Spero tolgano la ricetta ai celiaci

Mi piacerebbe trovare prodotti senza glutine nei bar, al supermercato, nelle mense, in negozi specializzati, dal fornaio, nei distributori automatici…

Vorrei che i prezzi dei prodotti fossero normali…non ci crede più nessuno che un biscotto di riso debba costare più di un biscotto di frumento.

Credo che le due frasi precedenti trovino d’accordo tutti i celiaci.
Davvero. Senza paura di essere smentito credo che i semplici concetti espressi siano così banali da essere compresi da tutti e sposati da tutti.

Insomma tutti i celiaci vorrebbero la botte piena.
Quasi tutti però vorrebbero prima la moglie ubriaca.

Su facebook, sui gruppi che su internet parlano di celiachia, sui siti delle associazioni, ma anche su giornali radio e tv in questi giorni si parla della possibilità che il governo tolga il contributo mensile  che i celiaci hanno per comprare prodotti senza glutine.

E’ una ricetta od una sorta di buono a seconda delle regioni.
Si può spendere nelle farmacie, nei negozi specializzati e nei pochissimi supermarket convenzionati.

Come succede sempre quando si toccano gli interessi di una casta, si sono alzati da ogni parte gli scudi protettivi contro questa “proposta scellerata”, questa “ingiustizia legalizzata”, questa “perdita dei diritti acquisiti anni or sono”, questa “tutela per chi soffre quotidianamente”.

A costo di apparire impopolare e tafazziano, credo che togliere il buono/ricetta ai celiaci sarebbe una manna dal cielo, un raggio di luce di normalità in un sistema di lobby ed interessi tipicamente grigissimo.
Tutto italiano insomma.

Visto il maltempo che imperversa sull’Italia in questi giorni, mi si permetta una similitudine: ho letto e sentito una valanga di stronzate sul perché sarebbe giusto tutelare i celiaci attraverso il contributo fornito dal buono o ricetta che dir si voglia.
Sono talmente annoiato dalle non-argomentazioni di chi difende il senso dell’attuale sistema di contributo alla spesa dei celiaci che ho deciso di cancellare in blocco tutte le motivazioni di associazioni, clienti, amici di facebook, utenti di gruppi di interesse, ecc che pur avevo raccolto in maniera certosina in questi giorni.

Non ha veramente senso rispondere a chi ti dice che bisognerebbe scendere in piazza se levassero ai celiaci il loro buono mensile o a chi suggerisce la massima allerta in seguito a questo allarme, perché non bisogna abbassare la guardia, trattandosi di un potenziale indebolimento del diritto primario alla tutela della salute di chi, individualmente e socialmente svantaggiato dalla celiachia, a causa di questa patologia si dovrebbe sobbarcare gli oneri dell’acquisto dei farmaci salva vita, ossia dei prodotti senza glutine.

Pensa che idiota: io credevo di vendere da anni pasta di mais…

Solo ora mi rendo conto di essere un eroe.

Per lavoro mi occupo di fornire ai miei malati i loro farmaci salva vita.
Lungo il loro percorso di svantaggio individuale li accompagno nella difficile scelta tra una ciabattina ed un pan carrè.
Applico con destrezza le fustelle con codici a barre su ricette salva-celiaco, e non faccio pagare ai miei pazienti neanche un centesimo nel mio negozio, perché quel mini grissino con la nutella non deve indebolire il diritto primario alla merenda gratuita.

Anni fa ho creato il sito www.celiachiamo.com per alleviare lo svantaggio sociale delle decine di migliaia di malati celiaci che mensilmente visitano importanti e crude realtà trattate sul sito: ricette gluten free, vignette, introvabili crostate senza glutine, sezioni intere dedicate a salsa di soia e fecola di patate.

Ma non voglio compiacermi per questo.
E non ti biasimo se anche a te una lacrima ha velato il volto leggendo queste mie parole.

  • Difenderemo con il coltello del pane tra i denti il fatto che un kg di farina costi 8 euro.
  • Scenderemo in piazza con padelle e stoviglie separate per tutelare le stoiche aziende produttrici che aiutano ogni paziente celiaco nella dura battaglia quotidiana: fusilli al pesto o calzone al prosciutto?
  • Non abbasseremo la guardia se un povero farmacista, al primo caldo estivo, ci proporrà di acquistare con la ricetta un doposole al posto di un panino, ed anzi venderemo cara la nostra pelle idratata.

O forse potrebbe andare diversamente.

La realtà che vedo tutti i giorni è fatta di aziende produttrici che si ingrassano da anni a spese dello Stato.
La vera alchimia l’ha compiuta chi è riuscito a trasformare la farina per polenta in un biscotto da 40 euro al kg.
Altro che piombo in oro.

