Celiachia e Parolacce

January 12th, 2012

Tutte le mattine mi alzo, abbraccio la mia compagna, mi lavo, mi vesto ed alzo la serranda del negozio senza glutine in cui lavoro.

E’ il primo negozio “per celiaci” specializzato di Roma, si trova in Via Giulio Venticinque 32/34 in zona Prati. Insieme all’altro punto vendita che si trova in Via Latina 160/162, a San Giovanni, credo rappresenti per chi è celiaco la più vasta offerta di prodotti presente nella Regione Lazio.

Alzo la serranda per fare bene il mio lavoro e per servire i clienti nel migliore dei modi.
Mi trovo di fronte quotidianamente uno spaccato di società.
Il taxista che si lamenta delle possibili liberalizzazioni, il neo diagnosticato che ancora non sa cosa è la celiachia, il bimbo contentissimo per aver trovato il mignon al cioccolato fresco ed artigianale, il ragazzo innamorato di una “amica” celiaca che avendo finalmente trovato il coraggio di invitarla a cena a casa sua vuole fare bella figura e chiede a noi consigli su cosa preparare.

Lavoro tutti i giorni per dare il miglior servizio a queste persone.

Purtroppo devo servire anche altri, ed è a loro che rivolgo le seguenti considerazioni; lo faccio anche de visu, e siccome questo blog ci rappresenta lo faccio anche qui per chi abbia piacere o dispiacere a conoscerci meglio.

Sono tanti i celiaci che ci dicono che:

“è una vergogna che lo Stato non si occupi di noi nel giusto modo”

“è scandaloso che la birra Estrella e la cioccolata Venchi non siano mutuabili”

“è una vera condanna la celiachia, non bastano le lacrime in casa, mi vien da piangere anche a guardare come finisce presto la mia ricetta”

solo chi è celiaco sa cosa significa essere celiaco; non lo auguro a nessuno”

Volto pagina e racconto un altro spaccato di società a cui ho appena finito di consegnare lo scontrino e preparare la busta.

Signora di circa 65 anni o poco più. Potrebbe essere mia mamma: molto curata, occhi buoni.
Le chiedo se ha la ricetta mensile (ossia il buono per l’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine) e lei mi risponde che quei prodotti li paga.
Mentre le faccio il conto mi chiede se mi risulta che sia proprio indispensabile la gastroscopia per ottenere dalla Regione l’esenzione per l’acquisto dei prodotti privi di glutine.

Le dico di sì, il protocollo prevede analisi del sangue e gastroscopia confermativa.
Lei mi risponde che la figlia ha da poco fatto le analisi e risultano positive ai marcatori sierologici specifici (anti-gliadina ed anti-transglutaminasi).

Il bip della cassa scandisce la nostra chiacchierata.

Le ricordo che ai fini dell’esenzione fare dieta gluten free per un discreto periodo e poi sottoporsi alla gastroscopia potrebbe far sì che dalle analisi non emerga atrofia dei villi intestinali, quindi niente esenzione in futuro.

La signora attende un po’ nel replicarmi.
Lo fa con la voce un po’ rotta, dicendomi che al momento il pagamento di quel pane o di quella pizza era il minore dei problemi, avendo appena diagnosticato alla figlia una leucemia linfoblastica acuta.
I medici non reputavano opportuno fare la gastroscopia alla figlia.

Ecco, alle persone che si riconoscono appieno nelle frasi virgolettate scritte sopra, che non in un singolo momento di sconforto ma nel loro quotidiano lamentano queste cose, scrivono sui forum e su facebook invitando la comunità celiaca alla rivoluzione, che si commiserano dal midollo alla pelle in ogni contesto per affermare il loro essere celiaci quindi sfortunati sfigati scarognati ed illuminati direttamente da un faro gigante mentre Gesù Cristo in persona consegna loro il fardello della pesante croce da portarsi appresso giorno dopo giorno.

A queste persone va il mio grande

Andate a Fanculo

Pubblicato da Celiachiamo.com
Vendita e distribuzione prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34 - Roma
Via Latina 160/162 - Roma
www.celiachiamo.com

Celiachiamo.com a Roma Sud, in Via Latina

November 26th, 2011

Nuovo negozio senza glutine Celiachiamo.com a Roma, in Via Latina 160/162

Nuovo negozio senza glutine Celiachiamo.com a Roma, in Via Latina 160/162

Sei di Roma? Non sai dove acquistare i tuoi prodotti senza glutine?
Ancora non conosci Celiachiamo.com?
Ma che celiaco sei?!?!?!?!

Ti ricordi quando dicevamo che Celiachiamo.com è il primo negozio di Roma specializzato in celiachia con ritiro ricette ASL proprio come una farmacia?

Beh, adesso abbiamo deciso di raddoppiare.

Dopo il primo negozio di Roma Nord (Via Giulio Venticinque 32/34) da Sabato 3 Dicembre 2011 ci sarà anche un secondo punto vendita dedicato esclusivamente ai prodotti senza glutine.

Il Celiachiamo.com di Roma Sud si trova In Via Latina 160/162, in zona San Giovanni - Appio Latino.
Il telefono è lo 06/60665717.

E’ un negozio di 80 mq interamente dedicato all’alimentazione gluten free: il 100% dei prodotti in vendita sono infatti garantiti senza glutine, in totale oltre 1000 referenze diverse.

Il negozio di Via Latina 160/162 può ritirare le ricette mensili che ogni celiaco riceve dalla propria ASL.
Fino a ieri la spesa senza glutine si poteva fare solo in farmacia.
Ora anche da Celiachiamo.com puoi utilizzare il tuo buono mensile. Ricorda che accettiamo le ricette di Roma e di tutta la Regione Lazio.

Il negozio si trova in Via Latina 160/162, vicino Piazza dei Re di Roma, in zona San Giovanni, nel quartiere Appio Latino.

Abbiamo un parcheggio clienti privato per chi volesse raggiungerci con la propria auto.
Altrimenti se preferisci spostarti con la metropolitana, è indifferente scendere alla fermata Ponte Lungo o a quella Furio Camillo (linea A), trovandoci proprio alle spalle di Via Appia Nuova.

Il negozio Celiachiamo.com di San Giovanni propone tantissimi prodotti, non solamente le marche più famose ed i cosiddetti prodotti “da farmacia”. Abbiamo tantissimi prodotti artigianali, dalla pasta ai dolci freschi, un reparto surgelati davvero ampio, una serie infinita di tipologie di pasta, pane, biscotti, pizze, ecc.

Inoltre ci piace proporre quei tanti prodotti da Prontuario AIC (Associazione Italiana Celiachia) che selezioniamo per rendere più facile la vita a chi deve preparare una ricetta particolare o semplicemente togliersi uno sfizio: ecco quindi tante farine pure per chi voglia realizzare in casa il proprio mix, idee per decorare i dolci, sughi, salse per accompagnare stuzzichini ed aperitivi, ed ancora piatti pronti, bevande, snack dolci e salati, ecc.

Ogni prodotto in vendita nei negozi Celiachiamo.com è presente nel Registro Nazionale Alimenti Senza Glutine del Ministero della Salute, pubblicato sull’ultima versione del Prontuario AIC, utilizza il marchio spiga sbarrata o è garantito dal produttore che ci invia le analisi e tutte le certificazioni sull’assenza di contaminazione da glutine.

E’ il nostro lavoro selezionare i migliori alimenti senza glutine presenti in commercio, sempre con l’assoluta garanzia che ogni prodotto sia garantito gluten free.

