Archive for the ‘Pensieri intolleranti’ Category

Quanto sei celiaco?

Thursday, October 6th, 2016


Da Celiachiamo abbiamo come clienti tanti ristoratori che prendono per i loro locali pasta, pane confezionato, farine senza glutine, pangrattato, e così via.
Non conoscendoci bene, all’inizio specificano sempre che hanno bisogno di pane, pasta e farina senza glutine. Poi quando si rendono conto che vendiamo solo prodotti senza glutine in molti si chiedono se questa cosa abbia senso.
Ci raccontano di tanti celiaci, o pseudo tali, che si preoccupano pochissimo della contaminazione, o addirittura per niente.

Ci dicono che vendono tante pizze senza glutine cotte nello stesso forno delle pizze glutinose, ci raccontano di clienti contenti di poter mangiare il pane realizzato da loro nelle loro cucine piene di farina glutinosa, ci dicono che molti ordinano lì le torte di compleanno per le loro feste.

Gli appariamo quindi strani noi di Celiachiamo nella nostra scelta di produrre e vendere solo senza glutine, in quanto la loro esperienza è di una maggioranza di celiaci (o pseudo tali) che in realtà fanno poche domande, si fidano molto, o comunque chiudono un occhio su molte dinamiche.

I ristoratori ci dicono che informano i loro clienti del fatto che non garantiscono nessun piatto, dell’assenza del doppio forno, dell’ambiente promiscuo, ecc.
Ma a loro dire, nessuno va via, pochissimi evitano di prendere le loro preparazioni “senza glutine” ma contaminate, e tanti gli rispondono “vabbeh, per una volta” quando magari gli dicono che i supplì “senza glutine” sono fritti nella stessa friggitrice di quelli con il glutine.

Ci danno traccia solamente di alcune mamme che ci dicono essere più attente, e che non a caso definiscono “rompiscatole”.

Ora, siete liberi di scatenarvi nei commenti e di raccontarci che voi invece siete dei talebani gluten free, che quando andate voi a mangiare fuori guardate il libro ingredienti e chiedete le schede tecniche pure dei pomodori, che se vi contaminassero chiamereste Mazinga e Terminator, ecc ecc.

Il punto non è questo, e non sto giudicando nè voi nè i ristoratori.
Nè, come si dice a Roma, sto “rosicando”.

Come Celiachiamo abbiamo chiaro da sempre cosa comporti la scelta di un laboratorio di produzione esclusivamente gluten free ed una vendita non aperta al mondo glutinoso.
Lo abbiamo messo in conto, non è una novità.
Nè ci aspettiamo che i celiaci vadano a mangiare solo in posti 100% senza glutine.
Senza polemica (ma tanto so bene di rompere le palle ad un vespaio) l’invito alla riflessione che vorrebbe far nascere questo post è una serie di domande a cui la risposta non è poi così banale come sembrerebbe.
Domande del tipo:

  • Siamo sicuri che i ristoratori continuino a fare la domanda “quanto sei celiaco?” solo per loro ignoranza?
  • Siamo sicuri che ci sia davvero un interesse reale da parte delle associazioni, dei produttori, e del cosiddetto “mercato”, nel far capire sul serio quanto sia facile la contaminazione da glutine e quanti danni possa creare ad un celiaco?
  • Siamo sicuri che le dinamiche commerciali legate all’allargamento della base di persone che per mille motivi mangiano sempre più prodotti senza glutine non influiscano sull’informazione medico scientifica che arriva ai celiaci?

E infine:

  • Siamo sicuri che il motivo per cui non aprono locali che forniscono garanzie reali (e non formali) sia da ricercarsi solo in questa imprenditoria poco lungimirante, o forse quei celiaci che non esigono garanzie reali quando mangiano fuori casa non sono poi così pochi?



Pubblicato da Celiachiamo.com Srl

Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

#APoveracci

Saturday, May 21st, 2016

L’assenza di concorrenza nel nostro settore è veramente triste.

Non è ancora nata un’imprenditoria sana, che mette in ballo proprie idee, proprie modalità, proprie soluzioni.

Qui al Celiachiamo LAB c’è un continuo pellegrinaggio di negozianti, farmacisti, pseudoimprenditori di pseudopizzerie, capitani d’industria senza industria, “pastry chef” prezzolati, blogger più trippa che advisor, giornalisti che scrivono articoli buoni solo per incartare le uova, ecc.
A questi vanno aggiunti ovviamente gli amici mandati in avanscoperta, che li riconosci prima ancora che entrino perché si guardano intorno come quei cani a cui fai finta di tirare la pallina, sereni come un ultrà laziale che al derby per qualche motivo si ritrova in curva Sud.

Li vedi aggirarsi tra gli scaffali nascondendo gli smartphone o camminando piano piano con una scopa nel lato B perché altrimenti il video viene male.
Bellissimo quando si limitano a fare le foto, ma sono così scienziati che non levano la suoneria e quindi la prima foto fa “click”: la loro faccia stupita e imbarazzata mentre l’abbassano velocemente come se avessero in mano un candelotto di dinamite acceso, ve lo giuro, rende la giornata lavorativa divertentissima.

Cercano di scoprire dei veri e propri segreti industriali: la marca dei frigoriferi, il produttore degli scaffali, li vedi che contano con i passi le metrature dei banconi…
I più bassi li trovi in punta di piedi tipo suricati della steppa sudafricana che ogni volta che si apre la porta che collega la cucina al bancone cercano di intravedere chissà quale mistero si celi dall’altra parte.

Quando qualcuno dei ragazzi del market se ne accorge solitamente cerca un collega e gli fa uno sguardo di intesa che vuole dire: “Ao, ma ‘nvedi questo come sta ridotto”, oppure una faccia alla “Baby George ti disprezza“.

Con le ragazze del bancone questi figuri si dimostrano invece più temerari: solitamente fanno dalle 500 alle 720 domande che ovviamente secondo loro interessano ogni comune celiaco (personaggio che vorrebbero scimmiottare):

  • “A che temperatura cuocete la pizza?”
  • “Maaaaaaa, che farina usate?”
  • “Di che marca è il latte senza lattosio e la mozzarella?”
  • “Ma di torte se ne vendono tante o vanno più i mignon?”
  • “La Domenica viene gente?”
  • “Avete un elenco di tutti i fornitori di materie prime? Una mia amica me li ha chiesti perché è una tipa un po’ fissata…”.

Pensavamo che descrivere quello che siamo e che facciamo su Facebook bastasse a tenerli lontani, invece peggiora la situazione.
Se ci rallegriamo per aver superato i 2mila prodotti confezionati in assortimento costante, ecco che arriva Jimmy il fenomeno (da baraccone) che dice che lui ne ha 3500. Si vede che dovendo comprare più scaffali per sistemare i nasi da Pinocchio c’era un’offerta particolare.
Anche alle elementari mi facevano tristezza quelli che facevano a gara a chi fa la pipì da più lontano.

Se facciamo i complimenti ad una nuova linea di biscotteria o di pasta (come la linea “Contiamo” o “Massimo Zero“) vedi il giorno dopo nei gruppi le pubblicità autoreferenziali “Solo da noi trovi le linee Contiamo e Massimo Zero” o roba simile.

Se facciamo un evento pizza e birra alla spina la risposta media di un farmacista è aprire un Sabato una Estrella e scaldare nel microonde una pizza surgelata, con tanto di inserzione sponsorizzata su fb.

Chissà cosa si inventeranno ora che regaliamo 30 euro di prodotti freschi di nostra realizzazione e 30 euro di prodotti confezionati a chi ci lascia le ricette di Giugno-Luglio-Agosto (www.celiachiamo.com/promo)

Probabilmente renderanno mutuabili oltre le birre pure i solari, i pannolini ed i sandali del Dr Scholl.

Oppure continueranno a prendervi per il culo dicendovi che il prezzo dei prodotti senza glutine deve essere per forza quello che hanno loro (e che spesso non espongono).
Con più probabilità proveranno invece a replicare l’offerta a modo loro, recuperando la marginalità persa chiamando i produttori e dicendo loro che dopo uno scarico hanno trovato tot pacchi rotti, oppure che un prodotto ha fatto la muffa anzitempo, o ancora non applicando una promozione dell’azienda e rivendendosi il prodotto teoricamente in omaggio.
Non prima di aver intasato i gruppi Facebook di post in cui “solo da noi le promozioni estive!”.

Lavoro in un settore in cui anche chi sa, disinforma.
Magari raccontando che le garanzie di un locale promiscuo di amici loro che gli fanno mettere mezzo volantino sui tavoli sono le stesse di una struttura monodedicata e certificata perché ritenuta da ASL, SIAN, NAS e Regione idonea alle preparazioni “senza glutine”.

Invece di essere vogliosi di fare meglio della loro con-presenza, sviluppare insieme, fare rete con gli altri bravi colleghi e alzare un pochino l’asticella della qualità, nel settore senza glutine tranne poche eccezioni si fa prima a considerare l’altro concorrenza, fargli una rincorsa stupida e sterile, provare a emergere affossando l’altro invece di impegnarsi e apportare Valore al sistema, credendo di rubacchiare con gli occhi chissà cosa, chissà quale idea rivoluzionaria, chissà quale svolta per il proprio futuro.

Perché non iniziate a investire davvero?

Perché non iniziate a rispettare la legge?

Perché non regolarizzate i lavoratori che (non) assumete?

Perché non acquistate una materia prima di qualità come base per le vostre produzioni?

Perché non vi affidate a professionisti anziché ad improvvisati?

Perché non entrate da Celiachiamo con la volontà di collaborare?

Dai cazzo, rimboccatevi le maniche, che qui non abbiamo tempo da perdere con chi ci succhia energia.

#APoveracci

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

Te l’avevo detto

Saturday, October 17th, 2015

Quando ero piccolo guardavo un cartone animato che si chiamava “Wheelie and the Chopper Bunch”: in un mondo popolato solo da automobili e motociclette Wheelie era una piccola wolkswagen che non parlava mai ma si esprimeva solo con il clacson.

Come nemico Wheelie aveva la banda di moto capitanata da Chopper, che provava a combinarne di tutti i colori al protagonista ma ogni volta falliva miseramente.

La moto più piccina (si chiamava Scrambles) ad ogni fallimento avvisava Chopper dicendogli: “Te l’avevo deeeetto iiiio” e Chopper mestamente rispondeva sempre: “Lo so, lo so, cicabum cicaba“.

Sarà lo scandalo Wolkswagen che mi ha fatto venire in mente questo ricordo?

Sarà la vecchiaia che avanza e già mi trovo sulla strada dei nostalgici?

O sarà che Domenica sera ci sarà un servizio di Report sul mondo dei prodotti senza glutine?

Che c’entra?

C’entra perché prima di aver visto il servizio (che andrà in onda domani sera) già mi sento Scrambles: il fastidioso “Te l’avevo detto” magari non lo dico ma non posso non pensarlo.