Le tre scimmiette che siedono al Ministero della Salute

  • Non vedono che i produttori notificano i prodotti a prezzi artificialmente gonfiati
  • Non sentono i consumatori che denunciano prezzi più bassi all’estero per gli stessi prodotti o linee di produzione identiche ma confezionate diversamente rispetto a quelle della farmacia proposte al supermercato a prezzi ridotti del 60%.
  • Non parlano dell’anomalia dei rimborsi dei prodotti senza glutine, dell’assenza totale di controlli sui prodotti fatturati, non rispondono alle società che come la mia attendono inutilmente e da mesi il rimborso per centinaia di migliaia di euro di prodotti venduti, pagati alla aziende a mai rimborsati da questo Stato canaglia.

Il celiaco medio invece si aspetta che sia tutto gratuito.
Ho clienti con la Ferrari. Stavolta non scherzo.

Tutti i mesi lasciano in cassa la loro ricetta da 140 euro e se spendono 141 euro ti chiedono se quell’euro in più lo puoi scalare dalla ricetta successiva.
Tutti indignati se il governo propone di lasciare il contributo solo a chi effettivamente non può permettersi il pagamento dei prodotti senza glutine.

Questa è la proposta: proporzionare il contributo dello Stato al reddito ed al patrimonio mobiliare ed immobiliare delle persone.

Trovo davvero scandalosa la proposta di togliere il contributo mensile ad un notaio, ad un dentista, ad un palazzinaro o al nostro amico a cui piacciono le auto di Maranello.
C’è da scendere in piazza in effetti.

A farsi una birra però.

Ovviamente in tanti potrebbero replicare che i prezzi rimarrebbero comunque alti, che in Italia non cambia mai niente, o che scrivo quello che scrivo non perché lo penso ma perché ho chissà quali interessi.

Parto dalla fine: chi ti scrive ha manifestamente interessi.
Per esempio avrei interesse ad avere quanto mi spetta dalla Regione Lazio, che non rispetta i contratti sottoscritti e non rimborsa a me come a tutti gli altri colleghi negozianti i prodotti senza glutine che in effetti abbiamo regalato ai nostri clienti celiaci quasi un anno fa.

In Italia l’erogazione dei prodotti senza glutine è gratuita non perché c’è una associazione che tutela i diritti dei celiaci o un ministero che ha deciso che questa categoria di persone non deve pagare i propri alimenti.

I prodotti sono gratuiti ai celiaci perché ci sono migliaia di negozianti e farmacisti che fanno da banche allo Stato, comprano oggi  i prodotti dalle aziende a prezzi vergognosamente alti, li forniscono gratuitamente domani ai loro clienti, e sperano che tra un anno questi prodotti vengano loro rimborsati dalle rispettive Regioni.
Nel frattempo hanno ingrassato produttori e banche (tra prestiti, anticipi fatture, ecc) ed intaccato la loro marginalità tutt’altro che invidiabile.

Inoltre se il governo decidesse di togliere la ricetta con buona probabilità una attività come quella che svolgo verrebbe svuotata di senso: mi ritroverei come un piccolo alimentari che si trova d’improvviso a gareggiare con un supermarket.
Questo ovvio senso del reale non mi fa però perdere di vista quale sarebbe la strada più giusta per il consumatore, anche se questo significherebbe perdere o trasformare il mio personale orticello.

Chi crede che se togliessero il buono i prezzi rimarrebbero comunque alti non ha chiaro alcun meccanismo relativo al libero mercato ed alla concorrenza.

Ci sarebbe una sana battaglia su qualità e prezzo sia tra produttori che tra commercianti e farmacisti.
Oggi il cartello dei produttori è evidente anche ai ciechi, e la concorrenza resa impossibile dal fatto che il prezzo al pubblico è dato dal prezzo che le Regioni rimborseranno all’esercente, uguale per tutti.

Chi crede che in Italia non cambi mai nulla mi fa un po’ tenerezza ma fa parte sicuramente della maggioranza. In questo caso però credo proprio che abbia ragione, dato che penso non verrà toccato il contributo mensile ai celiaci, quindi prevedo sonni tranquilli per tutti i rivoluzionari da poltrona esonerati dall’innalzamento di chiappe.

Personalmente credo che al celiaco medio non interessi cosa c’è dietro la busta della sua spesa mensile. Interessa il volume della sua busta, un diritto senza contropartita, un sistema svuotato di doveri.

