Archive for the ‘Pensieri intolleranti’ Category

Celiachia e Parolacce

Thursday, January 12th, 2012

Tutte le mattine mi alzo, abbraccio la mia compagna, mi lavo, mi vesto ed alzo la serranda del negozio senza glutine in cui lavoro.

E’ il primo negozio “per celiaci” specializzato di Roma, si trova in Via Giulio Venticinque 32/34 in zona Prati. Insieme all’altro punto vendita che si trova in Via Latina 160/162, a San Giovanni, credo rappresenti per chi è celiaco la più vasta offerta di prodotti presente nella Regione Lazio.

Alzo la serranda per fare bene il mio lavoro e per servire i clienti nel migliore dei modi.
Mi trovo di fronte quotidianamente uno spaccato di società.
Il taxista che si lamenta delle possibili liberalizzazioni, il neo diagnosticato che ancora non sa cosa è la celiachia, il bimbo contentissimo per aver trovato il mignon al cioccolato fresco ed artigianale, il ragazzo innamorato di una “amica” celiaca che avendo finalmente trovato il coraggio di invitarla a cena a casa sua vuole fare bella figura e chiede a noi consigli su cosa preparare.

Lavoro tutti i giorni per dare il miglior servizio a queste persone.

Purtroppo devo servire anche altri, ed è a loro che rivolgo le seguenti considerazioni; lo faccio anche de visu, e siccome questo blog ci rappresenta lo faccio anche qui per chi abbia piacere o dispiacere a conoscerci meglio.

Sono tanti i celiaci che ci dicono che:

“è una vergogna che lo Stato non si occupi di noi nel giusto modo”

“è scandaloso che la birra Estrella e la cioccolata Venchi non siano mutuabili”

“è una vera condanna la celiachia, non bastano le lacrime in casa, mi vien da piangere anche a guardare come finisce presto la mia ricetta”

solo chi è celiaco sa cosa significa essere celiaco; non lo auguro a nessuno”

Volto pagina e racconto un altro spaccato di società a cui ho appena finito di consegnare lo scontrino e preparare la busta.

Signora di circa 65 anni o poco più. Potrebbe essere mia mamma: molto curata, occhi buoni.
Le chiedo se ha la ricetta mensile (ossia il buono per l’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine) e lei mi risponde che quei prodotti li paga.
Mentre le faccio il conto mi chiede se mi risulta che sia proprio indispensabile la gastroscopia per ottenere dalla Regione l’esenzione per l’acquisto dei prodotti privi di glutine.

Le dico di sì, il protocollo prevede analisi del sangue e gastroscopia confermativa.
Lei mi risponde che la figlia ha da poco fatto le analisi e risultano positive ai marcatori sierologici specifici (anti-gliadina ed anti-transglutaminasi).

Il bip della cassa scandisce la nostra chiacchierata.

Le ricordo che ai fini dell’esenzione fare dieta gluten free per un discreto periodo e poi sottoporsi alla gastroscopia potrebbe far sì che dalle analisi non emerga atrofia dei villi intestinali, quindi niente esenzione in futuro.

La signora attende un po’ nel replicarmi.
Lo fa con la voce un po’ rotta, dicendomi che al momento il pagamento di quel pane o di quella pizza era il minore dei problemi, avendo appena diagnosticato alla figlia una leucemia linfoblastica acuta.
I medici non reputavano opportuno fare la gastroscopia alla figlia.

Ecco, alle persone che si riconoscono appieno nelle frasi virgolettate scritte sopra, che non in un singolo momento di sconforto ma nel loro quotidiano lamentano queste cose, scrivono sui forum e su facebook invitando la comunità celiaca alla rivoluzione, che si commiserano dal midollo alla pelle in ogni contesto per affermare il loro essere celiaci quindi sfortunati sfigati scarognati ed illuminati direttamente da un faro gigante mentre Gesù Cristo in persona consegna loro il fardello della pesante croce da portarsi appresso giorno dopo giorno.

A queste persone va il mio grande

Andate a Fanculo

Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
Via Latina 160/162 - Roma
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La sottovalutazione di un cervello celiaco

Saturday, October 29th, 2011

Più passa il tempo, più conosco persone, visito aziende, parlo con dirigenti, assaggio prodotti, mi guardo intorno…e più sono convinto che in moltissimi credano che “celiaco” sia sinonimo di “deficiente“.

Proviamo quindi a fornire rivoluzionarie informazioni ai capitani dell’industria gluten free.
Chissà che non migliorino tutto d’un botto.

1 - Un celiaco con buon probabilità nella sua vita pre-celiaca ha assaggiato il pane del fornaio o, ad esempio, un panettone artigianale

Ora chiedo a te, azienda: per quale motivo proponi al tuo consumatore un pane da tennis ed un panettone che se mangiato senza una damigiana d’acqua accanto ti fa rischiare il soffocamento istantaneo?!?
E soprattutto: perché questo pane gomma e questo ignobile panettone non te lo mangi te e tutta la palazzina tua?

Dai ragazzi, scherzi a parte quando andiamo a visitare le aziende o ci capita di incontrare gli agenti oppure i direttori commerciali dei principali marchi del mondo del senza glutine la nostra richiesta è sempre quella di assaggiare i prodotti che ci presentano.
A parole ci descrivono questi prodotti come il miglior pane, la migliore pizza, ecc ecc. Non ti nascondo che ci rimangono un pochino male quando ci capita di confessare che non daremmo quel pane neanche al cane malato del nostro vicino di casa… :)

Ultimamente ci stanno inviando dei campioni di panettoni nel nostro negozio senza glutine di Roma.
In seguito all’assaggio, abbiamo deciso di non buttarli perché in caso di un nuovo nubifragio che colpisca la capitale siamo certi che siano utili nell’assorbire anche il più pesante straripamento del fiume Tevere…

Fortunatamente sono sempre di più le aziende che al contrario di quanto descritto realizzano prodotti di buona o ottima qualità. Spesso, anche se non sempre, si tratta di aziende artigianali ed un pochino più difficili da trovare, ma il gusto di certo ne guadagna.

Quello che non mi spiego è come sia invece possibile per molte altre aziende lanciare sul mercato una serie di prodotti oggettivamente immangiabili. Solo per fare un esempio, nessun panificio glutinoso metterebbe mai in commercio un pane che appena aperta la confezione emana un odore di alcool neanche fosse un pane al whiskey, e che una volta tirato fuori dalla confezione inizia a disgregarsi tra le tue mani.
Al contrario se l’azienda in questione realizza prodotti senza glutine, è probabile che scriva sulla confezione che si tratta di un pane buono senza essere scaldato. E, quasi dimenticavo, si tratta ovviamente di una “nuova ricetta”!.

Pensaci bene: in quale altro settore c’è questa stranezza?

Io credo una cosa semplicissima. E’ colpa di ogni singolo celiaco se le aziende non sono spinte a far meglio.
Con il vergognoso prezzo che hanno i prodotti, e considerati i ricavi di ogni produttore, ogni azienda dovrebbe investire in ricerca e sviluppo molto di più di quanto realmente fa.

