

Ho sempre più clienti che hanno capito che la ricetta è un contributo alla spesa del celiaco frutto proprio della differenza di prezzo tra un prodotto glutinoso ed un prodotto senza glutine.
Concetto difficilissimo da capire quello che se prima della diagnosi spendevi 50 euro al mese in pasta De Cecco, Pan di Stelle, pizza Buitoni, cornetti Cerbiatto e pan carrè Mulino Bianco, oggi dovresti comprendere che i 99 euro al mese che la Regione ti riconosce non sostituiscono i 50 euro di prima, né sono comprensivi dello svezzamento del tuo nuovo bimbo, della merenda dell’amico non celiaco, della pasta per tutta la famiglia, e così via.

Chi non capisce questo e dice “sì però…” non può proprio parlare con noi.
Proprio come non riesco a comunicare con chi dice stronzate del tipo “sì è mafioso ma…” oppure “ha ucciso la sua compagna però lei…”, non riesco proprio a confrontarmi con chi non conosce una mazza del settore senza glutine e crede alle favolette che gli raccontano da 35 anni.

Vogliamo aiutare i celiaci?
Siamo i primi ad essere d’accordo.

Però diamo la libertà ai celiaci di comprare quello che vogliono dove vogliono.
Avete capito bene: da negoziante specializzato e da produttore di alimenti gluten free credo che sarebbe giusto per i celiaci trovare potenzialmente ovunque i prodotti senza glutine.
Anche i supermercati quindi?
Certo, supermercati, botteghe, bar, macellerie, frutterie, chioschi sulla spiaggia, ecc.
Ma lasciamo scegliere al celiaco cosa comprare, e stacchiamo la spiga a queste aziende di lestofanti.

Una lombata è senza glutine?
Le arance siciliane sono o non sono senza glutine?
La spigola è gluten free?

Ecco, allora se vogliamo aiutare i celiaci non facciamogli svuotare la ricetta costringendoli a comprare grassi idrogenati, zuccheri complessi, emulsionanti, stabilizzanti e conservanti.
Mettiamo nel Registro Nazionale Alimenti senza glutine anche tutto quello che è naturalmente privo di glutine: carne, pesce, frutta, verdura, cereali alternativi ai glutinosi, ecc.
E agevoliamo la nascita di una rete di stabilimenti produttivi mono dedicati alle preparazioni senza glutine, che diano al celiaco garanzie non formali ma sostanziali, con le ASL, i SIAN ed i NAS a controllare le strutture, non tutor non professionisti alla volemose bbbbene.
Questa sarebbe Libertà, non quella che vi raccontano mentre vi imboccano merda con una mano e vi mettono i paraocchi con l’altra.

Le farmacie, i negozi specializzati (noi compresi), le aziende del settore che fine farebbero?
Farebbero la fine di tutte le strutture del libero mercato: quelle che apportano valore sopravviverebbero e crescerebbero. Le altre, mestamente, chiuderebbero.

Ecco perché non temiamo la trasformazione del nostro settore…

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

3 Responses to “Stacca la Spiga”

  1. Claudia Munda Says:

    sono assolutamente d’accordo con voi!!! Purtroppo a Palermo nessuno fa questo tipo di discorsi..meno che mai i proprietari di negozi e laboratori senza glutine. Da tempo ho deciso di variare la mia dieta a favore di alimenti integrali (peraltro difficilissimi da reperire!) e di evitare dunque tutti quei prodotti che utilizzano grassi idrogenati ed altre schifezze del genere! La prima volta utile che passerò da Roma vi cercherò con grande interesse!

  2. Anna Says:

    Sono pienamente d’accordo. .ci sono prodotti confezionati che oltre ad essere disgustosi sono praticamente indigeribili…perché non fare come in campania con tessera sanitaria che funziona come una tessera ricaricabile da poter utilizzare come un bancomat e poter acquistare prodotti freschi in qualsiasi negozzio e anche per un trancio di pizza fresco alla pausa pranzo??? Perché uno è costretto a lasciare la ricetta in un solo negozio e non avere il diritto di spendere quel buono dove ti pare???

  3. simona Says:

    anch’io concordo con voi peccato però che pur volendo non far mangiare a mio figlio e a me le schifezze confezionate qui è impossibile comprare prodotti freschi visto i prezzi esagerati dell’unico forno sg che abbiamo
    vi dico che il pane sta 13,50 kg i mignon 1euro l’uno un panettoncino 12 euro …insomma noi siamo in due ..così mi arrangio con le farine e cerco di fare più dolci possibili e il pane con la macchina ma un figlio adolescente mangiaaa!
    rinuncerei alle ricette ma in cambio vorrei prodotti freschi e genuini(basta oli strani e amido deglutinato o 20 pp) e prezzi da supermercato con super controlli

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