Archive for April, 2011

Il normale intollerante

Friday, April 29th, 2011

il normale intollerante

Che significa “normale“?

Un dizionario ti direbbe che significa ordinario e, per l’appunto, nella norma.

E’ normale quello che di solito fanno tutti, quello che pensano tutti, quello che è così scontato da apparire banale perché universalmente condiviso. Della normalità non si parla quasi mai proprio perché è normalità, non c’è niente di stra-ordinario, è tutto regolare.

Come lavoro vendo prodotti senza glutine. Solo una persona su 100 è celiaca, ma solamente un celiaco su 6 sa di esserlo.

Nel negozio Celiachiamo di Roma la parola “normale” la sentiamo spesso.

La pasta di grano è “normale“, quella di riso e mais no.
Un dolce della pasticceria che hai sotto casa è “normale“. Una sacher preparata con una base di amido di mais, farina di riso, e fecola di patate, beh, non lo è.

O almeno così dicono.

Come già detto, in negozio la parola normale la sentiamo spesso. In tantissimi , indicando ad esempio un uovo di pasqua, una colomba od una crostata ci chiedono: “Ma questo è “normale” o senza glutine?”.

Inutile elencarti le nostre risposte, avendo Celiachiamo come obiettivo quotidiano quello della “normalizzazione” (neanche a farlo apposta!) della dieta senza glutine.

Quello su cui riflettevo stasera e che ha fatto nascere questo post è che in realtà noi ci confrontiamo tutti i giorni con il concetto di normalità.

Vediamo la normalità come qualcosa di estremamente statico, immutabile.

Eppure muta eccome. La cosa più spaventosa è che si trasforma silenziosamente.

Le cose diventano normali. Non vi nascono.

Eppure noi percepiamo normale una cosa come se fosse così da sempre.

Più passo il mio tempo tra la gente più mi rendo conto di come il silenzio sia silenzio-assenso e di come questo ratifichi le nuove normalità.

Mi scuso se appaio un po’ criptico, provo a diventare più concreto, più visuale.

Il ragazzo nero che tutti i giorni entra nel negozio e ti propone i calzini? Per me è normale che succeda: sono sulla strada, non mi aspetto che nel mio negozio entri solamente Rockefeller.

Mi sto rendendo conto che è invece diventato normale il commento del cliente di turno che, senza che tu abbia chiesto alcun parere, ti dice che: “Non se ne può più di questi stranieri accattoni”. Continuando poi con un: “Non è per cattiveria eh…”.

Tu al ragazzo nero avevi semplicemente detto che: “No, grazie, non ci serve nulla”.
Non credevi di lanciare un assist al tuo cliente del momento…

Allo stesso modo se spieghi che la birra non è mutuabile (ossia non si può prendere con la ricetta mensile) in quanto è normale che il Ministero della Salute non rimborsi gli alcolici, ci si stupisce del fatto che in moltissimi ti dicano che in farmacia la birra la passano e che invece sarebbe normale la passassero tutti in quanto si tratta di un prodotto senza glutine.

Ho sempre più l’impressione che in Italia la normalità cambi e venga sostituita via via da una nuova normalità purtroppo peggiore della prima, perché più razzista, con maggiore impunità, meno rispetto del prossimo e delle regole, maggiore menefreghismo, crescente difesa del proprio orto a scapito dell’orto altrui e dell’orto comune.

Se ancora esiste una maggioranza civile, restando silenziosa ecco che diventa d’un tratto minoranza.

E pensare che questa pseudo maggioranza basa la sua civiltà proprio sulla capacità di rimanere in silenzio, sul restare composta, ordinaria. Normale.

Mentre consiglio prodotti senza glutine capita quindi di scambiare una battuta con una mamma magari sulla mortificazione della scuola pubblica. La risposta di solito è: “Eeeh che ci vuoi fare, che non lo sai come vanno le cose…”.

Oppure vendendo i “Rubacuori” (un biscotto della Lazzaroni che dal nome ricorderebbe allegre frequentazioni di anziani politici) si finisce scherzosamente (ma non troppo) per parlare della crescente mercificazione della donna in Italia ed in questo caso la risposta dell’acquirente è solitamente uno sconsolato “eh si sa, fa tutto schifo e sono tutti uguali”.

