Il celiaco e don’t Chisciotte

Riceviamo, in media, una email al giorno di qualcuno che ci chiede se è possibile aprire un “negozio per celiaci” sotto il marchio Celiachiamo.
Non credo che ci scrivano perchè siamo particolarmente fichi.
Credo scrivano ai primi 10 trovati su google.

Il 90% di chi ci scrive è celiaco. Ha pensato a quanto è difficile trovare i prodotti nel paesino di 500 abitanti in cui risiede, ed ha valutato come una ottima opportunità di business aprire un negozio tutto senza glutine.

Il restante 10% è formato da parenti di celiaci o da rampanti startupper, termine inglese molto comodo, perchè in effetti startupper è una sola parola, mentre “giovane squattrinato che ritiene di aver avuto una grande idea innovativa e che se la prende con il mondo perchè questa idea non gli viene finanziata come invece avviene in America dove un ragazzino se ha un garage ed un pc in pochi anni diventa il CEO della Apple” sono 49 parole.

Anche su Facebook sono tantissimi quelli che dichiarano di aver fiutato il business, guardano al farmacista che vende prodotti gluten free quasi fosse un nazista del ‘44 che tra un’opera d’arte e l’altra si è accaparrato pure il suo pane ed i suoi biscotti, e glieli rivende, l’infame, grattandoci sopra un saaaaacco di soldi.
Da fenomeni del geomarketing in tanti si lanciano sui social network fornendo agli utenti informazioni di tale strategicità che è ai miei occhi misterioso come non li seguano orde di capitani d’industria.
C’è chi afferma che a Lagonegro, in provincia di Cosenza, c’è solo un negozio che vende prodotti per celiaci, ed a suo giudizio ha uno spazio troppo limitato.
Sarebbe un bel business aprire un negozio senza glutine con una metratura ben più ampia.

Anche a Sacrofano, in provincia di Roma, tuuuutto il business del gluten free è in mano ad una sola farmacia. Una vergognosa situazione di egemonia che andrebbe debellata con della sana concorrenza, se solo si avessero quei 5 o 6mila euro per metter su un bel negozietto coi fiocchi.

I migliori segugi del business li vedo invece quotidianamente in uno dei negozi Celiachiamo in cui mi trovo: A Roma Nord, a Roma Sud, al forno di Tiburtina o a Terni è lo stesso.
Può cambiare la fisionomia ma li riconosco dall’infallibile naso per gli affari.

Vedono il tuo negozio con un po’ di clienti dentro e ti ammiccano dicendo: “Bella idea che avete avuto eh?”, oppure ti snocciolano perle di antica saggezza del tipo “Eh mica male, no? Ci sono sempre più celiaci…”.
I più audaci si lanciano in outing estremi e si confessano con chi stacca loro le fustelle in quel momento: “Anche io avevo avuto una idea del genere, magari mettendo anche prodotti senza latte, senza uova, ecc”.
I miei preferiti sono però quelli che definirei “gli esploratori“, vale a dire quelli che ti domandano: “Lo sai che mancherebbe qui? Lo sai che ci vorrebbe? Lo sai con cosa faresti il botto vero?”.
Non importa la tua risposta. Puoi replicare “Illuminami”, oppure puoi tacere e non guardarli proprio, puoi raccogliere l’assist e rispondere l’agognato “Che cosa?!?”, ma in ogni caso l’esploratore ti dirà

Il prodotto fresco.”

Pochi minuti dopo lo vedi uscire dalla porta del tuo negozio che neanche Freddie Mercury a Wembley nell’86 se la tirava così tanto per quanto se la sentiva calda.

Quello che però fa incazzare più di tutti i miei colleghi negozianti (ho tanti amici titolari di negozi avendo fatto per anni distribuzione) è il cliente, quello che viene da te costantemente a far la spesa, quello che ha più rapporto con te, che ti comincia a chiedere quanto ci si guadagna sui prodotti, se è difficile la burocrazia per l’autorizzazione al ritiro delle ricette, quanto costa una prima fornitura di assortimento misto, se è poi così indispensabile avere il magazzino, e soprattutto, che ricarico si ha sui prodotti.

