Quanto sei celiaco?


Da Celiachiamo abbiamo come clienti tanti ristoratori che prendono per i loro locali pasta, pane confezionato, farine senza glutine, pangrattato, e così via.
Non conoscendoci bene, all’inizio specificano sempre che hanno bisogno di pane, pasta e farina senza glutine. Poi quando si rendono conto che vendiamo solo prodotti senza glutine in molti si chiedono se questa cosa abbia senso.
Ci raccontano di tanti celiaci, o pseudo tali, che si preoccupano pochissimo della contaminazione, o addirittura per niente.

Ci dicono che vendono tante pizze senza glutine cotte nello stesso forno delle pizze glutinose, ci raccontano di clienti contenti di poter mangiare il pane realizzato da loro nelle loro cucine piene di farina glutinosa, ci dicono che molti ordinano lì le torte di compleanno per le loro feste.

Gli appariamo quindi strani noi di Celiachiamo nella nostra scelta di produrre e vendere solo senza glutine, in quanto la loro esperienza è di una maggioranza di celiaci (o pseudo tali) che in realtà fanno poche domande, si fidano molto, o comunque chiudono un occhio su molte dinamiche.

I ristoratori ci dicono che informano i loro clienti del fatto che non garantiscono nessun piatto, dell’assenza del doppio forno, dell’ambiente promiscuo, ecc.
Ma a loro dire, nessuno va via, pochissimi evitano di prendere le loro preparazioni “senza glutine” ma contaminate, e tanti gli rispondono “vabbeh, per una volta” quando magari gli dicono che i supplì “senza glutine” sono fritti nella stessa friggitrice di quelli con il glutine.

Ci danno traccia solamente di alcune mamme che ci dicono essere più attente, e che non a caso definiscono “rompiscatole”.

Ora, siete liberi di scatenarvi nei commenti e di raccontarci che voi invece siete dei talebani gluten free, che quando andate voi a mangiare fuori guardate il libro ingredienti e chiedete le schede tecniche pure dei pomodori, che se vi contaminassero chiamereste Mazinga e Terminator, ecc ecc.

Il punto non è questo, e non sto giudicando nè voi nè i ristoratori.
Nè, come si dice a Roma, sto “rosicando”.

Come Celiachiamo abbiamo chiaro da sempre cosa comporti la scelta di un laboratorio di produzione esclusivamente gluten free ed una vendita non aperta al mondo glutinoso.
Lo abbiamo messo in conto, non è una novità.
Nè ci aspettiamo che i celiaci vadano a mangiare solo in posti 100% senza glutine.
Senza polemica (ma tanto so bene di rompere le palle ad un vespaio) l’invito alla riflessione che vorrebbe far nascere questo post è una serie di domande a cui la risposta non è poi così banale come sembrerebbe.
Domande del tipo:

  • Siamo sicuri che i ristoratori continuino a fare la domanda “quanto sei celiaco?” solo per loro ignoranza?
  • Siamo sicuri che ci sia davvero un interesse reale da parte delle associazioni, dei produttori, e del cosiddetto “mercato”, nel far capire sul serio quanto sia facile la contaminazione da glutine e quanti danni possa creare ad un celiaco?
  • Siamo sicuri che le dinamiche commerciali legate all’allargamento della base di persone che per mille motivi mangiano sempre più prodotti senza glutine non influiscano sull’informazione medico scientifica che arriva ai celiaci?

E infine:

  • Siamo sicuri che il motivo per cui non aprono locali che forniscono garanzie reali (e non formali) sia da ricercarsi solo in questa imprenditoria poco lungimirante, o forse quei celiaci che non esigono garanzie reali quando mangiano fuori casa non sono poi così pochi?



Pubblicato da Celiachiamo.com Srl

Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

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