Il negozio Celiachiamo di Via Latina 160/162 non è un negozio per celiaci. Non ci piace auto ghettizzarci come fossimo una sorta di specie rara. L’alimentazione senza glutine è naturale almeno quanto è naturale un pomodoro, una mozzarella, una parmigiana di melanzane od una bistecca ai ferri.

I cibi senza glutine sono idonei all’alimentazione dei celiaci, dei tanti intolleranti, di chi deve fare un periodo di dieta in cui esclude il glutine dai propri pasti, oppure per gli allergici, ecc.

I nostri clienti sono prevalentemente i celiaci, ma anche gli intolleranti al lattosio, al lievito, alle uova, alla soia, chi predilige i prodotti biologici e salutistici, ecc.

Tutti i cibi che vendiamo sono senza glutine, ma sono spesso idonei anche ad altre intolleranze od allergie alimentari.

Chi ha a che fare con la celiachia sa però che in una casa in cui c’è un celiaco, è frequente che si mangi tutti quanti la pasta senza glutine, così come spesso il dolce si realizza gluten free per tutti, per i fritti si utilizza sempre il pangrattato senza glutine, ecc.

Celiachiamo.com nasce proprio per essere un punto di riferimento per tutto quel mondo che ruota intorno alla celiachia ed all’alimentazione senza glutine, provando a vivere con serenità e con allegria una cosa bella come il cibo, che finalmente non è più un nemico ma un piacere quotidiano.

Quando vieni a Via Latina porta un bel sorriso, mi raccomando!

E se te lo dovessi dimenticare a casa non preoccuparti, te lo prestiamo noi… :)

Celiachiamo.com: negozi specializzati in prodotti senza glutine

Punto vendita di Roma Sud: Via Latina 160/162 Tel: 06/60665717

Punto Vendita di Roma Nord: Via Giulio Venticinque 32/34 Tel: 06/39754621

www.celiachiamo.com

Per gli orari di apertura visitare la pagina dedicata: www.celiachiamo.com/celiachia-roma

La sottovalutazione di un cervello celiaco

October 29th, 2011

Più passa il tempo, più conosco persone, visito aziende, parlo con dirigenti, assaggio prodotti, mi guardo intorno…e più sono convinto che in moltissimi credano che “celiaco” sia sinonimo di “deficiente“.

Proviamo quindi a fornire rivoluzionarie informazioni ai capitani dell’industria gluten free.
Chissà che non migliorino tutto d’un botto.

1 - Un celiaco con buon probabilità nella sua vita pre-celiaca ha assaggiato il pane del fornaio o, ad esempio, un panettone artigianale

Ora chiedo a te, azienda: per quale motivo proponi al tuo consumatore un pane da tennis ed un panettone che se mangiato senza una damigiana d’acqua accanto ti fa rischiare il soffocamento istantaneo?!?
E soprattutto: perché questo pane gomma e questo ignobile panettone non te lo mangi te e tutta la palazzina tua?

Dai ragazzi, scherzi a parte quando andiamo a visitare le aziende o ci capita di incontrare gli agenti oppure i direttori commerciali dei principali marchi del mondo del senza glutine la nostra richiesta è sempre quella di assaggiare i prodotti che ci presentano.
A parole ci descrivono questi prodotti come il miglior pane, la migliore pizza, ecc ecc. Non ti nascondo che ci rimangono un pochino male quando ci capita di confessare che non daremmo quel pane neanche al cane malato del nostro vicino di casa… :)

Ultimamente ci stanno inviando dei campioni di panettoni nel nostro negozio senza glutine di Roma.
In seguito all’assaggio, abbiamo deciso di non buttarli perché in caso di un nuovo nubifragio che colpisca la capitale siamo certi che siano utili nell’assorbire anche il più pesante straripamento del fiume Tevere…

Fortunatamente sono sempre di più le aziende che al contrario di quanto descritto realizzano prodotti di buona o ottima qualità. Spesso, anche se non sempre, si tratta di aziende artigianali ed un pochino più difficili da trovare, ma il gusto di certo ne guadagna.

Quello che non mi spiego è come sia invece possibile per molte altre aziende lanciare sul mercato una serie di prodotti oggettivamente immangiabili. Solo per fare un esempio, nessun panificio glutinoso metterebbe mai in commercio un pane che appena aperta la confezione emana un odore di alcool neanche fosse un pane al whiskey, e che una volta tirato fuori dalla confezione inizia a disgregarsi tra le tue mani.
Al contrario se l’azienda in questione realizza prodotti senza glutine, è probabile che scriva sulla confezione che si tratta di un pane buono senza essere scaldato. E, quasi dimenticavo, si tratta ovviamente di una “nuova ricetta”!.

Pensaci bene: in quale altro settore c’è questa stranezza?

Io credo una cosa semplicissima. E’ colpa di ogni singolo celiaco se le aziende non sono spinte a far meglio.
Con il vergognoso prezzo che hanno i prodotti, e considerati i ricavi di ogni produttore, ogni azienda dovrebbe investire in ricerca e sviluppo molto di più di quanto realmente fa.

Cosa aspetti quindi a fare sentire la tua voce? Scrivi alle aziende, facebookkale, fai domande, dichiara ad alta voce che sei contro i conservanti e gli stabilizzanti, scegli i prodotti senza grassi idrogenati.
Aspetti passivamente che le aziende ti imbocchino?

Spesso sentiamo dire ai nostri clienti la frase “Questo prodotto non è male“.

Ma io dico: possibile che ci si debba sempre accontentare? Per quale motivo il celiaco medio non è esigente? Come si può prendere come termine di paragone un pane senza glutine industriale  in cassetta quando fino alla diagnosi il confronto era tra una rosetta del forno dietro casa ed un filone della panetteria del centro?

Personalmente credo che se un celiaco si accontenta di un pane “che non è male” non si parta con il piede giusto. Si deve tutti lavorare per un “buon pane”, che è cosa ben diversa.

2 - Informazione di servizio: anche chi è celiaco, viaggia

Amiche aziende, udite udite.

I celiaci oltre al buono mensile hanno carta d’identità e passaporto.

Questo significa che si accorgono che fuori dall’Italia spesso i prodotti senza glutine costano decisamente meno che da noi. Molte volte le stesse aziende che applicano un prezzo in Italia ne applicano uno molto più basso in Paesi anche vicinissimi all’Italia. Sarà mica che qualcuno se ne sta approfittando visto che da noi i prodotti senza glutine sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale?

3- Il confezionamento creativo

Se rispetto al prodotto che fornisci alla farmacia dai al supermercato un prodotto in cui cambi colore alla confezione o cambi leggermente il nome al prodotto stesso, con buona probabilità anche un protozoo si accorge che in realtà si tratta dello stesso prodotto. Se poi il protozoo nota una differenza di prezzo, può essere che arrivi a scoprire che in farmacia e dove si ritirano i buoni o ricette mensili i prezzi sono più alti perché i prodotti si possono scalare dall’importo del buono stesso.
Non ci faresti una bella figura…

4 - Un produttore, cento marchi

Secondo te c’è scarsa fantasia nelle forme dei plumcake o delle brioches, nell’etichettatura delle farine o nel confezionamento, ad esempio, delle gallette di riso o di mais?
Se lo stesso produttore realizza lo stesso prodotto senza glutine per due, tre, o dieci aziende diverse, forse il consumatore si accorge che in realtà si trova di fronte lo stesso prodotto ma confezionato per aziende differenti.

Anche senza settimana enigmistica troverà le differenze tra una confezione e l’altra. Differenze solo tra confezioni (e prezzi), in quanto il prodotto è in realtà sempre quello.

Dai, ci vuole un po’ più di fantasia.