A te che leggi sembra strano lo so, non ti verrebbe mai in mente di chiedere ad un macellaio quanto scarto ha su una bistecca di chianina, di consultare il tuo parrucchiere sul miglior posto dove poter comprare delle forbici professionali, di andare dal tuo gelataio e chiedergli se ti passa i contatti di tutti i fornitori, l’agente che gli ha venduto i macchinari e la scuola da gelatiere che ha frequentato l’anno prima.

Un celiaco no.

Non ti dice quanto guadagna lui (sarebbe indelicato), non ti da un euro oltre la ricetta neanche se si trova nel deserto del Gobi in evidente stato di disidratazione e tu hai una bottiglia da 100 litri di acqua fresca che sottoponi alla sua attenzione.
Un celiaco compra da te 600 tonnellate di farina mutuabile e quando, tutte le volte, prende anche il lievito da prontuario AIC e tu gli ricordi che il lievito non è mutuabile e costa 60 centesimi ti dice una delle seguenti frasi, scegli quella che preferisci:

  • Porca miseria ho dimenticato il portafogli nello scooter
  • Vabbeh, il lievito lo prendo la prossima volta che tanto mi sa che a casa sono piena
  • Ah ma il lievito non lo passano? Che vergogna…
  • Ma in farmacia mi sembra che la volta scorsa l’ho preso con la ricetta
  • Non puoi mettermi quei 60 centesimi a credito sulla nuova ricetta che ti porterò?
  • Ed ora come si fa?
  • Vabbeh il lievito non lo prendo, tanto dopo devo passare comunque al supermercato

Il celiaco no. Il celiaco ti deve fare i conti in tasca.
Non paga nulla, non spende nulla, si lamenta (anche a ragione) sui prezzi che non paga, ma in ogni caso è sempre un guru del marketing strategico: saprebbe fare meglio di te, se non apre un negozio è solo perché “ad averci pensato primaaaaa” (anche se dichiara di averci pensato da secoli, appena diagnosticato), e soprattutto, anche quando sa quale è il tuo ricarico sui prodotti, questo ricarico è sempre e comunque vergognosamente alto.

Anche Pulcinella, i muri, i sassi, persino l’AIC (pensa te), sanno che negozi e farmacie lavorano con uno sconto medio del 30%.

Sacrilegio. Ti stai arricchendo sulla salute dei celiaci.

Sarà per questo che ci si vorrebbero “arricchire” anche loro? Va a sapere…

In ogni caso, per non dilungarmi troppo tralascio i mille aspetti psicologici, spesso anche divertenti nell’analisi (che magari farò in altri post) che ci sono prima durante e dopo questo processo esplorativo di tanti celiaci nell’approccio al farmacista od al negoziante che gli vende i prodotti senza glutine.

In questa sede mi interessa capire l’aspetto matematico, finanziario, o se preferite terreno, ciccioso, carnale, venale, monetario, lucrativo.

Teorema: il celiaco si lamenta dei prezzi dei prodotti senza glutine.

Postulato: il celiaco ritiene la marginalità, il guadagno, il profitto (chiamiamolo come volete) che negoziante e farmacista hanno su questi prodotti, esageratamente alto, vergognosamente alto, colpevolmente alto, schifosamente gonfiato.

Lascio da parte tutti i costi del farmacista e del negoziante. Non solo non li quantifico ma neanche li elenco, altrimenti do l’impressione di dire attraverso il non affermare che si sta, al contrario, dicendo.

Ritornando alla questione matematica, sul teorema credo che siamo tutti d’accordo.

Questo blog ha come argomento del 90% dei post i prezzi artificialmente alti dei prodotti gluten free.
Blog o non blog, è in ogni caso innegabile che i prezzi siano schifosamente alti. Basta fare un viaggio all’estero e notare la differenza.

