Celiachia, RAI, e dolori di schiena

February 21st, 2013

La scorsa settimana abbiamo ricevuto una telefonata di una giornalista di Rai 3 che lavora nella trasmissione Elisir e che ci chiedeva un appuntamento per un servizio sulla celiachia che la trasmissione aveva bisogno di realizzare.

Ci siamo quindi incontrati in negozio, e la giornalista in questione mi ha spiegato che Elisir aveva in mente una trasmissione dedicata alle intolleranze alimentari; all’interno di questa trasmissione volevano dedicare una finestra alla celiachia, avendo anche in studio come ospite un medico milanese e Gaia de Laurentiis, testimonial di AIC (Associazione Italiana Celiachia).

La giornalista fa un giro del negozio e rimane piacevolmente sorpresa dai tanti prodotti esposti.
Mi dice di avere due figli celiaci e che in farmacia non trova tutti i prodotti che invece vede esposti da Celiachiamo.

Mi anticipa quindi che quando verrà con la troupe a realizzare il servizio vorrebbe farmi una domanda su come sono cambiate le possibilità di scelta dei celiaci negli ultimi anni.
Io le rispondo che nei nostri negozi ci sono oramai oltre 1200 prodotti diversi e che fortunatamente rispetto ad anni fa sono davvero molte le alternative di acquisto: sempre più pani, pizze, dolci, biscotti, surgelati, ecc di sempre più ditte, industriali ed artigianali.
Sono i prezzi purtroppo, a non scendere.

La giornalista mi dice che è proprio sui prezzi che mi vorrebbe fare la sua seconda domanda.
Mi chiede come mai i prezzi dei prodotti senza glutine sono così alti.

Io sorrido e le dico che come sempre quando in Italia è la collettività a pagare, chi vende allo Stato non lo fa ad un prezzo di mercato ma gonfia artificialmente i prezzi e chi acquista, in questo caso il Ministero della Salute, non controlla che sta pagando un prezzo artificialmente alto.

La giornalista è intrigata da questa mia dichiarazione, ed incuriosita mi chiede di spiegarle per bene questa storia dei prezzi artificialmente alti imposti dai produttori e del Ministero che non vede non sente e non parla.

Io sorrido per la seconda volta e le dico che già in passato ho avuto occasione di parlare con altri giornalisti, ma a nessuno è realmente interessato far uscire la verità sui prezzi dei prodotti senza glutine, in quanto con mirabolanti taglia e cuci i servizi sulla celiachia a cui nel mio piccolo ho contribuito sono sempre stati tagliati nella parte inerente la responsabilità dei prezzi del settore.
Questa volta è la giornalista a sorridermi ed a rispondermi:

“Guarda che noi siamo Rai3, non abbiamo mica paura di nessuno.”

“Benissimo” replico io, e per i successivi 30 minuti spiego alla giornalista, interessatissima, le dinamiche del doppio confezionamento dello stesso prodotto per negozi e farmacie da una parte e supermercati dall’altra, il rimborso delle fustelle, le procedure di notifica dei prodotti da parte dei produttori, il confronto con i mercati esteri, ecc.

La giornalista si segna tutto e l’unica cosa che mi chiede è di sintetizzare in un solo minuto la mia risposta sui prezzi perché i tempi televisivi del servizio non permettono un approfondimento superiore.

Io allora le comunico che spiegherò solamente che i produttori notificano al Ministero un prezzo artificialmente alto in quanto i prodotti senza glutine sono rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale ed i clienti celiaci comprando con la ricetta non hanno una vera e propria percezione di spesa, non tirando fuori materialmente soldi nei negozi e nelle farmacie dove fanno la loro spesa, ma usufruendo di una sorta di credito a scalare mese per mese.

Continuo anticipandole che citerò il cartello prezzi dei produttori senza nominarne nessuno in particolare, essendo una situazione diffusa, e che dirò che il Ministero della Salute non controlla il prezzo che i produttori notificano, facendo quindi passare come mutuabili prodotti con prezzi al kg stellari, fino a 100 euro al kg per un biscottino.
Lascerò fuori il doppio confezionamento, i tempi di rimborso biblici dei negozianti, il cartello dei prezzi, il confronto internazionale, ecc.

Soddisfatta, la giornalista mi rimanda al Venerdì alle ore 10 per l’appuntamento in negozio con la troupe e mi anticipa che mi chiamerà l’indomani per una ulteriore conferma.

Il giorno successivo effettivamente mi richiama confermandomi il tutto, le due domande, ecc.

Mi dice però che si è confrontata con gli autori del programma e che non hanno valutato positivamente il dare responsabilità al Ministero della Salute, che mi chiede di non nominare nella mia risposta sui prezzi dei prodotti gluten free.

Io le dico che non ne comprendo il motivo, e rilancio dicendole che mi assumo personalmente e come titolare di Celiachiamo.com la responsabilità delle mie affermazioni, non temendo ed anzi essendo disponibile ad un eventuale confronto con la redazione e con le istituzioni, listini di acquisto e dati alla mano.
La giornalista niente, mi conferma la “non opportunità” del tutto.

Al mio rifiuto insiste e mi comunica che in linea con quanto voluto dalla redazione preferisce che il Ministero non venga proprio nominato, e testualmente, mi comunica che:

“le cose si possono far capire anziché dirle in maniera esplicita”

A quel punto io le comunico che a casa mia, a lei, ad Elisir ed a tutta la redazione non farò mettere piede, invitandola a trovare qualcun altro che accetti le loro risposte imboccate e false.

Piccata, la giornalista mi dice che questo mio comportamento non fa il bene di Celiachiamo, in quanto evidentemente sto rifiutando una visibilità importante.

Rispondo che al limite preferisco morir di fame, ma con la schiena dritta.

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Associazione Italiana Prezzi Bassi

February 7th, 2013


Uno degli scopi, se non lo scopo principale dell’Associazione Italiana Celiachia dovrebbe essere il miglioramento della qualità della vita dei celiaci.

Doverosa premessa la mia.
Doveroso condizionale il mio.

E’ di pochi giorni fa la notizia che anche in Lombardia saranno ampliate le modalità di erogazione dei prodotti senza glutine: largo quindi a supermercati, ipermercati e GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

Tutti i presidenti regionali di AIC con cui ho avuto occasione di parlare e tutte le persone che in AIC hanno potere decisionale mi hanno sempre comunicato che l’apertura ai supermercati è da loro considerata un passaggio chiave per l’abbassamento dei prezzi dei prodotti senza glutine.

