Archive for October, 2011

La sottovalutazione di un cervello celiaco

Saturday, October 29th, 2011

Più passa il tempo, più conosco persone, visito aziende, parlo con dirigenti, assaggio prodotti, mi guardo intorno…e più sono convinto che in moltissimi credano che “celiaco” sia sinonimo di “deficiente“.

Proviamo quindi a fornire rivoluzionarie informazioni ai capitani dell’industria gluten free.
Chissà che non migliorino tutto d’un botto.

1 - Un celiaco con buon probabilità nella sua vita pre-celiaca ha assaggiato il pane del fornaio o, ad esempio, un panettone artigianale

Ora chiedo a te, azienda: per quale motivo proponi al tuo consumatore un pane da tennis ed un panettone che se mangiato senza una damigiana d’acqua accanto ti fa rischiare il soffocamento istantaneo?!?
E soprattutto: perché questo pane gomma e questo ignobile panettone non te lo mangi te e tutta la palazzina tua?

Dai ragazzi, scherzi a parte quando andiamo a visitare le aziende o ci capita di incontrare gli agenti oppure i direttori commerciali dei principali marchi del mondo del senza glutine la nostra richiesta è sempre quella di assaggiare i prodotti che ci presentano.
A parole ci descrivono questi prodotti come il miglior pane, la migliore pizza, ecc ecc. Non ti nascondo che ci rimangono un pochino male quando ci capita di confessare che non daremmo quel pane neanche al cane malato del nostro vicino di casa… :)

Ultimamente ci stanno inviando dei campioni di panettoni nel nostro negozio senza glutine di Roma.
In seguito all’assaggio, abbiamo deciso di non buttarli perché in caso di un nuovo nubifragio che colpisca la capitale siamo certi che siano utili nell’assorbire anche il più pesante straripamento del fiume Tevere…

Fortunatamente sono sempre di più le aziende che al contrario di quanto descritto realizzano prodotti di buona o ottima qualità. Spesso, anche se non sempre, si tratta di aziende artigianali ed un pochino più difficili da trovare, ma il gusto di certo ne guadagna.

Quello che non mi spiego è come sia invece possibile per molte altre aziende lanciare sul mercato una serie di prodotti oggettivamente immangiabili. Solo per fare un esempio, nessun panificio glutinoso metterebbe mai in commercio un pane che appena aperta la confezione emana un odore di alcool neanche fosse un pane al whiskey, e che una volta tirato fuori dalla confezione inizia a disgregarsi tra le tue mani.
Al contrario se l’azienda in questione realizza prodotti senza glutine, è probabile che scriva sulla confezione che si tratta di un pane buono senza essere scaldato. E, quasi dimenticavo, si tratta ovviamente di una “nuova ricetta”!.

Pensaci bene: in quale altro settore c’è questa stranezza?

Io credo una cosa semplicissima. E’ colpa di ogni singolo celiaco se le aziende non sono spinte a far meglio.
Con il vergognoso prezzo che hanno i prodotti, e considerati i ricavi di ogni produttore, ogni azienda dovrebbe investire in ricerca e sviluppo molto di più di quanto realmente fa.

Cosa aspetti quindi a fare sentire la tua voce? Scrivi alle aziende, facebookkale, fai domande, dichiara ad alta voce che sei contro i conservanti e gli stabilizzanti, scegli i prodotti senza grassi idrogenati.
Aspetti passivamente che le aziende ti imbocchino?

Spesso sentiamo dire ai nostri clienti la frase “Questo prodotto non è male“.

Ma io dico: possibile che ci si debba sempre accontentare? Per quale motivo il celiaco medio non è esigente? Come si può prendere come termine di paragone un pane senza glutine industriale  in cassetta quando fino alla diagnosi il confronto era tra una rosetta del forno dietro casa ed un filone della panetteria del centro?

Personalmente credo che se un celiaco si accontenta di un pane “che non è male” non si parta con il piede giusto. Si deve tutti lavorare per un “buon pane”, che è cosa ben diversa.