Eravamo partiti però dall’interesse che tanti hanno sul business dei negozi e delle farmacie che vendono i prodotti senza glutine.
All’inizio, vedendo che un kg di farina costa € 6,50 è naturale pensare che magari il negoziante paga quella farina 2 o 3 euro al massimo, e quindi che, trattandosi di un mercato di nicchia ma in crescita, con i celiaci si può realizzare un bel gruzzoletto.

Se però il negoziante ti dice che quella farina da kg la paga più di € 4,50, come è matematicamente possibile dare al negoziante del ladro o della sanguisuga?

Che poi ripeto, è curioso e dissonante da una parte questo giudizio negativo del settore da parte dei celiaci, dall’altra questo interesse commerciale per lo stesso.
Non me ne vogliano gli amici negozianti celiaci che conosco da prima che aprissero i loro negozi.

Però quando ascolto Rino Gaetano e sento cantare la frase “Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri” è a loro che penso più spesso.
Da celiaci promettevano battaglie sull’abbassamento dei prezzi, sui ricarichi giusti, e blablabla, poi alla fine me li ritrovo da colleghi negozianti su facebook a scrivere a me in privato come è possibile che tutti i mesi nei negozi Celiachiamo abbiamo mediamente 30 prodotti scontati fino al 50%…

Credo quindi di aver trovato non solo la quadratura del cerchio, ma anche di aver finalmente identificato una patologia correlata alla celiachia di cui nessuno, neanche i professoroni oni oni oni, aveva mai dato traccia.

Che sia Marsh 1, 2 oppure 3, a tutti i livelli di atrofia dei villi intestinali deve necessariamente corrispondere una atrofia matematica di tipo 1, 2 oppure 3.

Il celiaco critica la pizza senza glutine a 6 euro pur sapendo che il forno deve essere monodedicato, che i costi di produzione sono molto più alti, che le possibilità di vendita di quella pizza sono di molto inferiori a quelle della sorella pizzosa glutinosa?

Benissimo, lo stesso celiaco, anche se sa che la marginalità di quella pizza per il ristoratore è più bassa di quella della pizza glutinosa, criticherà sempre e comunque quella pizza, il suo prezzo, ecc.

La pizza glutinosa costa magari 5 euro ed il pizzaiolo guadagna 4 euro su quella pizza?
Beh, lo stesso pizzaiolo è ladro solo quando vende a 6 euro la pizza senza glutine pur guadagnandone “solamente” 3 di euro su quella pizza. E’ una battaglia persa. Il celiaco la penserà sempre così.

Apprezzate la mia buona fede.

Nel forno Celiachiamo realizziamo solamente prodotti senza glutine.

La nostra pizza margherita, per rimanere in tema, è artigianale, ad alta lievitazione, stesa a mano, realizzata espressa da noi (niente basi surgelate), senza schifezze nel mix di farine che ci facciamo da soli, ecc ecc.

Ah dimenticavo: costa 5 euro.

Cosa criticano i clienti?

Criticano che facciamo pagare 2 euro la birra estrella che trovi in frigorifero.
Sembra che al supermercato l’abbiano vista ad 1,80 euro.

Addirittura si narra che in Spagna costi un euro.

Non importa che noi l’estrella la paghiamo € 1,60, non importa che non è una Nastro Azzurro e che non ha quindi il mercato di una Nastro Azzurro, non importa che la serviamo fredda, non importa che sulla nostra pizza a 5 euro guadagniamo 10 volte quello che guadagniamo sull’estrella.

E’ troppo pagare 2 euro l’estrella.

L’atrofia matematica fa criticare al celiaco l’estrella a due euro da noi, ma gli fa tollerare la lattina di coca cola a 3 euro in spiaggia, la fanta alla spina a 5 euro (ma con la fetta di arancia eh!) al pub il Sabato sera, così come il biscottino dell’happy farm a 100 euro al kg (non scherzo, sviluppa al kg il prezzo di un doblone happy farm) che prende sotto ricetta.
Non si critica cioè chi vende prodotti con marginalità tra il 600 ed il 1000%.
Anzi, il celiaco non se ne accorge proprio: è l’atrofia matematica!