In effetti su questo non ho nulla da eccepire: all’università mi hanno insegnato che più competitor significano più concorrenza e che più concorrenza significa abbassamento dei prezzi.

Ma all’università si studiano i mercati normali, non quelli finti.

Il mercato dei prodotti senza glutine è un finto mercato. Lo ripeto da quando ho avuto in mano il primo listino di acquisto prodotti quando aprire un negozio specializzato in prodotti senza glutine era ancora solamente una idea che frullava in testa.
Solo in riferimento a questo blog, la pantomima dei prezzi è stato argomento principale, a mia memoria, almeno una decina di volte.

La denuncia dei prezzi artificialmente gonfiati è da sempre un mio argomento ricorrente quando ho occasione di parlare con i dirigenti di ASL, Regioni, del Ministero della Salute, vertici dell’Associazione Italiana Celiachia, ecc.

Le cose però non cambiano alla radice, ossia alla fine della fiera, alla fine dell’impegno (vero o presunto) di tutti, alla fine delle “battaglie vinte”, il risultato è che a meno di offerte sottocosto di Lidl, un celiaco medio non se la cava con meno di 6 euro per un kg di farina, figuriamoci per un prodotto finito.

Come mai?

Lo riririririririspiego in breve.

Noi negozianti, proprio come gli odiati farmacisti, abbiamo un prezzo di acquisto prodotti evidentemente diverso dal prezzo di vendita dei prodotti stessi.

A molti celiaci sembrerà strano, ma noi negozianti (ed i farmacisti) abbiamo un guadagno nella vendita dei prodotti.
Per inciso, quelle 65 ore che mediamente passo al negozio ogni settimana non sono (ma sarebbe meglio utilizzassi un condizionale) una opera caritatis.

Invito da subito i furbacchioni che stanno pensando che mi stia arricchendo a fare a scambio di automobile con me, se lo credono davvero: io metto sul tavolo una Peugeot 106 immatricolata a Gennaio 97′ color marrone smagliante e 197mila km sulle ruote.
Chi (s)offre di più? :)

Benintesi, non mi lamento, la mia brownie non la cambierei per quasi nulla al mondo.
E riaprirei 1000 volte i negozi Celiachiamo perché indipendentemente dalle difficoltà incontrate faccio un lavoro fichissimo.

Vabbeh, macchine scalcagnate a parte, quello che vorrei spiegare è che negozi specializzati e farmacie hanno dalla propria Regione un rimborso pari al controvalore dei prodotti acquistati dai singoli clienti.

Ecco a cosa servono quelle fustelle, ossia quei codici a barre che si staccano dalle etichette dei prodotti senza glutine.

Paghi il Pane Casereccio della Schar € 4,24?
Significa che Schar ha notificato al Ministero della Salute quel prodotto a quella cifra.

La Regione rimborserà € 4,24 al farmacista ed al negoziante che dimostreranno l’acquisto di quel pane tramite la presentazione della ricetta del celiaco con applicata sopra la fustella del pane casereccio.
Anche nelle virtuose regioni in cui non c’è lo stacca-attacca delle fustelle ma il collegamento telematico il sistema di rimborso non cambia.

Farmacisti e negozianti hanno da parte delle aziende uno sconto sul prezzo che le aziende stesse notificano al Ministero.

Hai capito bene. Uno sconto.

E, so che ti è sfuggito, se rileggi quanto scritto ho detto che sono le aziende a comunicare i prezzi che il Ministero dovrà rimborsare.
Il Ministero della Salute cosa fa? Approva tutti i prezzi che le aziende gli “propongono”.
Produci pane carasau e fai pagare 20 euro per pochi grammi ogni tua confezione? Benissimo, il Ministero ti dirà che per il tuo prodotto la Regione rimborserà i 20 euro che chiedi.
Vuoi alzare il prezzo di un prodotto per cui il Ministero ti ha già approvato la notifica?
Nessun problema, comunica il nuovo prezzo e la comunità lo pagherà senza batter ciglio.

Capisci ora perché una azienda come Happy Farm ha lanciato sul mercato un cioccolatino rimborsabile dal SSN che costa 100 euro al kg?
Certo, paga pantalone!

E’ un mercato normale od un mercato finto quello che sto descrivendo?

Ritorniamo al discorso dello sconto.

Negozianti e farmacisti hanno dalle aziende produttrici uno sconto che parte dal prezzo al pubblico del prodotto. Che so, ad esempio l’Happy Farm di turno propone un 30% di sconto su quel prezzo.

Che c’è di strano?

La stranezza è che in un mercato normale il negoziante ha un prezzo di acquisto e poi, in base alla propria struttura aziendale, decide quanta percentuale “ricaricare” sul suo prezzo di acquisto.

Solitamente, ad esempio, nel settore abbigliamento c’è un ricarico del +100% sul prezzo che il negoziante paga quel jeans o quella maglietta.

Sconto e ricarico non sono quindi la stessa cosa e non hanno le stesse conseguenze.

Con il ricarico c’è mercato e c’è concorrenza, in quanto ogni negoziante potrà vendere quel jeans o quella maglietta ad un prezzo più concorrenziale del negoziante vicino, magari riducendo il proprio ricarico.

Con lo sconto non c’è mercato e c’è al massimo con-presenza, in quanto sono le aziende produttrici a giocare sul fatto che il prezzo di vendita sia imposto.
Non a caso i prezzi al pubblico sono uguali per tutti.

Si chiama cartello, c’è poco da girarci intorno.

Le menti più sofisticate potrebbero dirmi: ma scusa, chi ti vieta di abbassare i prezzi al pubblico e di chiedere alla tua Regione un rimborso più basso del prezzo rimborsato solitamente dal SSN?

Indipendentemente dal fatto che questa cosa in molte regioni non è neanche tecnicamente possibile, ed anche se spesso chi ti scrive abbassa i prezzi dei prodotti più che può (se sei mai entrato in un negozio Celiachiamo o sul sito celiachiamo.com lo sai di certo), secondo te le aziende produttrici ti danno la possibilità di avere una marginalità tale da poter abbassare i prezzi in maniera significativa?

Se il pallino del prezzo fisso è in mano al produttore (e non al mercato), come puoi pensare che sia possibile un abbassamento significativo del prezzo?

Riassumendo, nel settore senza glutine il produttore sceglie quanto far pagare alla collettività i propri prodotti, ossia sceglie quanto guadagnare, il Ministero della Salute per “inspiegabili” motivi non si oppone all’accettazione di questo prezzo, e negozianti e farmacie non possono operare sul prezzo in quanto non hanno i margini per poterlo fare, visto il giochino così architettato.