2 - Informazione di servizio: anche chi è celiaco, viaggia

Amiche aziende, udite udite.

I celiaci oltre al buono mensile hanno carta d’identità e passaporto.

Questo significa che si accorgono che fuori dall’Italia spesso i prodotti senza glutine costano decisamente meno che da noi. Molte volte le stesse aziende che applicano un prezzo in Italia ne applicano uno molto più basso in Paesi anche vicinissimi all’Italia. Sarà mica che qualcuno se ne sta approfittando visto che da noi i prodotti senza glutine sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale?

3- Il confezionamento creativo

Se rispetto al prodotto che fornisci alla farmacia dai al supermercato un prodotto in cui cambi colore alla confezione o cambi leggermente il nome al prodotto stesso, con buona probabilità anche un protozoo si accorge che in realtà si tratta dello stesso prodotto. Se poi il protozoo nota una differenza di prezzo, può essere che arrivi a scoprire che in farmacia e dove si ritirano i buoni o ricette mensili i prezzi sono più alti perché i prodotti si possono scalare dall’importo del buono stesso.
Non ci faresti una bella figura…

4 - Un produttore, cento marchi

Secondo te c’è scarsa fantasia nelle forme dei plumcake o delle brioches, nell’etichettatura delle farine o nel confezionamento, ad esempio, delle gallette di riso o di mais?
Se lo stesso produttore realizza lo stesso prodotto senza glutine per due, tre, o dieci aziende diverse, forse il consumatore si accorge che in realtà si trova di fronte lo stesso prodotto ma confezionato per aziende differenti.

Anche senza settimana enigmistica troverà le differenze tra una confezione e l’altra. Differenze solo tra confezioni (e prezzi), in quanto il prodotto è in realtà sempre quello.

Dai, ci vuole un po’ più di fantasia.

5 - Pubblicità, marketing, raccolte punti, omaggi

Ultimo consiglio alle amiche aziende: se mi fai pagare la pasta secca 12 euro al kg, un biscotto 90 euro al kg, se per una merendina devo accendere un mutuo in banca e se per una confezione di pan grattato devo sognare di vincere il jackpot del superenalotto……….non credi che mi piacerebbe che investissi un po’ di meno in pubblicità, regalini e regaloni vari, ed un po’ di più sul prodotto stesso, sul miglioramento qualitativo, sull’abbassamento del prezzo o sulla realizzazione di una confezione che oltre alla carta mi faccia trovare un po’ più prodotto al suo interno?

Ai posteri celiaci le ardue sentenze…

p.s. ogni riferimento ad aziende o prodotti NON è puramente casuale :P

Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 Roma
Tel: 06/39754621
www.celiachiamo.com

Senza glutine. Balliamo?

Sunday, October 23rd, 2011

Che c’entra la celiachia con i social network?

Apparentemente nulla, o per meglio dire, molti, purtroppo credono non c’entri nulla.

Sono gli stessi che considerando la celiachia come una malattia, si sentono malati o trattano i celiaci da malati. Gli stessi che quando gli amici li invitano a cena preferiscono restare chiusi dentro casa e perdere quell’occasione di convivialità.
C’è invece chi con la celiachia ci fa pace, ci gioca, e la utilizza per conoscere persone, ridere, scherzare, mangiare, bere, divertirsi.

Vallo a spiegare ai più che prosciutto di Parma e mozzarella di bufala sono senza glutine, che un’orata alla mugnaia o una bistecca ai ferri sono prodotti per celiaci, che una pizza può essere gustosa anche se realizzata con farina di riso, amido di mais e fecola di patate…
Pian pianino si arriverà a considerare l’assenza di glutine di un piatto come una caratteristica positiva, come la mancata presenza di grassi idrogenati o la bassa curva glicemica.

Chi ci aiuta in questo percorso?

