La sottovalutazione di un cervello celiaco

Più passa il tempo, più conosco persone, visito aziende, parlo con dirigenti, assaggio prodotti, mi guardo intorno…e più sono convinto che in moltissimi credano che “celiaco” sia sinonimo di “deficiente“.

Proviamo quindi a fornire rivoluzionarie informazioni ai capitani dell’industria gluten free.
Chissà che non migliorino tutto d’un botto.

1 - Un celiaco con buon probabilità nella sua vita pre-celiaca ha assaggiato il pane del fornaio o, ad esempio, un panettone artigianale

Ora chiedo a te, azienda: per quale motivo proponi al tuo consumatore un pane da tennis ed un panettone che se mangiato senza una damigiana d’acqua accanto ti fa rischiare il soffocamento istantaneo?!?
E soprattutto: perché questo pane gomma e questo ignobile panettone non te lo mangi te e tutta la palazzina tua?

Dai ragazzi, scherzi a parte quando andiamo a visitare le aziende o ci capita di incontrare gli agenti oppure i direttori commerciali dei principali marchi del mondo del senza glutine la nostra richiesta è sempre quella di assaggiare i prodotti che ci presentano.
A parole ci descrivono questi prodotti come il miglior pane, la migliore pizza, ecc ecc. Non ti nascondo che ci rimangono un pochino male quando ci capita di confessare che non daremmo quel pane neanche al cane malato del nostro vicino di casa… :)

Ultimamente ci stanno inviando dei campioni di panettoni nel nostro negozio senza glutine di Roma.
In seguito all’assaggio, abbiamo deciso di non buttarli perché in caso di un nuovo nubifragio che colpisca la capitale siamo certi che siano utili nell’assorbire anche il più pesante straripamento del fiume Tevere…

Fortunatamente sono sempre di più le aziende che al contrario di quanto descritto realizzano prodotti di buona o ottima qualità. Spesso, anche se non sempre, si tratta di aziende artigianali ed un pochino più difficili da trovare, ma il gusto di certo ne guadagna.

Quello che non mi spiego è come sia invece possibile per molte altre aziende lanciare sul mercato una serie di prodotti oggettivamente immangiabili. Solo per fare un esempio, nessun panificio glutinoso metterebbe mai in commercio un pane che appena aperta la confezione emana un odore di alcool neanche fosse un pane al whiskey, e che una volta tirato fuori dalla confezione inizia a disgregarsi tra le tue mani.
Al contrario se l’azienda in questione realizza prodotti senza glutine, è probabile che scriva sulla confezione che si tratta di un pane buono senza essere scaldato. E, quasi dimenticavo, si tratta ovviamente di una “nuova ricetta”!.

Pensaci bene: in quale altro settore c’è questa stranezza?

Io credo una cosa semplicissima. E’ colpa di ogni singolo celiaco se le aziende non sono spinte a far meglio.
Con il vergognoso prezzo che hanno i prodotti, e considerati i ricavi di ogni produttore, ogni azienda dovrebbe investire in ricerca e sviluppo molto di più di quanto realmente fa.

Cosa aspetti quindi a fare sentire la tua voce? Scrivi alle aziende, facebookkale, fai domande, dichiara ad alta voce che sei contro i conservanti e gli stabilizzanti, scegli i prodotti senza grassi idrogenati.
Aspetti passivamente che le aziende ti imbocchino?

Spesso sentiamo dire ai nostri clienti la frase “Questo prodotto non è male“.

Ma io dico: possibile che ci si debba sempre accontentare? Per quale motivo il celiaco medio non è esigente? Come si può prendere come termine di paragone un pane senza glutine industriale  in cassetta quando fino alla diagnosi il confronto era tra una rosetta del forno dietro casa ed un filone della panetteria del centro?

Personalmente credo che se un celiaco si accontenta di un pane “che non è male” non si parta con il piede giusto. Si deve tutti lavorare per un “buon pane”, che è cosa ben diversa.