E poi ho qui tutto l’archivio del blog a ricordarmi, se ne avessi bisogno, che del ridicolo mercato dei prodotti senza glutine noi di Celiachiamo ne parliamo dal primo giorno, prima ancora di aver venduto anche un solo grissino, appena ricevuto via email il primo listino, appena incontrato il primo agente, quando ancora non sapevamo se lanciare o meno il sito che poi ci ha portato dove siamo oggi.

Come faccio a sapere di cosa parlerà il servizio, non avendolo ancora visto?

“Ho le mie fonti”, dicono i cronisti bravi.

Io che bravo non sono neanche in matematica, ci metto comunque poco a fare 2+2.
Report farà passare il celiaco per un privilegiato:

uno che a fronte di un sacco di possibilità di trovare prodotti senza glutine ovunque, si fa rimborsare dallo Stato biscottini da 100 euro al kg, costa alla comunità un sacco di soldi per questa sorta di vezzo alimentare, e tra l’altro mangia pure un sacco di schifezze perché questi prodotti che dovrebbero essere la sua cura in realtà sono pieni zeppi di schifezze.

Ovviamente se punti l’occhio di bue solamente su un personaggio, il pubblico pensa che si tratti di un monologo. Se si accendessero tutte le luci invece…

Così è come apparirà il celiaco: non importa il fatto che la frase di sopra sia un’accozzaglia di mezze verità ben più complesse di come sono state presentate.

Il celiaco è un privilegiato. Punto. Questo è il messaggio che deve passare.

Come alle elementari in cui ci facevano fare i pensierini, scompongo l’accozzaglia di sopra per spiegarmi meglio.

Il celiaco è uno che ha possibilità di trovare ovunque prodotti senza glutine

Sono anni che si tira la volata ai supermercati, che si fanno leggi per “l’ampliamento delle modalità di erogazione dei prodotti senza glutine”. Lobbies (i colossi della GDO, Grande Distribuzione Organizzata) interessate ad accogliere altre lobbies (i produttori di alimenti senza glutine).

Il celiaco come cliente civetta, ossia quello che poi compra anche tuuutto il resto: viene per acquistare i prodotti senza glutine, magari non li paga perché deposita in cassa la ricetta, e poi compra scatolame, cosmetici, salumi, e tutto il ventaglio di prodotti che hanno oggi i supermarket.

Inoltre adesso ci sono anche i sensibili al glutine, gli allergici, i folgorati dalla dieta senza glutine che giocano bene a tennis, a rugby, e si fanno dei selfie da paura solo grazie alla loro nuova alimentazione, quindi il gluten free è ancora più trasversale (e quindi interessante) sia per chi produce che per chi vende.

Il supermercato deve rendere popolare e interessante qualsiasi prodotto.

Il produttore questo lo sa bene, quindi o crea linee di produzione simili a quelle della farmacia per piazzare al supermercato lo stesso prodotto (o un prodotto quasi identico) a un prezzo più vicino a quello del fratello glutinoso di scaffale, oppure applica al supermercato un listino che prevede un prezzo pubblico del prodotto decisamente più basso.

Chi proverebbe mai a mangiare pasta senza glutine se costasse 10 euro al kg come in farmacia?

Neanche un Tweet della Canalis potrebbe convincerti.

Prima o poi qualcuno si accorgerà che i produttori notificano al Ministero della Salute italiano un prezzo artificialmente alto, visto che esistono canali (e Stati) in cui il prodotto costa meno.

“Ve l’avevo detto io!”

Il celiaco si fa rimborsare dallo Stato biscottini da 100 euro al kg: che il senza glutine notificato abbia superato la soglia della follia è cosa nota a molti.

Chi vi scrive denuncia i prezzi vergognosi credo più o meno dai tempi della Bibbia di Gutenberg.

Esistono anche prodotti che il Ministero (leggi le tre scimmiette non vedo - non sento - non parlo) accetta di rendere rimborsabili dal SSN a prezzi del genere.

Tecnicamente considera anche come “salva vita” i nuggets di pollo panato, le mousse pistacchio e cioccolato bianco oppure i crumble alle pere.

Prima o poi qualcuno si accorgerà che il mercato è andato in vacca e che nessuno ha mai vigilato né messo un freno a questo ennesimo aspetto ridicolo: aziende che notificano a carico della collettività a prezzi artificialmente alti prodotti “senza glutine” che neanche con un volo pindarico puoi considerare salvavita o anche solo fondamentali per l’alimentazione di chicchessia, celiaci compresi.

“Ve l’avevo detto io!”

Il celiaco costa alla comunità un sacco di soldi per questa sorta di vezzo alimentare

In questi anni la celiachia è stata de-responsabilizzata.

Basta fare un corso di 2 ore e l’AIC ti passa la spada da una parte e dell’altra della testa, ti rende cavaliere della spiga sbarrata e ti permette di banchettare alla tavola rotonda del senza glutine.

Doppio forno, doppia cucina, superfici sanificate, haccp, schede tecniche dei prodotti, tracciabilità dei lotti, contro analisi, ecc ecc? Tutte cazzate.

Metti fuori dalla tua gelateria un bel cartello con scritto “Gelato Senza Glutine” ed il gioco è fatto.

Sì ma le garanzie? Cazzo te frega, io ho fatto il corso AIC.

Il fatto che hai in laboratorio coni con glutine e contamini tutto, che hai un unico mantecatore in cui passano gusti glutinosi (tipo tiramisù, biscotto, chesecake, ecc) e poi gusti senza glutine che ovviamente diventano contaminati, non conta nulla. Sei una “gelateria informata!”.

I topping, tutti quegli zuccherini colorati (pieni zeppi di amido di frumento), gli aromi, le paste di base, la frutta a guscio contaminata da cereali glutinosi.

Basta un bel pennarello e con la scritta “gelato senza glutine” hai risolto ogni problema.

Ed il celiaco medio si sbrodola di complimenti su facebook perché vede che cambi la paletta quando servi uno sglutinato come lui.

Grossi complimenti e intestino salvo se vedi arrivare in una pizzeria una bella pizza fumante con una bandierina piazzata nel cornicione.

Ha la bandierina, ergo è senza glutine!

Che spettacolo.

Io auguro a tutti i celiaci di non avere mai la necessità di lavorare un Sabato in una pizzeria e di non aver mai visto quante sono in realtà 20 ppm di glutine.

Magari tra qualche giorno sì, ma oggi non mi va proprio di fare centinaia di esempi della contaminazione di una “pizzeria informata”.

Ribadisco solo che le garanzie sono altre, che se il glutine entra il glutine esce e che la celiachia è una roba seria, altro che bandierina, doppio forno e altre cazzate che vi hanno raccontato.

Tu magna, nce pensà.

Siediti pure al tavolo di quel ristorante il cui cameriere ti chiede “quanto sei celiaca”.

Fidati ovviamente del ristoratore che ha sempre un figlio celiaco: devi sapere che per osmosi, tutto il suo staff sa come trattare un celiaco con le stesse attenzioni che ha lui in casa con sua figlia.

E poi che differenza c’è tra la cucina di una casa e quella di un ristorante?

“Qui è tutto senza glicine signorì. Semo pieni de ciriaci. Me sa che sto a diventà ciliaco pure io”

Il senza glutine è diventato terreno di conquista per tutti; i NAS, lo dico per esperienza, quando entrano in laboratori monodedicati alle produzioni senza glutine brancolano nel buio, non sanno cosa controllare: chiedono aiuto a te che dovresti essere il controllato. Tu gli fai vedere la struttura, le garanzie reali e non formali, le schede tecniche, le analisi, ecc ecc e loro invece di uscire da casa tua e andare a far chiudere le altre strutture che hanno controllato fino a quel momento, ti fanno i complimenti per “la serietà di approccio, per la struttura messa su a regola d’arte e per i protocolli seguiti”.

Confidenzialmente ti dicono “magari ci trovassimo sempre a dover controllare strutture del genere”.

Tu te li guardi quasi con tenerezza e gli confessi che chiunque se gioca a pallone con i bambini vince anche senza essere Maradona.

“Lo so Dottò…”

- Non sono dottore.

“E’ uguale dottò, mica possiamo far chiudere tutti per un paio di celiaci che si sentono male”.

Come fai a difendere il “senza glutine” (quello vero) se l’Associazione Italiana Celiachia sponsorizza intere giornate dedicate contemporaneamente a celiaci, vegetariani, allergici, vegani, fan del bio, intolleranti al lattosio, ecc ecc?

Chiamano tutto questo “Wellness”: un bel minestrone in cui si appiattiscono le differenze, si asseverano scelte alimentari a obblighi, mode a costrizioni, trend momentanei a condizioni strutturali.

Alcuni clienti (che ci conoscono evidentemente poco) ci hanno chiesto perché non partecipiamo a questi eventi.

Noi rispondiamo sempre che il circo non ci piace né da attori né da spettatori.

De-responsabilizzare il senza glutine significa anche questo.

Qui non è questione di avvicinare le persone alla normalità del senza glutine.

Ve lo dice uno che sulla normalità del senza glutine ci ha costruito un suo presente.
Se si perde di vista la serietà del tutto, mi si perdoni il francesismo, va tutto a puttane.

Se Report farà vedere questi aspetti e non ne farà vedere altri, non farà niente di diverso dal mostrare quello che gli avete voluto mostrare.

Ancora una volta, sempre con più amarezza, mi tocca dire “Ve l’avevo detto io!”.

L’ultimo pensierino che estrapolo dalla frase di parecchie righe fa è:

Il celiaco mangia pure un sacco di schifezze perché questi prodotti che dovrebbero essere la sua cura in realtà sono pieni zeppi di schifezze.

Se verrà fatto un servizio in cui un professore, un nutrizionista, ecc (non serve un luminare, credetemi) prenderà in mano un qualsiasi prodotto senza glutine sviscerandone l’etichetta dannosa, ecco che sopra questa torta strumentale chiamata “privilegio” spunterà la ciliegina rossa fiammante.

Non mi dilungo sugli aspetti nutrizionali dei prodotti senza glutine, sui grassi idrogenati, sugli oli di scarsa qualità, gli emulsionanti, la curva glicemica, i conservanti, gli antimuffa, ecc: lo faccio tutti i giorni e sono diventato noioso anche a me stesso, figuriamoci a quegli eroi che sono arrivati a leggere fin qui.

Quello che voglio dire è che se non sarà il prossimo servizio di Report a sputtanare il settore, prima o poi l’occhio di bue verrà sparato anche solo su uno degli aspetti trattati in questo post (e a ben vedere nell’intero blog celiachiamo).

Se non si cambia rotta nella migliore delle ipotesi verrà tolta la ricetta ai celiaci (cosa che come sapete non ci fa strappare gli ultimi capelli che ci rimangono).

Sembra essere questa la paura principale del celiaco medio.