Che importa se il valore di acquisto reale del buono non sia di 100 euro, ma forse di 25 o 30, costando tutto tre volte il giusto.
Che importa se questo importo non è mai stato allineato al tasso di inflazione e se in ogni caso per alimentarsi si è costretti a spendere al di fuori dell’importo del buono stesso.
Che importa se nei prodotti vengono messe tonnellate di grassi idrogenati, edulcoranti e schifezze varie. Sono mutuabili!
Che importa se il negoziante od il farmacista ti passa come mutuabile un prodotto che mutuabile non è.
L’importante è averla quella birra fresca insieme alla pizza del Sabato: gratuita è anche più buona.

Chi parla di diritti, di legalità, di giustizia, così come chi quando parla di celiachia parla di ingiustizia, invalidità o svantaggi è ora che smetta di camminare in fila indiana ed esca dal proprio centro perché si trova in un centro che si è disegnato da solo.

Se pensi di essere centro perché consideri periferia gli altri è il caso che tu rifletta su cosa puoi fare tu per l’altro e non su cosa l’altro debba fare per te.
E, come dice Celestini,

A voler smettere di camminare in fila indiana, bisogna cominciare a ragionare in cerchio.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
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34 Responses to “Spero tolgano la ricetta ai celiaci”

  1. Felix Says:

    Bravo!!! Non aggiungo altro… mi son permessa di condividerlo sul mio profilo

  2. anna lisa Says:

    Sono felice che esistano persone che riescano a tradurre in parole così perfettamente scelte e poi scritte tutto quello che alcuni di noi pensano.
    Hai centrato in pieno il bersaglio speriamo solo che si riesca a far qualcosa in questo senso…magari unendoci!
    Lo condivido anch’io come Felix, l’Italia DEVE aprire gli occhi!

  3. Fujiko Says:

    Hai detto già tu tutto quello che c’era da dire. Sottoscrivo e condivido.

  4. cappera Says:

    quoto e condivido

  5. Puntodivistaceliaco Says:

    Mi complimento per la Sua clientela, ma, oltre ad informarla che non tutti i celiaci italiani posseggono Ferrari o fanno i notai, il punto non è questo.

    E’ un dato di fatto che cibi senza glutine costino il doppio o il triplo dei prodotti con il glutine.

    Se toglieranno il buono, Lei è in grado di assicurare tutti i celiaci italiani che i prezzi del cibo senza glutine si abbasseranno quanto quelli con glutine?
    Ne è proprio certo? Si occupa anche di previsione economiche dei mercati?

    Ripeto, in tutta Italia? E in che tempi avverrebbe questa trasformazione?

    La verità è che Lei non è in grado di dirlo, nè di garantirlo a tutti. Lo spera.

    Noto, tra l’altro, un’ironia pungente nei confronti dei celiaci e, francamente non so da dove derivi, dal momento che, a quanto dice, Lei guadagna proprio grazie a noi.

    Se la dieta GF è considerata una terapia salvavita, non vedo perché il celiaco dovrebbe farne a meno. C’è la crisi? Dobbiamo risparmiare? Ok allora troviamo alternative, verichiamo i prezzi e i ricarchi, ma non vedo perché vada tolto e il peso della crisi debba pagarlo un celiaco, spendendo il doppio per il suo cibo del quale non può certo farne a meno.
    E parlo di pane e pasta, non certo delle birre, dal momento che tutti sanno che non sono pagabili con il buono/ticket.

    E noi parliamo dei celiaci, ma se verrà tolto sarà, a mio avviso, un pericoloso precedente.
    E’ molto probabile che lo toglierebbero anche a chi è affetto da insufficienza renale cronica e non può mangiare cibi con alto contenuto proteico.
    Ma questa è probabilmente una problematica che non Le interessa.

  6. Ella Says:

    Sono d’accordo sul fatto che senza il buono i prezzi potrebbero scendere, non sono però così sicura che chi viene da te in Ferrari non sia poi la stessa persona che dichiara ‘zero’ e che con un ISEE da fame avrebbe comunque diritto al massimo contributo statale.
    Io la Ferrari non ce l’ho ma le tasse le devo pagare TUTTE!
    Grazie e ciao

  7. StelladiPane Says:

    Di sicuro è un interessantissimo e giusto punto di vista, ma la cosa che secondo me non è chiara a tutti, è proprio quella che sta accadendo tra queste righe..
    Il simpatico Stato Italiano, mentre lo mette nel di dietro a te e al celiaco con l’estremità dello stesso manico di scopa, fa in modo che gli uni si accaniscano sugli altri distraendoli dall’accanirvi INSIEME contro di lui!

