Archive for February, 2013

Celiachia, RAI, e dolori di schiena

Thursday, February 21st, 2013

La scorsa settimana abbiamo ricevuto una telefonata di una giornalista di Rai 3 che lavora nella trasmissione Elisir e che ci chiedeva un appuntamento per un servizio sulla celiachia che la trasmissione aveva bisogno di realizzare.

Ci siamo quindi incontrati in negozio, e la giornalista in questione mi ha spiegato che Elisir aveva in mente una trasmissione dedicata alle intolleranze alimentari; all’interno di questa trasmissione volevano dedicare una finestra alla celiachia, avendo anche in studio come ospite un medico milanese e Gaia de Laurentiis, testimonial di AIC (Associazione Italiana Celiachia).

La giornalista fa un giro del negozio e rimane piacevolmente sorpresa dai tanti prodotti esposti.
Mi dice di avere due figli celiaci e che in farmacia non trova tutti i prodotti che invece vede esposti da Celiachiamo.

Mi anticipa quindi che quando verrà con la troupe a realizzare il servizio vorrebbe farmi una domanda su come sono cambiate le possibilità di scelta dei celiaci negli ultimi anni.
Io le rispondo che nei nostri negozi ci sono oramai oltre 1200 prodotti diversi e che fortunatamente rispetto ad anni fa sono davvero molte le alternative di acquisto: sempre più pani, pizze, dolci, biscotti, surgelati, ecc di sempre più ditte, industriali ed artigianali.
Sono i prezzi purtroppo, a non scendere.

La giornalista mi dice che è proprio sui prezzi che mi vorrebbe fare la sua seconda domanda.
Mi chiede come mai i prezzi dei prodotti senza glutine sono così alti.

Io sorrido e le dico che come sempre quando in Italia è la collettività a pagare, chi vende allo Stato non lo fa ad un prezzo di mercato ma gonfia artificialmente i prezzi e chi acquista, in questo caso il Ministero della Salute, non controlla che sta pagando un prezzo artificialmente alto.

La giornalista è intrigata da questa mia dichiarazione, ed incuriosita mi chiede di spiegarle per bene questa storia dei prezzi artificialmente alti imposti dai produttori e del Ministero che non vede non sente e non parla.

Io sorrido per la seconda volta e le dico che già in passato ho avuto occasione di parlare con altri giornalisti, ma a nessuno è realmente interessato far uscire la verità sui prezzi dei prodotti senza glutine, in quanto con mirabolanti taglia e cuci i servizi sulla celiachia a cui nel mio piccolo ho contribuito sono sempre stati tagliati nella parte inerente la responsabilità dei prezzi del settore.
Questa volta è la giornalista a sorridermi ed a rispondermi:

“Guarda che noi siamo Rai3, non abbiamo mica paura di nessuno.”

“Benissimo” replico io, e per i successivi 30 minuti spiego alla giornalista, interessatissima, le dinamiche del doppio confezionamento dello stesso prodotto per negozi e farmacie da una parte e supermercati dall’altra, il rimborso delle fustelle, le procedure di notifica dei prodotti da parte dei produttori, il confronto con i mercati esteri, ecc.

La giornalista si segna tutto e l’unica cosa che mi chiede è di sintetizzare in un solo minuto la mia risposta sui prezzi perché i tempi televisivi del servizio non permettono un approfondimento superiore.

Io allora le comunico che spiegherò solamente che i produttori notificano al Ministero un prezzo artificialmente alto in quanto i prodotti senza glutine sono rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale ed i clienti celiaci comprando con la ricetta non hanno una vera e propria percezione di spesa, non tirando fuori materialmente soldi nei negozi e nelle farmacie dove fanno la loro spesa, ma usufruendo di una sorta di credito a scalare mese per mese.

Continuo anticipandole che citerò il cartello prezzi dei produttori senza nominarne nessuno in particolare, essendo una situazione diffusa, e che dirò che il Ministero della Salute non controlla il prezzo che i produttori notificano, facendo quindi passare come mutuabili prodotti con prezzi al kg stellari, fino a 100 euro al kg per un biscottino.
Lascerò fuori il doppio confezionamento, i tempi di rimborso biblici dei negozianti, il cartello dei prezzi, il confronto internazionale, ecc.

Soddisfatta, la giornalista mi rimanda al Venerdì alle ore 10 per l’appuntamento in negozio con la troupe e mi anticipa che mi chiamerà l’indomani per una ulteriore conferma.

Il giorno successivo effettivamente mi richiama confermandomi il tutto, le due domande, ecc.