Il problema è esattamente questo: se lo “speriamo non ci tolgano la ricetta” è il mantra spaventoso dei celiaci, vuol dire che siamo veramente all’amaro, perché la frutta ce la siamo già mangiata.

Se la priorità non è un sistema di garanzie per il celiaco, un percorso dietetico assistito seriamente, una spinta all’alimentazione naturalmente priva di glutine, alla realizzazione di prodotti sani, la nascita e crescita di strutture idonee a servire un celiaco fornendogli garanzie reali e non formali, allora non c’è né presente né futuro per nessun celiaco.

Se la priorità non è comprendere che il senza glutine è una cosa seria (e anche se apparirò arrogante aggiungo che non è da tutti) e che non si tratta di una moda, uno stile di vita, una prova, un trend, una voga alimentare, sarà sempre più normale prendere per il culo i celiaci trattandoli come dei fissati.

Il contraltare non è necessariamente essere considerati malati.

Porca miseria, noi di Celiachiamo lo dimostriamo tutti i giorni che il celiaco può mangiare in sicurezza, circondato da amici non celiaci, cose buone per tutti e sane per tutti. Vieni ad uno dei nostri tavolini a dare del malato a chi sta addentando un pezzo di pizza al taglio: vedi quanto ci mettono a mandarti a quel paese spernacchiandoti in coro.

E poi non ci siamo mica solo noi: se tantissimi fanno senza glutine senza garanzie e senza qualità, in pochi (ma buonissimi) stanno iniziando a servire al meglio il celiaco. Speriamo siano sempre di più.

Se si continuerà ad alimentare il minestrone senza glutine-bio-paleodieta-vegan-dieta del gruppo sanguigno-vegetariano-allergie-intolleranze alimentari e chi più ne ha più ne metta, non si farà un servizio al celiaco, ma al contrario si appiattiranno le differenze e il contributo dello Stato ai celiaci li farà sembrare, come anticipato, dei privilegiati.

Se i celiaci stessi continueranno a foraggiare questi circhi, demandando la loro rappresentanza sempre e solo ad associazioni che stentano oramai a rappresentare anche loro stesse, è all’interno del minestrone che il celiaco finirà bollito.

Se il celiaco sarà sempre e solo rappresentato come “quello che basta che non mangia il frumento” o come quello che ora che la quinoa va di moda sembra pure fico se mangia gluten free, i non celiaci non sapranno mai che esiste anche la mia cliente Alessandra che ha perso 3 bimbi: 3 aborti a causa della celiachia non diagnosticata; non considererà reale Marco, il nostro amico e cliente che a 40 anni ha, come gli ha detto il suo medico, “le ossa di un 90enne” perché ha scoperto la celiachia grazie, per così dire, ad un tamponamento in cui pur cadendo da fermo con il suo motorino ha avuto molteplici fratture scomposte a causa di una osteoporosi mica da ridere.
Nessuno farà mai un servizio su Giada e sui tanti altri clienti di Celiachiamo che senza quei 100 euro al mese, di questi tempi, avrebbero davvero tante difficoltà a dar da mangiare al loro bimbo.
Di questo non frega un cazzo a nessuno, perché è una guerra tra poveri quella che ci portano a combattere.

Se si continuerà a non puntare sull’alimentazione naturalmente priva di glutine ma continueremo a spendere soldi (pubblici e non) su pesce panato, gelati, patatine e cioccolatini, non capendo che il benessere del celiaco si chiama farina di ceci, bistecca alla fiorentina, rombo al forno con le patate, pomodori al riso, zuppa di lenticchie, ecc non solo non faremo l’interesse del celiaco, ma sarà sempre più difficile continuare a dire che si ha a cuore il celiaco quando in realtà la ricetta mensile è un finanziamento ai produttori di schifezze mutuabili, non certo un contributo al regime alimentare dei celiaci.

Se l’interesse fosse il benessere del celiaco, come diciamo da sempre, lo Stato passerebbe sotto ricetta carne, pesce, frutta, verdura, legumi e cereali permessi.

La realtà, come tutti sappiamo, è molto diversa.

Tutte queste cose, purtroppo, Report non le racconterà.

Questa volta se Scrambles avviserà tutti noi con il suo “Ve l’avevo detto io!” non ci resterà che rispondergli: “Lo so, lo so, cicabum cicaba“.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

Stacca la Spiga

Friday, February 13th, 2015


Da quando abbiamo aperto il Celiachiamo LAB tutti i giorni viviamo l’esperienza diretta di quanto sia morto il “senza glutine” come è stato concepito fino ad oggi.

Nel nostro nuovo punto vendita di Via della Magliana 183 a Roma su uno spazio di 400 metri quadrati abbiamo allestito un supermercato tutto gluten free ed un vero e proprio laboratorio artigianale mono dedicato alle preparazioni senza glutine.
In pratica nella prima parte del negozio diamo spazio ad oltre 1500 prodotti di tutte le aziende del settore, e nella seconda parte ci sono i banconi dove esponiamo tutti i giorni pane fresco, pizza tonda ed al taglio, fritti espressi, biscotteria, dolci di ogni tipo, ecc.
Tutto artigianale di nostra produzione nella grande cucina che abbiamo allestito nel locale stesso.

I clienti spendono le ricette ASL di cui gode ogni celiaco diagnosticato acquistando i prodotti confezionati della prima parte del negozio, e possono anche prendere una ciambella o una bomba appena fritta, un pezzo di pizza, un vassoio di mignon, ordinare una torta personalizzata, ecc assaggiando i tantissimi prodotti che realizziamo tutti i giorni.
I prodotti di nostra realizzazione sono a pagamento, ed hanno gli stessi prezzi di un buon prodotto con glutine.
La nostra pizza margherita costa 5 euro ed è realizzata con pomodoro San Marzano DOP, fiordilatte italiano, olio extravergine d’oliva, ecc.
Tutta la nostra pasticceria costa 22€/kg, i supplì 1 euro, ecc.

Non facciamo beneficienza.

Utilizziamo tutta ingredientistica di livello (burro belga, olio di semi di girasole per le fritture, cioccolato puro sudamericano, niente grassi idrogenati, ecc) ma vi assicuro che sul fresco guadagniamo molto di più che nella vendita del prodotto confezionato.
Se facciamo un buon prodotto lo decide il cliente, su questo quindi non ci esprimiamo.

Okok lo so che questa prima parte sembra uno spottone esagerato al nuovo nato in casa Celiachiamo (e forse lo è…) ma questa introduzione serviva a creare un comune terreno di base su cui ragionare.
Tutti i clienti, nessuno escluso, si lamentano del fatto che la ricetta è spendibile solo sui prodotti confezionati, che sono meno buoni dei nostri e pieni zeppe di schifezze, oltre a costare molto di più.
Si sentono per così dire schiavi delle ricette, ma la stragrande maggioranza, visti i tempi non certo economicamente felici, preferisce prendere gratuitamente un prodotto scarso piuttosto che pagare di tasca sua un buon prodotto.

Chi non ci conosce potrebbe credere che da negozianti e produttori ci stiamo lamentando di questo.
Chi ci conosce sa che invece il nostro approccio al senza glutine è estremamente sereno, che scherziamo sul “tirchio celiaco” e che la complessità della questione prezzi-canali di distribuzione-libertà di spesa della ricetta è molto più ampia di quanto possa contenere un post di un blog.

Celiachiamo è da sempre, non da oggi, contro il privilegio delle ricette.

Esatto ho detto “privilegio” e sarà questo il termine che verrà strumentalizzato nei commenti qui in calce e su Facebook o sugli altri social network su cui verrà condiviso questo post.
Solitamente ci dicono che noi mangiamo sulla salute dei celiaci, che i privilegi sono ben altri, che considerato questo nostro pensiero eretico ci faranno pipì su tutte le vetrine dei nostri negozi, che l’AIC andrà sempre e nei secoli ringraziata per questo contributo, ecc ecc.
Tutto normale, ci abbiamo fatto il callo e così come ce ne siamo sempre fregati delle lobby farmaceutiche continuiamo a non provare interesse per chi non ha la minima idea di cosa sia un “mercato”, vorrebbe mutuabile anche la birra e le scarpe della Nike, e mangia tutti i giorni prodotti a cui manca il glutine ma c’è dentro tutto il resto.

Il doppio confezionamento farmacie-supermercati non fa aprire gli occhi a queste persone, un viaggio oltre i confini dell’Italia non è mai stato fatto e se fosse fatto comunque non svelerebbe dinamiche banali ai più…ma evidentemente non a tutti.
Io consiglio di staccare la spiga a queste aziende di furfanti, ma di celiaci che fanno scelte di acquisto etiche, puntano sempre e solo sul bio, sull’autoproduzione, sull’etichetta corta, sulle aziende che non li prendono per il culo, sui negozianti e farmacisti che rispettano le normative, ecc, non ne conosco poi tantissimi.
Tanti si lamentano dei prezzi e tutti demandano all’associazione italiana celiachia la propria rappresentanza per la calmierazione degli stessi.
Tanti annuiscono interessati quando spieghi cosa sono i mono e digliceridi degli acidi grassi e poi in cassa ti portano dei prodotti che solo il Ministero della Salute di un paese ridicolo come il nostro può considerare “dietoterapeutici”.
Tanti si lamentano che non arrivano a fine mese e poi scopri che “anche il fratellino mangia i suoi prodotti”, che “a casa la pasta la facciamo per tutti senza glutine”, che “quei polletti surgelati ce li mangiamo tutti i Giovedì”, ecc.

A me sta bene tutto, ma considero queste cose un privilegio, forse perché non sono celiaco-centrico, forse perché conosco altre patologie, e forse perché ho un senso dello Stato (quello con la S maiuscola) un pochino diverso da quello di tanti.

Ecco, nel nuovo Celiachiamo LAB nello stesso contesto di fruizione vedi queste due energie parallele: la voglia di normalità e l’adagiamento sul privilegio, l’eterna lamentela e l’eterna incapacità di contestualizzare perché lo Stato preferisce finanziare il celiaco con queste porcherie piuttosto che curare le patologie di una celiachia non seguita.

Vedi il famoso popolo bue.

Fortunatamente con tante e sempre più numerose eccezioni.
Tante persone che stanno capendo che la distribuzione controllata del prodotto gluten free è strategicamente studiata per dar da mangiare ai soliti noti, che la ricetta è causa dei prezzi artificialmente gonfiati, che non c’è volontà di ricontrollo delle ricette perché si scoperchierebbe il vaso di Pandora, che nel mucchio di aziende truffaldine ce ne sono alcune che realizzano ancora prodotti di qualità, che un prodotto è senza glutine non se lo dice l’associazione italiana celiachia, ma se a fronte di analisi specifiche si può dimostrare che quel prodotto ha un contenuto di glutine inferiore alle 20 ppm, che non è possibile paragonare stabilimenti di produzione monodedicati al senza glutine con ristoranti e pizzerie che hanno fattto “un corso professionalizzante” di 2 ore ed hanno ricevuto la divina investitura di “locale informato”.