Prima di tutto ci dobbiamo aiutare da soli, diventando i primi soggetti a normalizzare la dieta senza glutine (dove dieta è sinonimo di alimentazione, non di rinunce).
In che modo: sporcandoci le mani, preparando manicaretti, facendo assaggiare i prodotti ad amici e parenti, premiando quei locali, bar pizzerie e ristoranti che sono in grado di preparare in sicurezza piatti senza glutine, rimproverando quegli altri che non sono sensibili al problema e credono sia una sciocca moda, informando loro e più persone possibile delle procedure (spesso davvero banali) con cui poter servire un cliente celiaco o accoglierlo ad una cena.

Chi altro ci aiuta? C’è l’Associazione Italiana Celiachia.

Ogni Regione ha la sua Associazione regionale, punto di riferimento sul territorio per tutti i celiaci neo diagnosticati e non.

Celiachiamo.com ha la sua sede ed il suo negozio a Roma, e da anni apprezziamo il lavoro di tutto lo staff di AIC Lazio.  Dai progetti legati all’alimentazione fuori casa, i corsi per operatori del settore, i rapporti istituzionali, fino agli eventi, le assemblee, le feste, ecc.

Questo post è iniziato però con una riflessione, e cioè cosa collega la celiachia ed il social networking.

Beh, credo che l’evento organizzato da AIC Lazio Domenica 6 Novembre all’Hotel Radisson Blu sia davvero interessante ed innovativo. I fan della pagina Facebook di AIC Lazio sono infatti invitati a partecipare ad un incontro in cui si mangia, ci si conosce, si balla e si fanno quattro chiacchiere.
Ci saranno alcuni ospiti (Dario Argento, Gaia De Laurentis, ecc) e verranno premiati i vincitori del concorso “la cultura è gluten free”, una mini rassegna letteraria in cui si premia la miglior poesia ed il miglior racconto che sdrammatizzi ed ironizzi sul tema celiachia.

Anche GluGlu la piccola celiaca, la nostra mascotte, ha partecipato al concorso…chissà come andrà a finire :)

Credo che la normalizzazione della dieta senza glutine passi anche e soprattutto attraverso questi momenti di convivialità. Mai perdere la dimensione sociale del cibo, anzi, utilizzarlo sempre per il piacere della gola e dello stare insieme. Se la celiachia da problema si trasforma in risorsa è come se si riuscisse a tramutare zucche in carrozze.

Qualcuno prima di noi ci è riuscito, no?

Ci vediamo il 6 Novembre.

Per maggiori informazioni, ecco la pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/#!/event.php?eid=153804208044808


Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 Roma
Tel: 06/39754621
www.celiachiamo.com

Intolleranti al camice

Tuesday, October 18th, 2011


Chiara è una nostra amica conosciuta su Facebook (aggiungi anche tu GluGlu, la nostra mascotte). In negozio, per email, agli eventi a cui partecipiamo, ai convegni e nelle tante occasioni di incontro che fortunatamente abbiamo con persone celiache ci capita spesso di ascoltare storie in cui i medici a cui queste persone si rivolgono badino di più alla cura degli effetti che alla ricerca delle cause.

Ci stupiamo spesso di diagnosi tardive a fronte di sintomi davvero lampanti se considerati complessivamente.
Ho paura che molti medici non parlino più con i loro pazienti e temo non si confrontino minimamente con i loro colleghi. Il diabetologo ti cura il diabete, l’endocrinologo la tiroidite autoimmune, il dermatologo ti dice cosa fare con le afte e con questa o quella dermatite.
Il gastroenterologo spesso brancola nel buio e ti congeda dicendoti che sei stressata e che hai un po’ di reflusso. Eh lo stress…

Nutrizionisti, allergologi, omeopati e chi più ne ha più ne metta sembrano invece avere un approccio indifferente al percorso medico che ha fatto ogni persona…forse perché sanno che alle volte sono l’ultima campana che si prova a far suonare.
La loro risposta è spesso una dieta di esclusione basata su analisi inesistenti e sul loro infallibile fiuto…

Il medico di base quasi lo dimenticavamo: una figura crocevia tra l’impiegato delle poste, l’operatore del call center ed un vigile urbano: gli dici telefonicamente i tuoi sintomi, ti prepara una impegnativa per una visita e ti manda via come fossi un pollo da batteria.