5 - Pubblicità, marketing, raccolte punti, omaggi

Ultimo consiglio alle amiche aziende: se mi fai pagare la pasta secca 12 euro al kg, un biscotto 90 euro al kg, se per una merendina devo accendere un mutuo in banca e se per una confezione di pan grattato devo sognare di vincere il jackpot del superenalotto……….non credi che mi piacerebbe che investissi un po’ di meno in pubblicità, regalini e regaloni vari, ed un po’ di più sul prodotto stesso, sul miglioramento qualitativo, sull’abbassamento del prezzo o sulla realizzazione di una confezione che oltre alla carta mi faccia trovare un po’ più prodotto al suo interno?

Ai posteri celiaci le ardue sentenze…

p.s. ogni riferimento ad aziende o prodotti NON è puramente casuale :P

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Senza glutine. Balliamo?

October 23rd, 2011

Che c’entra la celiachia con i social network?

Apparentemente nulla, o per meglio dire, molti, purtroppo credono non c’entri nulla.

Sono gli stessi che considerando la celiachia come una malattia, si sentono malati o trattano i celiaci da malati. Gli stessi che quando gli amici li invitano a cena preferiscono restare chiusi dentro casa e perdere quell’occasione di convivialità.
C’è invece chi con la celiachia ci fa pace, ci gioca, e la utilizza per conoscere persone, ridere, scherzare, mangiare, bere, divertirsi.

Vallo a spiegare ai più che prosciutto di Parma e mozzarella di bufala sono senza glutine, che un’orata alla mugnaia o una bistecca ai ferri sono prodotti per celiaci, che una pizza può essere gustosa anche se realizzata con farina di riso, amido di mais e fecola di patate…
Pian pianino si arriverà a considerare l’assenza di glutine di un piatto come una caratteristica positiva, come la mancata presenza di grassi idrogenati o la bassa curva glicemica.

Chi ci aiuta in questo percorso?

Prima di tutto ci dobbiamo aiutare da soli, diventando i primi soggetti a normalizzare la dieta senza glutine (dove dieta è sinonimo di alimentazione, non di rinunce).
In che modo: sporcandoci le mani, preparando manicaretti, facendo assaggiare i prodotti ad amici e parenti, premiando quei locali, bar pizzerie e ristoranti che sono in grado di preparare in sicurezza piatti senza glutine, rimproverando quegli altri che non sono sensibili al problema e credono sia una sciocca moda, informando loro e più persone possibile delle procedure (spesso davvero banali) con cui poter servire un cliente celiaco o accoglierlo ad una cena.

Chi altro ci aiuta? C’è l’Associazione Italiana Celiachia.

Ogni Regione ha la sua Associazione regionale, punto di riferimento sul territorio per tutti i celiaci neo diagnosticati e non.

Celiachiamo.com ha la sua sede ed il suo negozio a Roma, e da anni apprezziamo il lavoro di tutto lo staff di AIC Lazio.  Dai progetti legati all’alimentazione fuori casa, i corsi per operatori del settore, i rapporti istituzionali, fino agli eventi, le assemblee, le feste, ecc.

Questo post è iniziato però con una riflessione, e cioè cosa collega la celiachia ed il social networking.

Beh, credo che l’evento organizzato da AIC Lazio Domenica 6 Novembre all’Hotel Radisson Blu sia davvero interessante ed innovativo. I fan della pagina Facebook di AIC Lazio sono infatti invitati a partecipare ad un incontro in cui si mangia, ci si conosce, si balla e si fanno quattro chiacchiere.
Ci saranno alcuni ospiti (Dario Argento, Gaia De Laurentis, ecc) e verranno premiati i vincitori del concorso “la cultura è gluten free”, una mini rassegna letteraria in cui si premia la miglior poesia ed il miglior racconto che sdrammatizzi ed ironizzi sul tema celiachia.

Anche GluGlu la piccola celiaca, la nostra mascotte, ha partecipato al concorso…chissà come andrà a finire :)

Credo che la normalizzazione della dieta senza glutine passi anche e soprattutto attraverso questi momenti di convivialità. Mai perdere la dimensione sociale del cibo, anzi, utilizzarlo sempre per il piacere della gola e dello stare insieme. Se la celiachia da problema si trasforma in risorsa è come se si riuscisse a tramutare zucche in carrozze.

Qualcuno prima di noi ci è riuscito, no?

Ci vediamo il 6 Novembre.

Per maggiori informazioni, ecco la pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/#!/event.php?eid=153804208044808


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Intolleranti al camice

October 18th, 2011


Chiara è una nostra amica conosciuta su Facebook (aggiungi anche tu GluGlu, la nostra mascotte). In negozio, per email, agli eventi a cui partecipiamo, ai convegni e nelle tante occasioni di incontro che fortunatamente abbiamo con persone celiache ci capita spesso di ascoltare storie in cui i medici a cui queste persone si rivolgono badino di più alla cura degli effetti che alla ricerca delle cause.

Ci stupiamo spesso di diagnosi tardive a fronte di sintomi davvero lampanti se considerati complessivamente.
Ho paura che molti medici non parlino più con i loro pazienti e temo non si confrontino minimamente con i loro colleghi. Il diabetologo ti cura il diabete, l’endocrinologo la tiroidite autoimmune, il dermatologo ti dice cosa fare con le afte e con questa o quella dermatite.
Il gastroenterologo spesso brancola nel buio e ti congeda dicendoti che sei stressata e che hai un po’ di reflusso. Eh lo stress…

Nutrizionisti, allergologi, omeopati e chi più ne ha più ne metta sembrano invece avere un approccio indifferente al percorso medico che ha fatto ogni persona…forse perché sanno che alle volte sono l’ultima campana che si prova a far suonare.
La loro risposta è spesso una dieta di esclusione basata su analisi inesistenti e sul loro infallibile fiuto…

Il medico di base quasi lo dimenticavamo: una figura crocevia tra l’impiegato delle poste, l’operatore del call center ed un vigile urbano: gli dici telefonicamente i tuoi sintomi, ti prepara una impegnativa per una visita e ti manda via come fossi un pollo da batteria.

Ovviamente quella descritta è solamente una faccia della medaglia.
Però è una faccia della medaglia di cui non si parla mai.
L’altra faccia è fatta di medici scrupolosi, specialisti intuitivi e centri di riferimento per la diagnosi di celiachia che ti seguono passo passo dalla diagnosi al follow up.

C’è però tanta ignoranza in tanti altri medici. Non ci spaventa dirlo.
Non ci piace quel camice che risolve sempre con lo stress problematiche che con lo stress non c’entrano nulla. Se vogliamo un’assoluzione andiamo in chiesa, non da un medico.

Meno psicologia spicciola e più qualità. Meno camice e più umanità, più competenza, più domande e più pelle: il medico mi deve parlare, mi deve ascoltare, mi deve toccare. Non ci piace il medico ragioniere, ma il medico che ragiona.

La testimonianza di Chiara è una tra le tante.

Proprio per questo è importantissima.
Grazie Chiara. :)

Ciao a tutti!
I primi sintomi di celiachia li ho avuti più o meno all’età di 26 anni. Passavo da una gastroenterite all’altra (sono riuscita ad averne 6 in 4 mesi) ma per il mio medico ero solo un po’ stressata.
Avevo difficoltà a rimanere incinta nonostante avessi già avuto 2 figli e soprattutto a tenere il bambino difatti ho avuto purtroppo 2 aborti spontanei.
Alle gastroenteriti si aggiungono la pancia gonfia come un pallone, perdita di capelli, afte ricorrenti in bocca, acne, ma per il mio medico è sempre e solo stress.
Finalmente riesco a rimanere incinta, sono seguita al Gaslini di Genova e in questo periodo la celiachia “esplode ”. Inizialmente pensavano ad un diabete gestionale e mi sottopongono all’esame della curva glicemica.
Purtroppo non riesco a fare l’esame completo perché sto troppo male, ma i medici continuano a pensare che sia solo diabete gestionale. Faccio i controlli e la bambina cresce bene, anche troppo, mentre io non prendo peso ed anzi all’inizio dimagrisco.
Nonostante questo mi mettono a dieta perché la bambina è troppo grossa e c’è il rischio che sviluppi un diabete alla nascita.
Inizio a notare che il riso non mi da problemi mentre con la pasta anche se per diabetici sto proprio male.