Il celiaco, cliente finale, si ritrova dove solitamente si trova il cetriolo dell’ortolano ad assistere inerme al rarissimo caso di un mercato in cui i fruitori clienti celiaci come lui aumentano in continuazione, l’offerta di prodotti si arricchisce sempre più, i punti di approvvigionamento prodotti sono sempre più numerosi, le aziende produttrici sempre più numerose…ed i prodotti sempre più cari.

Porca miseria, quasi quasi torno all’università a raccontarlo anche a loro.
Magari mi becco il bacio accademico.

All’inizio del post parlavo dell’ampliamento ai supermercati nella rivendita dei prodotti senza glutine.

Hai notato come al supermercato molti prodotti senza glutine costino meno che nei negozi o nelle farmacie?

Pensi che il prezzo al pubblico più basso lo faccia la capacità che un supermercato ha nell’acquistare grandi volumi di quel determinato prodotto e quindi di strappare al produttore un prezzo di acquisto più basso.

Niente di più sbagliato.

Chi ti scrive, essendo a capo di più negozi specializzati e monodedicati al gluten free, vende di un qualsiasi prodotto senza glutine volumi molto più alti di un qualsiasi gruppo di supermercati generici.

Ma non riesce ad avere prezzi di acquisto così competitivi.

Pensa (arrivato a questo punto non avrei motivo di dirti falsità, non credi?) che ogni volta che un qualsiasi supermercato fa una offerta su un prodotto senza glutine, sarebbe conveniente per un qualsiasi negoziante o farmacista andare lui stesso a fare incetta del prodotto in offerta per poi rivenderlo in casa propria al prezzo standard (quello mutuabile e rimborsato dalla Regione), perché nettamente più basso del suo prezzo di acquisto ordinario.

Inoltre molti produttori, pensando di dividere i canali (con ricetta in farmacie e negozi e cash al supermercato) hanno realizzato linee di produzione identiche nel contenuto, ma diverse solamente nel confezionamento.

E nel prezzo.

Stesso prodotto, confezionato in due modi diversi e con nome diverso.

Prezzo basso quando si paga in contanti al supermercato.
Prezzo alto quando paga pantalone in farmacia e nel negozio specializzato che ritira le ricette.

Quando i produttori posizionano i loro prodotti al supermercato, il loro obiettivo non è l’1% di clientela celiaca, ma il 99% dei clienti non celiaci incuriositi dal provare l’alimentazione senza glutine, gli intolleranti momentanei, quelli che seguono per un determinato periodo una dieta di esclusione, ecc.
In aggiunta a questi c’è ovviamente tutto il mondo che ruota intorno al singolo celiaco: la sua famiglia, gli amici che hanno bisogno di un pacco di pasta per invitare a cena il celiaco, e dulcis in fundo, il celiaco stesso che ingolosito dalle offerte una tantum, decide di fare tutta la spesa per sè e per la sua famiglia nel supermarket in questione.

In questo supermercati e produttori incontrano le rispettive esigenze: i produttori ampliano il proprio mercato, rendono più accessibile il prodotto senza glutine, altrimenti inavvicinabile, per via del prezzo molto più alto rispetto al vicino di scaffale glutinoso.
Contemporaneamente colmano le esigenze del celiaco a cui non bastano i 100 euro al mese che in media il Ministero gli riconosce.

Il supermercato allarga la sua fetta di mercato, dando un servizio in più alla sua clientela, utilizzando spesso il prodotto gluten free come specchietto per le allodole, interessato in realtà a vendere tutto il resto, dove ha una marginalità ben superiore.
Non è interesse del supermercato ritirare le ricette, in quanto aspettare mesi e mesi i tempi di rimborso delle regioni non è una attività considerata economica dalle direzioni commerciali dei grandi gruppi.
Le eccezioni a questa regola le si possono trovare nelle regioni più virtuose (ossia veloci a pagare) e nei gruppi che come Coop si fanno realizzare prodotti a proprio marchio per aumentare la propria marginalità.

Ora che sei pazientemente arrivato fin qui, se io ti chiedo quale sia la soluzione in relazione ai prezzi, tesa al  miglioramento della qualità della vita dei celiaci, tu cosa mi rispondi?

  • Una autority di controllo sui prezzi accettati dal Ministero della Salute?
  • L’intervento del garante della concorrenza dei prezzi e del mercato?
  • Una delibera tesa alla calmierazione dei prezzi in riferimento ai prodotti per cui il produttore richiede la mutabilità, pena la non accettazione della mutabilità stessa?

Se sei una persona a cui non interessano i finanziamenti dei produttori mi rispondi una delle tre opzioni appena proposte.
Ho paura che se fai parte di AIC tu mi risponda che

il tuo ruolo di portavoce delle esigenze dei celiaci ti ha permesso di mettere a disposizione dei tavoli tecnici le tue competenze e la tua esperienza.

E buona camicia a tutti.

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La coda di paglia

December 20th, 2012

Ho sempre avuto una personale passione per la comunicazione istituzionale: agenzie di stampa, spin doctors, portavoce…tutti che badano, giustamente, a quel che dicono, perchè le parole, come dice Nanni Moretti in Palombella Rossa, sono importanti.

Sui social network i “comunicatori istituzionali” in teoria cercano il dialogo ed il confronto con i comuni mortali, in pratica hanno come unico interesse sembrare come Dash: bianchi che più bianchi non si può. Felici, sereni, sorridenti. Vincenti.

Se Facebook non prevede il tasto “non mi piace” ci sarà un perchè…

Ogni tanto però scappa fuori l’anomalia. Esce quello che pensi veramente.
In questi rari momenti di normalità capitano opinioni e punti di vista differenti.

Ecco, questi rari momenti devono essere eliminati.
C’è il pericolo che oltre agli abbracci, ai cuoricini ed ai grandi sorrisi istituzionali qualcuno si accorga che c’è anche altro. Tutto da cancellare, quindi.
O almeno questo deve essere stato il pensiero dell’Associazione Italiana Celiachia Umbria.

Giorni fa il Presidente dell’Associazione umbra si lanciava (sulla pagina istituzionale dell’Associazione stessa) in una considerazione sulla opportunità di realizzare eventi a pagamento rivolti ai celiaci.