Ovviamente quella descritta è solamente una faccia della medaglia.
Però è una faccia della medaglia di cui non si parla mai.
L’altra faccia è fatta di medici scrupolosi, specialisti intuitivi e centri di riferimento per la diagnosi di celiachia che ti seguono passo passo dalla diagnosi al follow up.

C’è però tanta ignoranza in tanti altri medici. Non ci spaventa dirlo.
Non ci piace quel camice che risolve sempre con lo stress problematiche che con lo stress non c’entrano nulla. Se vogliamo un’assoluzione andiamo in chiesa, non da un medico.

Meno psicologia spicciola e più qualità. Meno camice e più umanità, più competenza, più domande e più pelle: il medico mi deve parlare, mi deve ascoltare, mi deve toccare. Non ci piace il medico ragioniere, ma il medico che ragiona.

La testimonianza di Chiara è una tra le tante.

Proprio per questo è importantissima.
Grazie Chiara. :)

Ciao a tutti!
I primi sintomi di celiachia li ho avuti più o meno all’età di 26 anni. Passavo da una gastroenterite all’altra (sono riuscita ad averne 6 in 4 mesi) ma per il mio medico ero solo un po’ stressata.
Avevo difficoltà a rimanere incinta nonostante avessi già avuto 2 figli e soprattutto a tenere il bambino difatti ho avuto purtroppo 2 aborti spontanei.
Alle gastroenteriti si aggiungono la pancia gonfia come un pallone, perdita di capelli, afte ricorrenti in bocca, acne, ma per il mio medico è sempre e solo stress.
Finalmente riesco a rimanere incinta, sono seguita al Gaslini di Genova e in questo periodo la celiachia “esplode ”. Inizialmente pensavano ad un diabete gestionale e mi sottopongono all’esame della curva glicemica.
Purtroppo non riesco a fare l’esame completo perché sto troppo male, ma i medici continuano a pensare che sia solo diabete gestionale. Faccio i controlli e la bambina cresce bene, anche troppo, mentre io non prendo peso ed anzi all’inizio dimagrisco.
Nonostante questo mi mettono a dieta perché la bambina è troppo grossa e c’è il rischio che sviluppi un diabete alla nascita.
Inizio a notare che il riso non mi da problemi mentre con la pasta anche se per diabetici sto proprio male.

Mi rispondono che è suggestione.
La bambina nasce e pesa ben kg 4,870, io ho preso 7 kg scarsi scarsi.
Sto talmente male che non riesco neanche ad allattarla, i sintomi peggiorano, giro una marea di medici e ascolto le diagnosi più strane: dall’allergia ai conservanti, all’intolleranza al frumento, forse ho un fungo nell’intestino, rifacciamo gli esami per il diabete…

Ma soprattutto ho tre figli quindi sono solo stressata!!!

Un giorno vado in farmacia a prendere l’antibiotico per curare l’ennesima gastroenterite e un farmacista mai visto prima mi dice: ha mai fatto lo screening per la celiachia? Io sapevo vagamente cosa fosse. Ne parlo con mio marito e mia suocera, la quale mi chiede se voglio fare un ultimo tentativo, farmi visitare dal suo medico di famiglia.
Ormai ne avevo sentite tante e mi dico: “Una più una meno..”.

Vado da questo medico e mi porto tutte le analisi del sangue che avevo richiesto io al mio medico di base di prescrivermi.

Il medico di mia suocera mi accoglie, non ha il camice, mi spiega che lui è in pensione ma continua ad esercitare due volte alla settimana gratuitamente nel suo vecchio studio di proprietà.
Mi visita, guarda le mie analisi e mi dice:  ”lei è celiaca, le prescrivo gli esami da fare e vedrà che ho ragione”.
Faccio gli esami: celiaca al 100%.

Ritorno da questo medico per ringraziarlo e lui mi dice:  ”lei signora ha tutti i sintomi della celiachia perfino le unghie a vetrino di orologio. Possibile che il suo medico in 4 anni non l’ha mai sospettato? Se la celiachia fosse stata diagnosticata prima lei ora non starebbe così male”.