Mi dice però che si è confrontata con gli autori del programma e che non hanno valutato positivamente il dare responsabilità al Ministero della Salute, che mi chiede di non nominare nella mia risposta sui prezzi dei prodotti gluten free.

Io le dico che non ne comprendo il motivo, e rilancio dicendole che mi assumo personalmente e come titolare di Celiachiamo.com la responsabilità delle mie affermazioni, non temendo ed anzi essendo disponibile ad un eventuale confronto con la redazione e con le istituzioni, listini di acquisto e dati alla mano.
La giornalista niente, mi conferma la “non opportunità” del tutto.

Al mio rifiuto insiste e mi comunica che in linea con quanto voluto dalla redazione preferisce che il Ministero non venga proprio nominato, e testualmente, mi comunica che:

“le cose si possono far capire anziché dirle in maniera esplicita”

A quel punto io le comunico che a casa mia, a lei, ad Elisir ed a tutta la redazione non farò mettere piede, invitandola a trovare qualcun altro che accetti le loro risposte imboccate e false.

Piccata, la giornalista mi dice che questo mio comportamento non fa il bene di Celiachiamo, in quanto evidentemente sto rifiutando una visibilità importante.

Rispondo che al limite preferisco morir di fame, ma con la schiena dritta.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com

Associazione Italiana Prezzi Bassi

Thursday, February 7th, 2013


Uno degli scopi, se non lo scopo principale dell’Associazione Italiana Celiachia dovrebbe essere il miglioramento della qualità della vita dei celiaci.

Doverosa premessa la mia.
Doveroso condizionale il mio.

E’ di pochi giorni fa la notizia che anche in Lombardia saranno ampliate le modalità di erogazione dei prodotti senza glutine: largo quindi a supermercati, ipermercati e GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

Tutti i presidenti regionali di AIC con cui ho avuto occasione di parlare e tutte le persone che in AIC hanno potere decisionale mi hanno sempre comunicato che l’apertura ai supermercati è da loro considerata un passaggio chiave per l’abbassamento dei prezzi dei prodotti senza glutine.

In effetti su questo non ho nulla da eccepire: all’università mi hanno insegnato che più competitor significano più concorrenza e che più concorrenza significa abbassamento dei prezzi.

Ma all’università si studiano i mercati normali, non quelli finti.

Il mercato dei prodotti senza glutine è un finto mercato. Lo ripeto da quando ho avuto in mano il primo listino di acquisto prodotti quando aprire un negozio specializzato in prodotti senza glutine era ancora solamente una idea che frullava in testa.
Solo in riferimento a questo blog, la pantomima dei prezzi è stato argomento principale, a mia memoria, almeno una decina di volte.

La denuncia dei prezzi artificialmente gonfiati è da sempre un mio argomento ricorrente quando ho occasione di parlare con i dirigenti di ASL, Regioni, del Ministero della Salute, vertici dell’Associazione Italiana Celiachia, ecc.

Le cose però non cambiano alla radice, ossia alla fine della fiera, alla fine dell’impegno (vero o presunto) di tutti, alla fine delle “battaglie vinte”, il risultato è che a meno di offerte sottocosto di Lidl, un celiaco medio non se la cava con meno di 6 euro per un kg di farina, figuriamoci per un prodotto finito.

Come mai?

Lo riririririririspiego in breve.

Noi negozianti, proprio come gli odiati farmacisti, abbiamo un prezzo di acquisto prodotti evidentemente diverso dal prezzo di vendita dei prodotti stessi.

A molti celiaci sembrerà strano, ma noi negozianti (ed i farmacisti) abbiamo un guadagno nella vendita dei prodotti.
Per inciso, quelle 65 ore che mediamente passo al negozio ogni settimana non sono (ma sarebbe meglio utilizzassi un condizionale) una opera caritatis.

Invito da subito i furbacchioni che stanno pensando che mi stia arricchendo a fare a scambio di automobile con me, se lo credono davvero: io metto sul tavolo una Peugeot 106 immatricolata a Gennaio 97′ color marrone smagliante e 197mila km sulle ruote.
Chi (s)offre di più? :)

Benintesi, non mi lamento, la mia brownie non la cambierei per quasi nulla al mondo.
E riaprirei 1000 volte i negozi Celiachiamo perché indipendentemente dalle difficoltà incontrate faccio un lavoro fichissimo.

Vabbeh, macchine scalcagnate a parte, quello che vorrei spiegare è che negozi specializzati e farmacie hanno dalla propria Regione un rimborso pari al controvalore dei prodotti acquistati dai singoli clienti.