Cosa aspetti quindi a fare sentire la tua voce? Scrivi alle aziende, facebookkale, fai domande, dichiara ad alta voce che sei contro i conservanti e gli stabilizzanti, scegli i prodotti senza grassi idrogenati.
Aspetti passivamente che le aziende ti imbocchino?

Spesso sentiamo dire ai nostri clienti la frase “Questo prodotto non è male“.

Ma io dico: possibile che ci si debba sempre accontentare? Per quale motivo il celiaco medio non è esigente? Come si può prendere come termine di paragone un pane senza glutine industriale  in cassetta quando fino alla diagnosi il confronto era tra una rosetta del forno dietro casa ed un filone della panetteria del centro?

Personalmente credo che se un celiaco si accontenta di un pane “che non è male” non si parta con il piede giusto. Si deve tutti lavorare per un “buon pane”, che è cosa ben diversa.

2 - Informazione di servizio: anche chi è celiaco, viaggia

Amiche aziende, udite udite.

I celiaci oltre al buono mensile hanno carta d’identità e passaporto.

Questo significa che si accorgono che fuori dall’Italia spesso i prodotti senza glutine costano decisamente meno che da noi. Molte volte le stesse aziende che applicano un prezzo in Italia ne applicano uno molto più basso in Paesi anche vicinissimi all’Italia. Sarà mica che qualcuno se ne sta approfittando visto che da noi i prodotti senza glutine sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale?

3- Il confezionamento creativo

Se rispetto al prodotto che fornisci alla farmacia dai al supermercato un prodotto in cui cambi colore alla confezione o cambi leggermente il nome al prodotto stesso, con buona probabilità anche un protozoo si accorge che in realtà si tratta dello stesso prodotto. Se poi il protozoo nota una differenza di prezzo, può essere che arrivi a scoprire che in farmacia e dove si ritirano i buoni o ricette mensili i prezzi sono più alti perché i prodotti si possono scalare dall’importo del buono stesso.
Non ci faresti una bella figura…

4 - Un produttore, cento marchi

Secondo te c’è scarsa fantasia nelle forme dei plumcake o delle brioches, nell’etichettatura delle farine o nel confezionamento, ad esempio, delle gallette di riso o di mais?
Se lo stesso produttore realizza lo stesso prodotto senza glutine per due, tre, o dieci aziende diverse, forse il consumatore si accorge che in realtà si trova di fronte lo stesso prodotto ma confezionato per aziende differenti.

Anche senza settimana enigmistica troverà le differenze tra una confezione e l’altra. Differenze solo tra confezioni (e prezzi), in quanto il prodotto è in realtà sempre quello.

Dai, ci vuole un po’ più di fantasia.

5 - Pubblicità, marketing, raccolte punti, omaggi

Ultimo consiglio alle amiche aziende: se mi fai pagare la pasta secca 12 euro al kg, un biscotto 90 euro al kg, se per una merendina devo accendere un mutuo in banca e se per una confezione di pan grattato devo sognare di vincere il jackpot del superenalotto……….non credi che mi piacerebbe che investissi un po’ di meno in pubblicità, regalini e regaloni vari, ed un po’ di più sul prodotto stesso, sul miglioramento qualitativo, sull’abbassamento del prezzo o sulla realizzazione di una confezione che oltre alla carta mi faccia trovare un po’ più prodotto al suo interno?

Ai posteri celiaci le ardue sentenze…

p.s. ogni riferimento ad aziende o prodotti NON è puramente casuale :P

Pubblicato da Celiachiamo.com
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Il Tirchio Celiaco

Monday, October 10th, 2011

Vuoi normalità? Allora dai normalità.

Ci confrontiamo spesso con i titolari degli altri negozi senza glutine di tutta Italia su come sia particolare la “clientela celiaca”.

Il nostro doppio ruolo, negozianti da una parte (abbiamo aperto il primo negozio specializzato in celiachia della Regione Lazio) e distributori dall’altra (Celiachiamo.com è una piattaforma distributiva di prodotti senza glutine artigianali) fa sì che ci troviamo ad essere contemporaneamente colleghi e fornitori di quei negozianti e farmacisti che servono, in totale, diverse migliaia di celiaci.

Tutti si lamentano di una cosa: i celiaci non spendono una lira (ops, si dovrebbe dire “un euro”) in più oltre all’importo della ricetta.
A questo si aggiunga il fatto che la scelta del prodotto senza glutine per la stragrande maggioranza dei clienti avviene secondo parametri molto diversi rispetto a quelli dei più comuni prodotti glutinosi.

Se un prodotto è mutuabile, ossia è prendibile con il buono o ricetta mensile, ha mercato.
Se non lo è, le vendite crollano.

Ed il gusto? Beh, quello viene dopo, molto dopo.

Sembra assurdo, ma tra un prodotto a pagamento molto buono ed un prodotto appena sufficiente, ma mutuabile, la stragrande maggioranza dei celiaci sceglie il prodotto mutuabile.

Si potrebbe pensare che il prezzo del prodotto a pagamento sia magari molto più alto di quello del prodotto mutuabile. Spesso non è così, anzi.
Nonostante il prezzo dei prodotti senza glutine sia vergognosamente e scandalosamente alto (Ministero, perché non controlli, dove sei?!?) molte volte farmacisti e negozianti vedono i propri clienti lasciare accanto alla cassa prodotti che costano pochi euro solo perché “non mutuabili”.
La birra è un esempio che ci fanno tutti. Si tratta di un prodotto non mutuabile e dal costo oggettivamente abbordabile, eppure in molti scelgono di privarsi di un bicchiere di birra perché con la ricetta la birra non si può prendere.

Nel nostro negozio di Roma una bottiglia di birra estrella costa € 1,50; mi sembra che il supermercato che si trova  a pochi passi da noi la venda, quando disponibile, a qualche decina di centesimi in più.
Anche quindi la possibile obiezione che i clienti scelgono di comprare per economicità da altre parti (supermercati, market, gdo, alimentari, ecc) i prodotti senza glutine a pagamento viene meno.
A questo va aggiunto che al supermercato la varietà dei prodotti è molto limitata.

Il celiaco è quindi tirchio?

Io non credo.

Credo invece che si auto-limiti.

La ricetta mensile diventa una sorta di barriera più o meno psicologica. Una barriera invalicabile.
Ci sono quindi un sacco di sentimenti contrastanti dietro queste scelte di non consumo.
Il celiaco medio è abbastanza incavolato del fatto che i prodotti senza glutine non siano disponibili ovunque. Soffre di non poter fare la colazione al bar, così come è stufo di non trovare mai neanche un etto di pasta senza glutine al ristorante dove si trova a mangiare, dovendo ripiegare sulla solita bistecca ed insalata.

Allo stesso tempo si lamenta che quel bar che è in grado di preparare la colazione senza glutine gli fa pagare il cornetto 50 centesimi in più rispetto agli altri cornetti glutinosi.
La soluzione quindi non è richiedere l’abbassamento dei prezzi (o quanto meno una calmierazione degli stessi da parte del Ministero), ma una lamentela (che mi appare sterile finché rimane fine a se stessa) con il barista, vittima egli stesso del suo prezzo di acquisto artificialmente alto.