Noto quindi da una parte una radicalizzazione del pensiero e dall’altra un livellamento dei giudizi valoriali; da un lato la continua ricerca del nemico, dell’altro da sé, del soggetto da esiliare, marginalizzare, allontanare da sé per diventare finalmente centro perché evidentemente se allontani qualcuno lui diventa periferia e tu ridiventi centro.
Dall’altra parte un appiattimento svilente su quei valori che dovrebbero essere fondativi in una comunità: la legalità, il rispetto, il senso civico, la morale, la giustizia…
In una sorta di “tutti colpevoli, nessun colpevole” vedo una specie di assoluzione di massa dal pensiero critico, tanto “sono tutti uguali“, “non cambia mai niente“, “che ci vuoi fare“, ecc.

La mia normalità diventa quindi così antica da apparire agli altri addirittura faziosa, politicamente scorretta se confrontata con la nuova normalità.

Io che considero la necessità di una alimentazione senza glutine come una delle caratteristiche dei miei clienti vengo percepito come atipico, perché la normalità è dire che il celiaco è strano ed il non celiaco è “normale” .

Allo stesso modo è “normale” che ci si coalizzi nel cacciare via schifati il ragazzo che ti vuole vendere i calzini anziché semplicemente rifiutare la proposta di acquisto, perché crea socialità, vi sembrerà strano ma fa gruppo, rompe il ghiaccio tra le persone “normali” dire all’ultima ruota del carro che ci ha rotto le scatole con quei calzini.

Comprare la birra sotto ricetta non è un problema di legalità ma diventa una opportunità, una occasione.
Sei scemo tu negoziante se non ti adegui all’andazzo farmaceutico, inutile fare la parte dello stupido moralizzatore, che ancora crede ad uno Stato sociale e nel caso della celiachia alla necessità di un contributo per l’acquisto di prodotti sostitutivi fondamentali, non al sovvenzionamento di alcolici o di sfizi accessori.

Sei un commerciante atipico se invece di risolvere con un sorriso di circostanza o con un “eeeh d’altra parte si sa come vanno le cose in Italia” l’eventuale considerazione politica di un tuo cliente decidi di replicare che a te fa letteralmente schifo un presidente del consiglio che va a prostitute, ciliegina sulla torta di una condotta ventennale basata sul malaffare e sulla mortificazione di legalità ed istituzioni.

Ci si lamenta quindi se un celiaco viene considerato un malato, un diverso, e poi vedo quotidianamente esempi di marginalizzazione ed allontanamento di altri “malati”, di altri “diversi”.

Ci si lamenta che non si arriva a fine mese con la quota di prodotti senza glutine che il Ministero rimborsa tramite la ricetta e poi si vorrebbero acquistare birra, torte di compleanno e barattoli di nutella con l’importo dedicato ai prodotti dietoterapeutici di base.

Si predica la legalità ma poi si razzola nella giustificazione del malaffare non considerandolo tale ma facendolo passare per comune andazzo.

Si criticano le aziende, si disdegna la politica, l’organizzazione della scuola dei propri figli, i tetti di spesa regionali per l’erogazione gratuita dei prodotti, e chi più ne  ha più ne metta.

Però nessuno non solo si mobilita, ma non condivide neanche a voce alta il proprio pensiero e le azioni che potrebbero migliorare le singole situazioni che gli creano disagio o che comunque non tollera.
Ci si dice che fa tutto schifo, non ci si sente parte di questo schifo ma si alimenta lo schifo complessivo.

Il tutto sentendosi sempre straordinariamente normali.
Perché gli intolleranti, quelli veri,  son sempre gli altri…

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Via Giulio Venticinque 32/34
00136 - Roma

Celiachiamo o Celiacando?

Thursday, April 7th, 2011

Celiachiamo o Celiacando

Celiachiamo o Celiacando

Ultimamente ci stanno scrivendo in tanti così come in tanti entrano nel nostro negozio senza glutine di Roma (Via Giulio Venticinque 32/34) chiedendoci maggiori informazioni su Celiacando, un nuovo negozio che tratta anche prodotti senza glutine.

Avete capito bene: Celiacando, non Celiachiamo.

Vi informiamo che Celiachiamo non ha alcun collegamento con Celiacando e che anzi abbiamo da tempo iniziato una vertenza per far valere i nostri diritti nei confronti di quella che a nostro giudizio è una concorrenza sleale.