Mi rispondono che è suggestione.
La bambina nasce e pesa ben kg 4,870, io ho preso 7 kg scarsi scarsi.
Sto talmente male che non riesco neanche ad allattarla, i sintomi peggiorano, giro una marea di medici e ascolto le diagnosi più strane: dall’allergia ai conservanti, all’intolleranza al frumento, forse ho un fungo nell’intestino, rifacciamo gli esami per il diabete…

Ma soprattutto ho tre figli quindi sono solo stressata!!!

Un giorno vado in farmacia a prendere l’antibiotico per curare l’ennesima gastroenterite e un farmacista mai visto prima mi dice: ha mai fatto lo screening per la celiachia? Io sapevo vagamente cosa fosse. Ne parlo con mio marito e mia suocera, la quale mi chiede se voglio fare un ultimo tentativo, farmi visitare dal suo medico di famiglia.
Ormai ne avevo sentite tante e mi dico: “Una più una meno..”.

Vado da questo medico e mi porto tutte le analisi del sangue che avevo richiesto io al mio medico di base di prescrivermi.

Il medico di mia suocera mi accoglie, non ha il camice, mi spiega che lui è in pensione ma continua ad esercitare due volte alla settimana gratuitamente nel suo vecchio studio di proprietà.
Mi visita, guarda le mie analisi e mi dice:  ”lei è celiaca, le prescrivo gli esami da fare e vedrà che ho ragione”.
Faccio gli esami: celiaca al 100%.

Ritorno da questo medico per ringraziarlo e lui mi dice:  ”lei signora ha tutti i sintomi della celiachia perfino le unghie a vetrino di orologio. Possibile che il suo medico in 4 anni non l’ha mai sospettato? Se la celiachia fosse stata diagnosticata prima lei ora non starebbe così male”.

Sono 4 anni che sono a dieta ferrea, sto meglio, ma ora il calvario lo stanno passando i miei figli. Stessi miei sintomi ma esami negativi. La pediatra sospetta un’allergia al glutine ( positivi a frumento, avena e orzo) e decide di togliere loro il glutine. Mi dice: “Perché farli stare male?”

Io tolgo il glutine e nel frattempo contatto il Gaslini. Il gastroenterologo del Gaslini mi ha detto di tutto (non risparmiando neanche la pediatra) perché ora che mi hanno consigliato di togliere il glutine dalla dieta dei miei figli è impossibile fare una diagnosi di celiachia.

Reintroduciamo quindi il glutine e i miei figli tornano a stare male, facciamo gli esami e sono border line. Non basta, continuiamo a dargli il glutine in attesa di esami positivi, ma niente, sono 5 mesi  che mangiano glutine e stanno male. Credo che alla fine darò retta alla mia pediatra e gli toglierò il glutine.
I medici porteranno pure il camice e avranno studiato, niente da dire, ma una mamma sa quando i suoi figli stanno male e quando stanno bene e soprattutto sa cosa è meglio x loro senza bisogno di fare un esame…

By Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
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Roma
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Il Tirchio Celiaco

October 10th, 2011

Vuoi normalità? Allora dai normalità.

Ci confrontiamo spesso con i titolari degli altri negozi senza glutine di tutta Italia su come sia particolare la “clientela celiaca”.

Il nostro doppio ruolo, negozianti da una parte (abbiamo aperto il primo negozio specializzato in celiachia della Regione Lazio) e distributori dall’altra (Celiachiamo.com è una piattaforma distributiva di prodotti senza glutine artigianali) fa sì che ci troviamo ad essere contemporaneamente colleghi e fornitori di quei negozianti e farmacisti che servono, in totale, diverse migliaia di celiaci.

Tutti si lamentano di una cosa: i celiaci non spendono una lira (ops, si dovrebbe dire “un euro”) in più oltre all’importo della ricetta.
A questo si aggiunga il fatto che la scelta del prodotto senza glutine per la stragrande maggioranza dei clienti avviene secondo parametri molto diversi rispetto a quelli dei più comuni prodotti glutinosi.

Se un prodotto è mutuabile, ossia è prendibile con il buono o ricetta mensile, ha mercato.
Se non lo è, le vendite crollano.

Ed il gusto? Beh, quello viene dopo, molto dopo.

Sembra assurdo, ma tra un prodotto a pagamento molto buono ed un prodotto appena sufficiente, ma mutuabile, la stragrande maggioranza dei celiaci sceglie il prodotto mutuabile.

Si potrebbe pensare che il prezzo del prodotto a pagamento sia magari molto più alto di quello del prodotto mutuabile. Spesso non è così, anzi.
Nonostante il prezzo dei prodotti senza glutine sia vergognosamente e scandalosamente alto (Ministero, perché non controlli, dove sei?!?) molte volte farmacisti e negozianti vedono i propri clienti lasciare accanto alla cassa prodotti che costano pochi euro solo perché “non mutuabili”.
La birra è un esempio che ci fanno tutti. Si tratta di un prodotto non mutuabile e dal costo oggettivamente abbordabile, eppure in molti scelgono di privarsi di un bicchiere di birra perché con la ricetta la birra non si può prendere.

Nel nostro negozio di Roma una bottiglia di birra estrella costa € 1,50; mi sembra che il supermercato che si trova  a pochi passi da noi la venda, quando disponibile, a qualche decina di centesimi in più.
Anche quindi la possibile obiezione che i clienti scelgono di comprare per economicità da altre parti (supermercati, market, gdo, alimentari, ecc) i prodotti senza glutine a pagamento viene meno.
A questo va aggiunto che al supermercato la varietà dei prodotti è molto limitata.

Il celiaco è quindi tirchio?

Io non credo.

Credo invece che si auto-limiti.

La ricetta mensile diventa una sorta di barriera più o meno psicologica. Una barriera invalicabile.
Ci sono quindi un sacco di sentimenti contrastanti dietro queste scelte di non consumo.
Il celiaco medio è abbastanza incavolato del fatto che i prodotti senza glutine non siano disponibili ovunque. Soffre di non poter fare la colazione al bar, così come è stufo di non trovare mai neanche un etto di pasta senza glutine al ristorante dove si trova a mangiare, dovendo ripiegare sulla solita bistecca ed insalata.

Allo stesso tempo si lamenta che quel bar che è in grado di preparare la colazione senza glutine gli fa pagare il cornetto 50 centesimi in più rispetto agli altri cornetti glutinosi.
La soluzione quindi non è richiedere l’abbassamento dei prezzi (o quanto meno una calmierazione degli stessi da parte del Ministero), ma una lamentela (che mi appare sterile finché rimane fine a se stessa) con il barista, vittima egli stesso del suo prezzo di acquisto artificialmente alto.

Risultato finale: il celiaco non va a fare colazione al bar ed il bar non avendo clientela leva il servizio della colazione senza glutine.

Da una parte trovo sensata la scelta di un qualsiasi consumatore, celiaco e non, di non acquistare un prodotto o di non usufruire di un determinato servizio se il prodotto od il servizio gli appaiono esageratamente onerosi.