Risultato finale: il celiaco non va a fare colazione al bar ed il bar non avendo clientela leva il servizio della colazione senza glutine.

Da una parte trovo sensata la scelta di un qualsiasi consumatore, celiaco e non, di non acquistare un prodotto o di non usufruire di un determinato servizio se il prodotto od il servizio gli appaiono esageratamente onerosi.

Dall’altra però non capisco perché questa legittima scelta di non consumo non sia applicata ai prodotti senza glutine che i celiaci comprano tramite la ricetta.

I produttori questo lo sanno. Il prezzo è l’ultimo dei fattori su cui lavorano quando pensano alla realizzazione di un prodotto. Prima del prezzo viene la stabilità del prodotto stesso (più è lunga la scadenza e meglio è), l’appeal del confezionamento ed un packaging che faccia credere al consumatore che nella scatola c’è più prodotto del reale, all’insegna del “tutto carta e niente arrosto”.

Il prezzo? Manteniamolo alto.

Tanto i celiaci il prodotto lo prendono gratis.

E’ proprio questa percezione l’inizio di un circolo non virtuoso che vede tutti collegati: farmacisti, negozianti, bar, ristoranti, e consumatori finali.

Non solo quindi nel nostro negozio, ma vi assicuro che in tutta Italia ai negozianti piacerebbe vedere fare ai propri clienti scelte di consumo basate sulla qualità dei prodotti, sulla freschezza degli stessi, sull’assenza di grassi idrogenati, stabilizzanti, conservanti e schifezze varie. E sul prezzo.

Se il mercato non cambia dall’alto, sicuramente può essere modificato dal basso.

Chi quindi esige normalità dovrebbe iniziare a dare normalità.

Chi vorrebbe tutto gratis dovrebbe rendersi conto che niente è gratis, ma pesa sulla collettività e quindi anche e soprattutto su sé stesso.

Chi crede di non pagare i prodotti che acquista sotto ricetta, dovrebbe valutare il reale valore di spesa della ricetta stessa.

Chi crede che tutto il mondo che ha intorno dovrebbe servirlo gratuitamente è il caso inizi a comprendere le motivazioni di chi ha intorno, chiedendosi se è o meno parte dell’eventuale problematica, non vittima della problematica stessa.

Ci saranno sempre clienti che rinunceranno all’acquisto di un pacchetto di patatine da 60 centesimi a fronte del prelevamento di 140 euro di merce gratuita.

L’importante è che si rendano conto che non possono esigere normalità se per primi non sono soggetti ad un processo di acquisto, per l’appunto, normale.

Quando ad un convegno all’interno del Ministero della Salute mi lamentavo (da negoziante, sic!) dei prezzi dei prodotti gluten free, ebbi da un dirigente una risposta che ha una sua logica:

Il Ministero della Salute fornisce un contributo al celiaco, non sovvenziona il 100% della sua spesa.
Se quindi prima di essere diagnosticato tale un celiaco spendeva 2 euro per un pacco di biscotti della Mulino Bianco, ora che è celiaco deve sapere che il Ministero con l’importo del buono/ricetta non si sostituisce a quei 2 euro, ma colma la differenza di prezzo tra quei 2 euro ed il prezzo di un prodotto senza glutine.

Moltissimi celiaci non hanno chiaro questo punto.
Si lamentano (a ragione) del prezzo alto dei prodotti, non operano alcuna scelta di consumo (e non) tesa ad abbassare i prezzi dei prodotti stessi, e ritengono che non sia giusto o naturale spendere soldi al di fuori del contributo mensile.

Molti confessano anche di comprare ad esempio pasta senza glutine per tutta la famiglia perché è più comodo preparare un unico tipo di pasta per tutti. Come dargli torto. Dopo una giornata di lavoro preparare due pentole per la pasta, dividere il sugo, ecc è effettivamente complicato e dispendioso in termini di tempo.

D’altro canto trovo non tanto ingiusto, ma decisamente stupido ritenere possibile che con 99 o 140 euro al mese si riesca a coprire il fabbisogno di pane, pasta, dolci, biscotti ecc di una intera famiglia.

Un celiaco sembra dimenticare che prima della diagnosi, quando ancora mangiava prodotti con glutine, spendeva mediamente 150 euro al mese tra pane, panini, pizza, dolci, torte, biscotti, cereali per la prima colazione, lieviti, farina, crackers, sostituti del pane, ecc.

Alcuni celiaci arrivano addirittura a credere che con circa 100 euro al mese, e sapendo che i prodotti gluten free costano il doppio dei prodotti comuni, riescano a soddisfare i loro bisogni e quelli di parte della loro famiglia; o per meglio dire, si lamentano di non riuscire in questa impresa.

Ogni persona, cliente o non cliente, credo sia libero di pensare ed agire come crede.

Ci si chiede solamente come non si possa notare grande contraddizione su aspetti così ovvi.

Per esperienza personale se si prova a dire ad un cliente celiaco che in realtà è del tutto normale andare “fuori ricetta”, ossia spendere più del contributo mensile ministeriale, con buona probabilità si ha in risposta una critica al prezzo dei prodotti ed un rifiuto a superare questa barriera. Non è una argomentazione, ma a quanto pare è una risposta.

Mi appare una sorta di auto-castrazione.

Se prima spendevi 2,50 euro per una confezione di pan di stelle, che problema c’è a spendere oggi la stessa cifra per levarsi uno sfizio e mangiare un biscotto di cui magari si ha voglia?

Non è solo nostra esperienza diretta, ma da tutta Italia anche gli altri negozianti ci dicono che è infinitamente più frequente vedere il proprio cliente lasciare un prodotto per non superare la quota della ricetta (anche se di pochi centesimi) piuttosto che colmare in denaro l’eventuale eccedenza.

E’ ovvio che ci sono delle eccezioni, però la statistica è davvero significativa e schiacciante.

La normalizzazione della dieta senza glutine passa anche attraverso un approccio più naturale al processo di acquisto dei prodotti.

Tirchio o non tirchio, ogni celiaco dovrebbe operare scelte di consumo orientate dal gusto, dalle possibilità di inclusione e non di esclusione che può creare un prodotto, dalla qualità degli ingredienti; e dal portafoglio.

Quanti celiaci propongono a tutti gli amici di mangiare, per quella sera che sono ospiti a casa sua, tutti quanti senza glutine?
Quanti celiaci realizzano due torte di compleanno, una “normale” e l’altra senza glutine?
Quanti per pochi spiccioli rinunciano al piacere di una birra al pub con gli amici?

Come ripeto, il “celiaco medio” descritto, somma delle tante situazioni che viviamo e che ci raccontano gli altri farmacisti e negozianti con cui ci confrontiamo, non rappresenta la totalità dei celiaci, ma quella tipologia di consumatore che auto limita le sue possibilità, vive la sua condizione come minoritaria, ed anche quando avrebbe la possibilità di far conoscere il senza glutine agli altri, amici o parenti che siano, decide di escludersi senza motivo.

Sarà anche tirchio? Forse, chissà.

