Specchietti per celiaci

Specchietti per celiaci

L’allodola è un animale intelligente. Ama le cose che sbrilluccicano, come darle torto.

Anche il celiaco è un consumatore intelligente. Quando legge “senza glutine” gli sbrilluccicano gli occhi.

Il problema è che la stagione venatoria è aperta 365 giorni l’anno, quindi la povera allodola rischia di avere non pochi mal di pancia se continua ad inseguire gli specchietti.

In Celiachiamo.com siamo abituati a diffondere il verbo “celiacare“, quindi gli altri negozianti dei quartieri in cui sono inseriti i nostri punti vendita all’inizio ci guardano come fossimo dei simpatici ragazzi con questa stravagante, innovativa e fallimentare idea di vendere a questi “ciliaci” i prodotti senza glutine (o glicine, fate voi), poi col tempo a forza di vedere camion che in continuazione scaricano merce, si convincono che questi prodotti celiachi non ce li mangiamo tutti noi, ma che è evidentemente pieno di uccelliaci anche se loro credevano che questa specie fosse presente solo in qualche racconto mitologico.

Succede quindi che il negoziante cacciatore nostro vicino, quatto quatto, lesto come una mangusta ed invisibile come un elefante rosa, cominci a sbirciare dalle nostre vetrine per intravedere strani figuri che compiono gesti rivoluzionari, quali lasciar cadere un pane in cassetta nel loro carrello della spesa, oppure scegliere tra diversi tipi di crackers o di pan grattato, fino addirittura a chiedere consigli sul miglior biscotto per la prima colazione.

L’uccelliaco medio ha legata ad una zampetta una pergamena che gli rilascia la asl.

Grazie a questa, esce dai negozi Celiachiamo senza pagare.

Di solito i negozianti nostri vicini ci mettono dai 2 ai 3 anni di appostamento ed intercettazioni ambientali per capire come sia possibile questo scambio pergamena-prodotti.

Solo i più intrepidi si lasciano alle spalle ogni timore e tentano l’approccio con noi utilizzando frasi di rottura ghiaccio del tipo “Ao, però nso’ mica pochi sti celiachi, eh?“, oppure “Ammazza quanta robbba comprano questi, ma è tutto senza clugine?“, o ancora, in particolare a Terni, “Com’è? Sti ciliaci nun se conteno eh, si’ccisu!“.

Conquistati da siffatta qualità relazionale, tendiamo a rispondere “d’altra parte è così” ad oggi successiva loro domanda investigativa.
Confesso in questo scritto che rimandiamo all’Associazione Italiana Celiachia i casi più disperati, ma negherò questo punto a domanda diretta di qualche presidente regionale.

Cataloghiamo come “disperato” quel caso in cui al nostro interlocutore parta per la tangente l’occhio destro quando nominiamo nella stessa frase le parole “contaminazione”, “20 parti per milione”, e “grano saraceno”.

Il risultato della nostra presenza sul territorio è quindi un discreto numero di attività commerciali a noi limitrofe che iniziano a preparare cappuccini di soia, si avventurano in tramezzini senza glutine, comprano un paio di pacchi di pasta per prepararsi al peggio, o, dopo una veloce lettura sulla Treccani creata da Zuckerberg, decidono che il loro gelato è senza glutine e quindi fanno un bel cartello e deforestano l’Amazzonia per creare miliardi di volantini con scritto “gelato senza glutine“.

Volantini peraltro ottimi per la pulizia delle nostre vetrine, peccato non facciano una contemporanea distribuzione di Vetril.

Da bravi negozianti Celiachiamo ci andiamo magari a prendere un gelato in pausa pranzo, ed alla vista del gelato al gusto tiramisù chiediamo se anche quello è garantito senza glutine.
Il sangue, già leggermente raffreddato alla vista della scritta “gelato senza glutine e per intolleranti” che campeggia sulla lavagna gusti, finisce il suo percorso di congelamento quando la risposta alla nostra domanda è “Penso di sì”.

Quando invece la risposta alla domanda “Scusa ma le cialde dei coni non sono con glutine?” è:

“Certo che no!”

tendiamo a chiedere come mai nella lista ingredienti il primo sia “farina di frumento”…

C’è da dire che la gelateria è parecchio sbrilluccicante.

Il gelataio a quel punto indispettito da tutte queste nostre domande, è solito dire che sa il fatto suo e che lui con i clienti intolleranti ci parla (evidentemente li riesce a fiutare a distanza), che fa anche il gelato di soia, e che si informerà sul fatto che la dicitura “senza glutine” sia normata, ossia è utilizzabile solamente a fronte di analisi, di tracciabilità delle materie prime e di dimostrabile assenza di contaminazioni crociate, cosa che gli comunichiamo giusto qualche istante prima di andare via.
Il risultato è che il cartello rimane lì, come tutti già immaginate.