Già, perché è diritto di tutti aprire negozi e vender quel che si vuole. Altra cosa è utilizzare il lavoro e la visibilità di altri come traino per la propria attività.

Il nostro nome “Celiachiamo” nasce da una specifica voglia di concretizzare quel senso di socialità che a nostro giudizio ci deve essere anche intorno al mondo della celiachia, così come c’è attorno all’alimentazione in generale.

Abbiamo creato una sorta di neologismo, facendo diventare verbo un sostantivo, umanizzando la parola “celiachia” e facendola nostra e di tutti allo stesso tempo.

“Celiachiamo” diventa quindi una sorta di indicativo, in cui l’universalità del NOI si sostituisce alla solitudine dell’IO.
Nel nostro nome ci piaceva e ci piace trasmettere il senso comunitario di una pizza tra amici, la convivialità che è legata indissolubilmente al cibo, soprattutto in un Paese come il nostro in cui “andiamoci a mangiare qualcosa” è la modalità classica con cui si invita qualcuno a fare quattro chiacchiere, a passare del tempo insieme.

Contemporaneamente la desinenza AMO ci permetteva di mostrare a tutti l’AMOre per il nostro lavoro e per la celiachia stessa, che si è rivelata un mezzo straordinario per conoscere quelli che oggi sono veri e propri amici…un terreno comune che ci stringe dall’inizio: la celiachia che da ostacolo, barriera, si è trasformata in con-divisione e piacere dello stare insieme.

E’ un po’ stupido citarsi da soli, però credo che in questo caso serva.

Nella sezione “chi siamo” del nostro sito, più di tre anni fa ho scritto:

“Mia nonna mi diceva sempre che da soli si può fare quasi tutto. Ma diceva anche che è proprio per quel quasi che vale la pena vivere insieme agli altri, condividere esperienze, passioni, ricordi.
Forse allora è per questo che abbiamo deciso di chiamarci così.
Perché solo insieme impariamo. Solo insieme cresciamo.
Solo insieme Celiachiamo.

Ci fa un po’ male quindi che qualcuno si sia preso un pezzettino che riteniamo nostro.

Celiachiamo oltre ad essere un negozio è anche una piattaforma di distribuzione di prodotti senza glutine.

Serviamo centinaia di farmacie e negozi specializzati in tutta Italia con i nostri prodotti artigianali.

In tanti nei loro nomi aziendali giocano con la parola “celiachia” o “celiaco“.

Il caso di Celiacando ci appare però molto diverso in quanto è evidente che si cerchi il misunderstanding, il fraintendimento di chi in realtà cerca “Celiachiamo”.

Nessuno in Italia (né ovviamente in altre parti del mondo) ha “declinato” per così dire la parola “Celiachia”.

Nel nostro stesso quartiere (noi di Celiachiamo siamo in Prati, in Via Giulio Venticinque 32, fronte Metro Cipro, Linea A) si sono invece “inventati” il gerundio, peraltro un gerundio spurio della parola celiachia: Celiacando anziché Celiachiando…

Questioni di lana caprina, potrebbero pensare alcuni.

Forse, se però al nome davvero molto simile (tanto da indurre moltissimi nostri clienti a congratularsi per la nostra nuova apertura) si aggiunge la copia esatta del nostro oggetto sociale, i dubbi aumentano ancora di più.

L’oggetto sociale è quel documento che si redige quando si apre una società ed in cui si comunica alla Camera di Commercio ed a tutta la propria clientela (presente e futura) di cosa si occupa la propria società, da dove viene, dove vuole andare, di cosa si vuole occupare oggi e di tutti i possibili sbocchi futuri.

E’ una sorta di dichiarazione di intenti; quelli bravi la definirebbero la mission aziendale, ossia lo scopo della propria impresa e tutte le declinazioni presenti e future, viste e considerate le pre-condizioni iniziali.

L’oggetto sociale di Celiachiamo è estremamente complesso e decisamente nutrito: senza annoiarvi vi basti sapere che è più lungo di una intera pagina word.

Ci occupiamo di produzione, commercializzazione, distribuzione di prodotti senza glutine, abbiamo un portale internet, una piattaforma logistica, progetti di affiliazione, rappresentiamo alcune aziende, operiamo su mercati internazionali, organizziamo eventi, siamo invitati a convegni come relatori, partecipiamo attivamente a fiere settoriali, ecc ecc.