    Il cibo è un diritto di TUTTI, anche se si tratta di un grissino alla nutella, perché se lo compro è una mia scelta, ma se non posso comprarmelo la scelta la fa per me chi ne ha il potere… di tutto si può fare a meno, celiachi e non, ma dei diritti… beh a quelli non dovrebbe essere costretto nessuno a rinunciarci!

    Una NONceliaca (per adesso)

  8. lagaiaceliaca Says:

    potrei anche condividere MA… prima vedere cammello.
    è un dato di fatto che i prodotti senza glutine in italia costino molto di più che altrove. e concordo che questo sia un frutto del mercato gonfiato dall’esistenza dei buoni.
    allora facciamo così: PRIMA facciamo in modo che le aziende abbassino i prezzi, POI togliamo i buoni. non vorrei che le aziende, ben sapendo che io la pasta, il mix per pane, il pane imbustato e i biscotti per mia figlia li devo comprare, me li lascino a 15€/kg.

  9. Antonio Says:

    Caro collega, abbiamo già avuto modo in passato di discutere in merito, sul celiaco tirchio e via discorrendo. Anche in questa occasione, tanto di cappello, hai perfettamente condensato quella che e’ la nostra realtà quotidiana, che piaccia o non piaccia, una gran bella fotografia. Diamo da mangiare ma siamo costretti ad ingoiare merda! Dalle case produttrici ai clienti ( fortunatamente non tutti) ma che ti snobbano se gli chiedi l’euro di differenza dicendoti chiaramente che il resto della spesa comunque non la faranno da te! Aziende che vendono referenze a prezzi folli e vogliono essere pagati contrassegno o a 30 gg dicendoti altrettanto chiaramente che non possono farsi carico dei problemi che abbiamo noi con le asl! E giù centinaia di euro di interessi alla banca per pagarli. No, abbiamo iniziato quest’attività nel 2009 con i migliori propositi, aiutiamo un sacco di gente nei primi passi nel mondo della celiachia, svolgiamo e non esagero una funzione sociale sul territorio che ne’ medici ne’ farmacisti ne’ AIC ( si, ho detto AIC… ) svolgono, eppure noi celiaci siamo strani, dimentichiamo presto, dimentichiamo le file in farmacia per ordinare su catalogo prodotti zeppi di schifezze ” ma senza glutine” , e i calci nel culo quando chiedevi torte, pasticcini, chiacchiere. Ma allora ben venga la cancellazione del buono, la smetteranno di “mangiarci” su le case, smetteranno di mangiare meglio i celiaci, che finiranno in qualche farmacia o punto della GDO supplicando prodotti senza glutine, senza olio di palma, senza zuccheri, senza grassi idrogenati ecc. E rimpiangeranno quel negozietto che Kazzo, lui si che mi coccolava e forse un 10 euro al mese glieli avrei potuti dare cash, forse oggi era ancora aperto. Smetterò di vendere pure io, visto che il 95% del fatturato sono ricette ma finalmente smetterò di dannarmi quando non vedro’ piu’ la signora con fuoristrada e fabbrichetta che fa la spesa di dolciumi senza glutine, perché sa, io il resto della spesa la faccio al supermercato. Smetterò di vedere gente che con il buono pretende di far mangiare tutta la famiglia, perché gratis is mei che one (euro). Sono disgustato!

  10. Eugenia Says:

    Era come leggere nella mia testa…sei un grande!

  11. Stefania O Says:

    Concordo perfettamente! Per questo da almeno tre anni propongo ricette con farine alternative che costano sì più care della 00, a un decimo di quelle dietoterapiche! Sembra che ci sia una cecità a tal riguardo e mi ha indignato non poco questa levata di scudi contro questa proposta… Certo preferirei che prima abbassassero i prezzi, ma forse se cominciassimo a fare un po’ di sciopero e anon comprare tanti prodotti dietoterapici, forse costringeremmo le aziende ad abbassare i prezzi!
    Condivido sul mio profilo FB!

  12. Alessia Says:

    Ciao, sono d’accordissimo con te. Sono celiaca e spero che la ricetta in base al reddito venga accolta. Sono così convinta che le cose che tu hai scritto siano giuste, che ancor prima di leggerle già una settimana fa ho segnalato all’Antitrust l’esistenza di questo “cartello” “tacito accordo” tra le aziende per mantenere i prezzi alti. E poi siamo così sicuri che gli ingredienti siano di così alta qualità? C’è una nota marca che produce biscotti contenenti “olio di colza”, bassissimo e scadentissimo grasso ad uso alimentare. Però ha un piccolo pregio: è MOLTO conveniente.

  13. Ugo Says:

    Da Celiaco ti dico solo di andare a quel paese. E non comprero più niente nei tuoi negozi o sul tuo sito.