Sono 4 anni che sono a dieta ferrea, sto meglio, ma ora il calvario lo stanno passando i miei figli. Stessi miei sintomi ma esami negativi. La pediatra sospetta un’allergia al glutine ( positivi a frumento, avena e orzo) e decide di togliere loro il glutine. Mi dice: “Perché farli stare male?”

Io tolgo il glutine e nel frattempo contatto il Gaslini. Il gastroenterologo del Gaslini mi ha detto di tutto (non risparmiando neanche la pediatra) perché ora che mi hanno consigliato di togliere il glutine dalla dieta dei miei figli è impossibile fare una diagnosi di celiachia.

Reintroduciamo quindi il glutine e i miei figli tornano a stare male, facciamo gli esami e sono border line. Non basta, continuiamo a dargli il glutine in attesa di esami positivi, ma niente, sono 5 mesi  che mangiano glutine e stanno male. Credo che alla fine darò retta alla mia pediatra e gli toglierò il glutine.
I medici porteranno pure il camice e avranno studiato, niente da dire, ma una mamma sa quando i suoi figli stanno male e quando stanno bene e soprattutto sa cosa è meglio x loro senza bisogno di fare un esame…

By Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34
Roma
www.celiachiamo.com

Il Tirchio Celiaco

Monday, October 10th, 2011

Vuoi normalità? Allora dai normalità.

Ci confrontiamo spesso con i titolari degli altri negozi senza glutine di tutta Italia su come sia particolare la “clientela celiaca”.

Il nostro doppio ruolo, negozianti da una parte (abbiamo aperto il primo negozio specializzato in celiachia della Regione Lazio) e distributori dall’altra (Celiachiamo.com è una piattaforma distributiva di prodotti senza glutine artigianali) fa sì che ci troviamo ad essere contemporaneamente colleghi e fornitori di quei negozianti e farmacisti che servono, in totale, diverse migliaia di celiaci.

Tutti si lamentano di una cosa: i celiaci non spendono una lira (ops, si dovrebbe dire “un euro”) in più oltre all’importo della ricetta.
A questo si aggiunga il fatto che la scelta del prodotto senza glutine per la stragrande maggioranza dei clienti avviene secondo parametri molto diversi rispetto a quelli dei più comuni prodotti glutinosi.

Se un prodotto è mutuabile, ossia è prendibile con il buono o ricetta mensile, ha mercato.
Se non lo è, le vendite crollano.

Ed il gusto? Beh, quello viene dopo, molto dopo.

Sembra assurdo, ma tra un prodotto a pagamento molto buono ed un prodotto appena sufficiente, ma mutuabile, la stragrande maggioranza dei celiaci sceglie il prodotto mutuabile.

Si potrebbe pensare che il prezzo del prodotto a pagamento sia magari molto più alto di quello del prodotto mutuabile. Spesso non è così, anzi.
Nonostante il prezzo dei prodotti senza glutine sia vergognosamente e scandalosamente alto (Ministero, perché non controlli, dove sei?!?) molte volte farmacisti e negozianti vedono i propri clienti lasciare accanto alla cassa prodotti che costano pochi euro solo perché “non mutuabili”.
La birra è un esempio che ci fanno tutti. Si tratta di un prodotto non mutuabile e dal costo oggettivamente abbordabile, eppure in molti scelgono di privarsi di un bicchiere di birra perché con la ricetta la birra non si può prendere.

Nel nostro negozio di Roma una bottiglia di birra estrella costa € 1,50; mi sembra che il supermercato che si trova  a pochi passi da noi la venda, quando disponibile, a qualche decina di centesimi in più.
Anche quindi la possibile obiezione che i clienti scelgono di comprare per economicità da altre parti (supermercati, market, gdo, alimentari, ecc) i prodotti senza glutine a pagamento viene meno.
A questo va aggiunto che al supermercato la varietà dei prodotti è molto limitata.

Il celiaco è quindi tirchio?

Io non credo.

Credo invece che si auto-limiti.