Come è ovvio che sia abbiamo scritto noi il nostro oggetto sociale: l’abbiamo ritagliato intorno a quello che sapevamo fare, a quello che facciamo ed a quello che vogliamo fare da grandi.

Immaginate quindi il nostro stupore quando ci siamo resi conto che Celiacando aveva inserito nel suo atto costitutivo societario esattamente lo stesso nostro (e originale) oggetto sociale: 458 parole identiche a quelle create e scritte da noi anni fa.

Incredibile: a pochi passi da noi apre una attività commerciale con un nome davvero simile e con l’oggetto sociale clonato
Fino ad ora non esistevano due realtà così simili in Europa…ora invece sembrerebbero esistere due gemelli siamesi a Roma…

Non è tutto.

Nel logo aziendale Celiacando ha pensato di inserire un cuoricino
Da sempre Celiachiamo ha nel suo logo un cuoricino…è razionale se ti chiami CeliachiAMO.

Anche il cuoricino è quindi stato copiato. Sfido io a trovare nel mondo un prodotto senza glutine od un negozio che tratta di celiachia che nel suo brand decida di inserire un cuoricino…chissà se è una casualità che proprio Celiacando abbia avuto la stessa idea che già ci rappresentava da anni…

No, non è ancora finita.

Nel nostro blog aziendale c’è da sempre la nostra mascotte (GluGlu, la nostra meravigliosa bimba-pupazzetta) con la sua altalena ed una collina con un cartello di legno con scritto “Il tuo blog senza glutine”.

Indovinate chi ha avuto (dopo anni) l’idea di scrivere su un cartello di legno che si staglia su una verde collina l’informazione dell’apertura del suo negozio specializzato in prodotti senza glutine?
Celiacando, che domande! Utilizzando ovviamente dei bambini per condire il tutto.

A seguito della lettera dei nostri avvocati in cui avvertivamo della nostra intenzione di iniziare una causa se non avessero  rinunciato ad utilizzare tutti i nostri pezzettini , Celiacando ha deciso di eliminare il cuoricino dal logo e di smantellare il cartello di legno e la collina.

Hanno deciso invece di mantenere inalterati il nome societario, il sito internet celiacando.com, l’oggetto sociale, l’insegna, ecc

Attendiamo quindi che un giudice si pronunci sulla questione, e speriamo di non dover aspettare tempi biblici per far valere i nostri diritti.

Nel frattempo, anche se vi sembrerà strano, auguriamo il meglio a Celiacando pur credendo che presto o tardi un po’ tutti si accorgeranno delle differenze, un po’ come quel gioco sulla settimana enigmistica in cui a fronte di due immagini simili si deve “aguzzare l’ingegno”.

Chi vuole iniziare dall’originale, può venire a trovare noi di Celiachiamo a Roma, in Via Giulio Venticinque 32/34: graditissime magliette contraffatte, cd masterizzati, cellulari clonati e cappelli da pirata.

Ma no, scherziamo dai!

Da noi solo ed esclusivamente prodotti senza glutine, freschi, secchi, artigianali, surgelati, di tutte le marche.

Chi ci ama ci segua! Ma non ci tamponi!
E se ogni tanto indichiamo la Luna, seguite il consiglio: andate un po’ più su rispetto al dito :)

Gluten Sensitivity: salta su

Friday, April 1st, 2011

Gluten Sensitivity

Gluten Sensitivity

In questi giorni si è parlato tantissimo di “falsa celiachia”, “non celiachia”, “ipersensibilità al glutine”, e così via. Un tam tam di informazioni più o meno corrette su quella che in realtà è stata definita Gluten Sensitivity, una “nuova” patologia su cui è stato pubblicato un articolo sulla rivista scientifica BMC Medicine.

L’articolo è frutto di uno studio del Prof Fasano (sì, proprio lui, quello della pillola), dell’Università del Maryland (Mucosal Biology Research Center) in cui Fasano lavora, e della seconda Università degli studi di Napoli.
Ho letto in rete davvero molti articoli in cui ho trovato delle evidenti inesattezze non solo quanto a definizioni, ma anche e soprattutto riguardo alle caratteristiche della celiachia.