Considerando quindi che chi apre una attività per celiaci è geneticamente ladro e disonesto, mi chiedo spesso se un celiaco abbia un lavoro oltre a quello di essere celiaco, se guadagni su questo lavoro e soprattutto quanto guadagni su questo lavoro.

Il mio dentista non è celiaco, ma per una carie il mese scorso mi ha chiesto 160 euro.

Il mio commercialista non è celiaco, ma per la contabilità solamente di un mio negozio si prende 650 euro al mese.

Il parrucchiere della mia ragazza non è celiaco, ma sembra che per un taglio ed una piega chieda 90 euro.

Neanche il negoziante dove ho comprato la mia ultima felpa è celiaco, ma prima dei saldi costava 140 euro, poi l’ho trovata a 70.

Andando da un negozio all’altro ho bucato un gomma. Il gommista per levare il chiodo che l’aveva bucata e ripararla con un apposito gommino mi ha chiesto 25 euro.
Mentre mi rigonfiava la gomma mi son dimenticato di chiedergli se per caso era celiaco.

L’impiegato delle poste non è celiaco, ma se dividi il suo compenso per il numero di ore lavorate, guadagna il 45% più di me.

Ma non è che niente niente…..qui il celiaco sono io?!?

:)

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

7 Responses to “Il celiaco e don’t Chisciotte”

  1. Sallysally77 Says:

    Non ho un negozio e non compro prodotti per celiaci (almeno credo) ma trovo queste osservazioni assolutamente corrette (ed esilaranti).

    Ps: ma se decido di aprire un negozio posso diventare tua cliente è venire a fregati le idee?
    :-D

  2. Says:

    Un poco me la rido e.. dall’altro mi cede la mascella… questa parte di atrofia celiaca me la ero persa, ma a ben pensarci in effetti la si sente spesso, forse troppo. Hai dimenticato che molti “atrofici” ora cercano i GAS per i prodotti senza glutine direttamente dalla grossa azienda produttrice, sperando di avere chissà quale beneficio, o sperano di poter mostrare al resto della popolazione, negozi compresi, che assist hanno lanciato e così direttamente da poter far un mega goal.
    Non ho un negozio, diciamolo forse qualche volta l’idea(non nuova) è venuta anche a me, come penso alla buona parte dei celiaci o familiari, osservo i prezzi e cerco comunque di gestire al meglio il buono, ma non disdegno di aprire il portafogli, anzi, spesso sono più felice di farlo piuttosto che appoggiarmi alle asl (sarà anche un senso di normalità che il gesto dà?) ma capisco che è difficile non criticare ( l’ho fatto pure io) negozianti e ditte… non posso negarlo, ma è pur vero che era pura ignoranza in materia (mia ignoranza..per gli altri non posso parlare), non conoscendone neppure la metà tra processi di produzione e lavoro che ci stà dietro, fisico ma pure burocratico…
    Certo se trovo a meno non piango, ma se un prezzo è “alto” penso anche al perchè ora, e quante volte ad occhi chiusi si paga senza piagnistei… e senza far conti in tasca.
    Certo che il lievito… è da mò che ho letto e ancora sono basita da cotanto…mi viene in mente la signora alla cassa (di un supermercato :P ) che ha tolto e messo prodotti sg nella lista per riuscire a stra nel limite del buono… sarebbe uscita se non ricordo male di ben 2.45 e la cosa la sconvolgeva…. con pellicciotta e taglio all’ultima moda :P bhè…

    Cavolo però, il mio gommista mi ha fregato!! Ogni volta mi spilla 30 euro per la gomma <.<
    :P Un saluto

  3. Milan Says:

    Non sono felice per te, DI PIU’! Immagino il tuo orggiloo e la soddisfazione per essere riuscita a trasformare un problema con cui convivere in un’opportunite0 meravigliosa. Questo e8 lo spirito a cui dovremmo ispirarci tutti, non sai davvero quanto mi fa piacere. Ti abbraccio forte e spero che ti rimetta prestissimo. Su, Su! Pat

  4. Francesca Says:

    A chi ha scritto il lungo editoriale dico: eppure il celiaco è lui che ti da il ‘pane’, non dovresti metterlo così alla berlina poveretto… :) sebbene riconosco che il tuo manifesto abbia spunti assai divertenti!

