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Spero tolgano la ricetta ai celiaci

Tuesday, February 14th, 2012

Mi piacerebbe trovare prodotti senza glutine nei bar, al supermercato, nelle mense, in negozi specializzati, dal fornaio, nei distributori automatici…

Vorrei che i prezzi dei prodotti fossero normali…non ci crede più nessuno che un biscotto di riso debba costare più di un biscotto di frumento.

Credo che le due frasi precedenti trovino d’accordo tutti i celiaci.
Davvero. Senza paura di essere smentito credo che i semplici concetti espressi siano così banali da essere compresi da tutti e sposati da tutti.

Insomma tutti i celiaci vorrebbero la botte piena.
Quasi tutti però vorrebbero prima la moglie ubriaca.

Su facebook, sui gruppi che su internet parlano di celiachia, sui siti delle associazioni, ma anche su giornali radio e tv in questi giorni si parla della possibilità che il governo tolga il contributo mensile  che i celiaci hanno per comprare prodotti senza glutine.

E’ una ricetta od una sorta di buono a seconda delle regioni.
Si può spendere nelle farmacie, nei negozi specializzati e nei pochissimi supermarket convenzionati.

Come succede sempre quando si toccano gli interessi di una casta, si sono alzati da ogni parte gli scudi protettivi contro questa “proposta scellerata”, questa “ingiustizia legalizzata”, questa “perdita dei diritti acquisiti anni or sono”, questa “tutela per chi soffre quotidianamente”.

A costo di apparire impopolare e tafazziano, credo che togliere il buono/ricetta ai celiaci sarebbe una manna dal cielo, un raggio di luce di normalità in un sistema di lobby ed interessi tipicamente grigissimo.
Tutto italiano insomma.

Visto il maltempo che imperversa sull’Italia in questi giorni, mi si permetta una similitudine: ho letto e sentito una valanga di stronzate sul perché sarebbe giusto tutelare i celiaci attraverso il contributo fornito dal buono o ricetta che dir si voglia.
Sono talmente annoiato dalle non-argomentazioni di chi difende il senso dell’attuale sistema di contributo alla spesa dei celiaci che ho deciso di cancellare in blocco tutte le motivazioni di associazioni, clienti, amici di facebook, utenti di gruppi di interesse, ecc che pur avevo raccolto in maniera certosina in questi giorni.

Non ha veramente senso rispondere a chi ti dice che bisognerebbe scendere in piazza se levassero ai celiaci il loro buono mensile o a chi suggerisce la massima allerta in seguito a questo allarme, perché non bisogna abbassare la guardia, trattandosi di un potenziale indebolimento del diritto primario alla tutela della salute di chi, individualmente e socialmente svantaggiato dalla celiachia, a causa di questa patologia si dovrebbe sobbarcare gli oneri dell’acquisto dei farmaci salva vita, ossia dei prodotti senza glutine.

Pensa che idiota: io credevo di vendere da anni pasta di mais…

Solo ora mi rendo conto di essere un eroe.

Per lavoro mi occupo di fornire ai miei malati i loro farmaci salva vita.
Lungo il loro percorso di svantaggio individuale li accompagno nella difficile scelta tra una ciabattina ed un pan carrè.
Applico con destrezza le fustelle con codici a barre su ricette salva-celiaco, e non faccio pagare ai miei pazienti neanche un centesimo nel mio negozio, perché quel mini grissino con la nutella non deve indebolire il diritto primario alla merenda gratuita.

Anni fa ho creato il sito www.celiachiamo.com per alleviare lo svantaggio sociale delle decine di migliaia di malati celiaci che mensilmente visitano importanti e crude realtà trattate sul sito: ricette gluten free, vignette, introvabili crostate senza glutine, sezioni intere dedicate a salsa di soia e fecola di patate.

Ma non voglio compiacermi per questo.
E non ti biasimo se anche a te una lacrima ha velato il volto leggendo queste mie parole.

  • Difenderemo con il coltello del pane tra i denti il fatto che un kg di farina costi 8 euro.
  • Scenderemo in piazza con padelle e stoviglie separate per tutelare le stoiche aziende produttrici che aiutano ogni paziente celiaco nella dura battaglia quotidiana: fusilli al pesto o calzone al prosciutto?
  • Non abbasseremo la guardia se un povero farmacista, al primo caldo estivo, ci proporrà di acquistare con la ricetta un doposole al posto di un panino, ed anzi venderemo cara la nostra pelle idratata.

O forse potrebbe andare diversamente.

La realtà che vedo tutti i giorni è fatta di aziende produttrici che si ingrassano da anni a spese dello Stato.
La vera alchimia l’ha compiuta chi è riuscito a trasformare la farina per polenta in un biscotto da 40 euro al kg.
Altro che piombo in oro.

Le tre scimmiette che siedono al Ministero della Salute

  • Non vedono che i produttori notificano i prodotti a prezzi artificialmente gonfiati
  • Non sentono i consumatori che denunciano prezzi più bassi all’estero per gli stessi prodotti o linee di produzione identiche ma confezionate diversamente rispetto a quelle della farmacia proposte al supermercato a prezzi ridotti del 60%.
  • Non parlano dell’anomalia dei rimborsi dei prodotti senza glutine, dell’assenza totale di controlli sui prodotti fatturati, non rispondono alle società che come la mia attendono inutilmente e da mesi il rimborso per centinaia di migliaia di euro di prodotti venduti, pagati alla aziende a mai rimborsati da questo Stato canaglia.