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Il Referendum dei Partigiani

Wednesday, June 8th, 2011

Perchè ci piace il Referendum?
Perchè ci piace la gente che non demanda.
Ci piace la gente che decide e che il diritto se lo conquista.

Siamo sempre sviliti dalla classe politica di questo Paese.
Ogni giorno parlo in negozio con decine di persone che come me non si sentono rappresentate da nessuno.

Io però non voglio essere rappresentato da nessuno: essere rappresentati significa demandare ad altri perchè pensino al nostro posto.

I miei clienti sono celiaci o vivono da vicino la celiachia.
Sono quasi tutti rappresentati dalle associazioni e sono quasi tutti lamentosi: prezzi troppo alti, ASL inadempienti, medici ignoranti, prodotti senza gusto, industriali e dall’ingredientistica pessima.

Come dargli torto. Hanno ragione da vendere.

Se però la lamentela fosse direttamente proporzionale al pensiero che diventa azione,

  • I prezzi si normalizzerebbero
  • Le ASL sarebbero intasate di denunce, di richieste di risarcimento e starebbero sull’attenti di fronte ad un celiaco che conosce e fa valere i propri diritti
  • Le lobby farmaceutiche non esisterebbero più nel nostro settore
  • Le farmacie che non espongono i prezzi e ti fanno pagare i prodotti più del prezzo notificato sul Registro Nazionale Alimenti Senza Glutine sarebbero chiuse
  • Ai medici ignoranti verrebbe ritirato il tesserino dall’ordine
  • I produttori di alimenti gluten free la smetterebbero di arricchirsi sulla pancia dello Stato e del consumatore
  • Tutte le farmacie ed i negozi proporrebbero anche prodotti senza glutine freschi ed artigianali.

Invece di solito il cliente demanda ed è indifferente. E proprio come in tutto il resto, celiaco o non celiaco non fa differenza.

Il cittadino diventa cliente e si lascia servire.

  • Cominciamo invece a riprenderci in mano il presente prima che ci scippino il futuro
  • Cominciamo a partecipare
  • Cominciamo a domandare
  • Cominciamo ad esigere risposte
  • Cominciamo ad essere partigiani

Cominciamo a costruire quella che Gramsci chiamò “Città Futura” (1917)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Ah quasi dimenticavo. Cosa c’entra l’immagine in alto?
Beh uno sconto fa sempre bene: a parteggiare si guadagna:)

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Il normale intollerante

Friday, April 29th, 2011

il normale intollerante

Che significa “normale“?

Un dizionario ti direbbe che significa ordinario e, per l’appunto, nella norma.

E’ normale quello che di solito fanno tutti, quello che pensano tutti, quello che è così scontato da apparire banale perché universalmente condiviso. Della normalità non si parla quasi mai proprio perché è normalità, non c’è niente di stra-ordinario, è tutto regolare.

Come lavoro vendo prodotti senza glutine. Solo una persona su 100 è celiaca, ma solamente un celiaco su 6 sa di esserlo.

Nel negozio Celiachiamo di Roma la parola “normale” la sentiamo spesso.

La pasta di grano è “normale“, quella di riso e mais no.
Un dolce della pasticceria che hai sotto casa è “normale“. Una sacher preparata con una base di amido di mais, farina di riso, e fecola di patate, beh, non lo è.

O almeno così dicono.

Come già detto, in negozio la parola normale la sentiamo spesso. In tantissimi , indicando ad esempio un uovo di pasqua, una colomba od una crostata ci chiedono: “Ma questo è “normale” o senza glutine?”.

Inutile elencarti le nostre risposte, avendo Celiachiamo come obiettivo quotidiano quello della “normalizzazione” (neanche a farlo apposta!) della dieta senza glutine.

Quello su cui riflettevo stasera e che ha fatto nascere questo post è che in realtà noi ci confrontiamo tutti i giorni con il concetto di normalità.

Vediamo la normalità come qualcosa di estremamente statico, immutabile.

Eppure muta eccome. La cosa più spaventosa è che si trasforma silenziosamente.

Le cose diventano normali. Non vi nascono.

Eppure noi percepiamo normale una cosa come se fosse così da sempre.

Più passo il mio tempo tra la gente più mi rendo conto di come il silenzio sia silenzio-assenso e di come questo ratifichi le nuove normalità.

Mi scuso se appaio un po’ criptico, provo a diventare più concreto, più visuale.

Il ragazzo nero che tutti i giorni entra nel negozio e ti propone i calzini? Per me è normale che succeda: sono sulla strada, non mi aspetto che nel mio negozio entri solamente Rockefeller.

Mi sto rendendo conto che è invece diventato normale il commento del cliente di turno che, senza che tu abbia chiesto alcun parere, ti dice che: “Non se ne può più di questi stranieri accattoni”. Continuando poi con un: “Non è per cattiveria eh…”.

Tu al ragazzo nero avevi semplicemente detto che: “No, grazie, non ci serve nulla”.
Non credevi di lanciare un assist al tuo cliente del momento…

Allo stesso modo se spieghi che la birra non è mutuabile (ossia non si può prendere con la ricetta mensile) in quanto è normale che il Ministero della Salute non rimborsi gli alcolici, ci si stupisce del fatto che in moltissimi ti dicano che in farmacia la birra la passano e che invece sarebbe normale la passassero tutti in quanto si tratta di un prodotto senza glutine.

Ho sempre più l’impressione che in Italia la normalità cambi e venga sostituita via via da una nuova normalità purtroppo peggiore della prima, perché più razzista, con maggiore impunità, meno rispetto del prossimo e delle regole, maggiore menefreghismo, crescente difesa del proprio orto a scapito dell’orto altrui e dell’orto comune.

Se ancora esiste una maggioranza civile, restando silenziosa ecco che diventa d’un tratto minoranza.

E pensare che questa pseudo maggioranza basa la sua civiltà proprio sulla capacità di rimanere in silenzio, sul restare composta, ordinaria. Normale.

Mentre consiglio prodotti senza glutine capita quindi di scambiare una battuta con una mamma magari sulla mortificazione della scuola pubblica. La risposta di solito è: “Eeeh che ci vuoi fare, che non lo sai come vanno le cose…”.

Oppure vendendo i “Rubacuori” (un biscotto della Lazzaroni che dal nome ricorderebbe allegre frequentazioni di anziani politici) si finisce scherzosamente (ma non troppo) per parlare della crescente mercificazione della donna in Italia ed in questo caso la risposta dell’acquirente è solitamente uno sconsolato “eh si sa, fa tutto schifo e sono tutti uguali”.

Noto quindi da una parte una radicalizzazione del pensiero e dall’altra un livellamento dei giudizi valoriali; da un lato la continua ricerca del nemico, dell’altro da sé, del soggetto da esiliare, marginalizzare, allontanare da sé per diventare finalmente centro perché evidentemente se allontani qualcuno lui diventa periferia e tu ridiventi centro.
Dall’altra parte un appiattimento svilente su quei valori che dovrebbero essere fondativi in una comunità: la legalità, il rispetto, il senso civico, la morale, la giustizia…
In una sorta di “tutti colpevoli, nessun colpevole” vedo una specie di assoluzione di massa dal pensiero critico, tanto “sono tutti uguali“, “non cambia mai niente“, “che ci vuoi fare“, ecc.