Di seguito riporto lo scambio di vedute con l’Associazione Italiana Celiachia Umbria.
Lo posto qui, cioè a casa mia, perchè evidentemente a casa degli altri il mio pensiero è come un ospite puzzolente.
Come ai tempi del MinCulPop fascista, dalla bacheca Facebook di AIC Umbria è subito sparito questo scambio di opinioni. Nessuna replica alla mia richiesta di chiarimenti sul perchè dell’eliminazione, se non un corporativo “Se ha cancellato il post, il Presidente avrà avuto i suoi buoni motivi”.
Così la bacheca è tornata finalmente radiosa e splendente.
Bianca che più bianca non si può.

Da bravo antifascista non potevo che riportare a nuova vita lo scambio di vedute che trovate di seguito.
Così, perchè ognuno si possa fare una propria idea: socio o non socio, celiaco o non celiaco, bello o brutto, bianco più bianco o nero calimero.

I 10 Celiacamenti

November 20th, 2012


La celiachia è una religione.
I celiaci sono gli adepti della dieta gluten free.
Celiachiamo il vostro sacerdote.

Conquisterete la dieta eterna solo seguendo i 10 celiacamenti:

Io sono il negozio tuo pusher.
Non avrai altro fornitore all’infuori di me.

Non nominare il nome di AIC invano.

Ricordati di sanificare le superfici.

Onora il tuo pane ed impara a fare il tuo lievito madre.

Non uccidere (chi crede che la tua dieta sia una moda o una fissazione).

Non commettere contaminazioni impure.

Non rubare la merendina d’altri. Tanto non la puoi mangiare.

Non dire falsa fragranza: il pane è gommoso. Sempre.

Non desiderare la pizza d’altri.

Non desiderare i villi d’altri.


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La famosa Celiachia

October 22nd, 2012


Leggo su giornali e su siti internet di persone che si rallegrano del fatto che la celiachia abbia testimonial famosi.

Su Facebook in tanti a condividere le dichiarazioni di Daniele Bossari che racconta le sue esperienze di bambino, di Claudia Koll e del suo cambio di abitudini quotidiane, di Gaia De Laurentis e del suo approccio di mamma con bimbo celiaco, di Laura Torrisi e dei suoi sbalzi d’umore pre-diagnosi.

Poi ci si rallegra che il tennista Novak Djokovic ed il rugbista Martin Castrogiovanni siano campioni dello sport pur essendo celiaci: sicuramente una iniezione di fiducia soprattutto per quei ragazzi che si scoraggiano credendo che la dieta senza glutine sia necessariamente portatrice di rinunce.

Tutto questo fa bene alla cosiddetta opinione pubblica, così come fa bene l’associazione italiana celiachia ad utilizzare testimonial famosi per ampliare  il più possibile la conoscenza della celiachia, passaggio fondamentale per arrivare a considerare “normale” la dieta senza glutine ed il celiaco stesso.

Chi ti scrive sposa da sempre al 100% questo obiettivo.

Chi ora ti scrive ha però anche la stessa età di un celiaco meno famoso.
Un ragazzo celiaco morto tre anni fa non di celiachia, ma di calci sulla schiena, pugni in pancia ed abbandono.

Due fratture alla colonna vertebrale, la rottura della mascella, un’emorragia alla vescica, gravissime lesioni al torace, al viso, alle gambe.

In questa italia con la i minuscola, fatta di merda e di starlette, il mio pensiero oggi va a Stefano Cucchi ed alla sua famiglia.


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Specchietti per celiaci

September 1st, 2012

Specchietti per celiaci

L’allodola è un animale intelligente. Ama le cose che sbrilluccicano, come darle torto.

Anche il celiaco è un consumatore intelligente. Quando legge “senza glutine” gli sbrilluccicano gli occhi.

Il problema è che la stagione venatoria è aperta 365 giorni l’anno, quindi la povera allodola rischia di avere non pochi mal di pancia se continua ad inseguire gli specchietti.

In Celiachiamo.com siamo abituati a diffondere il verbo “celiacare“, quindi gli altri negozianti dei quartieri in cui sono inseriti i nostri punti vendita all’inizio ci guardano come fossimo dei simpatici ragazzi con questa stravagante, innovativa e fallimentare idea di vendere a questi “ciliaci” i prodotti senza glutine (o glicine, fate voi), poi col tempo a forza di vedere camion che in continuazione scaricano merce, si convincono che questi prodotti celiachi non ce li mangiamo tutti noi, ma che è evidentemente pieno di uccelliaci anche se loro credevano che questa specie fosse presente solo in qualche racconto mitologico.

Succede quindi che il negoziante cacciatore nostro vicino, quatto quatto, lesto come una mangusta ed invisibile come un elefante rosa, cominci a sbirciare dalle nostre vetrine per intravedere strani figuri che compiono gesti rivoluzionari, quali lasciar cadere un pane in cassetta nel loro carrello della spesa, oppure scegliere tra diversi tipi di crackers o di pan grattato, fino addirittura a chiedere consigli sul miglior biscotto per la prima colazione.

L’uccelliaco medio ha legata ad una zampetta una pergamena che gli rilascia la asl.

Grazie a questa, esce dai negozi Celiachiamo senza pagare.

Di solito i negozianti nostri vicini ci mettono dai 2 ai 3 anni di appostamento ed intercettazioni ambientali per capire come sia possibile questo scambio pergamena-prodotti.

Solo i più intrepidi si lasciano alle spalle ogni timore e tentano l’approccio con noi utilizzando frasi di rottura ghiaccio del tipo “Ao, però nso’ mica pochi sti celiachi, eh?“, oppure “Ammazza quanta robbba comprano questi, ma è tutto senza clugine?“, o ancora, in particolare a Terni, “Com’è? Sti ciliaci nun se conteno eh, si’ccisu!“.

Conquistati da siffatta qualità relazionale, tendiamo a rispondere “d’altra parte è così” ad oggi successiva loro domanda investigativa.
Confesso in questo scritto che rimandiamo all’Associazione Italiana Celiachia i casi più disperati, ma negherò questo punto a domanda diretta di qualche presidente regionale.

Cataloghiamo come “disperato” quel caso in cui al nostro interlocutore parta per la tangente l’occhio destro quando nominiamo nella stessa frase le parole “contaminazione”, “20 parti per milione”, e “grano saraceno”.

Il risultato della nostra presenza sul territorio è quindi un discreto numero di attività commerciali a noi limitrofe che iniziano a preparare cappuccini di soia, si avventurano in tramezzini senza glutine, comprano un paio di pacchi di pasta per prepararsi al peggio, o, dopo una veloce lettura sulla Treccani creata da Zuckerberg, decidono che il loro gelato è senza glutine e quindi fanno un bel cartello e deforestano l’Amazzonia per creare miliardi di volantini con scritto “gelato senza glutine“.