Ho quindi pensato di andare a leggere l’articolo originale in inglese per provare a capire un po’ di più se questa Gluten Sensitivity (GS) è una sorta di celiachia, è un’allergia oppure qualcosa di diverso.
Per chi volesse, l’articolo è QUI.

Cosa diavolo è quindi questa “Gluten Sensitivity”?.

Beh, a dir la verità per ora si sa cosa NON è:

  1. NON è celiachia, in quanto NON c’è atrofia dei villi intestinali, NON c’è risposta anticorpale specifica (non si sono ancora scoperti eventuali anticorpi specifici per la GS), NON c’è alterazione della permeabilità intestinale,  NON è una patologia a base autoimmune.
  2. NON è allergia al grano, in quanto non c’è alterazione significativa degli anticorpi di classe IgE né positività al Prick test.

La Gluten Sensitivity è quindi quella condizione in cui in seguito all’ingestione di glutine siamo in presenza di sintomi in buona parte sovrapponibili a quelli della celiachia e della sidrome da colon irritabile (gonfiore, sonnolenza, diarrea, stipsi, dolori addominali, cefalea, depressione, ecc)  ma non c’è atrofia dei villi intestinali né risposta autoimmune dell’organismo.
Si è scoperto che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity ha un difetto dell’immunità innata, reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica.
Nella celiachia il danno e la conseguente reazione del corpo possono invece avvenire dopo mesi, in molti casi dopo anni.

Già da diversi anni mi capita di ascoltare il Prof Fasano nei tanti convegni e nelle tante occasioni di incontro pubblico a cui mi piace sempre assistere per la chiarezza espositiva e per i sempre interessanti contributi che Fasano fornisce.
Da anni Fasano parla di sensibilità personale al glutine, anche per i soggetti celiaci.

Questo studio di fatto ratifica che c’è addirittura un 6% della popolazione che ha una certa intolleranza al glutine. Oltre ai celiaci ed agli allergici al grano solo in Italia si stimano quindi almeno 3 milioni di persone affette dalla cosiddetta Gluten Sensitivity.

C’è da dire però che ad oggi la diagnosi di Gluten Sensitivity è una diagnosi di esclusione. Si devono ancora definire i parametri genetici, immunologici e clinici della malattia, a cui si arriva di fatto escludendo sia la celiachia che l’allergia al grano.
Anche la biopsia intestinale in chi soffre di Gluten Sensitivity da come riscontro una eventuale infiammazione della mucosa, non certo un’atrofia od un appiattimento dei villi intestinali come avviene invece per la diagnosi di celiachia.

L’esperienza di questi anni nel settore senza glutine ed il costante e quotidiano confronto con i clienti del negozio gluten free di Roma fanno sì che non appena ho letto lo studio (di cui sto riportando solamente alcuni punti) a dir la verità non sono rimasto minimamente sorpreso dai risultati dello stesso.
Il glutine è l’unico complesso proteico che non digeriamo interamente, ha gli stessi effetti di una endorfina. Se i molti medici che risolvono molte diagnosi con un “sarà lo stress” fossero più attenti alle caratteristiche di questa particolare proteina ed iniziassero a percepire l’alimentazione come una chiave di lettura del benessere dell’organismo, forse molti pazienti uscirebbero da quel limbo di incertezza che non permette mai di capire quale è la causa del proprio malessere.

Tanto per fare un esempio, in negozio parlo quotidianamente con persone che seguono una dieta senza glutine indipendentemente dalle indicazioni del proprio medico; in tantissimi affermano di sentirsi finalmente bene, tutti di aver risolto buona parte dei problemi che li avevano fatti girare di medico in medico per sentirsi sempre dire che invece era lo stress la causa dei loro mali…

Anche sul sito ci scrivono in tanti testimoniandoci i benefici di una dieta priva di glutine.
Una dieta, aggiungo io, che prediliga cibi naturalmente privi di glutine (carne, pesce, frutta, verdura) e che integri con i cosiddetti “prodotti dietoterapeutici” (pasta gluten free, pizza, dolcetti senza glutine, ecc) questa base di dieta senza glutine.

Saremo tutti vittima dell’effetto placebo?

O siamo forse di fronte alla punta di un iceberg modello Titanic?