La mia normalità diventa quindi così antica da apparire agli altri addirittura faziosa, politicamente scorretta se confrontata con la nuova normalità.

Io che considero la necessità di una alimentazione senza glutine come una delle caratteristiche dei miei clienti vengo percepito come atipico, perché la normalità è dire che il celiaco è strano ed il non celiaco è “normale” .

Allo stesso modo è “normale” che ci si coalizzi nel cacciare via schifati il ragazzo che ti vuole vendere i calzini anziché semplicemente rifiutare la proposta di acquisto, perché crea socialità, vi sembrerà strano ma fa gruppo, rompe il ghiaccio tra le persone “normali” dire all’ultima ruota del carro che ci ha rotto le scatole con quei calzini.

Comprare la birra sotto ricetta non è un problema di legalità ma diventa una opportunità, una occasione.
Sei scemo tu negoziante se non ti adegui all’andazzo farmaceutico, inutile fare la parte dello stupido moralizzatore, che ancora crede ad uno Stato sociale e nel caso della celiachia alla necessità di un contributo per l’acquisto di prodotti sostitutivi fondamentali, non al sovvenzionamento di alcolici o di sfizi accessori.

Sei un commerciante atipico se invece di risolvere con un sorriso di circostanza o con un “eeeh d’altra parte si sa come vanno le cose in Italia” l’eventuale considerazione politica di un tuo cliente decidi di replicare che a te fa letteralmente schifo un presidente del consiglio che va a prostitute, ciliegina sulla torta di una condotta ventennale basata sul malaffare e sulla mortificazione di legalità ed istituzioni.

Ci si lamenta quindi se un celiaco viene considerato un malato, un diverso, e poi vedo quotidianamente esempi di marginalizzazione ed allontanamento di altri “malati”, di altri “diversi”.

Ci si lamenta che non si arriva a fine mese con la quota di prodotti senza glutine che il Ministero rimborsa tramite la ricetta e poi si vorrebbero acquistare birra, torte di compleanno e barattoli di nutella con l’importo dedicato ai prodotti dietoterapeutici di base.

Si predica la legalità ma poi si razzola nella giustificazione del malaffare non considerandolo tale ma facendolo passare per comune andazzo.

Si criticano le aziende, si disdegna la politica, l’organizzazione della scuola dei propri figli, i tetti di spesa regionali per l’erogazione gratuita dei prodotti, e chi più ne  ha più ne metta.

Però nessuno non solo si mobilita, ma non condivide neanche a voce alta il proprio pensiero e le azioni che potrebbero migliorare le singole situazioni che gli creano disagio o che comunque non tollera.
Ci si dice che fa tutto schifo, non ci si sente parte di questo schifo ma si alimenta lo schifo complessivo.

Il tutto sentendosi sempre straordinariamente normali.
Perché gli intolleranti, quelli veri,  son sempre gli altri…

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Via Giulio Venticinque 32/34
00136 - Roma

Celiachiamo o Celiacando?

Thursday, April 7th, 2011

Celiachiamo o Celiacando

Celiachiamo o Celiacando

Ultimamente ci stanno scrivendo in tanti così come in tanti entrano nel nostro negozio senza glutine di Roma (Via Giulio Venticinque 32/34) chiedendoci maggiori informazioni su Celiacando, un nuovo negozio che tratta anche prodotti senza glutine.

Avete capito bene: Celiacando, non Celiachiamo.

Vi informiamo che Celiachiamo non ha alcun collegamento con Celiacando e che anzi abbiamo da tempo iniziato una vertenza per far valere i nostri diritti nei confronti di quella che a nostro giudizio è una concorrenza sleale.

Già, perché è diritto di tutti aprire negozi e vender quel che si vuole. Altra cosa è utilizzare il lavoro e la visibilità di altri come traino per la propria attività.

Il nostro nome “Celiachiamo” nasce da una specifica voglia di concretizzare quel senso di socialità che a nostro giudizio ci deve essere anche intorno al mondo della celiachia, così come c’è attorno all’alimentazione in generale.

Abbiamo creato una sorta di neologismo, facendo diventare verbo un sostantivo, umanizzando la parola “celiachia” e facendola nostra e di tutti allo stesso tempo.

“Celiachiamo” diventa quindi una sorta di indicativo, in cui l’universalità del NOI si sostituisce alla solitudine dell’IO.
Nel nostro nome ci piaceva e ci piace trasmettere il senso comunitario di una pizza tra amici, la convivialità che è legata indissolubilmente al cibo, soprattutto in un Paese come il nostro in cui “andiamoci a mangiare qualcosa” è la modalità classica con cui si invita qualcuno a fare quattro chiacchiere, a passare del tempo insieme.

Contemporaneamente la desinenza AMO ci permetteva di mostrare a tutti l’AMOre per il nostro lavoro e per la celiachia stessa, che si è rivelata un mezzo straordinario per conoscere quelli che oggi sono veri e propri amici…un terreno comune che ci stringe dall’inizio: la celiachia che da ostacolo, barriera, si è trasformata in con-divisione e piacere dello stare insieme.

E’ un po’ stupido citarsi da soli, però credo che in questo caso serva.

Nella sezione “chi siamo” del nostro sito, più di tre anni fa ho scritto:

“Mia nonna mi diceva sempre che da soli si può fare quasi tutto. Ma diceva anche che è proprio per quel quasi che vale la pena vivere insieme agli altri, condividere esperienze, passioni, ricordi.
Forse allora è per questo che abbiamo deciso di chiamarci così.
Perché solo insieme impariamo. Solo insieme cresciamo.
Solo insieme Celiachiamo.

Ci fa un po’ male quindi che qualcuno si sia preso un pezzettino che riteniamo nostro.

Celiachiamo oltre ad essere un negozio è anche una piattaforma di distribuzione di prodotti senza glutine.

Serviamo centinaia di farmacie e negozi specializzati in tutta Italia con i nostri prodotti artigianali.

In tanti nei loro nomi aziendali giocano con la parola “celiachia” o “celiaco“.

Il caso di Celiacando ci appare però molto diverso in quanto è evidente che si cerchi il misunderstanding, il fraintendimento di chi in realtà cerca “Celiachiamo”.

Nessuno in Italia (né ovviamente in altre parti del mondo) ha “declinato” per così dire la parola “Celiachia”.

Nel nostro stesso quartiere (noi di Celiachiamo siamo in Prati, in Via Giulio Venticinque 32, fronte Metro Cipro, Linea A) si sono invece “inventati” il gerundio, peraltro un gerundio spurio della parola celiachia: Celiacando anziché Celiachiando…

Questioni di lana caprina, potrebbero pensare alcuni.

Forse, se però al nome davvero molto simile (tanto da indurre moltissimi nostri clienti a congratularsi per la nostra nuova apertura) si aggiunge la copia esatta del nostro oggetto sociale, i dubbi aumentano ancora di più.

L’oggetto sociale è quel documento che si redige quando si apre una società ed in cui si comunica alla Camera di Commercio ed a tutta la propria clientela (presente e futura) di cosa si occupa la propria società, da dove viene, dove vuole andare, di cosa si vuole occupare oggi e di tutti i possibili sbocchi futuri.