Dall’altra però non capisco perché questa legittima scelta di non consumo non sia applicata ai prodotti senza glutine che i celiaci comprano tramite la ricetta.

I produttori questo lo sanno. Il prezzo è l’ultimo dei fattori su cui lavorano quando pensano alla realizzazione di un prodotto. Prima del prezzo viene la stabilità del prodotto stesso (più è lunga la scadenza e meglio è), l’appeal del confezionamento ed un packaging che faccia credere al consumatore che nella scatola c’è più prodotto del reale, all’insegna del “tutto carta e niente arrosto”.

Il prezzo? Manteniamolo alto.

Tanto i celiaci il prodotto lo prendono gratis.

E’ proprio questa percezione l’inizio di un circolo non virtuoso che vede tutti collegati: farmacisti, negozianti, bar, ristoranti, e consumatori finali.

Non solo quindi nel nostro negozio, ma vi assicuro che in tutta Italia ai negozianti piacerebbe vedere fare ai propri clienti scelte di consumo basate sulla qualità dei prodotti, sulla freschezza degli stessi, sull’assenza di grassi idrogenati, stabilizzanti, conservanti e schifezze varie. E sul prezzo.

Se il mercato non cambia dall’alto, sicuramente può essere modificato dal basso.

Chi quindi esige normalità dovrebbe iniziare a dare normalità.

Chi vorrebbe tutto gratis dovrebbe rendersi conto che niente è gratis, ma pesa sulla collettività e quindi anche e soprattutto su sé stesso.

Chi crede di non pagare i prodotti che acquista sotto ricetta, dovrebbe valutare il reale valore di spesa della ricetta stessa.

Chi crede che tutto il mondo che ha intorno dovrebbe servirlo gratuitamente è il caso inizi a comprendere le motivazioni di chi ha intorno, chiedendosi se è o meno parte dell’eventuale problematica, non vittima della problematica stessa.

Ci saranno sempre clienti che rinunceranno all’acquisto di un pacchetto di patatine da 60 centesimi a fronte del prelevamento di 140 euro di merce gratuita.

L’importante è che si rendano conto che non possono esigere normalità se per primi non sono soggetti ad un processo di acquisto, per l’appunto, normale.

Quando ad un convegno all’interno del Ministero della Salute mi lamentavo (da negoziante, sic!) dei prezzi dei prodotti gluten free, ebbi da un dirigente una risposta che ha una sua logica:

Il Ministero della Salute fornisce un contributo al celiaco, non sovvenziona il 100% della sua spesa.
Se quindi prima di essere diagnosticato tale un celiaco spendeva 2 euro per un pacco di biscotti della Mulino Bianco, ora che è celiaco deve sapere che il Ministero con l’importo del buono/ricetta non si sostituisce a quei 2 euro, ma colma la differenza di prezzo tra quei 2 euro ed il prezzo di un prodotto senza glutine.

Moltissimi celiaci non hanno chiaro questo punto.
Si lamentano (a ragione) del prezzo alto dei prodotti, non operano alcuna scelta di consumo (e non) tesa ad abbassare i prezzi dei prodotti stessi, e ritengono che non sia giusto o naturale spendere soldi al di fuori del contributo mensile.

Molti confessano anche di comprare ad esempio pasta senza glutine per tutta la famiglia perché è più comodo preparare un unico tipo di pasta per tutti. Come dargli torto. Dopo una giornata di lavoro preparare due pentole per la pasta, dividere il sugo, ecc è effettivamente complicato e dispendioso in termini di tempo.

D’altro canto trovo non tanto ingiusto, ma decisamente stupido ritenere possibile che con 99 o 140 euro al mese si riesca a coprire il fabbisogno di pane, pasta, dolci, biscotti ecc di una intera famiglia.

Un celiaco sembra dimenticare che prima della diagnosi, quando ancora mangiava prodotti con glutine, spendeva mediamente 150 euro al mese tra pane, panini, pizza, dolci, torte, biscotti, cereali per la prima colazione, lieviti, farina, crackers, sostituti del pane, ecc.

Alcuni celiaci arrivano addirittura a credere che con circa 100 euro al mese, e sapendo che i prodotti gluten free costano il doppio dei prodotti comuni, riescano a soddisfare i loro bisogni e quelli di parte della loro famiglia; o per meglio dire, si lamentano di non riuscire in questa impresa.

Ogni persona, cliente o non cliente, credo sia libero di pensare ed agire come crede.

Ci si chiede solamente come non si possa notare grande contraddizione su aspetti così ovvi.

Per esperienza personale se si prova a dire ad un cliente celiaco che in realtà è del tutto normale andare “fuori ricetta”, ossia spendere più del contributo mensile ministeriale, con buona probabilità si ha in risposta una critica al prezzo dei prodotti ed un rifiuto a superare questa barriera. Non è una argomentazione, ma a quanto pare è una risposta.

Mi appare una sorta di auto-castrazione.

Se prima spendevi 2,50 euro per una confezione di pan di stelle, che problema c’è a spendere oggi la stessa cifra per levarsi uno sfizio e mangiare un biscotto di cui magari si ha voglia?

Non è solo nostra esperienza diretta, ma da tutta Italia anche gli altri negozianti ci dicono che è infinitamente più frequente vedere il proprio cliente lasciare un prodotto per non superare la quota della ricetta (anche se di pochi centesimi) piuttosto che colmare in denaro l’eventuale eccedenza.

E’ ovvio che ci sono delle eccezioni, però la statistica è davvero significativa e schiacciante.

La normalizzazione della dieta senza glutine passa anche attraverso un approccio più naturale al processo di acquisto dei prodotti.

Tirchio o non tirchio, ogni celiaco dovrebbe operare scelte di consumo orientate dal gusto, dalle possibilità di inclusione e non di esclusione che può creare un prodotto, dalla qualità degli ingredienti; e dal portafoglio.

Quanti celiaci propongono a tutti gli amici di mangiare, per quella sera che sono ospiti a casa sua, tutti quanti senza glutine?
Quanti celiaci realizzano due torte di compleanno, una “normale” e l’altra senza glutine?
Quanti per pochi spiccioli rinunciano al piacere di una birra al pub con gli amici?

Come ripeto, il “celiaco medio” descritto, somma delle tante situazioni che viviamo e che ci raccontano gli altri farmacisti e negozianti con cui ci confrontiamo, non rappresenta la totalità dei celiaci, ma quella tipologia di consumatore che auto limita le sue possibilità, vive la sua condizione come minoritaria, ed anche quando avrebbe la possibilità di far conoscere il senza glutine agli altri, amici o parenti che siano, decide di escludersi senza motivo.

Sarà anche tirchio? Forse, chissà.

By Celiachiamo.com Srl
Vendita e distribuzione prodotti garantiti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34
Roma
www.celiachiamo.com

Il Referendum dei Partigiani

June 8th, 2011

Perchè ci piace il Referendum?
Perchè ci piace la gente che non demanda.
Ci piace la gente che decide e che il diritto se lo conquista.

Siamo sempre sviliti dalla classe politica di questo Paese.
Ogni giorno parlo in negozio con decine di persone che come me non si sentono rappresentate da nessuno.

Io però non voglio essere rappresentato da nessuno: essere rappresentati significa demandare ad altri perchè pensino al nostro posto.

I miei clienti sono celiaci o vivono da vicino la celiachia.
Sono quasi tutti rappresentati dalle associazioni e sono quasi tutti lamentosi: prezzi troppo alti, ASL inadempienti, medici ignoranti, prodotti senza gusto, industriali e dall’ingredientistica pessima.