Volantini peraltro ottimi per la pulizia delle nostre vetrine, peccato non facciano una contemporanea distribuzione di Vetril.

Da bravi negozianti Celiachiamo ci andiamo magari a prendere un gelato in pausa pranzo, ed alla vista del gelato al gusto tiramisù chiediamo se anche quello è garantito senza glutine.
Il sangue, già leggermente raffreddato alla vista della scritta “gelato senza glutine e per intolleranti” che campeggia sulla lavagna gusti, finisce il suo percorso di congelamento quando la risposta alla nostra domanda è “Penso di sì”.

Quando invece la risposta alla domanda “Scusa ma le cialde dei coni non sono con glutine?” è:

“Certo che no!”

tendiamo a chiedere come mai nella lista ingredienti il primo sia “farina di frumento”…

C’è da dire che la gelateria è parecchio sbrilluccicante.

Il gelataio a quel punto indispettito da tutte queste nostre domande, è solito dire che sa il fatto suo e che lui con i clienti intolleranti ci parla (evidentemente li riesce a fiutare a distanza), che fa anche il gelato di soia, e che si informerà sul fatto che la dicitura “senza glutine” sia normata, ossia è utilizzabile solamente a fronte di analisi, di tracciabilità delle materie prime e di dimostrabile assenza di contaminazioni crociate, cosa che gli comunichiamo giusto qualche istante prima di andare via.
Il risultato è che il cartello rimane lì, come tutti già immaginate.

Io che sono contro la caccia, sono anche contro questa mattanza sulla corretta comunicazione su cosa sia la celiachia e su come vada prodotto, confezionato e servito un alimento che sia sicuro per un celiaco.

Purtroppo di specchietti per celiaci le nostre città sono strapiene, e non pochi uccelliaci finiscono impallinati da questi cacciatori di contrabbando.
Poi magari si lamentano con te che le analisi del sangue non si negativizzano mai.

Non mi chiedo quindi dove siano le ASL, il Sian (servizio igiene alimenti e nutrizione), gli ispettori, ecc.
E’ chiaro che siano al bar, come sempre quando cerchi un pubblico ufficiale o un impiegato ASL.

Mi chiedo quanto sia conveniente per l’AIC continuare a “normalizzare” il senza glutine attraverso i corsi a bar, ristoranti e gelaterie, senza contemporaneamente “problematizzare” la celiachia e tutto il sistema di procedure e pratiche che deve mettere in pratica chi vuole servire un cliente celiaco.

La leva che spinge un gelataio a fare un corso del genere è semplicemente fare più soldi potendo servire anche un cliente celiaco. Il celiaco porta gli amici e la famiglia, quindi si moltiplicano le possibilità di coni e coppette in più.
Se c’è ancora qualcuno che pensa che il gelataio lo faccia per empatia con la popolazione celiaca, lo prego di pugnalarsi prima della fine di questa frase.

Se al corso non segue un sistema sanzionatorio e di vera e propria macchina del fango nel caso di inaccettabili distrazioni dalle corrette procedure, il sistema a questo punto fa acqua da tutte le parti.

Per come la vedo io se scrivi “senza glutine” su un cartello e mi proponi un gelato contaminato od una cialda glutinosa, non solo devi ricevere una lettera dal mio avvocato, ma devi essere denunciato alla ASL e chiudere fino alla rettifica delle tue procedure perché, mi si perdoni il francesismo, stai prendendo per il culo una parte della tua clientela.

Mi si potrebbe rispondere che così facendo si creerebbe del terrorismo attorno alla dicitura “senza glutine”.
Chi pensa questo credo però che veda le cose tutte nere, perdendo le adorabili 40 sfumature di grigio che vanno tanto di moda.

O la celiachia è una cosa seria, e 20 milligrammi di glutine su un chilogrammo di prodotto bastano a renderlo tossico per un celiaco, oppure basta sciacquare la paletta del gelato perché quando ritorni su cialda e gusto questa annulli con un raggio laser alla Luke Skywalker le nostre amiche gliadina e glutenina.

Allo stesso tempo basta riscaldare il pane senza glutine nell’angolo della griglia dove di solito non si scalda il pane glutinoso per poter affermare di aver fatto un panino senza glutine coi fiocchi.
Visto che siamo in vena di cavolate vi informo che Michael Jackson è ancora vivo e se la spassa con Marilyn Monroe, che Babbo Natale si ammazza di canne 364 giorni l’anno fiaccato dall’assenza di lavoro, e che Biancaneve ha appena denunciato per stalking 7 uomini particolarmente bassi.

Se servi un celiaco ti devi prendere le responsabilità che questo comporta.
Non puoi garantirgli l’assenza di un mal di pancia, ma le tue procedure devono essere serie, quindi rigide.

Chi è spaventato da un celiaco e lavora nella ristorazione a qualsiasi livello, è ora che cambi lavoro, perché nel giro di pochi anni, se non saprà adattare la sua struttura alle esigenze di vegetariani, intolleranti al lattosio, vegani, nefropatici, fan del bio, kosher, allergici alla soia, celiaci, macrobiotici, diabetici, intolleranti all’uovo, ipertesi, ecc, la sua gelateria, bar o ristorante cucinerà per i propri camerieri e per pochi intimi.

I timorosi che replicano che quanto affermo può spaventare gli esercenti, non tengono conto della necessità di puntare alla “professionalizzazione” di un mercato svaccato, di diciture sputtanate e di garanzie fittizie: una corsa all’allodola armati di specchietti.

Ho paura sia dei cacciatori che di chi spesso gli fornisce il fucile.

Chi ci salverà?

Come sempre i celiaci.

Solo i celiaci incazzosi però.
I miei preferiti.

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Aiuti in Emilia: come è andata a finire?

June 27th, 2012

Eccomi di ritorno dall’emilia.

Nei giorni scorsi abbiamo raccolto tanti prodotti grazie ad amici e clienti del negozio.
Il risultato è stato un furgone pieno di vestiti, pasta, generi di prima necessità, pannolini, scatolame, ecc.

In questo caso il senza glutine c’entrava poco o niente, visto che i celiaci nei campi emiliani si contano sulle dita della mano destra di un falegname distratto.

Con gli altri ragazzi con cui sono partito avevamo deciso di distribuire i prodotti nei campi autogestiti, vale a dire nei tanti campi sorti spontaneamente e non gestiti da protezione civile o croce rossa: persone che preferivano non allontanarsi dalla loro casa o dalla loro azienda per paura degli sciacalli, altri in attesa dell’arrivo di un ingegnere che li informasse sull’agibilità della loro casa, altri ancora che hanno preferito organizzare la loro vita post terremoto insieme ai vicini e nel proprio paese, non a chilometri di distanza da quella che è (o era) la loro abitazione.