2 - Informazione di servizio: anche chi è celiaco, viaggia

Amiche aziende, udite udite.

I celiaci oltre al buono mensile hanno carta d’identità e passaporto.

Questo significa che si accorgono che fuori dall’Italia spesso i prodotti senza glutine costano decisamente meno che da noi. Molte volte le stesse aziende che applicano un prezzo in Italia ne applicano uno molto più basso in Paesi anche vicinissimi all’Italia. Sarà mica che qualcuno se ne sta approfittando visto che da noi i prodotti senza glutine sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale?

3- Il confezionamento creativo

Se rispetto al prodotto che fornisci alla farmacia dai al supermercato un prodotto in cui cambi colore alla confezione o cambi leggermente il nome al prodotto stesso, con buona probabilità anche un protozoo si accorge che in realtà si tratta dello stesso prodotto. Se poi il protozoo nota una differenza di prezzo, può essere che arrivi a scoprire che in farmacia e dove si ritirano i buoni o ricette mensili i prezzi sono più alti perché i prodotti si possono scalare dall’importo del buono stesso.
Non ci faresti una bella figura…

4 - Un produttore, cento marchi

Secondo te c’è scarsa fantasia nelle forme dei plumcake o delle brioches, nell’etichettatura delle farine o nel confezionamento, ad esempio, delle gallette di riso o di mais?
Se lo stesso produttore realizza lo stesso prodotto senza glutine per due, tre, o dieci aziende diverse, forse il consumatore si accorge che in realtà si trova di fronte lo stesso prodotto ma confezionato per aziende differenti.

Anche senza settimana enigmistica troverà le differenze tra una confezione e l’altra. Differenze solo tra confezioni (e prezzi), in quanto il prodotto è in realtà sempre quello.

Dai, ci vuole un po’ più di fantasia.

5 - Pubblicità, marketing, raccolte punti, omaggi

Ultimo consiglio alle amiche aziende: se mi fai pagare la pasta secca 12 euro al kg, un biscotto 90 euro al kg, se per una merendina devo accendere un mutuo in banca e se per una confezione di pan grattato devo sognare di vincere il jackpot del superenalotto……….non credi che mi piacerebbe che investissi un po’ di meno in pubblicità, regalini e regaloni vari, ed un po’ di più sul prodotto stesso, sul miglioramento qualitativo, sull’abbassamento del prezzo o sulla realizzazione di una confezione che oltre alla carta mi faccia trovare un po’ più prodotto al suo interno?

Ai posteri celiaci le ardue sentenze…

p.s. ogni riferimento ad aziende o prodotti NON è puramente casuale :P

Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
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Tel: 06/39754621
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8 Responses to “La sottovalutazione di un cervello celiaco”

  1. vale Says:

    mi piace quello che scrivi

    mi piace quando “istighi” i celiaci a far sentire la loro voce, perchè ce l’hanno ma, diciamo così, non la usano…

    recentemente una delle grandi ditte, che oramai s’è comperata tutte le altre mangiandosele un pezzettino per volta, ha “tuttoduntratto” deciso di ritirare dal mercato italiano (attenzione! questo la dice lunga…) tutti i prodotti di un suo marchio “secondario”, prodotti regolarmente inseriti nell’elenco del Ministero, sia chiaro… per caso la notizia è arrivata sul web ed abbiamo iniziato a far sentire la nostra voce ottenendo, al momento solamente sulla carta (ops…. sullo schermo ed in una pagina fb) che l’unica farina con amido deglutinato rimanesse sul mercato

    cosa fa pensare ciò? che noi celiaci altro non siamo che soldi e nulla più
    se il prodotto vende e fa guadagnare viene prodotto, altrimenti lo si leva a proprio uso e piacimento senza che NESSUNO dica-faccia-pensi qualcosa….a parte la minirivolta di cui sopra