E’ una sorta di dichiarazione di intenti; quelli bravi la definirebbero la mission aziendale, ossia lo scopo della propria impresa e tutte le declinazioni presenti e future, viste e considerate le pre-condizioni iniziali.

L’oggetto sociale di Celiachiamo è estremamente complesso e decisamente nutrito: senza annoiarvi vi basti sapere che è più lungo di una intera pagina word.

Ci occupiamo di produzione, commercializzazione, distribuzione di prodotti senza glutine, abbiamo un portale internet, una piattaforma logistica, progetti di affiliazione, rappresentiamo alcune aziende, operiamo su mercati internazionali, organizziamo eventi, siamo invitati a convegni come relatori, partecipiamo attivamente a fiere settoriali, ecc ecc.

Come è ovvio che sia abbiamo scritto noi il nostro oggetto sociale: l’abbiamo ritagliato intorno a quello che sapevamo fare, a quello che facciamo ed a quello che vogliamo fare da grandi.

Immaginate quindi il nostro stupore quando ci siamo resi conto che Celiacando aveva inserito nel suo atto costitutivo societario esattamente lo stesso nostro (e originale) oggetto sociale: 458 parole identiche a quelle create e scritte da noi anni fa.

Incredibile: a pochi passi da noi apre una attività commerciale con un nome davvero simile e con l’oggetto sociale clonato
Fino ad ora non esistevano due realtà così simili in Europa…ora invece sembrerebbero esistere due gemelli siamesi a Roma…

Non è tutto.

Nel logo aziendale Celiacando ha pensato di inserire un cuoricino
Da sempre Celiachiamo ha nel suo logo un cuoricino…è razionale se ti chiami CeliachiAMO.

Anche il cuoricino è quindi stato copiato. Sfido io a trovare nel mondo un prodotto senza glutine od un negozio che tratta di celiachia che nel suo brand decida di inserire un cuoricino…chissà se è una casualità che proprio Celiacando abbia avuto la stessa idea che già ci rappresentava da anni…

No, non è ancora finita.

Nel nostro blog aziendale c’è da sempre la nostra mascotte (GluGlu, la nostra meravigliosa bimba-pupazzetta) con la sua altalena ed una collina con un cartello di legno con scritto “Il tuo blog senza glutine”.

Indovinate chi ha avuto (dopo anni) l’idea di scrivere su un cartello di legno che si staglia su una verde collina l’informazione dell’apertura del suo negozio specializzato in prodotti senza glutine?
Celiacando, che domande! Utilizzando ovviamente dei bambini per condire il tutto.

A seguito della lettera dei nostri avvocati in cui avvertivamo della nostra intenzione di iniziare una causa se non avessero  rinunciato ad utilizzare tutti i nostri pezzettini , Celiacando ha deciso di eliminare il cuoricino dal logo e di smantellare il cartello di legno e la collina.

Hanno deciso invece di mantenere inalterati il nome societario, il sito internet celiacando.com, l’oggetto sociale, l’insegna, ecc

Attendiamo quindi che un giudice si pronunci sulla questione, e speriamo di non dover aspettare tempi biblici per far valere i nostri diritti.

Nel frattempo, anche se vi sembrerà strano, auguriamo il meglio a Celiacando pur credendo che presto o tardi un po’ tutti si accorgeranno delle differenze, un po’ come quel gioco sulla settimana enigmistica in cui a fronte di due immagini simili si deve “aguzzare l’ingegno”.

Chi vuole iniziare dall’originale, può venire a trovare noi di Celiachiamo a Roma, in Via Giulio Venticinque 32/34: graditissime magliette contraffatte, cd masterizzati, cellulari clonati e cappelli da pirata.

Ma no, scherziamo dai!

Da noi solo ed esclusivamente prodotti senza glutine, freschi, secchi, artigianali, surgelati, di tutte le marche.

Chi ci ama ci segua! Ma non ci tamponi!
E se ogni tanto indichiamo la Luna, seguite il consiglio: andate un po’ più su rispetto al dito :)

Il buon anno di Celiachiamo

Friday, December 31st, 2010

A fine anno bisogna tirare le somme. Sperando di non dimenticare nessuno, ecco i nostri auguri:

Buon anno a tutti quelli che entrano in negozio dandoci del lei ed escono dandoci del tu

Buon anno a chi ci chiede via e-mail qualsiasi cosa su qualsiasi argomento proprio perché non siamo medici…

Buon anno a quelli che dicono “ciliaci” e “ciliachia”

Buon anno alle signore che quando facciamo le degustazioni si riempiono le tasche di assaggi perché “i 14 figli celiaci sono tutti a casa con l’influenza”

Buon anno a chi ci lascia la ricetta pur venendo dall’altra parte di Roma

Buon anno a chi non sa che il Giovedì pomeriggio riapriamo alle 17:30 e ci aspetta lo stesso per fare la sua spesa

Buon anno a chi ci dice che finalmente può fare la spesa con i propri bimbi perché si sente in un posto “normale”

Buon anno a chi prende in giro Ale per i suoi capelli, Faby per i suoi non-capelli e chiede a Frà come fa a sopportarci

Buon anno alle mamme che sapendo che un compagnetto di loro figlio è celiaco ci ordinano una torta senza glutine per tutti i bambini

Buon anno a quelli che fanno una faccia strana quando passiamo da Bob Marley a Frankie Hi Nrg e dalla musica celtica agli stornelli romani

Buon anno a quelli che non si ricordano mai dove diavolo sia il pangrattato

Buon anno a chi commenta i prodotti sul sito avendo opinioni opposte rispetto al commento che lo precede

Buon anno a chi passa in negozio 2 minuti solo per farci assaggiare il dolce che ha appena fatto od il pane preparato con la ricetta da noi consigliata

Buon anno a chi è così povero di idee che ci copia il nome, il logo, l’oggetto sociale, i contenuti del sito e crede di andare lontano

Buon anno a chi ci chiama dall’altra parte d’Italia e ci dice che quest’anno finalmente ha mangiato un pandoro con la P maiuscola

Buon anno ai nostri amici che invitati a cena fanno da “cavie” nei nostri esperimenti culinari gluten free

Buon anno a tutti i trasportatori ed a tutti i corrieri che si fanno un gran mazzo a scaricarci i bancali di merce con pioggia, sole, neve e vento, ma sempre con simpatia

Buon anno alla postina che ogni volta che ci porta una lettera ci dire “pagaaaaaaareeee”

Buon anno a quei clienti che hai conosciuto grazie al negozio ed ora hai come amici, e che quando sei incasinato a servire altre persone danno loro agli altri clienti i consigli sul miglior pane, la migliore pizza, gli spaghetti più buoni…

Buon anno a quelli che ci dicono: “Senta, lei che lavora in Celiachiamo.com………..ce l’avete mica un sito?”