Ecco a cosa servono quelle fustelle, ossia quei codici a barre che si staccano dalle etichette dei prodotti senza glutine.

Paghi il Pane Casereccio della Schar € 4,24?
Significa che Schar ha notificato al Ministero della Salute quel prodotto a quella cifra.

La Regione rimborserà € 4,24 al farmacista ed al negoziante che dimostreranno l’acquisto di quel pane tramite la presentazione della ricetta del celiaco con applicata sopra la fustella del pane casereccio.
Anche nelle virtuose regioni in cui non c’è lo stacca-attacca delle fustelle ma il collegamento telematico il sistema di rimborso non cambia.

Farmacisti e negozianti hanno da parte delle aziende uno sconto sul prezzo che le aziende stesse notificano al Ministero.

Hai capito bene. Uno sconto.

E, so che ti è sfuggito, se rileggi quanto scritto ho detto che sono le aziende a comunicare i prezzi che il Ministero dovrà rimborsare.
Il Ministero della Salute cosa fa? Approva tutti i prezzi che le aziende gli “propongono”.
Produci pane carasau e fai pagare 20 euro per pochi grammi ogni tua confezione? Benissimo, il Ministero ti dirà che per il tuo prodotto la Regione rimborserà i 20 euro che chiedi.
Vuoi alzare il prezzo di un prodotto per cui il Ministero ti ha già approvato la notifica?
Nessun problema, comunica il nuovo prezzo e la comunità lo pagherà senza batter ciglio.

Capisci ora perché una azienda come Happy Farm ha lanciato sul mercato un cioccolatino rimborsabile dal SSN che costa 100 euro al kg?
Certo, paga pantalone!

E’ un mercato normale od un mercato finto quello che sto descrivendo?

Ritorniamo al discorso dello sconto.

Negozianti e farmacisti hanno dalle aziende produttrici uno sconto che parte dal prezzo al pubblico del prodotto. Che so, ad esempio l’Happy Farm di turno propone un 30% di sconto su quel prezzo.

Che c’è di strano?

La stranezza è che in un mercato normale il negoziante ha un prezzo di acquisto e poi, in base alla propria struttura aziendale, decide quanta percentuale “ricaricare” sul suo prezzo di acquisto.

Solitamente, ad esempio, nel settore abbigliamento c’è un ricarico del +100% sul prezzo che il negoziante paga quel jeans o quella maglietta.

Sconto e ricarico non sono quindi la stessa cosa e non hanno le stesse conseguenze.

Con il ricarico c’è mercato e c’è concorrenza, in quanto ogni negoziante potrà vendere quel jeans o quella maglietta ad un prezzo più concorrenziale del negoziante vicino, magari riducendo il proprio ricarico.

Con lo sconto non c’è mercato e c’è al massimo con-presenza, in quanto sono le aziende produttrici a giocare sul fatto che il prezzo di vendita sia imposto.
Non a caso i prezzi al pubblico sono uguali per tutti.

Si chiama cartello, c’è poco da girarci intorno.

Le menti più sofisticate potrebbero dirmi: ma scusa, chi ti vieta di abbassare i prezzi al pubblico e di chiedere alla tua Regione un rimborso più basso del prezzo rimborsato solitamente dal SSN?

Indipendentemente dal fatto che questa cosa in molte regioni non è neanche tecnicamente possibile, ed anche se spesso chi ti scrive abbassa i prezzi dei prodotti più che può (se sei mai entrato in un negozio Celiachiamo o sul sito celiachiamo.com lo sai di certo), secondo te le aziende produttrici ti danno la possibilità di avere una marginalità tale da poter abbassare i prezzi in maniera significativa?

Se il pallino del prezzo fisso è in mano al produttore (e non al mercato), come puoi pensare che sia possibile un abbassamento significativo del prezzo?

Riassumendo, nel settore senza glutine il produttore sceglie quanto far pagare alla collettività i propri prodotti, ossia sceglie quanto guadagnare, il Ministero della Salute per “inspiegabili” motivi non si oppone all’accettazione di questo prezzo, e negozianti e farmacie non possono operare sul prezzo in quanto non hanno i margini per poterlo fare, visto il giochino così architettato.

Il celiaco, cliente finale, si ritrova dove solitamente si trova il cetriolo dell’ortolano ad assistere inerme al rarissimo caso di un mercato in cui i fruitori clienti celiaci come lui aumentano in continuazione, l’offerta di prodotti si arricchisce sempre più, i punti di approvvigionamento prodotti sono sempre più numerosi, le aziende produttrici sempre più numerose…ed i prodotti sempre più cari.