  14. Gabriella Says:

    D’accordissimo! Finchè la celiachia viene considerata una malattia mutuabile non cambierà mai nulla davvero. Bisognerebbe capire che l’eccesso di grano (raffinato e non) alla lunga produce fastidi e causa disturbi anche a chi gli anticorpi antiendomisio non li ha sviluppati. E se passassimo tutti al mais e al riso? Quando consiglio una dieta (sono nutrizionista) tengo molto ad allargare gli orizzonti alimentari dei miei pazienti e i risultati si vedono!
    Insomma, far cadere l’idea di “elitè” che ruota intorno alla celiachia, renderla una condizione per cui in tutti e davvero tutti i locali e i negozi ci sia posto per un celiaco sarebbe infinitamente meglio che continuare con questo arricchimento assurdo e talvolta, come sottolinea Alessia, poco sano.

  15. francesca Says:

    Sono d’accordissimo, anzi di piu ! Ritengo che se i prezzi fossero nei limiti della decenza, credo che da parte nostra cioè dei celiaci di tutta italia non ci sarebbe alcun problema a fare comuni acquisti di questi prodotti nei supermecati come qualsiasi altro prodotto al mondo. Tempo fa ho scritto persino al Ministero della Salute p.c. alla ASL di residenza, sottolineando questo grandissimo problema dei “prezzi da gioielliere” che praticano le industrie alimentari senza glutine. Un saluto a tutti. Francesca, Roma.

  16. paolo Says:

    Ammetto che non sapevo che lo stato fosse cosi’ lungo a pagarvi i conti. E questa e’ un’indecenza.
    Per il resto sono d’accordo sul fatto che il ticket sarebbe da proporzionare al reddito (anche se in teoria più’ il reddito e’ alto, più’ tasse pago. Quindi avere indietro tanto quanto gli altri, visto che pago di più’ mi sembrerebbe giusto. Ma la societa’ deve farsi carico delle categorie più’ deboli, quindi…)
    Non credo che i costi di produzione di un prodotto senza glutine possano mai essere a livello di un omologo con glutine, perche qui si tratta di avere una filiera dedicata, non convertibile su altre produzioni, quindi rigida e come tale un po’ più’ costosa. Ma sicuramente la legge dei numeri, visto l’aumento continuo dei diagnosticati, fara’ la differenza, in un mercato libero e non drogato dal ticket.
    Quindi, pur con qualche distinguo, sottoscrivo.

  17. Helena Says:

    Hai descritto bene un discorso che fa da tempo anche il mio moroso, il mercato è troppo legato ai buoni. Ti vorrei parlare però anche di un altro dubbio che mi è sorto da non celiaca ma che conosce il problema: visto che si sta diffondendo la conoscenza e la diagnosi di quella che chiamano gluten sensibility, e ci sono anche tanti intolleranti o allergici che sono comunque costretti a mangiare i prodotti senza glutine, io mi dico ok, loro non hanno il morbo celiaco, ma nessuno gli fa sconti e sono costretti a comprare con i prezzi che un celiaco invece può evitare o ridurre. Questo per me è un punto importante perchè è sì giusto tutelare i celiaci ma le ditte e i negozi come il tuo non hanno solo loro come clientela (non dovrebbero) e più aumenterà la consapevolezza alla sensibilità al glutine più aumenteranno persone che magari saranno costrette a comprare prodotti a prezzi assurdi..chissà quindi se magari con l’aumento della clientela le ditte non puntino un minimo sul ribasso per conquistare questa nuova clientela..per non parlare che già solo i prodotti a marchio Coop nella zona in cui abito fanno una grossa competizione alle ditte leader (per es. la pasta di mais costa circa un euro in meno..)..beh, vedremo se succederà qualcosa, forse mi sarò inimicata anch’io dei celiaci ma penso che ci siano già troppe cose per cui scendere in piazza che se ci sommiamo anche questa dovremmo piantarci le tende finchè non si risolve tutto..ciao ciao!

  18. Daniela Says:

    Quante sciocche parole..mi dispiace per lei e sono d’accordo con chi ha scritto che si avverte un velo di ironia quando parla di noi celiaci e tra l’altro non tutti abbiamo la Ferrari ecc..Perché forse lei pensa che tutti quanti dichiarino il giusto reddito?crede che se una proposta come la sua fosse approvata,i prezzi dei prodotti in automatico scenderebbero?Ritengo la sua una discussione inutile e da celiaca ritengo che lei si sia limitato a giudicarci come una tribù di gente che pur di mangiare gratis,non guarda in faccia nessuno! Una tribù che pensa solo “al volume della sua busta”Mi fermo qui,perché non condivido e pertanto penso di aver già occupato parte del mio tempo commentando una discussione che è da “no comment” e personalmente non comprendo neanche le persone che sono d’accordo con lei.Vorrei solo aggiungere un’ultima cosa e cioè che probabilmente se la regione le rimborsasse i prodotti in breve tempo,non credo la penserebbe così come ha scritto riguardo ai buoni.

