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Uno Stato Senza Glutine

Saturday, June 15th, 2013


Uff mi sa che stavolta viene fuori un post malinconico.

Io di solito ci provo sempre a far emergere la parte divertente delle cose, del mio lavoro, ecc, ma oggi (00:52 di un Venerdì) evidentemente mi girà un po’ così…

Leggo su Facebook che un negozio sardo che vende prodotti senza glutine ha deciso di chiudere dopo due anni di attività.

La titolare informava i propri clienti degli sconti che applicherà fino a fine mese per dar via il massimo della merce possibile.

Ecchevidevodire…a Roma si dice che “mi è presa proprio a male“.
Traduco per chi vive fuori dal grande raccordo anulare: mi sono sentito sconfortato, abbattuto…insomma parecchio intristito.

Chi conosce Celiachiamo penserà che è normale questa sensazione: chiude un collega, la cosa più naturale da fare è essere solidali con lui/lei.

In questo caso però le mie sensazioni sono state diverse dalla semplice empatia, e sono andate oltre la naturale immedesimazione che porta chiaramente a dire “speriamo di non arrivare a quel punto”.

La pagina fan di questo negozio sardo ha oltre 100 commenti di amici e clienti che ringraziano la titolare e le comunicano il loro dispiacere per la chiusura del loro negozio di fiducia.

La titolare risponde sempre con cortesia che non riesce proprio ad andare avanti, con le spese che aumentano e lo Stato che non paga i suoi debiti ma esige sempre e puntualmente i suoi crediti.

A me non ha colpito questo. Ci sto dentro fino al collo con i crediti sanitari, le bolle, le imposte, gli studi di settore, gli anticipi sulla tassazione del nuovo anno, l’iva ad esigibilità differita, ecc ecc.

Mi ha colpito il commento del papà della titolare, che rinnovava alla giovane figlia la sua fiducia nonostante la sconfitta del negozio ed i soldi persi per strada, ringraziava tutti i clienti e comunicava anche lui il suo dispiacere.

La figlia pochi commenti dopo lo ringraziava e diceva che con forza proverà a non deludere i suoi genitori.

Okok sono il solito verboso e questa volta un verboso-noioso che ha fatto un frontale con Candy Candy che a sua volta raccoglieva tra le sue braccia un cerbiatto morente.

Quello che mi porta a scrivere questo post è una riflessione un pochino più ampia sul tessuto sociale del nostro Paese, e su come il lavoro ci emancipi e ci renda liberi nelle forme, nella responsabilità, nel pensiero, nell’azione. E nelle possibilità.

Ecco, se viene meno questo tessuto, che potremmo paragonare al reticolo glutinoso di un pane o di una pizza, viene meno tutta una maglia di legami tra le persone, i territori, le storie.

Porca puttana, viene meno l’amore. (Ed io mi chiamo celiachiAMO, questa cosa mi colpisce nel vivo)

“E adesso ti sei accorto della crisi?” Mi dirai giustamente.

No di certo, però è adesso che avevo voglia di scrivere queste righe da sociologo de noantri.

Da imprenditore del settore senza glutine, e da alchimista di farine e impasti collosissimi, di doppie lievitazioni, amidi e fecole, mi viene da pensare che se questo Stato canaglia ci distrugge questo tessuto glutinoso di imprese e di storie personali, beh, vorrà dire che noi costruiremo un nuovo tessuto, un nuovo reticolo senza glutine.

Senza Stato.

Ci teniamo le persone, i territori, le storie.

Ci riprendiamo l’amore, non fosse altro perché ce lo meritiamo.

Ed iniziamo a sperimentare una rete di relazioni sglutinate, che all’inizio faranno venire fuori un pane sociale ed una pizza umana dura come un sasso, ma con il tempo e non senza fatica, saranno buone come il pane e la pizza che mi faccio in casa io.

Ovviamente gluten free.

Se quindi ci ho messo anni a capire che non serve il glutine per fare un buon prodotto, forse forse sto iniziando a capire che non serve uno Stato per fare un buon popolo.

O per meglio dire, credo che dobbiamo iniziare a costruire legami, ad impastare facce, cervelli e cuori, nonostante lo Stato.
Anche in sua assenza.

Magari, come spesso mi accade, sono risultato comprensibile solo a me stesso, ma in finale la scrittura serve anche a capirsi, oltre che a raccontarsi.

Facciamo questo tessuto-impasto senza glutine.
Il lievito madre (e padre), lo dice la parola stessa, i più fortunati ancora ce l’hanno.

Il mix di farine lo facciamo con relazioni non economiche.
Ecchecazzo, siamo un paese carbonaro nel midollo, non dovremmo avere grosse difficoltà.

L’acqua siamo riusciti a mantenerla pubblica. Almeno per ora quella non ce la toccano.

Il sale non ci manca: per prenderlo basta far evaporare il mare di invidia che ci circonda.

L’energia delle relazioni, quella che fa stare insieme tutti gli ingredienti, beh quella ce la dobbiamo mettere noi.

E assaggiamo che pane viene fuori.
p.s. Nel nostro piccolo, un po’ di energia per smuovere gli ingredienti la stiamo mettendo. E’ una energia che crea occasioni, possibilità…e normalità.
Vedrete. Speriamo di non deludervi.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com