Ho sempre più clienti che donano ai meno fortunati l’eccedenza di ricetta che tutti i mesi non spenderebbero.
Altro che “non arrivo a fine mese”.

Ho sempre più clienti che hanno capito che la ricetta è un contributo alla spesa del celiaco frutto proprio della differenza di prezzo tra un prodotto glutinoso ed un prodotto senza glutine.
Concetto difficilissimo da capire quello che se prima della diagnosi spendevi 50 euro al mese in pasta De Cecco, Pan di Stelle, pizza Buitoni, cornetti Cerbiatto e pan carrè Mulino Bianco, oggi dovresti comprendere che i 99 euro al mese che la Regione ti riconosce non sostituiscono i 50 euro di prima, né sono comprensivi dello svezzamento del tuo nuovo bimbo, della merenda dell’amico non celiaco, della pasta per tutta la famiglia, e così via.

Chi non capisce questo e dice “sì però…” non può proprio parlare con noi.
Proprio come non riesco a comunicare con chi dice stronzate del tipo “sì è mafioso ma…” oppure “ha ucciso la sua compagna però lei…”, non riesco proprio a confrontarmi con chi non conosce una mazza del settore senza glutine e crede alle favolette che gli raccontano da 35 anni.

Vogliamo aiutare i celiaci?
Siamo i primi ad essere d’accordo.

Però diamo la libertà ai celiaci di comprare quello che vogliono dove vogliono.
Avete capito bene: da negoziante specializzato e da produttore di alimenti gluten free credo che sarebbe giusto per i celiaci trovare potenzialmente ovunque i prodotti senza glutine.
Anche i supermercati quindi?
Certo, supermercati, botteghe, bar, macellerie, frutterie, chioschi sulla spiaggia, ecc.
Ma lasciamo scegliere al celiaco cosa comprare, e stacchiamo la spiga a queste aziende di lestofanti.

Una lombata è senza glutine?
Le arance siciliane sono o non sono senza glutine?
La spigola è gluten free?

Ecco, allora se vogliamo aiutare i celiaci non facciamogli svuotare la ricetta costringendoli a comprare grassi idrogenati, zuccheri complessi, emulsionanti, stabilizzanti e conservanti.
Mettiamo nel Registro Nazionale Alimenti senza glutine anche tutto quello che è naturalmente privo di glutine: carne, pesce, frutta, verdura, cereali alternativi ai glutinosi, ecc.
E agevoliamo la nascita di una rete di stabilimenti produttivi mono dedicati alle preparazioni senza glutine, che diano al celiaco garanzie non formali ma sostanziali, con le ASL, i SIAN ed i NAS a controllare le strutture, non tutor non professionisti alla volemose bbbbene.
Questa sarebbe Libertà, non quella che vi raccontano mentre vi imboccano merda con una mano e vi mettono i paraocchi con l’altra.

Le farmacie, i negozi specializzati (noi compresi), le aziende del settore che fine farebbero?
Farebbero la fine di tutte le strutture del libero mercato: quelle che apportano valore sopravviverebbero e crescerebbero. Le altre, mestamente, chiuderebbero.

Ecco perché non temiamo la trasformazione del nostro settore…

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Produzione e vendita di prodotti senza glutine
lo shop: Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
il forno: Via Carlo Caneva 40 - Roma
il LAB: forno + shop: Via della Magliana 183 - Roma
www.celiachiamo.com

Consigli alla concorrenza

Thursday, July 3rd, 2014

In Celiachiamo riceviamo continue richieste di affiliazione, partnership, forniture fisse, concessione del marchio, ecc.
Col tempo abbiamo capito che la nostra forza è concentrarci su noi stessi.
Ogni volta che diamo la mano a qualcuno è sempre il caso di ricontarci le dita: non si sa mai ci freghino anche quelle.

Di conseguenza, pur essendo grati di queste proposte, le rifiutiamo tutte.
A noi però piace la condivisione, e dato che nel settore gluten free si vedono sempre più sfaceli, ecco di seguito una serie di consigli alla concorrenza o a chi vuole fare impresa nel settore senza glutine.
Ecco quindi i 10 celiaconsigli di Celiachiamo.

1 - Il celiaco non è stupido
Se sei un ristoratore e ti è venuto in mente di preparare anche la pizza senza glutine, non andare sui gruppi facebook della tua città a far finta di essere un cliente del tuo ristorante, tessendo le lodi di questo meraviglioso nuovo locale, con pizza strepitosa e personale fantastico. Soprattutto se il tuo profilo è pieno zeppo di foto tue in mezzo ai tavoli e con i piatti in mano.

2 - Il celiaco non è doppiamente stupido
Se sei un ristoratore che da poco prepara la pizza senza glutine ed hai pensato bene di farti autopromozione nei gruppi facebook della tua città fingendoti un cliente soddisfatto del tuo locale, e se i celiaci del gruppo ti hanno tanato, non chiedere ai tuoi amici di tornare in quel gruppo incollando il testo zeppo di strepitosi complimenti che gli hai fornito tu, vale a dire le stesse parole con cui il giorno prima eri tu a tessere le lodi del tuo ristorante.
Errare è umano. Ma se perseveri…

3 - Il glutine non fila e non fonde
Se sei un ristoratore che decide di preparare la pizza senza glutine, fatti un giretto su internet, oppure chiama qualcuno dell’AIC, o ancora chiedi al tuo consulente che ti cura l’haccp…guarda, al limite chiama noi di Celiachiamo: abbiamo un numero verde.
Così non costa né a noi né a te informarti del fatto che il tuo forno, nonostante le alte temperature che raggiunge, non brucia il glutine.
Neanche la fucina di Satana brucia le proteine. Fidati.

4 - Il distributore, questo sconosciuto
Se hai un negozio che vende prodotti senza glutine e non sei soddisfatto del margine che le aziende ti riconoscono nei listini che ti applicano, non inventarti che in realtà la tua attività principale è vendere a ristoranti, bar, catering, hotel, ecc così da avere un listino più competitivo.
Le aziende più scemotte ti forniranno quei 4 o 5 punti di sconto in più, ma poi anche loro si renderanno conto che in realtà i prodotti li vendi solo nel tuo negozietto ai consumatori finali, proprio come migliaia di farmacie e negozi specializzati.
Se non hai degli agenti, se non hai una piattaforma logistica, se non hai neanche un furgoncino o un ragazzo che faccia le consegne per te, e soprattutto se ogni volta ordini due o tre cartoni di merce anziché i miliooooni di bancali che promettevi di movimentare, forse, ma dico forse, le aziende se ne accorgono.

5 - Assaggia
Se vendi prodotti senza glutine devi assaggiare i prodotti che vendi.
Se vendevi gelato i gusti li assaggiavi? Se facevi il meccanico sapevi cambiare anche le gomme? Se lavoravi in un museo sapevi a che piano erano le mostre?
Davvero non capisco come si faccia ad avere un negozio gluten free o a lavorare in una farmacia che ha un reparto senza glutine e non ritenere fondamentale l’assaggio di tutti i prodotti.
Assaggia tutto. Oppure chiudi, perchè sei inutile.

6 - Coerenza. Oppure memoria
Le cose sono due: puoi assaggiare i prodotti, capire il tuo gusto, confrontarlo con quello degli altri clienti. Il tutto fregandotene di quanto guadagni su una marca o sull’altra.
Se un prodotto è buono è buono. Se è sano è sano. Se è pieno zeppo di schifezze ma ci guadagni su un bel po’ non è che le schifezze scompaiono per questo motivo.
Consiglia i clienti con sincerità, anche se il consiglio è per te antieconomico.
Altrimenti fai la figura del cretino consigliando sempre prodotti diversi, evidentemente in base a quanto le aziende ti fanno guadagnare di volta in volta.
Fai prima ad essere sincero e coerente ed a consigliare quello che davvero consideri il prodotto migliore.
L’alternativa è ricordarti le cazzate che racconti.
Vedi tu cosa ti conviene.

7 - Briciole. Briciole ovunque
Se hai una gelateria o fai tutto senza glutine oppure la contaminazione è certa.
Non mi interessa cosa dicono i protocolli dell’AIC.
Questo è il mio blog e questi sono i miei consigli.
Se non ti piacciono segui le bibbie altrui.
Ma considerando che il mondo della gelateria lo conosco bene, deve ancora arrivare qualcuno che mi convinca che basta avere palette separate per ogni vaschetta, oppure sciacquare ogni paletta, o altre menate del genere.
Io credo, anzi sono sicuro che sei fai coni con e senza glutine, se fai gusti con e senza glutine, se hai un mantecatore in cui passano tutti i gusti (glutinosi e non), beh, puoi sciacquare al massimo la tua coscienza. Il glutine a casa tua c’è eccome, di conseguenza non puoi garantire un bel niente ad un celiaco.
Il gelato naturale non prevede glutine nel suo protocollo. I gusti glutinosi, come chese cake o tiramisù, puoi farli tranquillamente gluten free per tutti.
Ho assaggiato cialde per coni senza glutine preparate artigianalmente davvero molto buone.
Se vuoi intraprendere la strada del gelato senza glutine fallo per bene.
Altrimenti prepara il gelato con le polverine e lascia stare i celiaci.
Hai altri potenziali 99 clienti su 100 da prendere per il culo.

8 - Non farti ricattare
I clienti sono tutti uguali: se dai loro 10 ti chiedono 15, se fai una eccezione in men che non si dica l’eccezione diventa la norma, perchè se l’hai fatta una volta vuole dire che la puoi fare sempre.
I celiaci hanno un buono o ricetta mensile da spendere nelle farmacie e nei negozi specializzati convenzionati.
Per legge non puoi anticipare le ricette dei mesi successivi a quello in corso.
Per legge non puoi passare la birra come prodotto mutuabile.
Dai, è semplice: non anticipare ricette e fai sempre pagare i prodotti non mutuabili come la birra.
La tua concorrenza se ne frega, anticipa le ricette di Agosto 2046 e passa sotto ricetta fiumi di birra, salsa di soia, sughi pronti, solari, dentifrici, pannolini, trucchi e parrucchi?
Sei tu che te ne devi fregare: segui la tua strada, spiega al cliente le regole senza imporle.
Parla col tuo cliente. Se è vero che ti chiede sempre di più è anche vero che con buona probabilità capirà che queste regole sono sensate.
Fare figlio e figliastro ti rende ricattabile. E se sei ricattabile, prima o poi verrai ricattato.