Il celiaco medio invece si aspetta che sia tutto gratuito.
Ho clienti con la Ferrari. Stavolta non scherzo.

Tutti i mesi lasciano in cassa la loro ricetta da 140 euro e se spendono 141 euro ti chiedono se quell’euro in più lo puoi scalare dalla ricetta successiva.
Tutti indignati se il governo propone di lasciare il contributo solo a chi effettivamente non può permettersi il pagamento dei prodotti senza glutine.

Questa è la proposta: proporzionare il contributo dello Stato al reddito ed al patrimonio mobiliare ed immobiliare delle persone.

Trovo davvero scandalosa la proposta di togliere il contributo mensile ad un notaio, ad un dentista, ad un palazzinaro o al nostro amico a cui piacciono le auto di Maranello.
C’è da scendere in piazza in effetti.

A farsi una birra però.

Ovviamente in tanti potrebbero replicare che i prezzi rimarrebbero comunque alti, che in Italia non cambia mai niente, o che scrivo quello che scrivo non perché lo penso ma perché ho chissà quali interessi.

Parto dalla fine: chi ti scrive ha manifestamente interessi.
Per esempio avrei interesse ad avere quanto mi spetta dalla Regione Lazio, che non rispetta i contratti sottoscritti e non rimborsa a me come a tutti gli altri colleghi negozianti i prodotti senza glutine che in effetti abbiamo regalato ai nostri clienti celiaci quasi un anno fa.

In Italia l’erogazione dei prodotti senza glutine è gratuita non perché c’è una associazione che tutela i diritti dei celiaci o un ministero che ha deciso che questa categoria di persone non deve pagare i propri alimenti.

I prodotti sono gratuiti ai celiaci perché ci sono migliaia di negozianti e farmacisti che fanno da banche allo Stato, comprano oggi  i prodotti dalle aziende a prezzi vergognosamente alti, li forniscono gratuitamente domani ai loro clienti, e sperano che tra un anno questi prodotti vengano loro rimborsati dalle rispettive Regioni.
Nel frattempo hanno ingrassato produttori e banche (tra prestiti, anticipi fatture, ecc) ed intaccato la loro marginalità tutt’altro che invidiabile.

Inoltre se il governo decidesse di togliere la ricetta con buona probabilità una attività come quella che svolgo verrebbe svuotata di senso: mi ritroverei come un piccolo alimentari che si trova d’improvviso a gareggiare con un supermarket.
Questo ovvio senso del reale non mi fa però perdere di vista quale sarebbe la strada più giusta per il consumatore, anche se questo significherebbe perdere o trasformare il mio personale orticello.

Chi crede che se togliessero il buono i prezzi rimarrebbero comunque alti non ha chiaro alcun meccanismo relativo al libero mercato ed alla concorrenza.

Ci sarebbe una sana battaglia su qualità e prezzo sia tra produttori che tra commercianti e farmacisti.
Oggi il cartello dei produttori è evidente anche ai ciechi, e la concorrenza resa impossibile dal fatto che il prezzo al pubblico è dato dal prezzo che le Regioni rimborseranno all’esercente, uguale per tutti.

Chi crede che in Italia non cambi mai nulla mi fa un po’ tenerezza ma fa parte sicuramente della maggioranza. In questo caso però credo proprio che abbia ragione, dato che penso non verrà toccato il contributo mensile ai celiaci, quindi prevedo sonni tranquilli per tutti i rivoluzionari da poltrona esonerati dall’innalzamento di chiappe.

Personalmente credo che al celiaco medio non interessi cosa c’è dietro la busta della sua spesa mensile. Interessa il volume della sua busta, un diritto senza contropartita, un sistema svuotato di doveri.

Che importa se il valore di acquisto reale del buono non sia di 100 euro, ma forse di 25 o 30, costando tutto tre volte il giusto.
Che importa se questo importo non è mai stato allineato al tasso di inflazione e se in ogni caso per alimentarsi si è costretti a spendere al di fuori dell’importo del buono stesso.
Che importa se nei prodotti vengono messe tonnellate di grassi idrogenati, edulcoranti e schifezze varie. Sono mutuabili!
Che importa se il negoziante od il farmacista ti passa come mutuabile un prodotto che mutuabile non è.
L’importante è averla quella birra fresca insieme alla pizza del Sabato: gratuita è anche più buona.

Chi parla di diritti, di legalità, di giustizia, così come chi quando parla di celiachia parla di ingiustizia, invalidità o svantaggi è ora che smetta di camminare in fila indiana ed esca dal proprio centro perché si trova in un centro che si è disegnato da solo.

Se pensi di essere centro perché consideri periferia gli altri è il caso che tu rifletta su cosa puoi fare tu per l’altro e non su cosa l’altro debba fare per te.
E, come dice Celestini,

A voler smettere di camminare in fila indiana, bisogna cominciare a ragionare in cerchio.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
www.celiachiamo.com