Buon anno a quelle 14 persone che ci hanno scritto nel 2010 di aver scoperto la celiachia grazie alla descrizione dei sintomi ed ai video presenti sul sito

Buon anno a tutti i celiaci che se spendono 20 centesimi di euro oltre il valore del buono entrano nel panico per scegliere quale prodotto levare dalla propria spesa anziché pagare quei 20 centesimi

Buon anno a chi ci dice “vengo da voi perché siete completamente pazzi”

Buon anno a chi dopo mille rassicurazioni sul fatto che siamo un punto vendita monodedicato ci chiede se anche quel prodotto che hanno in mano è senza glutine ed alla nostra risposta “no, lei ha trovato l’unico prodotto glutinoso del negozio” risponde con una faccia tra il perplesso e lo stupito

Buon anno a quelli a cui alle degustazioni non appena ci dicono “buonissimo questo biscotto” rispondiamo “ti credo, c’è il glutine!”

Buon anno a chi ci manda e-mail per chiederci come mai il giorno di Pasqua, il 25 Dicembre e le Domeniche i corrieri non consegnano la merce

Buon anno ai commerciali delle aziende fornitrici che non sopportano i farmacisti e quando entrano in negozio finalmente si possono allentare la cravatta

Buon anno a chi si lamenta dei prezzi dei prodotti artigianali e non si rende conto che spesso costano meno dei prodotti industriali che prende di solito, non capendo quanto il confezionamento inganni l’occhio

Buon anno a tutte quelle aziende lestofanti che fanno due linee identiche , una per il supermercato e l’altra per negozi e farmacie, ed a prezzi diversi, dimostrando così che i prezzi dei prodotti senza glutine sono artificialmente gonfiati al rialzo

Buon anno al Ministero della Salute, che da 28 anni si fa prendere in giro dai produttori che notificano i loro prodotti a prezzi più alti rispetto a quelli di mercato

Buon anno a quei farmacisti che danno informazioni sbagliate sulle possibilità di spesa della ricetta perché preferiscono servire un paziente ignorante anziché un cliente consapevole

Buon anno agli amici di Facebook che taggano GluGlu, la nostra mascotte, sulle foto delle loro creazioni gluten free

Buon anno a chi ci dà fiducia da sempre, da quando eravamo piccini ad ora che siamo grandicelli, che ci regala sorrisi, ci tira su di morale nei momenti in cui sei sconfortato e condivide il suo quotidiano con il nostro, che entra per prendere il pane e poi preso dalle chiacchiere prende di tutto; tranne il pane…

Buon anno a quelle aziende che hanno creduto in noi ed anche a quei signori che anni fa dicevano che non saremmo andati da nessuna parte perché il “mercato lo fanno le farmacie”

Buon anno a quei papà che darebbero l’anima per i loro figli, che entrano depressi perché la celiachia li spaventa ed escono sereni perché la celiachia non fa più così paura

Infine buon anno a chi ci ama e lo fa in silenzio, sognando con noi un futuro sereno attraverso un presente sorridente.

Perché Il futuro appartiene solo a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.

Le 10 domande che un celiaco dovrebbe fare

Thursday, November 11th, 2010

celiachia domande

Domande?

L’esperienza del negozio senza glutine di Roma ci ha insegnato molto e continua ad insegnarci cose interessanti tutti i giorni.

Ci sono però alcuni aspetti dell’acquirente medio che mi fanno letteralmente impazzire.
E ci sono alcune domande che a mio giudizio chi è celiaco dovrebbe porsi, ed in alcuni casi dovrebbe porre a chi di dovere.

1) Tu azienda che produci prodotti senza glutine, sei davvero convinta che se cambi colore alla confezione io creda che si tratti di un prodotto diverso da quello che di solito trovo in farmacia o nel mio negozio di fiducia?

2) Come mai basta fare un metro al di fuori del confine italiano ed il tuo prodotto, negli altri Paesi non mutuabile come invece qui da noi, costa la metà? E perchè vendete a farmacie e negozi specializzati (dove prendo i prodotti con la ricetta) a prezzi infinitamente più alti che ai supermercati (dove non posso spendere il mio buon mensile)?

3) Perchè ti vendi i tuoi prodotti come salutari e realizzati qui in penisola quando invece li gonfi di grassi idrogenati e li vai a far produrre in Romania?

4) Perchè ti lamenti dei prezzi alti ma non hai mai fatto nulla per far sentire la tua voce?

5) Perchè non leggi le etichette dei prodotti visto che ti curi con la tua dieta?

6) Come mai non riesci ancora a capire che le aziende ti vendono confezionamento anzichè prodotto? Scegli in base al prezzo ed al peso, non in base al volume della tua spesa.

7) Nella follia dei prezzi livellati verso l’alto, trovi a parità di prezzo al kg un prodotto industriale ed uno artigianale. Ancora mangi industriale?

8 ) Hai preso prodotti per 140 euro: farine, pasta, pani, pizze, surgelati, dolci, biscotti, dolcetti vari, ecc. C’è poi una bustina di lievito che costa 60 centesimi e non la puoi prendere con la ricetta in quanto il lievito non è mutuabile. Non solo la lasci sullo scaffale, ma ti lamenti anche?

9) Come puoi richiedere un prodotto fresco e poi stupirti che ha scadenze brevi?

10) Perchè non chiedi al tuo farmacista o al tuo negoziante di rilasciarti la stampa con i prezzi e le quantità di tutti i prodotti che hai preso? Sei tu che devi esigere chiarezza ed è dovere di chi ti fornisce i prodotti essere chiaro con te.

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Celiachiamo.com
Via Giulio Venticinque 32/34
00136 Roma
www.celiachiamo.com

Celiachiamo.com e gli scheletri negli armadi

Saturday, June 12th, 2010

Qualche giorno fa ho partecipato al convegno del Ministero della Salute intitolato “Celiachia: scienza ed epidemiologia, nuovi approcci“.

La location era di tutto rispetto: Auditorium del Ministero, poltrone comode, logo gigantesco dietro al palco dei relatori, che tra l’altro erano di tutto rispetto.

Dottoressa Bonamico a centrocampo, Dottor Cardi e Dottor Gasbarrini sulla fascia, in attacco Umberto Volta e Carlo Catassi.

In difesa un nutrito gruppetto di esponenti del Ministero della Salute.

Sugli spalti un 80% di medici e farmacisti, un 10% di nutrizionisti vari e poi noi comuni mortali.

In particolare mi ero accreditato per il convegno per seguire la parte così intitolata: “Erogazione gratuita degli alimenti per celiaci: canali alternativi alla Farmacia”.
Ho pensato: “Cribbbbbio, ma parlano proprio di noi! Andiamo un po’ a sentire cosa ci raccontano…”

Prende la parola, introdotto da un dirigente del Ministero, un medico-dirigente toscano, che dà conto delle modalità di erogazione dei prodotti nella Asl di Livorno.

Inizia parlando di buono super-frazionato, spendibile ovunque, anche nella grande distribuzione, elettronicamente collegato tramite bar code alla Asl che quindi effettua il monitoraggio della spesa.
Nessuna fustella da staccare, fattura sequenziale dei negozi accreditati…insomma l’eldorado…una meraviglia per tutti, celiaci ed esercenti.