9 - Ristorante gluten free. Ma chi te l’ha chiesto?
Molti ristoratori quando descrivono il fatto che sono attrezzati anche per il senza glutine lo fanno come un missionario racconterebbe della costruzione di una scuola di paglia e fango.
La vera domanda è: ristoratore, ma a te, chi te l’ha chiesto di servire un celiaco?
Meglio confessare di non essere attrezzati o non garantire neanche l’acqua minerale piuttosto che far star male le persone.
Se quindi nel tuo ristorante o nella tua pizzeria vuoi aggiungere la cucina senza glutine, lo fai per soldi, non nasconderti dietro ad un dito, dietro alla celiachia di un tuo parente o altre motivazioni ridicole.
Via quindi quegli occhioni da cucciolo di foca bastonato ed abbandonato sulla riva quando il cliente si accorge che non hai le cucine separate, non hai due forni, non hai bollitori separati, ecc.
E via anche quell’arroganza difensiva che in molti usano come arma all’insegna del “già è tanto che qui prepariamo…”.
“Già è tanto che qui prepariamo…” una sega.
Fai le cose per bene: prendi il corso AIC come una scuola materna.
E considera che il tuo obiettivo è laurearti.
Chi scrive su queste pagine ritiene che non sia minimamente possibile parlare di “garanzia” o “sicurezza” in un locale in cui il glutine entra.
Anche se pochi lo sanno, Antoine Lavoisier, il padre della chimica, era anche lo zio della celiachia.
Si narra che una volta disse:

“Se il glutine si crea, il glutine non si distrugge: il glutine si trasforma”.

Qualche discepolo sempliciotto, non conoscendo questo coso chiamato glutine, per sua comodità scrisse “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Ecco, in sostanza la legge di conservazione della massa nasce da una glutinosa botta di culo…
AIC correttamente parla di “locali informati”, non di “locali sicuri”.
Tu ristoratore devi quindi informarti ben oltre il corso, organizzare la tua pianificazione di lavoro separando al massimo le produzioni anche nei tempi di realizzazione oltre che negli spazi.
Il celiaco non è stupido. Se lavori con qualità ti premierà con la certezza più assoluta.

10 - Divertiti e fregatene
Se hai deciso di fare impresa nel settore senza glutine non stai per realizzare una attività commerciale che ha immediati rientri economici.
Non sei un innovatore.
Come te ogni celiaco, ogni parente di un celiaco, ogni fidanzato di un celiaco, e così via, ha pensato che sarebbe una buona idea fare qualcosa nel settore.
E’ vero che aprono in tanti, ma purtroppo è vero che chiudono anche in tanti.
Di conseguenza il nostro ultimo consiglio è di pianificare per bene, di fare un business plan serio, di non affidarsi ad incantatori di serpenti che ti vendono scatole vuote.
Ma soprattutto il nostro ultimo consiglio è di non scoraggiarti.
Crea qualcosa di divertente, non necessariamente qualcosa di nuovo.
Fregatene di tutti, tranne dei tuoi affetti.
Porta quello che sei nel tuo lavoro, senza paura che non sia commerciale, che non sia politically correct, che non sia giusto visto che hai deciso di stare al pubblico.
Prendi spunto senza invidiare. Non sentirti mai migliore. Non lo sei.
Il cliente non ha sempre ragione. Neanche tu.
Chiedi scusa. Ringrazia.

E in bocca al lupo.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

Il buon anno (passato) di Celiachiamo

Sunday, December 29th, 2013

Come ogni anno, o quasi, faccio gli auguri per l’anno passato.
Serve a memoria per l’anno a venire, per renderlo più preparato, più consapevole, più scontato.
Quindi diverso. E migliore.

Buon anno ai miei clienti. Anche a quelli che preferiscono lasciare un credito di 20 centesimi pur di non pagarne 10 oltre la ricetta. Senza di voi dovrei andare più spesso in banca a prender gli spicci.
E a me quelli della banca stanno parecchio sulle balle.

Buon anno a quella persona che il 25 Dicembre, alle ore 12:10, ha chiamato in negozio.
E scusa se non ti abbiamo risposto.

Buon anno a chi viene sempre e da sempre il Lunedì, anche se sempre e da sempre il Lunedì siamo chiusi.
Forse nel 2014 apriremo anche il Lunedì, quindi è innegabile che state avanti ed avete sempre creduto in noi.

Buon anno a chi si stupisce della scadenza breve del pane fresco.
Solo un gol di Totti a tempo scaduto ed in fuorigioco mi appassiona di più.

Buon anno ai nutrizionisti super esperti e super prezzolati, che fanno i complimenti ad una pasta realizzata con l’aggiunta di mono e digliceridi degli acidi grassi per la qualità delle materie prime scelte.
Non valete neanche il piatto di lenticchie per cui vi siete venduti.

Buon anno a quella cliente che ci ha regalato la foto di un albero che ha le radici al posto delle foglie e le foglie al posto delle radici. Quello che ci ha detto non me lo scordo. E lo tengo per me per non rovinarlo.

Buon anno all’associazione italiana celiachia. Un Giano bifronte che da una parte mi meraviglia sempre di più nella passione e nell’impegno dei tanti volontari che sensibilizzano, volantinano, convincono ristoratori, tranquillizzano i neo diagnosticati, spiegano spiegano ed ancora spiegano. Bravi.
Dall’altra parte invece si dimentica spesso di essere onlus, ricordandosi benissimo come si fa ad essere lucrativi e perdendo di vista l’utilità sociale. Solo per dare un paio di consigli, si puntasse alla diffusione della scritta “senza glutine” in etichetta anziché all’inserimento in prontuario e si permettesse l’uso della spiga sbarrata gratuito o giù di lì, altrimenti rimangono a crederci in due o tre al massimo che uno degli obiettivi dell’associazione è la diffusione della conoscenza della celiachia e la normalizzazione della vita del celiaco.

Buon anno a chi tenterà di commentare questo post e proverà a screditarlo, magari su pagine facebook da cui siamo stati cacciati perché dicevamo la verità. Un paio di volte, per errore, vi ho dato la mano.
Ho fatto bene in seguito a ricontarmi le dita.

Buon anno a chi si è fatto i chilometri sotto la pioggia per venirci a regalare un sorriso il giorno dell’inaugurazione del primo forno Celiachiamo: chiamare clienti questi amici è sbagliato.
Ed è bellissimo alzarsi la mattina per esservi utili.

Buon anno a quei professoroni che se hai le analisi sballate ti dicono di mangiare solo Schar.
Non so se siete più scemi voi o chi vi da retta.

Buon anno a chi asseconda la nostra idiozia e si diverte con noi a farsi foto assurde con nani di cartone e corna da renna, prova a vincere pizze pronosticando chi segnerà per primo al derby, è così scaramantico che anche con 40 di febbre passa in negozio il giorno prima di ogni partita perché mesi fa lo ha fatto e la sua squadra ha vinto, legge le newsletter e dice in cassa le parole chiave per avere l’extra sconto, ci tagga su torte e dolcetti vari oppure ci chiama per chiederci i consigli sul ristorante dove andare quella sera.

Buon anno a chi entra in negozio e ci chiede quale pasta mangia la Canalis perché ha sentito che la dieta senza glutine fa bene, visti i risultati che ha sulla bella Elisabetta.
Rimangono male quando rispondiamo che vendiamo pane e pizza e che per i miracoli deve andare sempre dritto senza girare mai.

Buon anno a chi ci chiede sempre se il 15 Agosto siamo aperti. Loro fanno le vacanze intelligenti e proprio il 15 sarebbe comodo fare una spesa di riassortimento.
Noi li assecondiamo dicendo che siamo aperti, apertissimi.
Ma che è necessario bussare forte. Moooolto forte.

Buon anno a chi entra timoroso, scoglionatissimo e triste perché è convinto che tutti i prodotti senza glutine siano schifosi come quelli che ha assaggiato fino a quel momento.
Poi quando ritorna sembra il testimonial della Mentadent per il sorriso che sfodera.
Il più simpatico del 2013 è stato un omone di 130 kg che con un leggeriiissimo accento romano apostrofava alcuni prodotti con allegoriche e bucoliche definizioni ed invitava le nostre sorelle a mangiare alcuni dei prodotti in esposizione. Lo abbiamo orientato nei suoi acquisti ed al suo ritorno ha aperto la porta, mi ha cercato con lo sguardo e trovandomi mi ha detto: “A fratè, fatte fa na foto, te vojo portà in giro come n’santino”. Era il suo modo per ringraziarmi.

Buon anno a quei medici che ai pazienti che hanno fatto le analisi del sangue, risultate positive, consigliano di fare la gastroscopia privatamente con loro.
Dicono al paziente che è meglio dare 150 euro a loro e fare la gastroscopia subito, così da avere subito le ricette ed iniziare la dieta, piuttosto che attendere i tempi tecnici del loro ospedale e continuare magari per due mesi ad intossicarsi con il glutine in attesa della gastro confermativa.
Al paziente dicono che gli basta un mese di ricette per recuperare quello che spendono per la gastroscopia fatta privatamente, quindi fare la gastro con loro risulta anche economico.
Buon anno anche a voi, che mi fate schifo come poche cose al mondo.

Buon anno alle aziende che scrivono “nuova ricetta” sulla scatola, ma l’unica cosa che cambiano è la grafica della scatola stessa, perché il prodotto è rimasto identico.
Non basta la presa per il culo sui prezzi, dobbiamo sorbirci anche questo marketing da due lire.

Buon anno a chi ci porta in assaggio il suo pane, la sua pizza, i dolci che realizza in casa.
Siete la parte bella del nostro lavoro, addolcite le parti più amare e scaldate davvero il cuore.

Buon anno ai nostri cari, a chi vive, è causa e scopo dei nostri sorrisi.
E buon anno ai rosiconi ed ai gufi che non riusciranno a spegnere i nostri sorrisi.
Neanche nel 2014.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

Il celiaco e don’t Chisciotte

Monday, December 9th, 2013

Riceviamo, in media, una email al giorno di qualcuno che ci chiede se è possibile aprire un “negozio per celiaci” sotto il marchio Celiachiamo.
Non credo che ci scrivano perchè siamo particolarmente fichi.
Credo scrivano ai primi 10 trovati su google.

Il 90% di chi ci scrive è celiaco. Ha pensato a quanto è difficile trovare i prodotti nel paesino di 500 abitanti in cui risiede, ed ha valutato come una ottima opportunità di business aprire un negozio tutto senza glutine.

Il restante 10% è formato da parenti di celiaci o da rampanti startupper, termine inglese molto comodo, perchè in effetti startupper è una sola parola, mentre “giovane squattrinato che ritiene di aver avuto una grande idea innovativa e che se la prende con il mondo perchè questa idea non gli viene finanziata come invece avviene in America dove un ragazzino se ha un garage ed un pc in pochi anni diventa il CEO della Apple” sono 49 parole.

Anche su Facebook sono tantissimi quelli che dichiarano di aver fiutato il business, guardano al farmacista che vende prodotti gluten free quasi fosse un nazista del ‘44 che tra un’opera d’arte e l’altra si è accaparrato pure il suo pane ed i suoi biscotti, e glieli rivende, l’infame, grattandoci sopra un saaaaacco di soldi.
Da fenomeni del geomarketing in tanti si lanciano sui social network fornendo agli utenti informazioni di tale strategicità che è ai miei occhi misterioso come non li seguano orde di capitani d’industria.
C’è chi afferma che a Lagonegro, in provincia di Cosenza, c’è solo un negozio che vende prodotti per celiaci, ed a suo giudizio ha uno spazio troppo limitato.
Sarebbe un bel business aprire un negozio senza glutine con una metratura ben più ampia.