Porca miseria, quasi quasi torno all’università a raccontarlo anche a loro.
Magari mi becco il bacio accademico.

All’inizio del post parlavo dell’ampliamento ai supermercati nella rivendita dei prodotti senza glutine.

Hai notato come al supermercato molti prodotti senza glutine costino meno che nei negozi o nelle farmacie?

Pensi che il prezzo al pubblico più basso lo faccia la capacità che un supermercato ha nell’acquistare grandi volumi di quel determinato prodotto e quindi di strappare al produttore un prezzo di acquisto più basso.

Niente di più sbagliato.

Chi ti scrive, essendo a capo di più negozi specializzati e monodedicati al gluten free, vende di un qualsiasi prodotto senza glutine volumi molto più alti di un qualsiasi gruppo di supermercati generici.

Ma non riesce ad avere prezzi di acquisto così competitivi.

Pensa (arrivato a questo punto non avrei motivo di dirti falsità, non credi?) che ogni volta che un qualsiasi supermercato fa una offerta su un prodotto senza glutine, sarebbe conveniente per un qualsiasi negoziante o farmacista andare lui stesso a fare incetta del prodotto in offerta per poi rivenderlo in casa propria al prezzo standard (quello mutuabile e rimborsato dalla Regione), perché nettamente più basso del suo prezzo di acquisto ordinario.

Inoltre molti produttori, pensando di dividere i canali (con ricetta in farmacie e negozi e cash al supermercato) hanno realizzato linee di produzione identiche nel contenuto, ma diverse solamente nel confezionamento.

E nel prezzo.

Stesso prodotto, confezionato in due modi diversi e con nome diverso.

Prezzo basso quando si paga in contanti al supermercato.
Prezzo alto quando paga pantalone in farmacia e nel negozio specializzato che ritira le ricette.

Quando i produttori posizionano i loro prodotti al supermercato, il loro obiettivo non è l’1% di clientela celiaca, ma il 99% dei clienti non celiaci incuriositi dal provare l’alimentazione senza glutine, gli intolleranti momentanei, quelli che seguono per un determinato periodo una dieta di esclusione, ecc.
In aggiunta a questi c’è ovviamente tutto il mondo che ruota intorno al singolo celiaco: la sua famiglia, gli amici che hanno bisogno di un pacco di pasta per invitare a cena il celiaco, e dulcis in fundo, il celiaco stesso che ingolosito dalle offerte una tantum, decide di fare tutta la spesa per sè e per la sua famiglia nel supermarket in questione.

In questo supermercati e produttori incontrano le rispettive esigenze: i produttori ampliano il proprio mercato, rendono più accessibile il prodotto senza glutine, altrimenti inavvicinabile, per via del prezzo molto più alto rispetto al vicino di scaffale glutinoso.
Contemporaneamente colmano le esigenze del celiaco a cui non bastano i 100 euro al mese che in media il Ministero gli riconosce.

Il supermercato allarga la sua fetta di mercato, dando un servizio in più alla sua clientela, utilizzando spesso il prodotto gluten free come specchietto per le allodole, interessato in realtà a vendere tutto il resto, dove ha una marginalità ben superiore.
Non è interesse del supermercato ritirare le ricette, in quanto aspettare mesi e mesi i tempi di rimborso delle regioni non è una attività considerata economica dalle direzioni commerciali dei grandi gruppi.
Le eccezioni a questa regola le si possono trovare nelle regioni più virtuose (ossia veloci a pagare) e nei gruppi che come Coop si fanno realizzare prodotti a proprio marchio per aumentare la propria marginalità.

Ora che sei pazientemente arrivato fin qui, se io ti chiedo quale sia la soluzione in relazione ai prezzi, tesa al  miglioramento della qualità della vita dei celiaci, tu cosa mi rispondi?

  • Una autority di controllo sui prezzi accettati dal Ministero della Salute?
  • L’intervento del garante della concorrenza dei prezzi e del mercato?
  • Una delibera tesa alla calmierazione dei prezzi in riferimento ai prodotti per cui il produttore richiede la mutabilità, pena la non accettazione della mutabilità stessa?

Se sei una persona a cui non interessano i finanziamenti dei produttori mi rispondi una delle tre opzioni appena proposte.
Ho paura che se fai parte di AIC tu mi risponda che

il tuo ruolo di portavoce delle esigenze dei celiaci ti ha permesso di mettere a disposizione dei tavoli tecnici le tue competenze e la tua esperienza.

E buona camicia a tutti.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
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