Come dargli torto. Hanno ragione da vendere.

Se però la lamentela fosse direttamente proporzionale al pensiero che diventa azione,

  • I prezzi si normalizzerebbero
  • Le ASL sarebbero intasate di denunce, di richieste di risarcimento e starebbero sull’attenti di fronte ad un celiaco che conosce e fa valere i propri diritti
  • Le lobby farmaceutiche non esisterebbero più nel nostro settore
  • Le farmacie che non espongono i prezzi e ti fanno pagare i prodotti più del prezzo notificato sul Registro Nazionale Alimenti Senza Glutine sarebbero chiuse
  • Ai medici ignoranti verrebbe ritirato il tesserino dall’ordine
  • I produttori di alimenti gluten free la smetterebbero di arricchirsi sulla pancia dello Stato e del consumatore
  • Tutte le farmacie ed i negozi proporrebbero anche prodotti senza glutine freschi ed artigianali.

Invece di solito il cliente demanda ed è indifferente. E proprio come in tutto il resto, celiaco o non celiaco non fa differenza.

Il cittadino diventa cliente e si lascia servire.

  • Cominciamo invece a riprenderci in mano il presente prima che ci scippino il futuro
  • Cominciamo a partecipare
  • Cominciamo a domandare
  • Cominciamo ad esigere risposte
  • Cominciamo ad essere partigiani

Cominciamo a costruire quella che Gramsci chiamò “Città Futura” (1917)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Ah quasi dimenticavo. Cosa c’entra l’immagine in alto?
Beh uno sconto fa sempre bene: a parteggiare si guadagna:)

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Negozio specializzato in prodotti senza glutine
Via Giulio Venticinque 32/34
00136 Roma
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Il normale intollerante

April 29th, 2011

il normale intollerante

Che significa “normale“?

Un dizionario ti direbbe che significa ordinario e, per l’appunto, nella norma.

E’ normale quello che di solito fanno tutti, quello che pensano tutti, quello che è così scontato da apparire banale perché universalmente condiviso. Della normalità non si parla quasi mai proprio perché è normalità, non c’è niente di stra-ordinario, è tutto regolare.

Come lavoro vendo prodotti senza glutine. Solo una persona su 100 è celiaca, ma solamente un celiaco su 6 sa di esserlo.

Nel negozio Celiachiamo di Roma la parola “normale” la sentiamo spesso.

La pasta di grano è “normale“, quella di riso e mais no.
Un dolce della pasticceria che hai sotto casa è “normale“. Una sacher preparata con una base di amido di mais, farina di riso, e fecola di patate, beh, non lo è.

O almeno così dicono.

Come già detto, in negozio la parola normale la sentiamo spesso. In tantissimi , indicando ad esempio un uovo di pasqua, una colomba od una crostata ci chiedono: “Ma questo è “normale” o senza glutine?”.

Inutile elencarti le nostre risposte, avendo Celiachiamo come obiettivo quotidiano quello della “normalizzazione” (neanche a farlo apposta!) della dieta senza glutine.

Quello su cui riflettevo stasera e che ha fatto nascere questo post è che in realtà noi ci confrontiamo tutti i giorni con il concetto di normalità.

Vediamo la normalità come qualcosa di estremamente statico, immutabile.

Eppure muta eccome. La cosa più spaventosa è che si trasforma silenziosamente.

Le cose diventano normali. Non vi nascono.

Eppure noi percepiamo normale una cosa come se fosse così da sempre.

Più passo il mio tempo tra la gente più mi rendo conto di come il silenzio sia silenzio-assenso e di come questo ratifichi le nuove normalità.

Mi scuso se appaio un po’ criptico, provo a diventare più concreto, più visuale.

Il ragazzo nero che tutti i giorni entra nel negozio e ti propone i calzini? Per me è normale che succeda: sono sulla strada, non mi aspetto che nel mio negozio entri solamente Rockefeller.

Mi sto rendendo conto che è invece diventato normale il commento del cliente di turno che, senza che tu abbia chiesto alcun parere, ti dice che: “Non se ne può più di questi stranieri accattoni”. Continuando poi con un: “Non è per cattiveria eh…”.

Tu al ragazzo nero avevi semplicemente detto che: “No, grazie, non ci serve nulla”.
Non credevi di lanciare un assist al tuo cliente del momento…

Allo stesso modo se spieghi che la birra non è mutuabile (ossia non si può prendere con la ricetta mensile) in quanto è normale che il Ministero della Salute non rimborsi gli alcolici, ci si stupisce del fatto che in moltissimi ti dicano che in farmacia la birra la passano e che invece sarebbe normale la passassero tutti in quanto si tratta di un prodotto senza glutine.

Ho sempre più l’impressione che in Italia la normalità cambi e venga sostituita via via da una nuova normalità purtroppo peggiore della prima, perché più razzista, con maggiore impunità, meno rispetto del prossimo e delle regole, maggiore menefreghismo, crescente difesa del proprio orto a scapito dell’orto altrui e dell’orto comune.

Se ancora esiste una maggioranza civile, restando silenziosa ecco che diventa d’un tratto minoranza.

E pensare che questa pseudo maggioranza basa la sua civiltà proprio sulla capacità di rimanere in silenzio, sul restare composta, ordinaria. Normale.

Mentre consiglio prodotti senza glutine capita quindi di scambiare una battuta con una mamma magari sulla mortificazione della scuola pubblica. La risposta di solito è: “Eeeh che ci vuoi fare, che non lo sai come vanno le cose…”.

Oppure vendendo i “Rubacuori” (un biscotto della Lazzaroni che dal nome ricorderebbe allegre frequentazioni di anziani politici) si finisce scherzosamente (ma non troppo) per parlare della crescente mercificazione della donna in Italia ed in questo caso la risposta dell’acquirente è solitamente uno sconsolato “eh si sa, fa tutto schifo e sono tutti uguali”.

Noto quindi da una parte una radicalizzazione del pensiero e dall’altra un livellamento dei giudizi valoriali; da un lato la continua ricerca del nemico, dell’altro da sé, del soggetto da esiliare, marginalizzare, allontanare da sé per diventare finalmente centro perché evidentemente se allontani qualcuno lui diventa periferia e tu ridiventi centro.
Dall’altra parte un appiattimento svilente su quei valori che dovrebbero essere fondativi in una comunità: la legalità, il rispetto, il senso civico, la morale, la giustizia…
In una sorta di “tutti colpevoli, nessun colpevole” vedo una specie di assoluzione di massa dal pensiero critico, tanto “sono tutti uguali“, “non cambia mai niente“, “che ci vuoi fare“, ecc.

La mia normalità diventa quindi così antica da apparire agli altri addirittura faziosa, politicamente scorretta se confrontata con la nuova normalità.

Io che considero la necessità di una alimentazione senza glutine come una delle caratteristiche dei miei clienti vengo percepito come atipico, perché la normalità è dire che il celiaco è strano ed il non celiaco è “normale” .

Allo stesso modo è “normale” che ci si coalizzi nel cacciare via schifati il ragazzo che ti vuole vendere i calzini anziché semplicemente rifiutare la proposta di acquisto, perché crea socialità, vi sembrerà strano ma fa gruppo, rompe il ghiaccio tra le persone “normali” dire all’ultima ruota del carro che ci ha rotto le scatole con quei calzini.

Comprare la birra sotto ricetta non è un problema di legalità ma diventa una opportunità, una occasione.
Sei scemo tu negoziante se non ti adegui all’andazzo farmaceutico, inutile fare la parte dello stupido moralizzatore, che ancora crede ad uno Stato sociale e nel caso della celiachia alla necessità di un contributo per l’acquisto di prodotti sostitutivi fondamentali, non al sovvenzionamento di alcolici o di sfizi accessori.