  5. Domenico Says:

    Ciao, nonostante il tono scanzonato alla Rino Gaetano del post non si può notare il fondo di rabbia che ti sprona a scrivere. Secondo me, se proprio vogliamo parlare per assoluti, tutti fanno lo stesso errore: clienti se la prendono con i negozianti/farmacisti e viceversa senza cercare il vero motivo delle situazioni di disagio.
    Di fondo si sta lucrando su di una malattia in qualche modo generata da usi e costumi che l’istituto superiore di sanità non ha identificato per tempo ed è sicuramente per questo che viene distribuito un buono per l’approvvigionamento di alimenti: per evitare sommosse. Ma a mio avviso la pacchia non durerà per sempre per i malati ma anche per i negozianti. Sarebbe quindi meglio per tutti cercare di evolvere per fronteggiare i cambiamenti del mercato, che per tua stessa ammissione è in espansione si…ma da 10 anni. Mi sono posto la domanda di cosa cambiasse tra Italia e Spagna, dove ho visto alimenti a prezzi moderati e assenza di bonus statali: immagino che la risposta si possa trovare in un minore disponibilità di assistenza sanitaria statale ma anche in parametri differenti di funzionamento e all’assenza di un marchio Aic (come da normativa eu). Sono personalmente giunto quindi alle seguenti considerazioni sulla nostra situazione: l’Italia il senso di appartenenza ad una loggia statica votata al lucro e superiore a quella di appartenenza all’umanità; la critica è l’unico modo di risolvere i propri problemi; la sudditanza a certi stati europei (Germania, Francia etc.) ci obbliga ad accordi commerciali con multinazionali di nazisti. La presenza di associazioni come l’aic ha grande importanza per la ricerca ma ad un certo punto la si vede solo come un peso o una maggiorazione del problemuccio di acquistare la pasta corta per il timballo di domani. Il mio consiglio: crescete ed uniamoci tutti per trovare una soluzione e se possibile che sia estendibile ad altre realtà. Il benessere dei nostri figli non è un parrucchiere da 90euri (e non lo dico perché sono calvo!) ma la libertà di vivere senza essere emarginati e senza patire.

  6. monica Says:

    che il celiaco non paga nulla e non spende nulla e’ una bugia grossa come una casa a 3456890 piani!!!!!!

    che ci sia gente esagerata ok, ci sta, ma dovete farla finita di dire e pensare che le ricette rosse erogate dallo stato per la fame di cifra di 90 euro secondo voi sono soldi a gratis!!

    ma voi ci mangiate per un mese con 90 euro?????

    non credo proprio e la spesa vostra di non celiaci ha prezzi inferiori, i prezzi del glutenfree invece sono astronomici e ci si mette un nanosecondo ad arrivare a 90 euro, io mica me la prendo con voi, io me la prendo con lo stato, e con le multinazionali che ci danno gli schifi di cibo a prezzi da ladri e nessuno fa nulla.

    con quei buoni io ci devo mangiare signori e non sono regalati nemmeno per idea sono SOLDI essere celiaco non e’ una scelta sono costretta a mangiare certe cose, io da voi ci compro volentieri il pane, mangio la vostra pizza i vostri suppli le vostre lasagne e pago tutto di tasca mia non coi buoni, ma finiamola con la favoletta del e’ tutto a gratis per piacere , nessuno vorrebbe essere celiaco ve lo assicuro e’ una croce…….

  7. Alejandriitha Says:

    cara Fefania, sono contenta per i susecsci che stai riscuotendo, te li meriti tutti! Del resto, cosa potevo aspettarmi da una blogger che seguo per le strepitose ricette, ma soprattutto per le spassose introduzioni, vero condimento di tutte le sue pietanze? Grazie per l’ironia e la contagiosa, salvifica leggerezza del tuo blog!

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