Io che sono contro la caccia, sono anche contro questa mattanza sulla corretta comunicazione su cosa sia la celiachia e su come vada prodotto, confezionato e servito un alimento che sia sicuro per un celiaco.

Purtroppo di specchietti per celiaci le nostre città sono strapiene, e non pochi uccelliaci finiscono impallinati da questi cacciatori di contrabbando.
Poi magari si lamentano con te che le analisi del sangue non si negativizzano mai.

Non mi chiedo quindi dove siano le ASL, il Sian (servizio igiene alimenti e nutrizione), gli ispettori, ecc.
E’ chiaro che siano al bar, come sempre quando cerchi un pubblico ufficiale o un impiegato ASL.

Mi chiedo quanto sia conveniente per l’AIC continuare a “normalizzare” il senza glutine attraverso i corsi a bar, ristoranti e gelaterie, senza contemporaneamente “problematizzare” la celiachia e tutto il sistema di procedure e pratiche che deve mettere in pratica chi vuole servire un cliente celiaco.

La leva che spinge un gelataio a fare un corso del genere è semplicemente fare più soldi potendo servire anche un cliente celiaco. Il celiaco porta gli amici e la famiglia, quindi si moltiplicano le possibilità di coni e coppette in più.
Se c’è ancora qualcuno che pensa che il gelataio lo faccia per empatia con la popolazione celiaca, lo prego di pugnalarsi prima della fine di questa frase.

Se al corso non segue un sistema sanzionatorio e di vera e propria macchina del fango nel caso di inaccettabili distrazioni dalle corrette procedure, il sistema a questo punto fa acqua da tutte le parti.

Per come la vedo io se scrivi “senza glutine” su un cartello e mi proponi un gelato contaminato od una cialda glutinosa, non solo devi ricevere una lettera dal mio avvocato, ma devi essere denunciato alla ASL e chiudere fino alla rettifica delle tue procedure perché, mi si perdoni il francesismo, stai prendendo per il culo una parte della tua clientela.

Mi si potrebbe rispondere che così facendo si creerebbe del terrorismo attorno alla dicitura “senza glutine”.
Chi pensa questo credo però che veda le cose tutte nere, perdendo le adorabili 40 sfumature di grigio che vanno tanto di moda.

O la celiachia è una cosa seria, e 20 milligrammi di glutine su un chilogrammo di prodotto bastano a renderlo tossico per un celiaco, oppure basta sciacquare la paletta del gelato perché quando ritorni su cialda e gusto questa annulli con un raggio laser alla Luke Skywalker le nostre amiche gliadina e glutenina.

Allo stesso tempo basta riscaldare il pane senza glutine nell’angolo della griglia dove di solito non si scalda il pane glutinoso per poter affermare di aver fatto un panino senza glutine coi fiocchi.
Visto che siamo in vena di cavolate vi informo che Michael Jackson è ancora vivo e se la spassa con Marilyn Monroe, che Babbo Natale si ammazza di canne 364 giorni l’anno fiaccato dall’assenza di lavoro, e che Biancaneve ha appena denunciato per stalking 7 uomini particolarmente bassi.

Se servi un celiaco ti devi prendere le responsabilità che questo comporta.
Non puoi garantirgli l’assenza di un mal di pancia, ma le tue procedure devono essere serie, quindi rigide.

Chi è spaventato da un celiaco e lavora nella ristorazione a qualsiasi livello, è ora che cambi lavoro, perché nel giro di pochi anni, se non saprà adattare la sua struttura alle esigenze di vegetariani, intolleranti al lattosio, vegani, nefropatici, fan del bio, kosher, allergici alla soia, celiaci, macrobiotici, diabetici, intolleranti all’uovo, ipertesi, ecc, la sua gelateria, bar o ristorante cucinerà per i propri camerieri e per pochi intimi.

I timorosi che replicano che quanto affermo può spaventare gli esercenti, non tengono conto della necessità di puntare alla “professionalizzazione” di un mercato svaccato, di diciture sputtanate e di garanzie fittizie: una corsa all’allodola armati di specchietti.

Ho paura sia dei cacciatori che di chi spesso gli fornisce il fucile.

Chi ci salverà?

Come sempre i celiaci.