Sei un commerciante atipico se invece di risolvere con un sorriso di circostanza o con un “eeeh d’altra parte si sa come vanno le cose in Italia” l’eventuale considerazione politica di un tuo cliente decidi di replicare che a te fa letteralmente schifo un presidente del consiglio che va a prostitute, ciliegina sulla torta di una condotta ventennale basata sul malaffare e sulla mortificazione di legalità ed istituzioni.

Ci si lamenta quindi se un celiaco viene considerato un malato, un diverso, e poi vedo quotidianamente esempi di marginalizzazione ed allontanamento di altri “malati”, di altri “diversi”.

Ci si lamenta che non si arriva a fine mese con la quota di prodotti senza glutine che il Ministero rimborsa tramite la ricetta e poi si vorrebbero acquistare birra, torte di compleanno e barattoli di nutella con l’importo dedicato ai prodotti dietoterapeutici di base.

Si predica la legalità ma poi si razzola nella giustificazione del malaffare non considerandolo tale ma facendolo passare per comune andazzo.

Si criticano le aziende, si disdegna la politica, l’organizzazione della scuola dei propri figli, i tetti di spesa regionali per l’erogazione gratuita dei prodotti, e chi più ne  ha più ne metta.

Però nessuno non solo si mobilita, ma non condivide neanche a voce alta il proprio pensiero e le azioni che potrebbero migliorare le singole situazioni che gli creano disagio o che comunque non tollera.
Ci si dice che fa tutto schifo, non ci si sente parte di questo schifo ma si alimenta lo schifo complessivo.

Il tutto sentendosi sempre straordinariamente normali.
Perché gli intolleranti, quelli veri,  son sempre gli altri…

Pubblicato da Celiachiamo.com Srl
Via Giulio Venticinque 32/34
00136 - Roma

Celiachiamo o Celiacando?

April 7th, 2011

Celiachiamo o Celiacando

Celiachiamo o Celiacando

Ultimamente ci stanno scrivendo in tanti così come in tanti entrano nel nostro negozio senza glutine di Roma (Via Giulio Venticinque 32/34) chiedendoci maggiori informazioni su Celiacando, un nuovo negozio che tratta anche prodotti senza glutine.

Avete capito bene: Celiacando, non Celiachiamo.

Vi informiamo che Celiachiamo non ha alcun collegamento con Celiacando e che anzi abbiamo da tempo iniziato una vertenza per far valere i nostri diritti nei confronti di quella che a nostro giudizio è una concorrenza sleale.

Già, perché è diritto di tutti aprire negozi e vender quel che si vuole. Altra cosa è utilizzare il lavoro e la visibilità di altri come traino per la propria attività.

Il nostro nome “Celiachiamo” nasce da una specifica voglia di concretizzare quel senso di socialità che a nostro giudizio ci deve essere anche intorno al mondo della celiachia, così come c’è attorno all’alimentazione in generale.

Abbiamo creato una sorta di neologismo, facendo diventare verbo un sostantivo, umanizzando la parola “celiachia” e facendola nostra e di tutti allo stesso tempo.

“Celiachiamo” diventa quindi una sorta di indicativo, in cui l’universalità del NOI si sostituisce alla solitudine dell’IO.
Nel nostro nome ci piaceva e ci piace trasmettere il senso comunitario di una pizza tra amici, la convivialità che è legata indissolubilmente al cibo, soprattutto in un Paese come il nostro in cui “andiamoci a mangiare qualcosa” è la modalità classica con cui si invita qualcuno a fare quattro chiacchiere, a passare del tempo insieme.

Contemporaneamente la desinenza AMO ci permetteva di mostrare a tutti l’AMOre per il nostro lavoro e per la celiachia stessa, che si è rivelata un mezzo straordinario per conoscere quelli che oggi sono veri e propri amici…un terreno comune che ci stringe dall’inizio: la celiachia che da ostacolo, barriera, si è trasformata in con-divisione e piacere dello stare insieme.

E’ un po’ stupido citarsi da soli, però credo che in questo caso serva.

Nella sezione “chi siamo” del nostro sito, più di tre anni fa ho scritto:

“Mia nonna mi diceva sempre che da soli si può fare quasi tutto. Ma diceva anche che è proprio per quel quasi che vale la pena vivere insieme agli altri, condividere esperienze, passioni, ricordi.
Forse allora è per questo che abbiamo deciso di chiamarci così.
Perché solo insieme impariamo. Solo insieme cresciamo.
Solo insieme Celiachiamo.

Ci fa un po’ male quindi che qualcuno si sia preso un pezzettino che riteniamo nostro.

Celiachiamo oltre ad essere un negozio è anche una piattaforma di distribuzione di prodotti senza glutine.

Serviamo centinaia di farmacie e negozi specializzati in tutta Italia con i nostri prodotti artigianali.

In tanti nei loro nomi aziendali giocano con la parola “celiachia” o “celiaco“.

Il caso di Celiacando ci appare però molto diverso in quanto è evidente che si cerchi il misunderstanding, il fraintendimento di chi in realtà cerca “Celiachiamo”.

Nessuno in Italia (né ovviamente in altre parti del mondo) ha “declinato” per così dire la parola “Celiachia”.

Nel nostro stesso quartiere (noi di Celiachiamo siamo in Prati, in Via Giulio Venticinque 32, fronte Metro Cipro, Linea A) si sono invece “inventati” il gerundio, peraltro un gerundio spurio della parola celiachia: Celiacando anziché Celiachiando…

Questioni di lana caprina, potrebbero pensare alcuni.

Forse, se però al nome davvero molto simile (tanto da indurre moltissimi nostri clienti a congratularsi per la nostra nuova apertura) si aggiunge la copia esatta del nostro oggetto sociale, i dubbi aumentano ancora di più.

L’oggetto sociale è quel documento che si redige quando si apre una società ed in cui si comunica alla Camera di Commercio ed a tutta la propria clientela (presente e futura) di cosa si occupa la propria società, da dove viene, dove vuole andare, di cosa si vuole occupare oggi e di tutti i possibili sbocchi futuri.

E’ una sorta di dichiarazione di intenti; quelli bravi la definirebbero la mission aziendale, ossia lo scopo della propria impresa e tutte le declinazioni presenti e future, viste e considerate le pre-condizioni iniziali.

L’oggetto sociale di Celiachiamo è estremamente complesso e decisamente nutrito: senza annoiarvi vi basti sapere che è più lungo di una intera pagina word.

Ci occupiamo di produzione, commercializzazione, distribuzione di prodotti senza glutine, abbiamo un portale internet, una piattaforma logistica, progetti di affiliazione, rappresentiamo alcune aziende, operiamo su mercati internazionali, organizziamo eventi, siamo invitati a convegni come relatori, partecipiamo attivamente a fiere settoriali, ecc ecc.

Come è ovvio che sia abbiamo scritto noi il nostro oggetto sociale: l’abbiamo ritagliato intorno a quello che sapevamo fare, a quello che facciamo ed a quello che vogliamo fare da grandi.

Immaginate quindi il nostro stupore quando ci siamo resi conto che Celiacando aveva inserito nel suo atto costitutivo societario esattamente lo stesso nostro (e originale) oggetto sociale: 458 parole identiche a quelle create e scritte da noi anni fa.

Incredibile: a pochi passi da noi apre una attività commerciale con un nome davvero simile e con l’oggetto sociale clonato
Fino ad ora non esistevano due realtà così simili in Europa…ora invece sembrerebbero esistere due gemelli siamesi a Roma…

Non è tutto.