  19. Clarice Says:

    Incredibile come per lei sia tutto cosi’ semplice e naturale non avendo la patologia .Ma lei e’ proprio sicuro dell’abbattimento dei costi?Sorgerebbe solamente il nuovo negozietto alternativo con prezzi stracciati a vendere quattro merendine terrificanti e nelle farmacie i cibi a prezzo pieno.
    Caro etichettatore di merendini e fustelle, non sa forse che ci sono persone che hanno complicanze assai gravi a causa della celiachia , che questo contributo e’ una manna da proteggere e preservare , che quest’allergia porta ad altre patologie se non seguita , controllata , con i dovuti resoconti da parte delle aziende.Inoltre lei ha tantissimi stuzzichini che le inviano le aziende per publicizzarsi , che lei assaggia , mangia , ingoia gratuitamente .Risolva il suo problema con l’azienda Stato , farsi tutelare nei pagamenti e non se la prenda con chi gia’ fatica a seguire una serie di divieti…Bisogna fare attenzione quando si raccontano le cose.Lei difende il suo interesse economico senza condividere la patologia , noi difendiamo la nostra salute e la nostra vita.Vede , e’ come se lei volesse togliere la bombola d’ossigeno data dallo Stato al malato con complicanze respiratorie.Mi creda , la celiachia e’ un’allergia assai brutta , se toppi con il cibo puoi anche vomitare per due giorni di seguito , se non la curi porta tumori , diabete , astenia , anemia .La sua proposta indecente porterebbe al rinnovo di tante altre piccole aziendine outlet con il rischio di sottoprodotti e con il rischio di non trovare piu’ cio’ che piace e che fa vivere piu’ sereni.Inoltre nelle farmacie ci sono aziende anche meno costose delle note , con prodotti raffinati , gustosissime , molto amate dai bambini.Risolva il suo problema in un’altro modo, senza che ci rimetta il paziente , il cittadino.
    grazie una mamma

  20. Viviana Says:

    Condivido!

    Faccio notare che l’attuale rimborso non viene erogato a chi soffree di gluten sensitivity i quali sono costretti a comprare prodotti senza glutine a prezzi proibitivi!!!

  21. Daniela Says:

    Condivido in pieno con Clarice e penso abbia aperto il suo negozio solo perché pensava che il mercato gluten free fosse un buon investimento,ma quando si è accorto che i rimborsi arrivavano con tempi abbastanza lunghi,ha cambiato idea. Lei non ha neanche pensato alle conseguenze che questa patologia può avere,parlo perché lo provo sulla mia pelle. Ovviamente non mi ergo a vittima,so che ci sono persone che stanno peggio,con malattie ben più pesanti. Come scritto nel mio post precedente,la sua lunga lista di parole buttate lì non merita grandi commenti.

  22. Luca Says:

    Linguisticamente parlando è interessante notare come i commenti “negativi” si rivolgono a chi ha scritto questo post usando un “lei” assolutamente pleonastico, per altro del tutto assente nei commenti favorevoli in toto o in parte, come a dare intensità e spessore al fastidio ricevuto nel leggere il post stesso, a ribadire il distacco e la lontananza,

    Interessante anche notare come i post negativi partono dall’assunto che “lei non sa cosa è la celiachia”, eppure sulla pagina “Chi siamo” del sito viene raccontata tutta un’altra storia…

    Magari per il futuro si potrebbe usare un “voi” (che mantiene il distacco e permette di prendersela con l’intero staff di celiachiamo.com, senza distinzioni) ed informarsi prima di scrivere inesattezze :)

  23. Daniela Says:

    Vorrei dire a chi si è così gentilmente preoccupato di impiegare il suo tempo per fornirci un’accurata analisi linguistica,che siamo su un blog e liberi di esprimere un parere negativo o meno.Faccio notare che il famigerato “lei” che ha scritto la discussione,ha simpaticamente sottolineato(nella mail che ha inviato penso a tutti) che avremmo potuto anche insultare! Per quanto riguarda me ,non c’è alcuna intenzione di giudicare l’operato di celiachiamo.com,mi sono limitata ad esprimere un parere riguardo a quanto scritto e sinceramente traspare da quest’ultimo una sorta di sarcasmo nei confronti dei celiaci.Il fastidio nel leggere si avverte.Poi è diverso se per una sorta di profonda simpatia o venerazione nei confronti di coloro i quali trattano prodotti senza glutine,non lo si noti.In ogni caso grazie per la lezione di linguistica :-) In ogni caso meglio leggere bene,prima di scrivere :-)

  24. Daniela Says:

    PS: ovviamente quando dico che siamo liberi di esprimere il nostro parere,voglio dire anche che bisogna farlo ma con educazione.