La ricetta mensile diventa una sorta di barriera più o meno psicologica. Una barriera invalicabile.
Ci sono quindi un sacco di sentimenti contrastanti dietro queste scelte di non consumo.
Il celiaco medio è abbastanza incavolato del fatto che i prodotti senza glutine non siano disponibili ovunque. Soffre di non poter fare la colazione al bar, così come è stufo di non trovare mai neanche un etto di pasta senza glutine al ristorante dove si trova a mangiare, dovendo ripiegare sulla solita bistecca ed insalata.

Allo stesso tempo si lamenta che quel bar che è in grado di preparare la colazione senza glutine gli fa pagare il cornetto 50 centesimi in più rispetto agli altri cornetti glutinosi.
La soluzione quindi non è richiedere l’abbassamento dei prezzi (o quanto meno una calmierazione degli stessi da parte del Ministero), ma una lamentela (che mi appare sterile finché rimane fine a se stessa) con il barista, vittima egli stesso del suo prezzo di acquisto artificialmente alto.

Risultato finale: il celiaco non va a fare colazione al bar ed il bar non avendo clientela leva il servizio della colazione senza glutine.

Da una parte trovo sensata la scelta di un qualsiasi consumatore, celiaco e non, di non acquistare un prodotto o di non usufruire di un determinato servizio se il prodotto od il servizio gli appaiono esageratamente onerosi.

Dall’altra però non capisco perché questa legittima scelta di non consumo non sia applicata ai prodotti senza glutine che i celiaci comprano tramite la ricetta.

I produttori questo lo sanno. Il prezzo è l’ultimo dei fattori su cui lavorano quando pensano alla realizzazione di un prodotto. Prima del prezzo viene la stabilità del prodotto stesso (più è lunga la scadenza e meglio è), l’appeal del confezionamento ed un packaging che faccia credere al consumatore che nella scatola c’è più prodotto del reale, all’insegna del “tutto carta e niente arrosto”.

Il prezzo? Manteniamolo alto.

Tanto i celiaci il prodotto lo prendono gratis.

E’ proprio questa percezione l’inizio di un circolo non virtuoso che vede tutti collegati: farmacisti, negozianti, bar, ristoranti, e consumatori finali.

Non solo quindi nel nostro negozio, ma vi assicuro che in tutta Italia ai negozianti piacerebbe vedere fare ai propri clienti scelte di consumo basate sulla qualità dei prodotti, sulla freschezza degli stessi, sull’assenza di grassi idrogenati, stabilizzanti, conservanti e schifezze varie. E sul prezzo.

Se il mercato non cambia dall’alto, sicuramente può essere modificato dal basso.

Chi quindi esige normalità dovrebbe iniziare a dare normalità.

Chi vorrebbe tutto gratis dovrebbe rendersi conto che niente è gratis, ma pesa sulla collettività e quindi anche e soprattutto su sé stesso.

Chi crede di non pagare i prodotti che acquista sotto ricetta, dovrebbe valutare il reale valore di spesa della ricetta stessa.

Chi crede che tutto il mondo che ha intorno dovrebbe servirlo gratuitamente è il caso inizi a comprendere le motivazioni di chi ha intorno, chiedendosi se è o meno parte dell’eventuale problematica, non vittima della problematica stessa.

Ci saranno sempre clienti che rinunceranno all’acquisto di un pacchetto di patatine da 60 centesimi a fronte del prelevamento di 140 euro di merce gratuita.

L’importante è che si rendano conto che non possono esigere normalità se per primi non sono soggetti ad un processo di acquisto, per l’appunto, normale.

Quando ad un convegno all’interno del Ministero della Salute mi lamentavo (da negoziante, sic!) dei prezzi dei prodotti gluten free, ebbi da un dirigente una risposta che ha una sua logica:

Il Ministero della Salute fornisce un contributo al celiaco, non sovvenziona il 100% della sua spesa.
Se quindi prima di essere diagnosticato tale un celiaco spendeva 2 euro per un pacco di biscotti della Mulino Bianco, ora che è celiaco deve sapere che il Ministero con l’importo del buono/ricetta non si sostituisce a quei 2 euro, ma colma la differenza di prezzo tra quei 2 euro ed il prezzo di un prodotto senza glutine.