Anche a Sacrofano, in provincia di Roma, tuuuutto il business del gluten free è in mano ad una sola farmacia. Una vergognosa situazione di egemonia che andrebbe debellata con della sana concorrenza, se solo si avessero quei 5 o 6mila euro per metter su un bel negozietto coi fiocchi.

I migliori segugi del business li vedo invece quotidianamente in uno dei negozi Celiachiamo in cui mi trovo: A Roma Nord, a Roma Sud, al forno di Tiburtina o a Terni è lo stesso.
Può cambiare la fisionomia ma li riconosco dall’infallibile naso per gli affari.

Vedono il tuo negozio con un po’ di clienti dentro e ti ammiccano dicendo: “Bella idea che avete avuto eh?”, oppure ti snocciolano perle di antica saggezza del tipo “Eh mica male, no? Ci sono sempre più celiaci…”.
I più audaci si lanciano in outing estremi e si confessano con chi stacca loro le fustelle in quel momento: “Anche io avevo avuto una idea del genere, magari mettendo anche prodotti senza latte, senza uova, ecc”.
I miei preferiti sono però quelli che definirei “gli esploratori“, vale a dire quelli che ti domandano: “Lo sai che mancherebbe qui? Lo sai che ci vorrebbe? Lo sai con cosa faresti il botto vero?”.
Non importa la tua risposta. Puoi replicare “Illuminami”, oppure puoi tacere e non guardarli proprio, puoi raccogliere l’assist e rispondere l’agognato “Che cosa?!?”, ma in ogni caso l’esploratore ti dirà

Il prodotto fresco.”

Pochi minuti dopo lo vedi uscire dalla porta del tuo negozio che neanche Freddie Mercury a Wembley nell’86 se la tirava così tanto per quanto se la sentiva calda.

Quello che però fa incazzare più di tutti i miei colleghi negozianti (ho tanti amici titolari di negozi avendo fatto per anni distribuzione) è il cliente, quello che viene da te costantemente a far la spesa, quello che ha più rapporto con te, che ti comincia a chiedere quanto ci si guadagna sui prodotti, se è difficile la burocrazia per l’autorizzazione al ritiro delle ricette, quanto costa una prima fornitura di assortimento misto, se è poi così indispensabile avere il magazzino, e soprattutto, che ricarico si ha sui prodotti.

A te che leggi sembra strano lo so, non ti verrebbe mai in mente di chiedere ad un macellaio quanto scarto ha su una bistecca di chianina, di consultare il tuo parrucchiere sul miglior posto dove poter comprare delle forbici professionali, di andare dal tuo gelataio e chiedergli se ti passa i contatti di tutti i fornitori, l’agente che gli ha venduto i macchinari e la scuola da gelatiere che ha frequentato l’anno prima.

Un celiaco no.

Non ti dice quanto guadagna lui (sarebbe indelicato), non ti da un euro oltre la ricetta neanche se si trova nel deserto del Gobi in evidente stato di disidratazione e tu hai una bottiglia da 100 litri di acqua fresca che sottoponi alla sua attenzione.
Un celiaco compra da te 600 tonnellate di farina mutuabile e quando, tutte le volte, prende anche il lievito da prontuario AIC e tu gli ricordi che il lievito non è mutuabile e costa 60 centesimi ti dice una delle seguenti frasi, scegli quella che preferisci:

  • Porca miseria ho dimenticato il portafogli nello scooter
  • Vabbeh, il lievito lo prendo la prossima volta che tanto mi sa che a casa sono piena
  • Ah ma il lievito non lo passano? Che vergogna…
  • Ma in farmacia mi sembra che la volta scorsa l’ho preso con la ricetta
  • Non puoi mettermi quei 60 centesimi a credito sulla nuova ricetta che ti porterò?
  • Ed ora come si fa?
  • Vabbeh il lievito non lo prendo, tanto dopo devo passare comunque al supermercato

Il celiaco no. Il celiaco ti deve fare i conti in tasca.
Non paga nulla, non spende nulla, si lamenta (anche a ragione) sui prezzi che non paga, ma in ogni caso è sempre un guru del marketing strategico: saprebbe fare meglio di te, se non apre un negozio è solo perché “ad averci pensato primaaaaa” (anche se dichiara di averci pensato da secoli, appena diagnosticato), e soprattutto, anche quando sa quale è il tuo ricarico sui prodotti, questo ricarico è sempre e comunque vergognosamente alto.

Anche Pulcinella, i muri, i sassi, persino l’AIC (pensa te), sanno che negozi e farmacie lavorano con uno sconto medio del 30%.

Sacrilegio. Ti stai arricchendo sulla salute dei celiaci.

Sarà per questo che ci si vorrebbero “arricchire” anche loro? Va a sapere…

In ogni caso, per non dilungarmi troppo tralascio i mille aspetti psicologici, spesso anche divertenti nell’analisi (che magari farò in altri post) che ci sono prima durante e dopo questo processo esplorativo di tanti celiaci nell’approccio al farmacista od al negoziante che gli vende i prodotti senza glutine.

In questa sede mi interessa capire l’aspetto matematico, finanziario, o se preferite terreno, ciccioso, carnale, venale, monetario, lucrativo.

Teorema: il celiaco si lamenta dei prezzi dei prodotti senza glutine.

Postulato: il celiaco ritiene la marginalità, il guadagno, il profitto (chiamiamolo come volete) che negoziante e farmacista hanno su questi prodotti, esageratamente alto, vergognosamente alto, colpevolmente alto, schifosamente gonfiato.

Lascio da parte tutti i costi del farmacista e del negoziante. Non solo non li quantifico ma neanche li elenco, altrimenti do l’impressione di dire attraverso il non affermare che si sta, al contrario, dicendo.

Ritornando alla questione matematica, sul teorema credo che siamo tutti d’accordo.

Questo blog ha come argomento del 90% dei post i prezzi artificialmente alti dei prodotti gluten free.
Blog o non blog, è in ogni caso innegabile che i prezzi siano schifosamente alti. Basta fare un viaggio all’estero e notare la differenza.

Eravamo partiti però dall’interesse che tanti hanno sul business dei negozi e delle farmacie che vendono i prodotti senza glutine.
All’inizio, vedendo che un kg di farina costa € 6,50 è naturale pensare che magari il negoziante paga quella farina 2 o 3 euro al massimo, e quindi che, trattandosi di un mercato di nicchia ma in crescita, con i celiaci si può realizzare un bel gruzzoletto.

Se però il negoziante ti dice che quella farina da kg la paga più di € 4,50, come è matematicamente possibile dare al negoziante del ladro o della sanguisuga?

Che poi ripeto, è curioso e dissonante da una parte questo giudizio negativo del settore da parte dei celiaci, dall’altra questo interesse commerciale per lo stesso.
Non me ne vogliano gli amici negozianti celiaci che conosco da prima che aprissero i loro negozi.

Però quando ascolto Rino Gaetano e sento cantare la frase “Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri” è a loro che penso più spesso.
Da celiaci promettevano battaglie sull’abbassamento dei prezzi, sui ricarichi giusti, e blablabla, poi alla fine me li ritrovo da colleghi negozianti su facebook a scrivere a me in privato come è possibile che tutti i mesi nei negozi Celiachiamo abbiamo mediamente 30 prodotti scontati fino al 50%…

Credo quindi di aver trovato non solo la quadratura del cerchio, ma anche di aver finalmente identificato una patologia correlata alla celiachia di cui nessuno, neanche i professoroni oni oni oni, aveva mai dato traccia.

Che sia Marsh 1, 2 oppure 3, a tutti i livelli di atrofia dei villi intestinali deve necessariamente corrispondere una atrofia matematica di tipo 1, 2 oppure 3.

Il celiaco critica la pizza senza glutine a 6 euro pur sapendo che il forno deve essere monodedicato, che i costi di produzione sono molto più alti, che le possibilità di vendita di quella pizza sono di molto inferiori a quelle della sorella pizzosa glutinosa?

Benissimo, lo stesso celiaco, anche se sa che la marginalità di quella pizza per il ristoratore è più bassa di quella della pizza glutinosa, criticherà sempre e comunque quella pizza, il suo prezzo, ecc.

La pizza glutinosa costa magari 5 euro ed il pizzaiolo guadagna 4 euro su quella pizza?
Beh, lo stesso pizzaiolo è ladro solo quando vende a 6 euro la pizza senza glutine pur guadagnandone “solamente” 3 di euro su quella pizza. E’ una battaglia persa. Il celiaco la penserà sempre così.

Apprezzate la mia buona fede.

Nel forno Celiachiamo realizziamo solamente prodotti senza glutine.

La nostra pizza margherita, per rimanere in tema, è artigianale, ad alta lievitazione, stesa a mano, realizzata espressa da noi (niente basi surgelate), senza schifezze nel mix di farine che ci facciamo da soli, ecc ecc.

Ah dimenticavo: costa 5 euro.

Cosa criticano i clienti?

Criticano che facciamo pagare 2 euro la birra estrella che trovi in frigorifero.
Sembra che al supermercato l’abbiano vista ad 1,80 euro.

Addirittura si narra che in Spagna costi un euro.

Non importa che noi l’estrella la paghiamo € 1,60, non importa che non è una Nastro Azzurro e che non ha quindi il mercato di una Nastro Azzurro, non importa che la serviamo fredda, non importa che sulla nostra pizza a 5 euro guadagniamo 10 volte quello che guadagniamo sull’estrella.

E’ troppo pagare 2 euro l’estrella.

L’atrofia matematica fa criticare al celiaco l’estrella a due euro da noi, ma gli fa tollerare la lattina di coca cola a 3 euro in spiaggia, la fanta alla spina a 5 euro (ma con la fetta di arancia eh!) al pub il Sabato sera, così come il biscottino dell’happy farm a 100 euro al kg (non scherzo, sviluppa al kg il prezzo di un doblone happy farm) che prende sotto ricetta.
Non si critica cioè chi vende prodotti con marginalità tra il 600 ed il 1000%.
Anzi, il celiaco non se ne accorge proprio: è l’atrofia matematica!

Considerando quindi che chi apre una attività per celiaci è geneticamente ladro e disonesto, mi chiedo spesso se un celiaco abbia un lavoro oltre a quello di essere celiaco, se guadagni su questo lavoro e soprattutto quanto guadagni su questo lavoro.

Il mio dentista non è celiaco, ma per una carie il mese scorso mi ha chiesto 160 euro.

Il mio commercialista non è celiaco, ma per la contabilità solamente di un mio negozio si prende 650 euro al mese.