Avevamo tutti risposto ad un appello accorato di una ragazza di Modena che ci descriveva una situazione apocalittica: mamme in lacrime che ti fermano al semaforo in cerca dei pannolini per i loro figli, mancanza totale di bagni chimici e docce da campo, scarsità di viveri, ecc.

Sinceramente, la situazione che abbiamo trovato era molto distante dal concetto di apocalisse.
Per fortuna, ovviamente.

La situazione che ho visto con i miei occhi a Rovereto, Fossa, Concordia, Vallalta, Novi, ecc la definirei così: “difficoltà organizzata”.

Forse, anzi, sicuramente nei primissimi giorni successivi alle due grandi scosse la situazione era fuori controllo: c’è da dire però che il meteo è stato clemente e che la popolazione ha saputo organizzarsi ed auto-regolarsi al meglio: abbiamo trovato chiesa e parrocchie sempre presenti ed attive sul territorio, scout ben organizzati quanto a pranzi ed a sistemazione delle tende, centri autonomi di raccolta e smistamento dei tanti aiuti fortunatamente arrivati.

A questa ottima base spontanea di solidarietà vanno sommati gli aiuti istituzionali di protezione civile, comuni italiani, croce rossa, ecc.

C’è da dire inoltre che il terremoto ha insistito in una zona fortunatamente ricca: in tanti hanno avuto la possibilità di spostarsi nella loro seconda casa, moltissimi avevano già a disposizione camper o roulotte, altri devono averle acquistate subito, considerato che moltissimi camper che ho avuto occasione di vedere erano davvero ottimamente equipaggiati e nuovi di zecca.

Per difficoltà organizzata intendo anche una popolazione laboriosissima, che si rimbocca le maniche, non si abbatte, “barcolla ma non molla”: alcuni stanno ricostruendo la loro casa a proprie spese…altri hanno già spostato le loro attività anche a poche centinaia di metri da dove si trovavano prima, al limite in container o in casette prefabbricate sul ciglio della strada.

Non sono passati neanche 20 giorni dall’ultima scossa. Ho visto una laboriosità straordinaria, tanta voglia mista come è normale che sia a tanta paura che piano piano andrà via.

Non voglio quindi dire che il nostro intervento sia stato inutile, ma onestamente non mi sento di raccontarvi che da Roma sono partiti The Avengers, i vendicatori anti protezione civile che hanno salvato gli emiliani dalla peste e dalla fame.

La verità è che gli emiliani ci hanno accolto con affetto (come sempre). Il nostro aiuto è stato apprezzatissimo ma si è sommato ad una ottima base di auto organizzazione.

Ci aspettavamo campi autonomi scollegati tra loro. Fortunatamente abbiamo trovato persone solidali l’una con l’altra, parroci che ci spiegavano che le nostre scatole di pomodori non erano certo le prime che ricevevano, ma erano importanti per l’organizzazione dei pasti dei mesi a venire.
Siamo stati guidati da un campo all’altro da persone che con un giro di telefonate hanno sondato le esigenze di chi come loro aveva scelto, spesso “solo” per paura, di non rientrare in casa ma di dormire in giardino per paura di nuove scosse, anche se la casa non aveva subito danni.

Come ripeto, siamo partiti pronti al peggio.
Fortunatamente abbiamo trovato una situazione diversa, ovviamente lontanissima dal benessere, dal campeggiare in serenità o dal solo esplicarsi di fisime e di paure psicologiche.

La terra ha tremato eccome, i centri storici di molti paesi sono venuti completamente giù, di gente che ha perso casa ce ne è stata tanta, molti capannoni sono inagibili, tante case andranno abbattute perché irrecuperabili. Ci sono stati alcuni morti. Tutto questo l’abbiamo verificato e faceva male agli occhi.

Non è stato e non è uno scherzo.

Però ripeto, gli emiliani che ho avuto occasione di conoscere hanno da insegnarci la ricostruzione, non hanno bisogno di essere guidati da noi. Sanno già come impiegare i fondi, non serve loro una nostra consulenza. Sanno bene come far rinascere i loro paesi. Non aspettano nessun deus ex machina.

Non sono quindi rimasto deluso dal fatto che siamo partiti credendo di essere generali ed invece ci siamo trovati di fronte un esercito esperto ed auto organizzato.
Sono rimasto però stupito da tanta qualità.

L’italia vera che ho visto in questi giorni è fatta da sindaci che se ne fregano dell’arrivo del Papa e che hanno paura che il loro diventi un paese fantasma, perché l’Italia finta, cioè il governo ed i burocrati, stanzieranno due lire per la ricostruzione e renderanno pachidermico un meccanismo teoricamente leggerissimo.

L’Italia vera che ho visto in questi giorni è fatta di persone che non essendo religiose credono che una delle prime cose da ricostruire sia la chiesa del loro paese, dato il potere collante ed aggregante che da sempre ricopriva quello che non era solo un edificio.

L’Italia finta che mi hanno raccontato è quella che fa sì che la protezione civile si occupi solamente dei campi che gestisce pur avendo cibo e risorse in abbondanza anche per i campi autonomi limitrofi.
Serve poi l’intervento dell’amico dell’amico, del parroco o dell’avvocato conosciuto da tutti per avere dopo 10 giorni un bagno chimico od una doccia da campo: ecco l’Italia finta che ho visto in emilia.

L’Italia vera è fatta di gente che ti dice di no quando gli chiedi se ha bisogno di altre casse d’acqua perché magari ne ha già abbastanza e sa che accettare quella cassa d’acqua in più significa toglierla a chi ne ha più bisogno: te lo dice da una tenda della Quechua comprata da Decathlon, a 40 gradi sotto al sole, ringraziandoti mille volte perché ti sei fatto 600 km per portargli una cassa d’acqua.

Finisce che ti senti tu in difficoltà, ti senti tu un emerito coglione perché in fondo, molto in fondo, ti saresti sentito più utile se ti avesse risposto di sì a quella tua offerta, e ripensandoci ti piaci un pochino di meno perché pensi questa cosa.
Torni a casa con l’intento di continuare a seguire quello che succede in emilia perché hai capito che la cosa che uccide queste persone non è la tua assenza fisica, ma l’assenza del tuo interesse per il loro presente e per il loro futuro.