Moltissimi celiaci non hanno chiaro questo punto.
Si lamentano (a ragione) del prezzo alto dei prodotti, non operano alcuna scelta di consumo (e non) tesa ad abbassare i prezzi dei prodotti stessi, e ritengono che non sia giusto o naturale spendere soldi al di fuori del contributo mensile.

Molti confessano anche di comprare ad esempio pasta senza glutine per tutta la famiglia perché è più comodo preparare un unico tipo di pasta per tutti. Come dargli torto. Dopo una giornata di lavoro preparare due pentole per la pasta, dividere il sugo, ecc è effettivamente complicato e dispendioso in termini di tempo.

D’altro canto trovo non tanto ingiusto, ma decisamente stupido ritenere possibile che con 99 o 140 euro al mese si riesca a coprire il fabbisogno di pane, pasta, dolci, biscotti ecc di una intera famiglia.

Un celiaco sembra dimenticare che prima della diagnosi, quando ancora mangiava prodotti con glutine, spendeva mediamente 150 euro al mese tra pane, panini, pizza, dolci, torte, biscotti, cereali per la prima colazione, lieviti, farina, crackers, sostituti del pane, ecc.

Alcuni celiaci arrivano addirittura a credere che con circa 100 euro al mese, e sapendo che i prodotti gluten free costano il doppio dei prodotti comuni, riescano a soddisfare i loro bisogni e quelli di parte della loro famiglia; o per meglio dire, si lamentano di non riuscire in questa impresa.

Ogni persona, cliente o non cliente, credo sia libero di pensare ed agire come crede.

Ci si chiede solamente come non si possa notare grande contraddizione su aspetti così ovvi.

Per esperienza personale se si prova a dire ad un cliente celiaco che in realtà è del tutto normale andare “fuori ricetta”, ossia spendere più del contributo mensile ministeriale, con buona probabilità si ha in risposta una critica al prezzo dei prodotti ed un rifiuto a superare questa barriera. Non è una argomentazione, ma a quanto pare è una risposta.

Mi appare una sorta di auto-castrazione.

Se prima spendevi 2,50 euro per una confezione di pan di stelle, che problema c’è a spendere oggi la stessa cifra per levarsi uno sfizio e mangiare un biscotto di cui magari si ha voglia?

Non è solo nostra esperienza diretta, ma da tutta Italia anche gli altri negozianti ci dicono che è infinitamente più frequente vedere il proprio cliente lasciare un prodotto per non superare la quota della ricetta (anche se di pochi centesimi) piuttosto che colmare in denaro l’eventuale eccedenza.

E’ ovvio che ci sono delle eccezioni, però la statistica è davvero significativa e schiacciante.

La normalizzazione della dieta senza glutine passa anche attraverso un approccio più naturale al processo di acquisto dei prodotti.

Tirchio o non tirchio, ogni celiaco dovrebbe operare scelte di consumo orientate dal gusto, dalle possibilità di inclusione e non di esclusione che può creare un prodotto, dalla qualità degli ingredienti; e dal portafoglio.

Quanti celiaci propongono a tutti gli amici di mangiare, per quella sera che sono ospiti a casa sua, tutti quanti senza glutine?
Quanti celiaci realizzano due torte di compleanno, una “normale” e l’altra senza glutine?
Quanti per pochi spiccioli rinunciano al piacere di una birra al pub con gli amici?

Come ripeto, il “celiaco medio” descritto, somma delle tante situazioni che viviamo e che ci raccontano gli altri farmacisti e negozianti con cui ci confrontiamo, non rappresenta la totalità dei celiaci, ma quella tipologia di consumatore che auto limita le sue possibilità, vive la sua condizione come minoritaria, ed anche quando avrebbe la possibilità di far conoscere il senza glutine agli altri, amici o parenti che siano, decide di escludersi senza motivo.

Sarà anche tirchio? Forse, chissà.

By Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34
Roma
www.celiachiamo.com