  25. giani Says:

    ti auguro di diventare anche tu celiaco!

  26. Angela Says:

    Non è vero che siamo costretti ad ingoiare merda. Potremmo anche lasciare sugli scaffali biscotti, pane e merendine ed iniziare a NUTRIRCI con cereali veri, materia prima, acquistabile ovunque a prezzi ragionevoli. E farci da soli la nostra farina e il nostro pane.
    Ho un ISEE zero io: sono studentessa, figlia di un pensionato sociale e di una casalinga, eppure il buono non lo riesco mai a consumare tutto. E quando mi chiedono “come fai?” rispondo “ma come fai tu ad ingoiare quella roba!”
    Fosse per me, il buono potrebbe scomparire dall’oggi al domani e non me ne accorgerei neanche… tanto più che la pasta, al supermercato, già ora costa la metà che in farmacia. Sarò più brava? No. Solo più informata forse, e magari ho più tempo di una mamma che lavora e deve preparare il pranzo al bimbo celiaco. Ma penso che trovare il tempo per queste cose sia doveroso: essere in salute è un diritto fondamentale ma anche un dovere verso il prossimo e testimonianza per la generazione avvenire. E in questo noi celiaci siamo fortunati perché la nostra salute dipende solo dalla nostra alimentazione e quindi ne abbiamo il pieno controllo. Apprifittiamone! Le rivoluzioni partono dal basso!

  27. amanda Says:

    Come dar torto a quanto scritto nell’articolo?
    è come se l’avessi scritto io,parola per parola.Stesse sensazioni,stesse esperienze,magari togliendo il ferrari e mettendo un bel SUV.
    Grazie al cielo ho un’attività che vende anche altro e sto seriamente pensando se togliere il servizio.
    Dispiace solo per quella manciata di clienti, 6/8? che sono davvero delle brave persone e ormai quasi amici.
    La redditività è pari a zero.Nessuno vuole arricchirsi,ma da un lavoro credo sia lecito aspettarsi almeno un guadagno,seppur basso.
    Noi siamo partiti in piccolo,con un piccolo spazio.Poi abbiamo deciso di provare a sviluppare l’offerta..non l’avessimo mai fatto.
    Cose incredibili: se non hai la novità o la ditta di turno ti guardano come se fossi un extraterrestre..ricordo ancora il ” ma non è possibile! sono usciti da un mese!” perchè non avevo i cereali nuov ripieni di cacao della giusto….
    O quando ti dicono di tenere la tal ditta che mangiano solo quella.. poi prendono una scatola e il resto scade sugli scaffali… fatto con
    glutabye, senz’altro, orgran etc
    ogni volta sembrava che senza quel prodotto non si poteva vivere
    Se si sfora di un euro, lo scontiamo sempre, anche due a volte… ma se si arriva a 3… il dramma
    lo devo pagare?
    e poi cazzo… quanti arrivano, ho dimenticato il buono,poi lo porto tanto ci conosciamo…
    Certo signora,ci mancherebbe.Le chiedo una cortesia,me lo porta entro fine mese che faccio la fattura..
    certo! domani sono qui
    Poi si presentano il 2-3 del mese successivo.Regolarmente…
    ops me ne ero dimenticato!!
    ma certo, già pagano a un anno, aggiungere un altro mese perchè te ne sei dimenticata,che vuoi che sia?
    Fanno bene in farmacia.
    Se vuoi ordini e stop.
    Zero giacenze, zero scaduti
    Vedere buono, dare merce.
    Mi spiace solo e davvero per quei 6/8.Quasi spero che loro scelgano d’andare altrove,mi toglierebbero dall’imbarazzo…

  28. Enr Says:

    Oltre al buono dovremmo ricevevere anche 150€ per riuscire a mangiare un piatto di pasta che se la quoci oltre il dovuto e’ da buttare o un pizza di cartone che alla fine mi fa star male lo stesso, tanto vale mangiarne una normale.
    Se la pasta barilla costa 1€ la sharr dovrebbe costare 20 cent. Alla fine la cosa piu’ sensata da fare e’ mettere in commercio prodotti con il loro valore, con i loro sconti come tutti gli altri prodotti. Ma il bisness c’e’ e mi dispiace per chi fa affari con uno stato indebitato per 2000 miliardi, poteva aspettarselo. Il fatto e’ che chi sta male deve soffrire due volte leggendo le vostre cazzate.