Solo i celiaci incazzosi però.
I miei preferiti.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

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5 Responses to “Specchietti per celiaci”

  1. Vale Says:

    amen fratello!! o sorella…

  2. Angela Says:

    Ho visto fagioli con le cotiche spacciati per vegetariani, tolte le cotiche. Ah, gluten free anche, salvo che erano stati assaggiati di sale col metodo dell’inzuppo (della fetta di pane in pentola).
    Stavo alla sagra dell’acquacotta però!
    No, nessuno specchietto per uccelliaci, solo la cuoca sbrisolona che cercava di rifilare qualcosa pure a me che m’ero portata quello strano panino da casa. Simpatica in fondo! Di certo più degli innumerevoli gelatai/parolai e ristoratori vari. Se di trasparenza si tratta, c’è un sacco di strada da fare, prima ancora che per il gelato e beni voluttuari vari, per il mercato in generale. E’ come fare la spesa e non leggere mai le etichette, ma per tutto, non solo per quanto riguarda il glutine. Provenienza del prodotto, ogm sì/no, grassi idrogenati, zuccheri nascosti… Leggere, chiedere, informarsi, andare oltre, guardare agli scaffali sopra e sotto quello centrale delle corsie dei supermercati, sbirciare pure sotto “er sinale der pizzicarolo”! Il consumatore informato e attivo decide in politica più quando fa la spesa che quando va a votare. Noi celiaci siamo cittadini come tutti gli altri e in aggiunta abbiamo uno strumento in più per rompere le uova nel paniere. Usiamolo, ma prima che per pretendere di goderci un gelatino in santapace come tutti i cristiani di “questo” mondo, per tirargliele appresso le loro uova all’antibiotico insieme alle cialde di frumento manitoba straselezionato ultraglutinoso. Battaglia!!!

  3. giallomagic Says:

    Questo è uno dei migliori articoli che abbia mai letto, se si esclude il vissuto quotidiano, triste vedere che gli interessi economici prevalgano sempre, io lavoro in un posto dove si servono i ciliaci, e il personale, ignorante quanto le capre, a me dice che sono “esaggerato” nel lavarmi piatti e posate che a colazione sono pieni di scorze di cornetto….
    L’unica precisazione che farei tuttavia, è che la pergamena è un organismo wwf, chenei negozi specializzati non copre il mese, ma basta si e no per una decina di giorni, e soprattutto non si rivaluta con l’inflazione…
    E io che propongo alle capre di fermarsi 10 minuti per spiagargli come lavorare con gli “sfigati”come me, mi sento rispondere:”ma tanto quell’allergia non da “sciocco da profilattico” quindi non ci puo’ dare la clpa a noi…
    Poi, a onor del vero, alcuni genitori o malati, mangiano salsicce cotto, io glielo dico ma cadono dalle nuvole….Saluti a tutti

  4. diana Says:

    Complimenti per l’articolo.. mi chiamo Diana e vivo a Merate (lecco, lombardia) celiaca, madre di due bimbe celiache. Collaboro con l Aic da due anni.. ti do pienamente ragione su tutto..
    Nel mio piccolo, tento di far capire a questa massa di cazzoni avariati (per continuare i francesismi) che non siamo alieni e magari un filo di attenzione non guasterebbe.. partendo da una cavolo di informazione di base visto che èp il loro lavoro!! Ho letto un articolo in cui, in un test di ammisssione universitaria, è presente la seguente domanda: “a cosa è intollerante un celiaco”..porca miseria, ma sono l’unica che si è stupita?!?! A quei livelli di preparazione (le mie figlie di 4 e 6 anni ne sanno moltooooo) non dovrebbe essere un concetto già acquisito facente parte del patrimonio personale?!!? e che cacchio…
    Per condire bene la giornata entro in una di queste pseudo-gelaterie-da-quattro-soldi-tanto-rinomate e alla mia domanda “ho due figlie celiache, avete gusti per loro?” (pensando che magari sottolineando il fatto che fosse per delle innocente avrebbero prestato più attenzione!!).. la risposta della commessa al banco “ma signora, in tutti i nostri gusti c’è latte!!! quindi non vanno bene!!!”… mi è partito il neurone infuriato !!!! ma stiamo scherzando??!!?!?
    mi fermo per non far espoldere il web, visto che di queste perle ne ho da vendere…
    un abbraccio da un celiaca incazzosa.

  5. Flavia Says:

    A proposito di gelaterie evo raccontarvi un paio di aneddoti:

    entro in una gelateria nuova (artigianale) e chiedo se il gelato sia per celiaci o se contenga glutine o farine e la risposta è: “il gelato alla frutta è senza latte e senza uova”. Alla mia risposta stupita “E che c’entra?” Mi viene risposto “Forse volevi dire bio?”
    Ovviamente mi è stato consigliato (in un’altra gelateria) anche che prendere i gusti chiari, perchè di solito gli intolleranti si orientano verso gusti chiari (????).
    Ma l’episodio più spiacevole è stato in una gelateria a piazza Risorgimento a Roma (non proprio un angolo sperduto di mondo..) dove servivano il classico “gelato per intolleranti” e avevano i coni senza glutine. Ho chiesto conferma che il gelato fosse senza glutine e la risposta è stata “Abbiamo i coni senza glutine, il gelato no”.

    Un saluto e buon gelato a tutti

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