Il parrucchiere della mia ragazza non è celiaco, ma sembra che per un taglio ed una piega chieda 90 euro.

Neanche il negoziante dove ho comprato la mia ultima felpa è celiaco, ma prima dei saldi costava 140 euro, poi l’ho trovata a 70.

Andando da un negozio all’altro ho bucato un gomma. Il gommista per levare il chiodo che l’aveva bucata e ripararla con un apposito gommino mi ha chiesto 25 euro.
Mentre mi rigonfiava la gomma mi son dimenticato di chiedergli se per caso era celiaco.

L’impiegato delle poste non è celiaco, ma se dividi il suo compenso per il numero di ore lavorate, guadagna il 45% più di me.

Ma non è che niente niente…..qui il celiaco sono io?!?

:)

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

L’ABC del senza glutine ed il panino del McDonald’s

Monday, August 12th, 2013

E’ di questi giorni la notizia che McDonald’s Italia ha iniziato a proporre anche un panino senza glutine.
Realizzeranno in versione gluten free il classico panino carne+salsa.

Wow! Penserai tu.
Sai che noi siamo per l’alimentazione sana, per lo slow food, per il bio, per l’assenza dei grassi idrogenati, ecc ecc, giusto?

Quindi ti aspetti da noi una bocciatura in toto, non è vero?

In realtà no: Wow! Penso anche io.

Personalmente credo sia un ottimo passo in avanti.
McDonald’s con il suo panino senza glutine crea possibilità di normalità, e già questo mi basta.

Non mi dilungo sulle componenti gustative, psicologiche, sociali, ecc che nascono dal panino gluten free, così come non mi va di annoiare (ed annoiarmi) parlando dello junk food (ossia del cibo spazzatura), delle porcherie che si mangiano nei fast food, dei nutrizionisti che sconsigliano questi cibi, dei film e delle inchieste stile “Super Size Me” che, a ragione, demonizzano questo tipo di alimentazione.

Mi interessa la creazione delle possibilità.
La creazione delle possibilità mi ha portato a pensare di aprire il primo negozio Celiachiamo.
Chi pensa che in realtà lavoriamo oltre 60 ore a settimana per arricchirci sulla salute dei celiaci si aprisse semplicemente un negozio specializzato invece di fare il rivoluzionario da tastiera.
Solo poi torni qui a commentare.

A mio giudizio quindi, per un celiaco poter avere McDonald’s come possibilità è una cosa più che positiva.
Al singolo celiaco scegliere se è o meno opportuno mangiare il cibo di McDonald’s.

Credo che la libertà sia la possibilità di fare delle cose, non necessariamente farle.

Anche un tipetto magrolino qualche anno prima di questa mia massima aveva detto qualcosa in merito a questo. Mi sembra si chiamasse Gandhi:

Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.

Ecco, il celiaco italiano non è libero. Neanche di sbagliare.
E ovviamente finisce che sbaglia comunque.

Non è libero perché non è abituato a pensare con la propria testa.
Forse questo è un problema dell’italiano tout court, non solo del celiaco italiano…

Diciamo allora che il celiaco italiano, che parte svantaggiato (in quanto italiano, non celiaco!), è immerso in un sistema clientelare, in una complessità fittizia, in una maglia burocratica fitta e carbonara, insomma in una pastetta tricolore che ne mina, per l’appunto, la libertà.

Oggi mi sento forte con le citazioni, quindi vi snocciolo questa, che non mi piace per niente, ma che rappresenta appieno quel sistema che descrivo in questo post, ma che a pensarci bene è il filo conduttore di buona parte di questo blog:

La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono.

Non a caso in Italia appena un massone come Montesquieu (è sua l’ultima frase) dice la sua, noi facciam di tutto per seguire questi insegnamenti, creando leggi e leggine, cavilli e protocolli, nominando responsabili pubblici che a loro volta ne nominano di privati, tutor, contro tutor, vigilantes, ominicchi e quaquaraquà.
Tutti a controllare, invece che a lavorar per bene.

Di fatto quindi, in Italia creiamo leggi per controllare gli altrui diritti.
In teoria invece, si dovrebbero far leggi per ampliare le altrui possibilità, facendo finire la tua libertà proprio dove inizia la mia. Martin Luther King docet.
Ma questa è un’altra storia.

“Ma di che parli?”
e
“Cosa c’entra la celiachia?”

Mi potrebbero chiedere gli stoici che son arrivati fin qui seguendo i miei deliri.

Celiaci miei, andate all’estero. Scegliete un Paese qualsiasi, potete andare in Austria, in Inghilterra, in Spagna o se vi piace farvi 12 ore di volo arrivate sino in Nuova Zelanda.

Il senza glutine è una cosa semplice.
Vai in Austria e la Farina Schar costa, nella via principale di Vienna, il 56% in meno che da noi a Bolzano, dove Schar ha sede e stabilimento di produzione.
Vai in Inghilterra e trovi da Tesco (supermercato diffusissimo) il pane in cassetta senza glutine, a prezzi competitivi per noi che ragioniamo in euro, figuriamoci per i celiaci inglesi che pagano in sterline.
Vai in Spagna ed il panino gluten free da McDonald’s c’è da anni, è la loro normalità.
Vai in Nuova Zelanda e trovi più pizzerie senza glutine lì che a Napoli, dove la pizza l’hanno inventata.

Il senza glutine, dove è regolato dal mercato, funziona.
L’alimentazione fuori casa funziona, è normale proporre un pasto senza glutine perché esistono dei protocolli appositi di stoccaggio della merce e di trasformazione della stessa. Anche da noi ci sono questi protocolli (sono regolati dal piano HACCP obbligatorio per chiunque abbia a che fare con gli alimenti) ma le nostre ASL, i nostri SIAN (servizio igiene alimenti e nutrizione) e le nostre Regioni sono così ignoranti che hanno bisogno di chiedere alle associazioni di volontari di preparare dei corsi ai ristoratori, di “prestare” alle istituzioni i medici dei loro comitati scientifici, di controllare che il territorio non intossichi i celiaci.

Follia allo stato puro.

Ecco quindi che in Italia il senza glutine non è regolato dal mercato, i prodotti li trovi a prezzi altissimi perché c’è la ricetta, il celiaco medio non capisce una mazza sul sistema ricetta-prezzi alti e sui canali di approvvigionamento prodotti volutamente controllati (lobbies farmaceutiche, Regioni che pagano tardi così guadagnano anche le banche che anticipano i crediti, doppio confezionamento dei produttori, ecc ecc).

Da noi una pizzeria che fa senza glutine sembra un unicorno in una valle di asinelli, se non fa corsi inutili, se non accetta di essere controllata da volontari non professionisti, se non si inserisce in un sistema di loghi e loghetti che fa acqua da tutte le parti, beh, se non inizia questa ridicola gincana, non può servire un celiaco.

Ritornando al McDonald’s, in alcune regioni (Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria) l’azienda non può ancora (Agosto 2013) proporre il panino gluten free perché hanno creato delle leggi locali per cui è obbligatorio fare un apposito corso prima di poter servire un celiaco.

Che c’è di male a fare il corso? Così imparano a servire un celiaco senza contaminazioni, giusto?

Vi hanno insegnato a pensare questo, e siete liberi di credere quel che volete.

Ma sappiate che esistono già i protocolli per servire un celiaco, che abbiamo già un sistema territoriale composto da professionisti che per lavoro devono controllare, vigilare, e verificare le garanzie.
Abbiamo già una normativa che non ti permette di dire che prepari cose “senza glutine” così, semplicemente scrivendolo su un cartello con il pennarello.

E’ dal 1986 che è istituito presso il Ministero della Salute “l’elenco pubblico delle ditte commerciali e dei produttori che abbiano riportato condanne con sentenza passata in giudicato per reati di frode e di sofisticazione alimentare”.

Insomma si rischia penalmente, ma da noi, come già ricordato, le leggi sono fatte per controllare i diritti altrui.
Invece di far lavorare i SIAN, le ASL, gli ispettori professionisti, i municipi, i comuni, le province e le regioni, da noi si rende indispensabile un corso in cui ti dicono cose che qualsiasi essere pensante che ha in mano un mattarello dovrebbe sapere. Basta annuire con la testa e dopo un paio d’ore via, sei pronto ufficialmente a preparare cose senza glutine.
Il celiaco stia pure tranquillo: in caso di segnalazioni verrà inviato un volontario tassista od un carpentiere volontario a controllare le procedure del ristorante in questione.
Professionisti dell’alimentazione, insomma.

Ecco quindi che ci abituano a pensare alla complessità: i ristoratori sono ignoranti come zappe, la contaminazione è più che probabile, è necessario un nuovo sistema di garanzie, ecc.
Tutto questo solo da noi, perché dalle altre parti i celiaci hanno la pancia a palloncino come nel Saharawi.

Da questo ne deduco che in Inghilterra i ristoratori sono tali solo perché ingegneria aerospaziale a Londra è una facoltà a numero chiuso.
A Vienna i prodotti costano di meno perché fa più freddo, i prezzi quindi sono congelati da anni.
A Barcellona McDonald’s riesce a spiegare al ragazzo come tagliare a metà un panino gluten free della Proceli. A Firenze questa cosa è tremendamente complicata.
Ad Auckland una mutazione genetica deve aver creato pizzaioli gluten free come se piovesse.

Ovviamente, i prezzi dei prodotti senza glutine all’estero, appena entra un italiano, si dimezzano per poi ritornare magicamente normali. Hanno creato un italian celiac detector.

Ovviamente, i celiaci di tutto il mondo si sentono male ogni volta che mangiano fuori casa, in quanto i ristoratori non hanno fatto alcun corso.

Oppure forse, ma dico forse, questa complessità del senza glutine, questa burocratizzazione di un panino, è funzionale a dar da mangiare ai soliti noti. E si tratta di panini con tanti zeri alla fine.

In un Paese in cui le dinamiche vengono regolate dal mercato ed in cui la libertà è il diritto di fare davvero ciò che le leggi permettono perché le leggi che sono state create sono anche applicate, si lavora tutti perché vi sia un controllo sull’applicazione delle stesse.

McDonald’s ed il suo panino senza glutine hanno dimostrato che dove il gluten free diventa economico per la struttura che lo vuole proporre (perché è il mercato, cioè la gente, a richiederlo in massa), è tutto interesse della struttura proporre l’allargamento al gluten free del servizio standard.
Senza chiedere niente a nessuno (è inutile se non ridicolo che qualcuno si appropri di vittorie non sue) McDonald’s ha applicato in Italia questa sua politica economica. Niente di più semplice.
Non l’ha potuta applicare (ancora) appieno a causa delle leggine e delle gincane di alcune Regioni che preferiscono demandare esternamente le complessità (che tali non sono) che dovrebbero risolvere internamente.
Da noi è quindi conveniente, invece che andare da A a C passando per la lettera B, fare una deviazione che comporti il passaggio per la lettera I.