  29. amanda Says:

    Non è che magari i prezzi sono folli anche per colpa vostra?
    ho il buono, non devo aprire il portafoglio e quindi non guardo il prezzo.
    Le aziende se ne sono accorte.Devono solo fare un prodotto buono,poi possono mettere il prezzo che vogliono,si vende lo stesso.
    Potevate selezionare anche in base al costo, come fa ogni persona che deve pagarsi il cibo, altrimenti è OVVIO che le aziende vendano a 7 euro un kg di farina..
    per la cronaca… ho tolto il servizio.Mai fatta scelta migliore.
    Il bello è che chi prima si lamentava perchè non avevo il nuovo cornetto ora si lamenta che in giro non trova nessuno che offriva il nostro servizio
    Amen

  30. sara Says:

    io sono un’ operaia senza stipendio da 4 mesi perche’ la mia azienda va male e sono ciliaca !!!!!!!!Invece di guardare il buono per i celiaci guardiamo quei buoni a nulla dei parlamentari e tutto il conclave invece di andare a guardare sempre i pori disgraziati come operai che pagano sempre per i loro errori !!!!!! se invece di togliere i buoni ai celiaci si abbassassero gli stipendi e tutti i vitalizi e non rubassero i nostri soldi che hanno si starebbe meglio tutti !!!!!!!!!!!!!!!!

  31. Rita Says:

    Sono d’accordo anch’io, come molti altri che leggo qui sopra. E’ tutto molto giusto, in realtà il ladrocinio dei produttori è evidente ed è quindi naturale chiedersi “perché” non sono stati fermati finora.
    A me non interesserebbe tornare a fare la spesa normalmente se la spesa davvero rientrasse nelle mie possibilità, per risparmiare faccio quasi tutto da me, pane, dolci, biscotti, pasta fatta in casa. E effettivamente risparmio tanto, così tanto che i 20 euro che stamani mi sono stati annunciati come l’importo che verrà ridotto non mi sconvolgono più di tanto. In realtà i problemi per i celiaci non sono soltanto il mangiare a casa. I miei amici mi invitano spesso e io porto la mia pasta e il mio pane ma quando posso e non siamo troppi porto la pasta per tutti, per evitare il rischio di contaminazioni e io faccio parte di quella fascia di celiaci a cui basta veramente poco per stare male, infatti anche a casa mio marito mangia solo quello che mangio io. Eppure ce la faccio lo stesso. Forse non faccio incetta di merendine, io non ho bambini, a causa della celiachia, e non devo sottostare alle loro richieste di una giusta “ugualianza” con gli altri bambini non celiaci. Quindi forse a qualcuno quei 130 euro non bastano davvero, persone che non hanno il tempo di farsi le cose da sè e che devono fronteggiare tante richieste, e se tolgono loro prima i buoni in attesa che le aziende si ridimensionino forse qualcuno avrà delle grosse difficoltà da affrontare. Non ci sono soltanto quelli in ferrari, anzi sono una minoranza. Quando si decide di cambiare una qualsiasi forma di assistenzialismo non si parte dal malato, ci si arriva alla fine al malato, si parte dalla testa, è da lì che il pesce puzza… ribadisco però che sono d’accordo con te. E’ tutto sbagliato e quando una cosa parte sbagliata è difficilissimo correggerla. Dovrebbe essere distrutta e rifatta da capo. Ma senza perdere mai di vista le ripercussioni sulla realtà di tutti i giorni per le persone coinvolte, altrimenti non siamo migliori del “cartello”.

  32. Francine Says:

    Articolo giustissimo e condivido.
    Nel mio ristorante i piatti per celiaci costano come gli altri, così come il pane e coperto. Compero pasta e farina al super, cmq al doppio prezzo rispetto ai prodotti con glutine. Quando li vedo in farmacia o nei negozi specializzati mi arrabio davvero. È evidente che il buono ha sfalsato il mercato!

  33. Francine Says:

    Per lagaiaceliaca. Togliendo il buono, che non puó essere usato al super, le aziende dovrebbero per forza allineare i loro prezzi al basso perché da loro non comprerebbe più nessuno. Il contrario non potrebbe mai funzionare!

  34. Te l'avevo detto: il celiaco è un privilegiato. O no? Says:

    [...] anche prodotti che il Ministero (leggi le tre scimmiette non vedo - non sento - non parlo) accetta di rendere rimborsabili dal SSN a prezzi del [...]

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