Ritornando a noi, visto che in teoria questo è un blog aziendale, non posso che ringraziare quei pochi clienti che ci hanno portato tante cose.

Esatto: pochi clienti ci hanno portato un sacco di cose.

Persone che arrivano alla fine del mese arrancando e che si sono fidate di Celiachiamo per fornire un aiuto diretto agli emiliani, consegnandoci buste piene di prodotti comprati appositamente.

Dai miei clienti mi aspettavo una risposta più ampia, ma in ogni caso tra amici e clienti il camion è stato ugualmente riempito.

Questa raccolta di prodotti e questa esperienza hanno confermato le mie idee e le mie sensazioni “chimiche” su alcune persone che vengono da noi a fare la spesa, nel bene e nel male.

Non me ne vogliano gli altri, ma in particolare ringrazio una ragazza che si chiama Anna.
La ringrazio non per i prodotti portati, ma per come ci ha portato i prodotti, per l’empatia e per il valore che quando la busta che mi porti passa dalla tua alla mia mano, magicamente si trasmette a me, mi responsabilizza, mi investe, mi conquista.

Ringrazio poi Francesca: quando c’è lei tutto è bello e non può succedere nulla di male.

Milena e Michela: una bella scoperta ed una bella conferma.

Aurora e Roberto: un ciclone in miniatura e una faccia buona, quindi un cuore buono.

Ringrazio anche alcune persone affette da sindrome del missionario; prima o poi capiranno che non odiare nessuno non significa amare tutti.

Finisco ringraziando molte delle persone che ci hanno accolto tra un campo e l’altro.

Sono state la prova provata che la beneficienza è una cosa stupida e la solidarietà ha le gambe corte se non c’è condivisione.

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
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Aiuti per il terremoto in Emilia

June 11th, 2012

Alcuni clienti del negozio diventano amici.

La loro spesa diventa quindi un momento di approvvigionamento prodotti ma anche di confronto su tutto quello che succede al di fuori del mondo del senza glutine.

A proposito del terremoto emiliano di qualche giorno fa, Michela, la mia amica/cliente, mi ha informato che una sua amica emiliana si trova nella bassa modenese, tra Concordia, Rovereto, e frazioni limitrofe.

Sembra che la protezione civile in quelle zone non sia molto presente nella distribuzione degli aiuti alle persone che hanno perso casa e che non hanno più un posto dove andare a lavorare o una scuola dove portare i loro figli.

L’amica di Michela le descriveva quindi una situazione davvero difficile: mamme in difficoltà per non avere a disposizione i pannolini e gli omogeneizzati per i loro bimbi, scarsità di acqua e di prodotti per l’igiene personale, ecc.

In tv la situazione che descrivono è quella di un momento complicato ma si racconta una difficoltà controllata da aiuti presenti e capillari.

Quello che mi è stato descritto è invece uno spaccato di realtà diverso.

Quando ci fu il terremoto a L’Aquila più volte i miei colleghi ed io ci informammo su come poter essere utili alla protezione civile ed a chi coordinava gli aiuti. Quando ci siamo recati di persona nel più grande campo aquilano la realtà era molto diversa da quella che ci raccontavano: molto più caotica, in alcuni casi paradossale. A dir la verità, una sorta di “rabbia” su alcune cose viste e sentite non ci è ancora passata del tutto.
Speriamo però di riuscire a trasformarla in un motore utile e positivo.

L’organizzazione degli aiuti è cosa difficilissima, soprattutto quando le risorse sono scarse.

In Emilia sembra che chi si trova nei campi di accoglienza della protezione civile sia effettivamente destinatario dei tanti aiuti che arrivano da ogni parte d’Italia.

Molte persone però hanno preferito non abbandonare la loro casa o la loro fabbrica: spesso si dorme nel giardino o in spiazzali per timore degli atti di sciacallaggio, per difendere i macchinari o le materie prime che serviranno a far ripartire la produzione, oppure semplicemente per non abbandonare la propria esistenza ed il proprio quotidiano. In finale quella è casa tua, quella lesionata è la tua azienda.

Quella è la tua vita.

Molte case o fabbriche inoltre sono in attesa dell’agibilità da parte dei tecnici. Non si può ritornare in casa se non accompagnati da un vigile del fuoco. Solo dopo un sopralluogo degli ingegneri si può avere la sicurezza che la propria casa o la propria azienda siano strutture sicure per sé e per gli altri.
Come tutti sappiamo, i tecnici sono pochi e le case da ispezionare una infinità.

Ho pensato quindi di recarmi sul posto con Michela ed incontrare lì la sua amica emiliana.
Partiremo con un paio di furgoncini portando alcuni prodotti raccolti grazie ad amici e clienti.
A nostra volta saremo guidati da un gruppo di persone del luogo che ci porteranno nelle zone dove la protezione civile non è ancora arrivata ma sembra ci sia necessità dei prodotti più disparati, dai piatti di carta alla schiuma da barba passando per zampironi e succhi di frutta.

Non mi interessa in questa fase capire se ci sono latitanze della protezione civile.

Al momento mi fido di Michela e mi fido dei miei occhi, quindi voglio verificare che quanto raccontatomi sia vero, sperando in realtà che la situazione che ci troveremo di fronte sia molto più tranquilla di quella descritta.

Nella “peggiore” delle ipotesi, lasceremo tutti i prodotti alla protezione civile modenese.

In caso di necessità torneremo nuovamente in loco.

Abbiamo deciso di partire Venerdì 22 Giugno e di distribuire i prodotti tra Sabato e Domenica.
Questo è il gruppo Facebook che ci aiuta a coordinarci: https://www.facebook.com/groups/403921086313578/

Michela ed i suoi amici hanno raccolto davvero moltissime cose e già le hanno divise per tipologia.
C’è davvero un sacco di roba e di questo siamo felicissimi.

Questo post serve,  nel caso tu sia di Roma, ad aiutarci a raccogliere quello che al momento più ci manca:

  • Piatti, bicchieri e stoviglie di plastica
  • Asciugamani
  • Merendine per bimbi
  • Zampironi e Autan,
  • Schiuma da barba e lamette
  • Succhi di frutta
  • Olio

Non ci servono prodotti senza glutine.

Se riesci, fino alle ore 13:30 di Giovedì 21 Giugno, ti saremo grati se riuscirai a portare questi prodotti presso i negozi Celiachiamo di Roma:

  • Roma Nord: Celiachiamo.com, Via Giulio Venticinque 32/34 (zona Cipro), orari 9:30-13:30 e 15:30-19:30
    Info al num verde 800/128020.
  • Roma Sud: Celiachiamo.com, Via Latina 160/162 (Zona San Giovanni - Furio Camillo), orari 9:30-13 e 15:30-19:30
    Info al numero 06/60665717

Come ripeto, NON ci servono prodotti senza glutine e non ci servono soldi, così come al momento non ci servono pasta, pelati, scatolame vario ecc.