Nel logo aziendale Celiacando ha pensato di inserire un cuoricino
Da sempre Celiachiamo ha nel suo logo un cuoricino…è razionale se ti chiami CeliachiAMO.

Anche il cuoricino è quindi stato copiato. Sfido io a trovare nel mondo un prodotto senza glutine od un negozio che tratta di celiachia che nel suo brand decida di inserire un cuoricino…chissà se è una casualità che proprio Celiacando abbia avuto la stessa idea che già ci rappresentava da anni…

No, non è ancora finita.

Nel nostro blog aziendale c’è da sempre la nostra mascotte (GluGlu, la nostra meravigliosa bimba-pupazzetta) con la sua altalena ed una collina con un cartello di legno con scritto “Il tuo blog senza glutine”.

Indovinate chi ha avuto (dopo anni) l’idea di scrivere su un cartello di legno che si staglia su una verde collina l’informazione dell’apertura del suo negozio specializzato in prodotti senza glutine?
Celiacando, che domande! Utilizzando ovviamente dei bambini per condire il tutto.

A seguito della lettera dei nostri avvocati in cui avvertivamo della nostra intenzione di iniziare una causa se non avessero  rinunciato ad utilizzare tutti i nostri pezzettini , Celiacando ha deciso di eliminare il cuoricino dal logo e di smantellare il cartello di legno e la collina.

Hanno deciso invece di mantenere inalterati il nome societario, il sito internet celiacando.com, l’oggetto sociale, l’insegna, ecc

Attendiamo quindi che un giudice si pronunci sulla questione, e speriamo di non dover aspettare tempi biblici per far valere i nostri diritti.

Nel frattempo, anche se vi sembrerà strano, auguriamo il meglio a Celiacando pur credendo che presto o tardi un po’ tutti si accorgeranno delle differenze, un po’ come quel gioco sulla settimana enigmistica in cui a fronte di due immagini simili si deve “aguzzare l’ingegno”.

Chi vuole iniziare dall’originale, può venire a trovare noi di Celiachiamo a Roma, in Via Giulio Venticinque 32/34: graditissime magliette contraffatte, cd masterizzati, cellulari clonati e cappelli da pirata.

Ma no, scherziamo dai!

Da noi solo ed esclusivamente prodotti senza glutine, freschi, secchi, artigianali, surgelati, di tutte le marche.

Chi ci ama ci segua! Ma non ci tamponi!
E se ogni tanto indichiamo la Luna, seguite il consiglio: andate un po’ più su rispetto al dito :)

Gluten Sensitivity: salta su

April 1st, 2011

Gluten Sensitivity

Gluten Sensitivity

In questi giorni si è parlato tantissimo di “falsa celiachia”, “non celiachia”, “ipersensibilità al glutine”, e così via. Un tam tam di informazioni più o meno corrette su quella che in realtà è stata definita Gluten Sensitivity, una “nuova” patologia su cui è stato pubblicato un articolo sulla rivista scientifica BMC Medicine.

L’articolo è frutto di uno studio del Prof Fasano (sì, proprio lui, quello della pillola), dell’Università del Maryland (Mucosal Biology Research Center) in cui Fasano lavora, e della seconda Università degli studi di Napoli.
Ho letto in rete davvero molti articoli in cui ho trovato delle evidenti inesattezze non solo quanto a definizioni, ma anche e soprattutto riguardo alle caratteristiche della celiachia.

Ho quindi pensato di andare a leggere l’articolo originale in inglese per provare a capire un po’ di più se questa Gluten Sensitivity (GS) è una sorta di celiachia, è un’allergia oppure qualcosa di diverso.
Per chi volesse, l’articolo è QUI.

Cosa diavolo è quindi questa “Gluten Sensitivity”?.

Beh, a dir la verità per ora si sa cosa NON è:

  1. NON è celiachia, in quanto NON c’è atrofia dei villi intestinali, NON c’è risposta anticorpale specifica (non si sono ancora scoperti eventuali anticorpi specifici per la GS), NON c’è alterazione della permeabilità intestinale,  NON è una patologia a base autoimmune.
  2. NON è allergia al grano, in quanto non c’è alterazione significativa degli anticorpi di classe IgE né positività al Prick test.

La Gluten Sensitivity è quindi quella condizione in cui in seguito all’ingestione di glutine siamo in presenza di sintomi in buona parte sovrapponibili a quelli della celiachia e della sidrome da colon irritabile (gonfiore, sonnolenza, diarrea, stipsi, dolori addominali, cefalea, depressione, ecc)  ma non c’è atrofia dei villi intestinali né risposta autoimmune dell’organismo.
Si è scoperto che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity ha un difetto dell’immunità innata, reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica.
Nella celiachia il danno e la conseguente reazione del corpo possono invece avvenire dopo mesi, in molti casi dopo anni.

Già da diversi anni mi capita di ascoltare il Prof Fasano nei tanti convegni e nelle tante occasioni di incontro pubblico a cui mi piace sempre assistere per la chiarezza espositiva e per i sempre interessanti contributi che Fasano fornisce.
Da anni Fasano parla di sensibilità personale al glutine, anche per i soggetti celiaci.

Questo studio di fatto ratifica che c’è addirittura un 6% della popolazione che ha una certa intolleranza al glutine. Oltre ai celiaci ed agli allergici al grano solo in Italia si stimano quindi almeno 3 milioni di persone affette dalla cosiddetta Gluten Sensitivity.

C’è da dire però che ad oggi la diagnosi di Gluten Sensitivity è una diagnosi di esclusione. Si devono ancora definire i parametri genetici, immunologici e clinici della malattia, a cui si arriva di fatto escludendo sia la celiachia che l’allergia al grano.
Anche la biopsia intestinale in chi soffre di Gluten Sensitivity da come riscontro una eventuale infiammazione della mucosa, non certo un’atrofia od un appiattimento dei villi intestinali come avviene invece per la diagnosi di celiachia.

L’esperienza di questi anni nel settore senza glutine ed il costante e quotidiano confronto con i clienti del negozio gluten free di Roma fanno sì che non appena ho letto lo studio (di cui sto riportando solamente alcuni punti) a dir la verità non sono rimasto minimamente sorpreso dai risultati dello stesso.
Il glutine è l’unico complesso proteico che non digeriamo interamente, ha gli stessi effetti di una endorfina. Se i molti medici che risolvono molte diagnosi con un “sarà lo stress” fossero più attenti alle caratteristiche di questa particolare proteina ed iniziassero a percepire l’alimentazione come una chiave di lettura del benessere dell’organismo, forse molti pazienti uscirebbero da quel limbo di incertezza che non permette mai di capire quale è la causa del proprio malessere.

Tanto per fare un esempio, in negozio parlo quotidianamente con persone che seguono una dieta senza glutine indipendentemente dalle indicazioni del proprio medico; in tantissimi affermano di sentirsi finalmente bene, tutti di aver risolto buona parte dei problemi che li avevano fatti girare di medico in medico per sentirsi sempre dire che invece era lo stress la causa dei loro mali…

Anche sul sito ci scrivono in tanti testimoniandoci i benefici di una dieta priva di glutine.
Una dieta, aggiungo io, che prediliga cibi naturalmente privi di glutine (carne, pesce, frutta, verdura) e che integri con i cosiddetti “prodotti dietoterapeutici” (pasta gluten free, pizza, dolcetti senza glutine, ecc) questa base di dieta senza glutine.

Saremo tutti vittima dell’effetto placebo?

O siamo forse di fronte alla punta di un iceberg modello Titanic?