La I di Italia, è ovvio.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

Uno Stato Senza Glutine

Saturday, June 15th, 2013


Uff mi sa che stavolta viene fuori un post malinconico.

Io di solito ci provo sempre a far emergere la parte divertente delle cose, del mio lavoro, ecc, ma oggi (00:52 di un Venerdì) evidentemente mi girà un po’ così…

Leggo su Facebook che un negozio sardo che vende prodotti senza glutine ha deciso di chiudere dopo due anni di attività.

La titolare informava i propri clienti degli sconti che applicherà fino a fine mese per dar via il massimo della merce possibile.

Ecchevidevodire…a Roma si dice che “mi è presa proprio a male“.
Traduco per chi vive fuori dal grande raccordo anulare: mi sono sentito sconfortato, abbattuto…insomma parecchio intristito.

Chi conosce Celiachiamo penserà che è normale questa sensazione: chiude un collega, la cosa più naturale da fare è essere solidali con lui/lei.

In questo caso però le mie sensazioni sono state diverse dalla semplice empatia, e sono andate oltre la naturale immedesimazione che porta chiaramente a dire “speriamo di non arrivare a quel punto”.

La pagina fan di questo negozio sardo ha oltre 100 commenti di amici e clienti che ringraziano la titolare e le comunicano il loro dispiacere per la chiusura del loro negozio di fiducia.

La titolare risponde sempre con cortesia che non riesce proprio ad andare avanti, con le spese che aumentano e lo Stato che non paga i suoi debiti ma esige sempre e puntualmente i suoi crediti.

A me non ha colpito questo. Ci sto dentro fino al collo con i crediti sanitari, le bolle, le imposte, gli studi di settore, gli anticipi sulla tassazione del nuovo anno, l’iva ad esigibilità differita, ecc ecc.

Mi ha colpito il commento del papà della titolare, che rinnovava alla giovane figlia la sua fiducia nonostante la sconfitta del negozio ed i soldi persi per strada, ringraziava tutti i clienti e comunicava anche lui il suo dispiacere.

La figlia pochi commenti dopo lo ringraziava e diceva che con forza proverà a non deludere i suoi genitori.

Okok sono il solito verboso e questa volta un verboso-noioso che ha fatto un frontale con Candy Candy che a sua volta raccoglieva tra le sue braccia un cerbiatto morente.

Quello che mi porta a scrivere questo post è una riflessione un pochino più ampia sul tessuto sociale del nostro Paese, e su come il lavoro ci emancipi e ci renda liberi nelle forme, nella responsabilità, nel pensiero, nell’azione. E nelle possibilità.

Ecco, se viene meno questo tessuto, che potremmo paragonare al reticolo glutinoso di un pane o di una pizza, viene meno tutta una maglia di legami tra le persone, i territori, le storie.

Porca puttana, viene meno l’amore. (Ed io mi chiamo celiachiAMO, questa cosa mi colpisce nel vivo)

“E adesso ti sei accorto della crisi?” Mi dirai giustamente.

No di certo, però è adesso che avevo voglia di scrivere queste righe da sociologo de noantri.

Da imprenditore del settore senza glutine, e da alchimista di farine e impasti collosissimi, di doppie lievitazioni, amidi e fecole, mi viene da pensare che se questo Stato canaglia ci distrugge questo tessuto glutinoso di imprese e di storie personali, beh, vorrà dire che noi costruiremo un nuovo tessuto, un nuovo reticolo senza glutine.

Senza Stato.

Ci teniamo le persone, i territori, le storie.

Ci riprendiamo l’amore, non fosse altro perché ce lo meritiamo.

Ed iniziamo a sperimentare una rete di relazioni sglutinate, che all’inizio faranno venire fuori un pane sociale ed una pizza umana dura come un sasso, ma con il tempo e non senza fatica, saranno buone come il pane e la pizza che mi faccio in casa io.

Ovviamente gluten free.

Se quindi ci ho messo anni a capire che non serve il glutine per fare un buon prodotto, forse forse sto iniziando a capire che non serve uno Stato per fare un buon popolo.

O per meglio dire, credo che dobbiamo iniziare a costruire legami, ad impastare facce, cervelli e cuori, nonostante lo Stato.
Anche in sua assenza.

Magari, come spesso mi accade, sono risultato comprensibile solo a me stesso, ma in finale la scrittura serve anche a capirsi, oltre che a raccontarsi.

Facciamo questo tessuto-impasto senza glutine.
Il lievito madre (e padre), lo dice la parola stessa, i più fortunati ancora ce l’hanno.

Il mix di farine lo facciamo con relazioni non economiche.
Ecchecazzo, siamo un paese carbonaro nel midollo, non dovremmo avere grosse difficoltà.

L’acqua siamo riusciti a mantenerla pubblica. Almeno per ora quella non ce la toccano.

Il sale non ci manca: per prenderlo basta far evaporare il mare di invidia che ci circonda.

L’energia delle relazioni, quella che fa stare insieme tutti gli ingredienti, beh quella ce la dobbiamo mettere noi.

E assaggiamo che pane viene fuori.
p.s. Nel nostro piccolo, un po’ di energia per smuovere gli ingredienti la stiamo mettendo. E’ una energia che crea occasioni, possibilità…e normalità.
Vedrete. Speriamo di non deludervi.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

Celiachia, RAI, e dolori di schiena

Thursday, February 21st, 2013

La scorsa settimana abbiamo ricevuto una telefonata di una giornalista di Rai 3 che lavora nella trasmissione Elisir e che ci chiedeva un appuntamento per un servizio sulla celiachia che la trasmissione aveva bisogno di realizzare.

Ci siamo quindi incontrati in negozio, e la giornalista in questione mi ha spiegato che Elisir aveva in mente una trasmissione dedicata alle intolleranze alimentari; all’interno di questa trasmissione volevano dedicare una finestra alla celiachia, avendo anche in studio come ospite un medico milanese e Gaia de Laurentiis, testimonial di AIC (Associazione Italiana Celiachia).

La giornalista fa un giro del negozio e rimane piacevolmente sorpresa dai tanti prodotti esposti.
Mi dice di avere due figli celiaci e che in farmacia non trova tutti i prodotti che invece vede esposti da Celiachiamo.

Mi anticipa quindi che quando verrà con la troupe a realizzare il servizio vorrebbe farmi una domanda su come sono cambiate le possibilità di scelta dei celiaci negli ultimi anni.
Io le rispondo che nei nostri negozi ci sono oramai oltre 1200 prodotti diversi e che fortunatamente rispetto ad anni fa sono davvero molte le alternative di acquisto: sempre più pani, pizze, dolci, biscotti, surgelati, ecc di sempre più ditte, industriali ed artigianali.
Sono i prezzi purtroppo, a non scendere.

La giornalista mi dice che è proprio sui prezzi che mi vorrebbe fare la sua seconda domanda.
Mi chiede come mai i prezzi dei prodotti senza glutine sono così alti.

Io sorrido e le dico che come sempre quando in Italia è la collettività a pagare, chi vende allo Stato non lo fa ad un prezzo di mercato ma gonfia artificialmente i prezzi e chi acquista, in questo caso il Ministero della Salute, non controlla che sta pagando un prezzo artificialmente alto.

La giornalista è intrigata da questa mia dichiarazione, ed incuriosita mi chiede di spiegarle per bene questa storia dei prezzi artificialmente alti imposti dai produttori e del Ministero che non vede non sente e non parla.

Io sorrido per la seconda volta e le dico che già in passato ho avuto occasione di parlare con altri giornalisti, ma a nessuno è realmente interessato far uscire la verità sui prezzi dei prodotti senza glutine, in quanto con mirabolanti taglia e cuci i servizi sulla celiachia a cui nel mio piccolo ho contribuito sono sempre stati tagliati nella parte inerente la responsabilità dei prezzi del settore.
Questa volta è la giornalista a sorridermi ed a rispondermi:

“Guarda che noi siamo Rai3, non abbiamo mica paura di nessuno.”

“Benissimo” replico io, e per i successivi 30 minuti spiego alla giornalista, interessatissima, le dinamiche del doppio confezionamento dello stesso prodotto per negozi e farmacie da una parte e supermercati dall’altra, il rimborso delle fustelle, le procedure di notifica dei prodotti da parte dei produttori, il confronto con i mercati esteri, ecc.

La giornalista si segna tutto e l’unica cosa che mi chiede è di sintetizzare in un solo minuto la mia risposta sui prezzi perché i tempi televisivi del servizio non permettono un approfondimento superiore.

Io allora le comunico che spiegherò solamente che i produttori notificano al Ministero un prezzo artificialmente alto in quanto i prodotti senza glutine sono rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale ed i clienti celiaci comprando con la ricetta non hanno una vera e propria percezione di spesa, non tirando fuori materialmente soldi nei negozi e nelle farmacie dove fanno la loro spesa, ma usufruendo di una sorta di credito a scalare mese per mese.

Continuo anticipandole che citerò il cartello prezzi dei produttori senza nominarne nessuno in particolare, essendo una situazione diffusa, e che dirò che il Ministero della Salute non controlla il prezzo che i produttori notificano, facendo quindi passare come mutuabili prodotti con prezzi al kg stellari, fino a 100 euro al kg per un biscottino.
Lascerò fuori il doppio confezionamento, i tempi di rimborso biblici dei negozianti, il cartello dei prezzi, il confronto internazionale, ecc.

Soddisfatta, la giornalista mi rimanda al Venerdì alle ore 10 per l’appuntamento in negozio con la troupe e mi anticipa che mi chiamerà l’indomani per una ulteriore conferma.

Il giorno successivo effettivamente mi richiama confermandomi il tutto, le due domande, ecc.

Mi dice però che si è confrontata con gli autori del programma e che non hanno valutato positivamente il dare responsabilità al Ministero della Salute, che mi chiede di non nominare nella mia risposta sui prezzi dei prodotti gluten free.

Io le dico che non ne comprendo il motivo, e rilancio dicendole che mi assumo personalmente e come titolare di Celiachiamo.com la responsabilità delle mie affermazioni, non temendo ed anzi essendo disponibile ad un eventuale confronto con la redazione e con le istituzioni, listini di acquisto e dati alla mano.
La giornalista niente, mi conferma la “non opportunità” del tutto.

Al mio rifiuto insiste e mi comunica che in linea con quanto voluto dalla redazione preferisce che il Ministero non venga proprio nominato, e testualmente, mi comunica che:

“le cose si possono far capire anziché dirle in maniera esplicita”

A quel punto io le comunico che a casa mia, a lei, ad Elisir ed a tutta la redazione non farò mettere piede, invitandola a trovare qualcun altro che accetti le loro risposte imboccate e false.

Piccata, la giornalista mi dice che questo mio comportamento non fa il bene di Celiachiamo, in quanto evidentemente sto rifiutando una visibilità importante.

Rispondo che al limite preferisco morir di fame, ma con la schiena dritta.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com