Se vuoi aiutarci, fai riferimento solo alla lista prodotti presentata.

Se sarà necessario un altro viaggio, in un nuovo post daremo istruzioni su cosa servirà e su dove poter portare i prodotti necessari.

La nostra garanzia personale è che tutto quello che ci viene portato andrà in Emilia.
Ovviamente documenteremo il tutto.
Parola di Celiachiamo.

Passi parola?

Grazie

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
Via Latina 160/162 - Roma
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Terni, quante sorprese

April 24th, 2012

Raramente mi capita di rimanere senza parole.
Senza troppa retorica, Sabato scorso mi è successo a Terni.

Ho difficoltà anche adesso a descrivere l’inaugurazione del nuovo negozio Celachiamo di Terni (Zona Fiori 3/B), perché sono rimasto stupito praticamente da tutto quello che ho visto.
Proprio io che vorrei tenere sotto controllo le cose (ma non ci riesco mai) ho avuto forse per la prima volta l’impressione di aver fatto qualcosa che è andato oltre le mie aspettative.

Mi aspettavo allegria.
Ho ricevuto gioia.

Mi aspettavo partecipazione.
Ho ricevuto empatia ed incoraggiamento.

Mi aspettavo qualche sorriso.
Ho ricevuto risate vere e conviviali fatte con persone conosciute magari da 10 giorni su Facebook ma che porcaccia miseria ora senti veramente amiche.

Faccio parlare le immagini perché ripeto, ho difficoltà a raccontare a parole il tornado di stomaco, aspettative, abbracci, panini, caviglie gonfie, bimbi che si rincorrono, mignon, pacche sulle spalle, amici.

Un ringraziamento particolare va all’Associazione Italiana Celiachia Umbria, un gruppo di persone che ha compreso il significato vero della parola “associazione” e che punta alla socialità ed alla condivisione anzichè all’autoreferenzialità.
Dulcis in fundo ringraziamo Dominga e Gaetano di Revolution: due nuovi amici che uniscono una straordinaria qualità ad una rara attenzione per le sfumature.

Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine

Nuovo negozio Terni: Zona Fiori 3/B
Tel: 0744/421456
email: terni@celiachiamo.com
www.celiachiamo.com

Celiachia Terni: il primo negozio senza glutine!

April 12th, 2012

Sabato 21 Aprile 2012 succede una cosa bella.

Che cosa?

Beh, credo sia bello annunciare l’apertura del primo negozio di Terni specializzato in prodotti senza glutine.
Segna sulla mappa: Zona Fiori 3/B

Celiachiamo.com apre infatti anche a Terni un negozio interamente dedicato alla celiachia ed a quelli che in tanti chiamano “prodotti per celiaci” ma che finalmente saranno prodotti per tutti, assaggiare per credere.

Proprio come una farmacia, il negozio di Terni è autorizzato al ritiro buoni / ricette di tutta la Regione Umbria.
I celiaci di Terni, di Perugia, e delle rispettive province, potranno quindi spendere in negozio i buoni che solitamente spendevano in farmacia.

80 metri quadrati dedicati interamente ai prodotti senza glutine freschi, secchi e surgelati, praticamente di tutte le marche.

Grande spazio è dato ai prodotti artigianali, i nostri preferiti.
Ecco quindi che per Celiachiamo è un vanto poter proporre tortellini fatti a mano e piadine romagnole, fettuccine e strozzapreti laziali, focacce genovesi, pizze, torte al testo umbre e chi più ne vuole più ne mangi!

Ovviamente ci saranno anche tuuuutte le referenze di tuuutte le marche più o meno famose del settore senza glutine: Schar, Biaglut, Nutrifree, Giusto, DS, Pasta D’Alessio, Piaceri Mediterranei, Happy Farm, Pandea, Farabella, Nazzaro, Probios, Farmo … la lista è davvero lunga, considera che per ora partiamo con oltre 800 prodotti diversi ed abbiamo come obiettivo quello di superare i 1000 come già fatto negli altri negozi Celiachiamo.com di Roma Nord e di Roma Sud.

Il 21 Aprile quest’anno non sarà più il Natale solamente di Roma. La festa la facciamo anche a Terni.
Dalle ore 15 infatti ci sarà una maxi degustazione di tantissimi prodotti freschi ed artigianali.
A curare il buffet appositamente pensato e realizzato per noi ci saranno gli amici di Revolution, una istituzione del settore senza glutine umbro.
E’ il caso di dire che faremo diventare normale quello che ai più appare ancora come rivoluzionario.

La nostra normalità è creare possibilità a partire dal buon cibo, avere la possibilità di spendere la ricetta mensile potendo scegliere a scaffale tra un’infinità di prodotti sempre disponibili, offrire il servizio catering a chi fa un evento o la torta di compleanno personalizzata a chi organizza una festa.
Tutto rigorosamente garantito senza glutine.

Il negozio Celiachiamo sarà inoltre un punto di riferimento per i tanti allergici ed intolleranti.
Come ripeto, tutti i prodotti sono senza glutine, ma molti prodotti sono anche senza lattosio, senza uova, senza soia, senza lievito.
Per questo motivo Celiachiamo non è solamente un negozio per celiaci, ma un punto vendita dove trovare prodotti adatti a chi oltre ad essere celiaco ha anche altre intolleranze alimentari oppure per chi è allergico e non sa dove poter trovare un buon biscotto od una tortina per la prima colazione.

Il negozio Celiachiamo.com di Terni si trova in in Zona Fiori 3/B.
C’è il parcheggio clienti privato e non puoi sbagliarti perché l’insegna con GluGlu, la nostra mascotte sull’altalena, la si vede lontano un miglio.

Con te porta il sorriso e la voglia.

La passione proviamo a mettercela noi :)

Celiachiamo.com Terni
Zona fiori 3/B
Cap: 05100 Terni
Tel: 0744/421456

email: terni@celiachiamo.com

Info inaugurazione: Num. Verde 800/128020
Orari Negozio:
Domenica: Chiuso
Lunedì: 15:30 - 20:00
Dal Martedì al Venerdì: 9:00 - 13:30 e 15:30 - 20:00
Sabato: 9:00 - 20:00 orario continuato

www.celiachiamo.com