Altra cosa che mi è apparsa rivoluzionaria è stato che in sostanza l’importo mensile che spetta ad ogni celiaco è diviso in tanti buoni pasto; la Asl rimborsa il buono, non rimborsa i prodotti.

La differenza è sottile ma sostanziale. Così facendo i prezzi non sono imposti e si crea una vera concorrenza tra canali diversi.

Non ho potuto fare a meno di prendere parola e ringraziare il Ministero per l’esempio d’eccellenza mostratoci, ricordando però al contempo a tutti quanti che:

  • Nella Regione Lazio il buono è cartaceo e c’è ancora l’inutile e lunga trafila dello stacca-attacca fustelle
  • Nella Regione Lazio l’erogazione dei prodotti senza glutine è gratuita non perché è la Regione a pagare i prodotti…ma sono i negozianti che come noi acquistano i prodotti e aspettano i rimborsi per tempi biblici ad anticipare di fatto il servizio spacciato come pubblico.
  • Tanto per fare un esempio informo tutti che pur erogando prodotti da 10 mesi, la Regione Lazio non ci ha ancora MAI rimborsato neanche un solo euro.

Mentre (ovviamente) provano ad interrompermi, continuo dicendo che non c’è alcun piano di controllo delle ricette fustellate né per noi negozi, né evidentemente delle farmacie.

Ma naturalmente questo non mi fa pensare che ci sia qualcuno che ci stia mangiando sopra da…SEMPRE… :)

Appare evidente a tutti che c’è più di qualcuno che non ama la concorrenza extra farmaceutica.

I primi a fischiare il mio intervento erano infatti proprio quei farmacisti che componevano buona parte della platea. Come se poi avessi detto una sola cosa inesatta…

Tra l’evidente imbarazzo del relatore toscano che provava a divincolarsi affermando che ogni regione fa storia a sé ed i dirigenti del Ministero che microfono alla mano affermavano che stavamo andando fuori tema (prego rileggersi il titolo dell’intervento, sic) e che magari potevamo approfondire doooopo l’argomento, la platea fino a quel momento anestetizzata ha iniziato a guardarmi come immagino le api guardino l’orso che si pappa con la zampa il loro miele.
Con la differenza che qui non c’è nessun miele, e che se anche ci fosse non sarebbe certo di nessuno in particolare, ma di tutti.

Il convegno continua senza risposte per me, ma anzi mi fa nascere sempre più domande.

Medici e farmacisti che parlano di “pazienti” e di de-medicalizzazione della celiachia.

Io sorrido un po’…è come se Dracula parlasse in pubblico dell’importanza della donazione del sangue, però lascio correre perché mi sento leggermeeeente osservato.

Esco per prendere una bottiglietta d’acqua e prima del primo sorso una signora ben vestita mi segue e mi chiede: “Mi scusi, a quale società faceva riferimento prima?”.
Io rispondo: “Celiachiamo.com…..con chi ho il piacere di parlare?”
E lei: “....grazie, arrivederci!”.

A quel punto replico chiedendo se si vergognava del suo nome.
La signora semplicemente mi gira le spalle, passa il suo badge elettronico, e va velocemente via.

Mi è sembrata la scena di un film di spionaggio di cui ero il protagonista involontario.

Se fossi stato il regista avrei fatto uno zoom sulla targa luccicante con scritto “Ministero della Salute”, una bella dissolvenza su due bossoli in terra per poi concludere con la scritta “Made in Italy” che emerge dal fumo di un sigaro.

Invece regista non sono, quindi mi sono semplicemente ripreso il mio documento e sono andato a montare un nuovo scaffale per continuare il mio lavoro per diventare sempre più grandi, continuare ad abbassare i prezzi per quanto ci è possibile, fornire un servizio normale e naturale senza curarci di loro, esigendo esclusivamente quanto ci è dovuto, e turandoci il naso per la puzza che sprigionano i loro armadi…

Una storia senza glutine

Saturday, December 12th, 2009

Celiachiamo.com

Celiachiamo.com

E’ successa una cosa bella.
Bella e strana.

Succede che crei un sito internet che parla di celiachia, di alimentazione senza glutine, di ricette gluten free e dei cosiddetti “prodotti per celiaci”.

Hai in mente di creare un sito e-commerce di rivendita di prodotti senza glutine…la celiachia la conosci da vicino e sai che alcuni prodotti non è facile trovarli.

Incontri tante persone, parli con tanti referenti di tante aziende: quasi tutti ti scoraggiano, ti dicono che non puoi fare concorrenza alle farmacie, che da te i celiaci non ci verranno perchè sono abituati a fare la spesa solo se a pochi metri di distanza c’è qualcuno con un camice…figuriamoci se vuoi fare un sito internet con una pupazzetta sull’altalena come mascotte.

Ti incaponisci ed i prodotti li compri lo stesso…sempre se le aziende si degnano di fornirteli.

Poi incontri un laboratorio artigianale, ti senti davvero a casa, e ti inventi la spedizione in tutta Italia in 24 ore di prodotti freschi e garantiti senza glutine.

I prodotti li assaggi tutti, quelli che ti piacciono li descrivi, li fotografi e li metti sul sito, che nel frattempo è diventato un portale internet.

Rispondi ad un sacco di e-mail, la gente ti dà calore, ti ringrazia per aver finalmente mangiato dopo tanto tempo qualcosa di buono, per aver trovato informazioni utili, per aver capito qualcosina in più.

Ti scrivono mamme, ti scrivono bambini, ti scrivono addirittura medici.

Conosci foodblogger, partecipi a convegni, a fiere di settore.
Iniziano anche ad invitarti in giro, perchè spesso ne sai più di tanti altri…

Sempre più click, sempre più amici, ti inviano ricette, suggerimenti, consigli.
Senza di questi non cresceresti per niente, non miglioreresti.

Poi scopri che puoi aprire un negozio vero e proprio e ritirare le ricette proprio come una farmacia.

Sei il primo della tua regione a fare la richiesta.
Alcuni ti mettono per mesi i bastoni tra le ruote.

Ti bloccano la pratica, fanno telefonate ai piani alti…

Tu te ne freghi, insisti, ti incazzi, rompi le scatole, esigi, rivendichi i tuoi diritti.

Il negozio lo trovi, lo risistemi tutto, ci passi i giorni e le notti, anche se in pochi riescono a vedere quello che hai in testa tu, i prodotti, i colori…riesci addirittura a sentire i profumi di quello che ancora non c’è.
E la pupazzetta sull’altalena, quella che era considerata da qualcuno troppo giocosa, la sistemi proprio sull’insegna.

Alla fine sei il primo ad avere questa benedetta autorizzazione al ritiro ricette.
E pensare che in teoria era solo una legge da far applicare…

Arriva l’inaugurazione, e viene un casino di gente.
Ritrovi tanti amici telematici, che ora conosci finalmente di persona.

Non si sa quante volte dici “grazie” a tutte queste persone che ti volevano bene prima ancora di conoscerti.

Ci son venuti da tutta Italia a brindare con te…

Ora le aziende ti chiedono se ti piacerebbe proporre anche i loro prodotti.

La bimba sull’altalena continua a sorridere, come ha sempre fatto…


Grazie di cuore a chi ha permesso tutto questo
.