    anche io mi chiedo se assaggiano prima ciò che tentano poi di far mangiare a noi e ai nostri figli ed ancora non mi so dare una risposta, o meglio, la risposta è chiara ma ancora ho una speranza che prima o poi qualcuno ammetta che parecchie cose, vendute a prezzi vergognosi, fanno letteralmente schifo

    vogliamo poi parlare dei tempi di cottura indicati sulle confezioni? solitamente devono essere raddoppiati ed anche così non va bene perchè all’improvviso la pasta, quella pagata anche 5 o 6 euro per 250 grammi!, si squaglia!!

    potrei andare avanti ancora… mi fermo e condivido su fb queste tue riflessioni

    buona giornata

    Vale

  2. Anna Lisa Says:

    Quoto Vale in tutto (ero anch’io fra i protestanti della mini protesta) e mi ha fatto davvero piacere leggere quello che hai scritto, soprattutto perché è scritto da un fornitore che potrebbe avere interessi diversi da quelli dei consumatori. Ma, mi chiedo, se l’alternativa ai grossi marchi, sembra a tratti essere quella di piccole aziende locali che producono il “fresco” che ha un sapore decisamente migliore dello standard “da farmacia” e poi alzano i prezzi alle stelle (e a Roma ce n’è un esempio che vale per tutti!!!), come possiamo protestare? PERCHE’ i prodotti senza glutine, lavorati in stabilimenti solo senza glutine (che quindi non subiscono spese per differenziare i canali della produzione) devono costare così tanto? Perchè, visto che oltretutto ognuno di noi sa che non ci vuole un’arte particolare per sfornare biscotti, pane e dolci in genere?
    Preferirei essere all’estero, non avere il mio buono mensile ma poter scegliere liberamente.
    Ciao e considerami disponibile per ogni rivolta ;)

  3. Elena Says:

    E’ tutto vero quello che scrivi, ma dobbiamo cominciare noi celiaci a farci sentire, a spendere i nostri soldini con più oculatezza. Mi capita sempre di vedere i celiaci che spendono il buono senza riflettere sui prezzi, arraffano e vanno via. Siamo in pochi a valutare il rapporto qualità/prezzo, a leggere gli ingredienti e saltare per aria quando sentiamo i prezzi. Ma quando ci svegliamo?

  4. luby Says:

    sai che non sono celiaca,ma penso che questa gente vuol prendere per i fondelli tutti…
    che schifo…

  5. emilia Says:

    :-)
    Vero! Tutto vero!
    Ormai noi siamo diventati “monogami”…nel senso che mangiamo quasi tutto di una sola azienda che piace a tutta la famiglia(celiaca e non).
    Ma molte cose le faccio io per la mia piccola iena celiaca…

  6. davide Says:

    io in farmacia prendo solamente la pasta. ogni nuovo prodotto fa sempre più schifo,e han tutti lo stesso sapore e consistenza. ad un panino ho fatto i buchi e l’ho usato il giorno dopo come portapenne (e tiene che è una meraviglia)

  7. Gerardo Says:

    Sono completamente d’accordo con l’articolo.. molto spesso noi celiaci ci accontentiamo.. e anche troppo. Questo perché i soldi non sono i nostri! Proviamo a spendere i soldini dalla nostra tasca e vediamo la differenza. Poi le aziende dovranno per forza adeguarsi, altrimenti si chiude.

    Io sono stato sempre amante del pane, mi piace con tutto ma ci sono dei panini che sono immangiabili, veramente.. cose che nemmeno da terzo mondo.

    Non parliamo poi dei prezzi: io con il buono in Toscana di 130€ compro più cose di quante ne compro in Campania con un buono da 140€ circa. Assurdo.

  8. Sara Baldi Says:

    E’ propio vero che il pane gomma ci rimbalza sul tavolo tutti i giorni…che schifo. Sara.

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